Posts Tagged ‘burosauri’

Pellicolare, Skin effect; Burosauri: Caducazione; Rovinata

dicembre 11, 2018

Pellicolàre
Derivato di pellicola.
Aggettivo.
Di pellicola, simile a pellicola: la membrana citoplasmatica può assumere aspetto pellicolare. Effetto pellicolare: (elettrotecnica) anche effetto pelle o skin effect, fenomeno che si presenta nei conduttori elettrici percorsi da corrente variabile, specialmente alternata, consistente in una distribuzione non uniforme della densità di corrente, la quale presenta, in ogni sezione del conduttore, valori crescenti man mano che si procede dal centro verso la superficie esterna del conduttore: il fenomeno è dovuto alle correnti indotte nell’interno del conduttore dalle variazioni del flusso del campo magnetico causate dalla corrente variabile.

Una (parola) giapponese a Roma

Skin effect [skin e’fekt]
Locuzione inglese, propriamente ‘effetto pelle’.
Locuzione sostantivale maschile invariabile.
1. (elettrotecnica) Denominazione, di uso internazionale, dell’effetto pellicolare.
2. Nell’industria tessile, l’effetto d’orientamento pellicolare che si verifica, nella filatura chimica, all’atto del passaggio della bava attraverso il foro della filiera, in conseguenza del quale le macromolecole della parte esterna di una tecnofibra conseguono una maggiore parallelizzazione rispetto a quelle dell’anima.

I burosauri

Caducazióne
Derivato di caduco.
Sostantivo femminile.
Perdita di efficacia degli atti giuridici, in particolare per la scadenza di termini prefissati dalla legge: caducazione di un testamento.

Si tratta di una parola burocratica di gran moda sui giornali successivamente al crollo del ponte di Genova, che acquisterebbe chiarezza se fosse sostituita con "annullamento". Grazie a Marco Marcon per la segnalazione.

La parola rovinata

Speciale filosofia

CICERONE
Colui che possedeva ogni sorta di trucco dell’Oratoria; ciò ne limitava la mimica facciale.

Di Pietro Scalzo.

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Mestolo, Ramaiolo, Roux; Burosauro

ottobre 27, 2017

Speciale cucina

Méstolo
Derivato di mestare.
Sostantivo maschile.
1. Arnese da cucina di legno, metallo o materia plastica, a forma di cucchiaio molto spianato, con manico di varia lunghezza, adoperato per rimestare le vivande nelle casseruole.
Avere il mestolo in mano: (figurato) essere il padrone, avere la direzione di qualche cosa o la facoltà di agire e decidere a modo proprio.
2. In alcune regioni, sinonimo di ramaiolo.

Ramaiòlo
Forse derivato di rame.
Anche, letterario, ramaiuòlo.
Sostantivo maschile.
1. Arnese da cucina o da tavola simile a un grosso cucchiaio di forma circolare e profonda con lungo manico, usato per togliere dalla pentola e per versare dalla zuppiera nelle scodelle brodo o minestra; è chiamato anche mestolo.
2. (antico o regionale) Pentola, recipiente di rame: il ramaiuolo pel catrame (Verga).

Mestàre
Latino mixtare, derivato di mixtus, participio passato di miscere ‘mescolare’.
Verbo transitivo (io mésto ecc.).
1. (non comune) Mescolare, agitando col mestolo o con altro strumento o anche con le mani, una sostanza, un impasto, una massa per lo più liquida o semiliquida: m. la polenta, la farina; m. la malta. Anticam., con senso più generico, mescolare, mettere insieme più sostanze.
2. (non comune, figurato, familiare) Con uso assoluto, darsi da fare, intrigare di nascosto e subdolamente per ottenere vantaggi personali: sono anni che mesta per ottenere quel posto.
Affannarsi senza costrutto pur di fare qualcosa.

Una (parola) giapponese a Roma

Roux [ru]
Voce francese, propriamente ‘di colore aranciato’.
Sostantivo maschile invariabile.
(gastronomia) Preparazione a base di burro e farina, usata per legare le salse calde.

I burosauri

Marco Marcon ci invia il seguente stralcio di articolo apparso sul Quotidiano Canavese.

— La donna era scesa sotto il ponte forse per una passeggiata poi si è sentita male ma al momento non è escluso si sia trattato di un tentato gesto anticonservativo. È stata a lungo sottoposta alle manovre di rianimazione da parte del personale del 118. —

E si chiede: eufemismo o burosauro? La Parolata propende per il burosauro, verificando che il termine "anticonservativo" compare sui dizionari scientifici o medici, e da qui sembra essere stato trasportato nel linguaggio normale. Peraltro non si tratta di un utilizzo singolo, ma si trovano molti esempi sui giornali online.

Fumoso, Trend; Appunto; Burosauri: Nominativo

giugno 9, 2017

Fumóso
Dal latino fumosus.
Aggettivo.
1. Che sprigiona fumo bruciando o esala vapore o caligine: fiaccola fumosa, una pentola fumosa, palude fumosa.
Pieno di fumo, o annerito dal fumo: aria fumosa; osteria fumosa.
(letterario) Di vino, generoso, gagliardo, con allusione all’uso degli antichi Romani di far invecchiare i vini nella cella fumaria: il fumoso falerno.
2. (figurato) Oscuro, complicato, contorto, difficilmente intelligibile: discorso fumoso; scrittore fumoso.
(estensione) Vago, inconsistente, privo di concretezza: progetti fumosi.
Pieno di alterigia, borioso: cattedratici fumosi.

Fumosità
Dal latino fumositas -atis.
Sostantivo femminile.
1. L’essere fumoso, e l’annebbiamento stesso dell’aria prodotto da fumo o altro: non si respirava per la fumosità dell’incendio.
(figurato) Fastidiosa mancanza di chiarezza, di comprensibilità, per insufficiente approfondimento della materia o per indeterminatezza e complessità, anche intenzionale, dell’espressione: fumosità di un discorso politico.
2. (antico) L’esalazione sgradevole e dannosa prodotta dai cibi e dalle bevande che gli antichi immaginavano salire dallo stomaco alla testa generando uno stato di pesantezza o di ebrezza: digerito il vino, per le cui fumosità era loro annebbiata ed alterata la vista (Segneri).

Fumoserìa
Derivato di fumoso.
Sostantivo femminile.
Modo di parlare astruso, volutamente oscuro e fuorviante.

Una (parola) giapponese a Roma

Trend [trend]
Voce inglese di origine germanica, propriamente ‘inclinazione’.
Sostantivo maschile invariabile.
(statistica) Tendenza di fondo di un fenomeno a modificarsi o a mantenersi costante nel tempo.
(economia, estensione) La tendenza fondamentale all’aumento, alla diminuzione o anche alla stabilità che caratterizza l’attività di un settore o del complesso dell’economia di un paese o gruppi di paesi in periodi di varia durata (dell’ordine degli anni), prescindendo dalle variazioni accidentali, stagionali e ricorrenti.
(estensione) Tendenza, orientamento, indirizzo, anche con riferimento a fatti e fenomeni non strettamente economici: il trend dell’opinione pubblica in prossimità delle elezioni; un nuovo trend musicale.

L’appunto e I lettori ci scrivono

L’Accademia della Crusca ci propone un contributo assolutamente in linea con la posizione della Parolata. Grazie all’Accademia.

— L’uso della "d" eufonica, secondo le indicazioni del famoso storico della lingua Bruno Migliorini, dovrebbe essere limitato ai casi di incontro della stessa vocale, quindi nei casi in cui la congiunzione "e" e la preposizione "a" precedano parole inizianti rispettivamente per "e" e per "a" (per esempio "ed ecco", "ad andare". "ad ascoltare" ecc.). Si tratta di una proposta di semplificazione coerente con molti altri processi di semplificazione cui è sottoposta la nostra lingua, ma dobbiamo comunque tener presente che la "d" eufonica non è un elemento posticcio, ma trova la sua origine nella struttura originaria delle due parole interessate che in latino erano "et" e "ad". —

I burosauri

Nominatìvo
Dal latino nominativu(m), derivato di nominare.
Aggettivo.
1. Che contiene, riporta uno o più nomi: biglietto nominativo; elenco nominativo.
Titolo nominativo: (finanza) intestato al proprietario.
2. Caso nominativo, o, assoluto, nominativo: caso grammaticale che, in alcune lingue indoeuropee antiche e moderne, esprime il soggetto della frase e tutte le parti che concordano con esso. Anche usato come sostantivo maschile.

Sostantivo maschile.
(borocratico) Nome: un elenco con molti nominativi.
Sigla, insieme di lettere, numeri o segni che servono a individuare una nave, un aereo, un semaforo ecc., su cui in genere sono raffigurati in modo visibile.

Nominativo, col significato di "nome", è usato nel linguaggio burocratico, e da lì tenta di espandersi nel mondo reale. Non sarebbe più semplice e comprensibile dire "nome" anche nei documenti ufficiali?

Avviso; Manufatto, Sans-gene; Slogan; Burosauri

giugno 7, 2017

Avviso

Amiche lettrici e amici lettori, o meglio, amiche ascoltatrici e amici ascoltatori, il curatore ha iniziato da poco una promettente carriera da disc jockey silente, preparando una serie di brani che sono stati gentilmente ospitati dalla trasmissione Bankomat sessions di Orme radio.
Si tratta di brani di fisarmonica, organetto, bandoneon o bajan, e potete ascoltarli a questo link di mixcloud, qui sotto trovate l’elenco dei musicisti e dei brani.
Grazie per l’attenzione.

Tom Zé – Xique Xique
Diatonikachromatik – Avec le plaisir
Guy Klucevsek – Accordion misdemeanors
Renato Borghetti – Merceditas
Maria Kalaniemi & Aldargaz – Ahma
Richard Galliano – New York tango
Dino Saluzzi – Cité de la musique
Evan Lurie – Determination (for Rosa Parks)
Wladimir Denissenkov – Valzer in do diesis minore (Chopin)
Gianluigi Trovesi e Gianni Coscia – Hercab
Etienne Grandjean – L’amant doux

Parole

Manufàtto
Dal latino manu factus ‘fatto a mano’.
Anche, antico, manofàtto, manfàtto.
Aggettivo.
1. Che è opera della mano dell’uomo, che ha subìto cioè una lavorazione o elaborazione da parte dell’uomo, a mano oppure tramite macchine, contrapposto a materia prima: prodotti manufatti; non vedono mai roba manufatta perché da loro in montagna non c’è (Alvaro).
Contrapposto a naturale, si trova usato nella lingua antica con accezione più ampia che in quella attuale: dichiarandosi i confini che dividevano le giurisdizioni essere i naturali da me dimostrati, non già i manufatti (Giannone); avete fatto quello che farebbero gl’iddii stessi, se abitassero una città manufatta (Cuoco).
(raro) Procurato artificialmente: pescavan ne’ libri, e pur troppo ne trovavano in quantità, esempi di peste, come dicevano, manufatta (Manzoni).

Sostantivo maschile.
Denominazione generica di prodotti derivati dalla lavorazione industriale o artigianale di materie prime, sia finiti e pronti per l’uso, sia semilavorati, in attesa di una successiva fase di lavorazione: ditta che importa cotone grezzo e manufatti di cotone; manufatti meccanici; un’esposizione di manufatti dell’artigianato regionale.
(edilizia) Opera di limitata entità, che può essere eseguita senza attrezzature specializzate e che per lo più non richiede uno specifico studio di progettazione, contrapposto a opera d’arte, per esempio, nelle costruzioni stradali e ferroviarie i ponticelli, i cavalcavia, gli attraversamenti per lo scolo delle acque; nelle costruzioni rurali le concimaie, i porticati e le tettoie per il ricovero di animali e attrezzi, i pozzi d’acqua ecc.
(archeologia, paletnologia) Oggetto fatto dall’uomo, o da lui foggiato anche accidentalmente con l’uso continuato.

Una (parola) giapponese a Roma

Sans-gêne [san’dZen]
Voce francese, proprimente ‘senza riguardi’.
Anche sans gêne.
Sostantivo maschile invariabile.
Disinvoltura.

Sostantivo maschile e femminile invariabile.
Persona disinvolta e sfrontata.

Slogan perversi

Ci scrive Mauro.

— Colgo al balzo la palla per citare la pubblicità di qualche anno fa di una candelina profumata, la Glade Shented Oils:
“Quando l’olio finisce, la fiamma si spegne da sola.”
che a mio parere meriterebbe un posto quanto meno nei La Palice Award. —

I burosauri

Ubicàre
Derivato del latino ubi ‘dove’.
Verbo transitivo (io ùbico, tu ùbichi ecc.).
Situare in una determinata posizione topografica, riferito a immobili, sedi di servizî e complessi varî.

Ubicàto, participio passato di ubicare, è usato anche come aggettivo: uno stabile ubicato in periferia; il podere è ubicato a mezza costa.

Invece di dire “ubicato” si potrebbe essere più comprensibili dicendo “che si trova”.

Sfigato, Sfiga, Rock and roll; Burosauri

novembre 11, 2016

Sfigàto
Derivato di figa, variante settentrionale ma largamente diffusa di fica, col prefisso s- privativo; è più prob. che sfiga sia tratto da sfigato, che non viceversa].
Aggettivo.
(gergale, volgare) Sfortunato, iellato, anche con riferimento non a circostanze occasionali, ma a condizioni sociali, economiche e simili: sono sempre stato sfigato.
Sventurato: Paolo è da un po’ che non mi fa più confidenze che riguardano i suoi amori sfigatizzimi (Campo).

Sostantivo maschile.
(gergale, volgare) Che, chi è sfortunato, iellato: gente sfigata; Dilo non torna proprio, tanto che penso che m’abbia abbandonato sul serio, sfigato io che non lo voglio capire (Tondelli).
Che, chi ha scarse attrattive o vive ai margini di un gruppo, di una compagnia, godendo quindi di poco credito: non portarti dietro la solita amica sfigata; siamo andati in un paese davvero sfigato.

Sfìga
Sostantivo femminile.
(gergale, volgare) Sfortuna, iella: che sfiga!; la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo (Freak Antoni).

Una (parola) giapponese a Roma

Rock and roll [‘rokenrol]
Locuzione inglese, propriamente ‘dondola e rotola’.
Anche rock ’n’ roll [‘roknrol].
Sostantivo maschile invariabile.
1. Genere musicale affermatosi intorno al 1955 negli Stati Uniti d’America e di qui diffusisi in Europa e nella maggior parte degli altri paesi assumendo, soprattutto presso i più giovani, anche il valore di un fenomeno di costume, come simbolo di malessere e manifestazione di protesta e ribellione. Il rock and roll, che nel quadro della musica pop e della tradizione afroamericana ha notevoli affinità con il rhythm and blues e la country music, si è negli ultimi decennî articolato in vari tipi, caratterizzati dall’accentuazione del ritmo e dei controtempi, e dall’utilizzazione di tecniche di amplificazione elettroniche.
2. Ballo a tempo di tale musica, ricco di movimento e talora acrobatico.

I burosauri

Vendesi e, peggio ancora, vendonsi, o affittasi e affittansi, sono retaggi di quando gli annunci economici si pagavano a parole, e scrivere "vendesi" invece di "si vende" permetteva di risparmiare una parola. Ora che si è perso il motivo economico, forse si potrebbe scrivere in modo meno burocratico e più naturale "si vende" o "si affittano".