Archive for gennaio, 2013

CONFISCARE, KELLEK; Lettori

gennaio 31, 2013

Confiscàre
Dal latino confiscare, derivato di fiscus ‘cassa dello stato, tesoro pubblico’.
Verbo transitivo [io confisco, tu confischi ecc.].
1. (diritto) Da parte dello stato, requisire in via temporanea o definitiva dei beni usati per commettere un reato o che sono frutto di un reato o di altro illecito: confiscare le merci di contrabbando.
2. (improprio) Espropriare o requisire, da parte dello Stato o di altro ente pubblico, un bene senza indennizzo.
(estensione) Attribuirsi la proprietà di un bene, senza versare un corrispettivo o una indennità.

Confìsca
Sostantivo femminile.
1. (diritto) Il confiscare: provvedimento di confisca.
2. (diritto, non comune) La cosa, le cose confiscate.

Una (parola) giapponese a Roma

Kellek [kel’lek]
Voce turca kelek, ‘zattera di otri’.
Sostantivo maschile invariabile.
(etnologia) Zattera costituita da un’intelaiatura di travi di legno, talvolta sostenuta da otri gonfiati , impiegata dagli indigeni lungo il basso corso del Tigri per il trasporto di persone e mercanzie.

I lettori ci scrivono

Ci scrive Mario Cacciari che colma una lacuna nella risposta del vostro curatore.

— Per il plurale di principio, a mio parere, si potrebbe elegantemente evitare l’accento interno -che non disdegno- anche scrivendo, in piena correttezza, la doppia la ‘i’ finale -che personalmente adoro, come direbbe Angelica-, oppure marcandola con un accento circonflesso. Così: principii oppure principî.
In questo modo, come minimo, si potrebbe evitare, a chi si trovasse a dovere leggere all’impronta ad alta voce, di incespicare e rileggere chiedendo scusa, o di essere costretto a prendersi un pezzetto di secondo di interruzione (tempo comunque enorme per chi ascolta) per rendersi conto della comprensibilità del contesto. —

E anche Marco Marcon.

— In realtà esiste anche altre grafie per il plurale di principio, ovvero principî con l’accento circonflesso o principii con la doppia i, anche se, come si può leggere sul sito dell’Accademia della Crusca:
"La consuetudine odierna prevede che l’unico plurale da scrivere obbligatoriamente con la doppia -i finale sia quello dei vocaboli terminanti in -io con i tonica, cioè su cui cade l’accento: addìo > addii, gracidìo > gracidii, leggìo > leggii, oblìo > oblii, pendìo > pendii, vocìo > vocii ecc."
Principio non fa parte di questo gruppo e quindi la grafia con doppia i o con la î non è obbligatoria, ma come dice più avanti lo stesso articolo (sottolineatura inserita da me):
"Per ricapitolare, dunque, nell’italiano contemporaneo prevale la grafia in -i semplice, ma si incontrano, in forma minoritaria, le grafie accentate, quelle con l’accento circonflesso e quelle in doppia -i. Nessuna di queste ultime tre è definibile errata; al massimo, quando non assolutamente necessaria, dona al testo una certa aria anticheggiante, un po’ vintage; del resto, perfino uno scrittore attentissimo alla lingua come Italo Calvino usa forme in -ii anche nei suoi ultimi scritti." —

Meno male che, grazie ai lettori della Parolata, così attenti e propositivi, il vostro curatore si può permettere di essere incompleto o di sbagliare, sicuro che qualcuno integrerà o correggerà le informazioni riportate. E può permettersi di imparare molte cose. Lo sapete, vero, che senza i contributi dei lettori la Parolata sarebbe terminata anni fa per manifesta noia del curatore? Quindi grazie a tutti voi.

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INTRAVEDERE, BIRKA; Propone; Battuta

gennaio 30, 2013

Intravedère
Composto di intra- e vedere, sul modello del francese entrevoir.
Anche intravvedère.
Verbo intransitivo [coniugato come vedere].
1. Vedere in lontananza o di sfuggita, confusamente: intravedere qualcosa nella nebbia; ho intravisto qualcosa muoversi tra i cespugli. Sinonimo: scorgere.
2. (figurato) Intuire, percepire in modo vago; prevedere: intravedere la verità, il pericolo.

Una (parola) giapponese a Roma

Birka [‘birka]
Voce araba, ‘bacino d’acqua dolce’.
Sostantivo maschile invariabile.
(topografia) Nella toponomastica araba, bacino d’acqua dolce.

La Parolata propone

Intrasentìre
Composto di intra- e sentire, sul modello di intravedere.
Verbo transitivo [coniugato come sentire].
Sentire in modo incerto, confusamente: intrasentire qualcosa nel frastuono.

È un peccato che non esista il verbo intrasentire. La Parolata lo propone al mondo.

Battuta obbligatoria

Alex Merseburger ci scrive per dirci che alla considerazione: "siamo nella cacca fino al collo" non è possibile non ribattere con "speriamo che nessuno faccia l’onda".

TOMARE, TOMA; Marchi: COTTON FIOC; Monouso; Dizionario

gennaio 29, 2013

Parole a confronto

Tomàre
Voce di origine onomatopeica, dalla base tum(b).
Verbo intransitivo [io tómo ecc.; ausiliare essere].
1. (antico o dialettale) Cadere all’ingiù, precipitare; discendere: ma ‘nfino al centro pria convien ch’i’ tomi (Dante).
2. Capovolgersi: sul mare intanto, e spesso al ciel vicino / l’afflitto e conquassato legno toma (Ariosto).
3. Di bestie, gettarsi a terra con le gambe all’aria.

Tomàre
Da tomare, nel signficato di ‘far cadere’.
Verbo intransitivo [io tómo ecc.; ausiliare essere].
(marina) Riportare sottovento l’antenna di una vela latina quando il vento cambia direzione o dopo una virata.

Tòma
Etimo incerto
Sostantivo femminile.
(regionale) Formaggio fresco o stagionato ottenuto da latte di capra, vacca o pecora.

Tòma
Derivato di tomare.
Sostantivo femminile.
(antico o dialettale) Caduta, capitombolo.

Tòma
Etimo incerto.
Sostantivo femminile.
1. (antico) Luogo solitario e remoto.
2. (antico) Terreno a mezzogiorno, difeso dalla tramontana.

Parole monouso

Tòma o tóma
Etimo incerto.
Sostantivo femminile.
Solo nelle seguenti locuzioni.
Promettere Roma e toma: promettere mari e monti, grandi cose.
Prendere Roma per toma: fraintendere completamente.

Marchi, non parole e Giapponese maccheronico

Cotton fioc [‘kotton’fjOk]
Locuzione pseudo-inglese, composto dell’inglese cotton ‘cotone’ e fioc, formato per sovrapposizione dell’italiano fiocco all’inglese flock ‘fiocco’; sarebbe propriamente ‘fiocco di cotone’. Marchio registrato della Johnson & Johnson.
Locuzione sostantivale maschile invariabile.
Bastoncino alle cui estremità è avvolto del cotone idrofilo, utilizzato per usi igienici.

Il Cotton fioc non esiste fuori dall’Italia, si parlerà invece di cotton swab o solo swab (USA), cotton bud (isole britanniche) o ear bud (isole britanniche, Australia, sud Africa.

Dizionario gastronomico italiano-regionale

— A proposito dei "topini", almeno per quel riguarda l’àmbito livornese confermo quanto esposto da Cristina.
Dopo la lavorazione a mano di farina e patate lessate non molto prima, l’impasto viene rotolato con il palmo della mano fino a ottenere un insieme piuttosto allungato e il più possibile uniforme.
Tagliato a pezzetti lunghi un po’ meno di un… topolino e delicatamente infarinati, si lasciano cuocere in una pentola con acqua e sale.
Appena pronti, raccolti con un colino, si servono ai commensali, dopo averli conditi a piacimento in un normale piatto di portata. —

Ringraziamo Tommaso Mazzoni che entra addirittura nei particolari della ricetta. E i "suoi" topini sono cotti in acqua, non fritti.

Uomini: TURLUPINARE, COULIS; Accento; Dizionario;Perle

gennaio 28, 2013

Uomini e parole

Turlupinàre
Dal francese turlupiner, derivato di Turlupin, soprannome dell’attore comico francese Henri Le Grand (1583 – 1634).
Verbo transitivo (io turlupìno o, più diffuso ma non corretto, io turlùpino).
Raggirare, ingannare qualcuno carpendone la buona fede e rendendolo ridicolo: fu vergognosamente turlupinato.

Berilio Luzcech ci propone una stupenda parola da uomo.

Una (parola) giapponese da Perilli

Coulis [ku’li]
Voce francese, derivato di couler ‘scorrere, colare’.
Sostantivo maschile invariabile.
(gastronomia) Passato molto liquido, specialmente di verdura o frutta.

L’accento, questo sconosciuto

Sarebbe meglio dire io turlupìno, e non io turlùpino.

Dizionario gastronomico italiano-regionale

Parlando di topini, ci scrive Mauro.

— Visto che ci stiamo avvicinando al Carnevale, e le "chiacchiere" verranno fritte presto, vorrei ricordare che ce ne sono di due tipi, piatte e gonfie, nel secondo caso ad esempio in Liguria e in Piemonte non si chiamano "topini" ma "bugie" perché in frittura formano grosse bolle e si presentano quindi gonfie e sostanziose, ma all’assaggio si rivelano vuote e di poca sostanza. :-)
Al paese dei nonni paterni venivano offerte a fine febbraio durante una festa minore del paese, quella di San Biagio (la "festa grande" era dopo metà agosto, per San Rocco) e si chiamavano "falòpi" in analogia con "falupòn" che definiva il nevicare a larghe falde caratteristico di quel periodo, nei miei ricordi d’infanzia non era raro che mentre nel salone comunale si danzava e si consumavano "el falòpi" fuori nevicasse "a falupòn". —

In realtà le bugie piemontesi corrispondono alle chiacchiere, e non ai topini emiliani. Ma ne discuteremo ancora.

Perle dai porci

"Care autrici, cari autori, potete inviarci i vostri manoscritti via e-mail in formato elettronico (.doc) al seguente indirizzo […]"
Dalla pagina http://libri.terre.it/sezione02/16/

È implicito che se non saranno sia manoscritti che elettronici verranno scartati. Grazie a Pino De Noia.

BOLIDE, DHIKR, ZIKIR; Lettori; Dizionario

gennaio 25, 2013

Bòlide
Dal latino bolide(m), che è dal greco bolís -ídos ‘proiettile, oggetto lanciato’, derivato di bállein ‘scagliare’.
Sostantivo maschile.
1. (astronomia) Corpo solido proveniente dallo spazio interplanetario, che diventa incandescente quando attraversa l’atmosfera terrestre; meteorite assai luminosa e durevole.
2 (estens.) oggetto che si muove a grande velocità: partire come un bolide; sull’autostrada va come un bolide.
Nel calcio e in altri sport con la palla, tiro in porta violentissimo.
3. Automobile da corsa: i bolidi della Formula 1.
4. (familiare, scherzoso) Persona grossa e corpulenta.

Una (parola) giapponese a Roma

Dhikr [dikr]
Voce araba, propriamente ‘ricordo’.
Sostantivo maschile invariabile.
(religione) Nel misticismo islamico, l’insieme di formule pie proposte dal fondatore di una regola mistica per ritornare a Dio dopo averlo dimenticato. Sinonimo: zikir.

Zikir [zi’kir]
Voce turca, propriamente ‘ricordo’, dall’arabo dhikr.
Anche zikri.
Sostantivo maschile invariabile.
(religione) Dhikr.

I lettori ci scrivono

Ci scrive Cristina Marsi per parlare di arbusti.

— Quanto all’arbusto, potrei sbagliarmi (e non ho voglia di fare una ricerca), ma credo che in botanica siano classificati arbusti anche piante di 2 o 3 metri. più che l’altezza è il fusto che conta. In un albero il fusto si ramifica in alto, in un arbusto le ramificazioni partono già a pochi centimetri dal suolo. Resta il fatto che la disperata ricerca di sinonimi da parte di certi imbrattacarte che si reputano giornalisti li porta spesso a dire castronate pazzesche. —

In effetti è come dici tu, anzi, certi arbusti possono superare i 10 metri di altezza. Sicuramente se è un albero non è un arbusto e viceversa. E poi, essere schiacciati da un arbusto non è facile, visto che è formato un insieme di rami non molto grossi. Riporto di seguito la perla che ha scatenato l’intervento.

— Ascoli, 26 dicembre 2012 – Muore schiacciato dall’albero che stava segando. È la terribile fine che ha fatto O.G., un 71enne che stava abbattendo l’arbusto nella periferia della città. —

Dizionario gastronomico italiano-regionale

Sempre Cristina, in un intervento composito, ci dice anche:

— Al detto di Mauro [con acqua e ciance non si fan frittelle, N.d.C.] contrappongo la versione triestina "ciacole no fa fritole". Ciacole = ciance, chiacchiere; fritole = tipiche frittelle natalizie, credo che in Emilia le chiamino "topini" perché ricordano un topolino. —

La situazione si ingarbuglia. Poiché le fritole sono anche chiamate chiacchiere (vedi la pagina della Parolata del dizionario gastronomico), il proverbio potrebbe anche essere rifrasato "Con le chiacchiere non si fanno chiacchiere". Inoltre il nome "topini" mancava al nostro elenco, lo inseriremo se i nostri amici emiliani non smentiranno ciò che ci dice Cristina.
Temo, comunque, che ci stiamo allontanando sempre più dalle chiacchiere: le chiacchiere sono piatte, mentre i topini sono gonfi come un topo, appunto.