Posts Tagged ‘appunto’

R- Lenci, Strelizzo; Marchi: Magnetofono; Appunto; Perle

settembre 11, 2019

Lènci
Dal nome della fabbrica torinese che per prima lo produsse nel 1919.
Aggettivo e sostantivo maschile invariabile.
Marchio registrato.
Si dice di tessuto molto compatto e leggero, simile al feltro, usato specialmente per la confezione di bambole, fiori finti ecc: panno lenci, o anche solo lenci.

Una (parola) giapponese a Roma

Strelìzzo
Adattamento, attraverso il francese strélitz o il tedesco Strelitze, della voce russa streléc ‘tiratore’.
Sostantivo maschile.
(storia) Ogni appartenente a una casta russa di soldati che in guerra costituivano il nucleo dell’esercito e in pace la guardia dello zar.

Marchi, non parole

Magnetòfono
Composto di magneto- e -fono.
Sostantivo maschile.
Marchio registrato, apparecchio che registra i suoni mediante la magnetizzazione di un nastro ricoperto di materiale ferromagnetico.

Magnetofono e lenci sono di Marco Marcon.

L’appunto

La parola coerentizzare non esiste, mi dispiace.

Perle dai porci

"Sono arrivato alle otto meno un quarto, o per dirla più precisamente, alle sette e quarantacinque."
Un taxista.

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R- Abominevole; Marchi: Tartan, Eternit; Accento; Appunto

settembre 5, 2019

Parole a confronto

Abominévole
Dal latino tardo abominabile(m); la locuzione abominevole uomo delle nevi è traduzione dell’inglese abominable snow man.
Meno comune abbominévole.
Aggettivo.
1. Che merita abominazione, disprezzo; detestabile, odioso: delitto abominevole; persona, azione abominevole.
L’abominevole uomo delle nevi: lo yeti.
2. Disgustoso, ripugnante: un cibo, un pranzo abominevole.

Abominàre
Dal latino abominare poi abominari ‘respingere come cattivo presagio’, composto di ab, che indica allontanamento, e omen -inis ‘augurio, presagio’.
Meno comune abbominàre.
Verbo transitivo [io abòmino ecc.].
1. (letterario) Avere in orrore; detestare.
2. (antico) Accusare, infamare.

Abomìnio
Derivato di abominare.
Meno comune abbomìnio.
Sostantivo maschile.
1. Sentimento di grande avversione e disprezzo.
2. Condizione moralmente detestabile: cadere nell’abominio.
3. Ciò che suscita avversione e disprezzo.

Una (parola) giapponese a Roma

Tartan [‘tartan]
Voce inglese, dal francese tiretaine di etimo incerto.
Sostantivo maschile invariabile.
Tessuto di lana scozzese dal caratteristico disegno quadrettato a colori diversi, usato specialmente nella confezione dei kilt.

Marchi, non parole

Tàrtan
Marchio registrato.
Sostantivo maschile invariabile.
Materiale, ormai raramente usato, per la pavimentazione di piste, campi da tennis, o pedane per gare di atletica o ippiche: è costituito da una miscela di caucciù (un tempo anche amianto) e resine sintetiche, impastata a caldo con sabbia e distesa su una pavimentazione preesistente oppure su uno strato di asfalto colato su massetto; sullo strato superficiale vengono dispersi e compressi trucioli di gomma prima del raffreddamento, in modo da conferire alla superficie buona ruvidezza ed elasticità.

Eternìt
Derivato di eterno, con allusione alla lunga durata, marchio registrato.
Anche èternit.
Sostantivo maschile invariabile.
Materiale da costruzione duro e leggero, ottenuto per impasto di cemento con fibre di amianto, usato per coperture, lastre, tubi ecc. Ad oggi è fuorilegge. Anche chiamato fibrocemento.

Tartan e eternit sono state proposte da Mauro Cociglio.

L’accento, questo sconosciuto

Si dice sia eternìt che èternit.

L’appunto

Si può dire abominevole e anche, meno comunemente, abbominevole, e così tutti i derivati.

R- Fricassea, Chablis; Appunto: Mica

agosto 13, 2019

Fricassèa
Adattamento italiano del francese fricassée, propriamente participio passato di fricasser ‘cuocere in salsa’.
Sostantivo femminile.
1. Vivanda fatta di carne, verdura o altro, sminuzzata e cotta in stufato e condita con salsa a base di uova e limone: cucinare in fricassea; pollo in fricassea o fricassea di pollo.
2. (figurato) Disordinata mescolanza di cose diverse.
Scritto, discorso confuso.

Una (parola) giapponese a Roma

Chablis [Sa’bli]
Voce francese, dal nome della località d’origine (Chablis, in Borgogna).
Sostantivo maschile invariabile.
Vino bianco secco pregiato, delicato e fragrante, che si produce in Borgogna con uve del vitigno Chardonnay.

L’appunto

Mìca
Latino mica(m) ‘briciola’.
Anche, anticamente, mìcca.
Sostantivo femminile.
(antico, letterario) Briciola; briciolo, parte piccolissima.

Avverbio.
1. (familiare) Affatto, per nulla, come rafforzativo di una negazione, di solito posposto al verbo: non sto mica male; non era mica in casa.
In espressioni dubitative o interrogative, per caso: non ti sarai mica offeso?
Unito talora direttamente alla negazione con valore enfatico: ero solo come un cane, e non mica perché non ci fosse più Amelio (Pavese).
2. (familiare) Usato senz’altra negazione, con valore di per sé negativo: sono cose vere, mica storie.
Mica male: indica condizione o giudizio favorevole: «Come stai?» «Mica male», discretamente; mica male questo film!, abbastanza bello.
Mica tanto: non tanto, poco: «Ti sei divertito?» «Mica tanto».

Nell’uso corrente capita spesso che l’avverbio mica sia accompagnato o meglio preceduto da "non": ciò accade per dare l’impressione di un rafforzamento della negazione. La grammatica però insegna che due negazioni danno un’affermazione, quindi mica deve sempre essere usato singolarmente.

R- Limo, Limaccio, Limaccia, Khan; Uomini; Appunto

agosto 6, 2019

Parole a confronto

Lìmo Dal latino limu(m).
Sostantivo maschile.
1. (letterario) Fango, mota, acqua fangosa in genere: Fitti nel limo [della palude Stigia], dicon: «Tristi fummo …» (Dante).
2. (geologia) Terriccio finissimo portato in sospensione nelle acque ferme o correnti e da esse deposto.
3. (agraria) Costituente della terra fine, con particelle minutissime.
4. Limo atmosferico: espressione talora usata per indicare l’insieme delle impurità presenti nell’atmosfera terrestre.

Limàccio
Latino tardo limaceu(m) ‘fangoso’, derivato di limus.
Sostantivo maschile.
(non comune) Fanghiglia, soprattutto quella dovuta alla posatura dell’acqua melmosa delle piene.

Limaccióso
Derivato di limaccio.
Aggettivo.
1. Pieno di mota; torbido per la mota: fiume, fondo limaccioso.
2. (figurato) Torbido, oscuro, privo di chiarezza ed eleganza: stile limaccioso, scrittore limaccioso.

Limàccia
Latino volgare limacea(m), per il classico limax -acis ‘lumaca’.
Sostantivo femminile.
(zoologia) Lumaca, lumacone.

Una (parola) giapponese a Roma

Khan [kan]
Dal turco Kân, di origine mongolica; propriamente ‘signore’.
Anche can o càne.
Sostantivo maschile invariabile.
Titolo di signoria presso turchi e mongoli.
Agha khan: capo religioso ismailita.

Uomini e lettere

Punto G
Così chiamato perché scoperto negli anni Cinquanta dal ginecologo tedesco Ernst Grafenberg che, sull’International Journal of Sexuology, aveva parlato di un’area localizzata sulla parete anteriore della vagina che si ingrossa durante la stimolazione sessuale.

Marco Marcon ha proposto questo punto.

L’appunto

Si dice caraìbico, ma anche carìbico.

Aggettivo.
Della popolazione dei caribi, della loro lingua; anche, della zona di mare compresa tra le Antille e le coste dell’America centrale e meridionale.

R- Gincana, Kohl; Appunto; Nomi di dire

agosto 2, 2019

Gincàna
Dall’inglese gymkhana, che è dall’indostano gendkhana, composto di gend ‘palla’ e khana ‘campo da gioco’, con sovrapposizione di gym(nastic) ‘ginnastica’.
Anche gimcàna o gimkàna.
Sostantivo femminile.
1. Gara podistica, automobilistica o motociclistica su un percorso particolarmente tortuoso e accidentato e in cui è spesso previsto il superamento di prove bizzarre e di ostacoli artificiali.
2. (estensione) Percorso difficoltoso: la gincana del traffico.

Una (parola) giapponese a Roma

Kohl [kOl]
Voce araba.
Sostantivo maschile invariabile.
Collirio in polvere o in pomata, a base di antimonio, di colore nero o blu intenso, usato come cosmetico per occhi e palpebre in Egitto e in Arabia fin dall’antichità.

L’appunto

Si dice ebbrezza, ma anche meno comunemente ebrezza.

Nomi di dire

Annibale è alle porte
Si tratta della traduzione dal latino: Hannibal ad portas.
Proverbiale, per avvertire dell’imminenza di un pericolo. Nacque tra i Romani, dopo la sconfitta di Canne, quando si temeva che da un momento all’altro Annibale potesse comparire con il suo esercito alle porte di Roma. Cicerone la riporta nella prima delle sue celebri Filippiche, le orazioni contro M. Antonio (44 a.C.).