Posts Tagged ‘burosauri’

Sfigato, Sfiga, Rock and roll; Burosauri

novembre 11, 2016

Sfigàto
Derivato di figa, variante settentrionale ma largamente diffusa di fica, col prefisso s- privativo; è più prob. che sfiga sia tratto da sfigato, che non viceversa].
Aggettivo.
(gergale, volgare) Sfortunato, iellato, anche con riferimento non a circostanze occasionali, ma a condizioni sociali, economiche e simili: sono sempre stato sfigato.
Sventurato: Paolo è da un po’ che non mi fa più confidenze che riguardano i suoi amori sfigatizzimi (Campo).

Sostantivo maschile.
(gergale, volgare) Che, chi è sfortunato, iellato: gente sfigata; Dilo non torna proprio, tanto che penso che m’abbia abbandonato sul serio, sfigato io che non lo voglio capire (Tondelli).
Che, chi ha scarse attrattive o vive ai margini di un gruppo, di una compagnia, godendo quindi di poco credito: non portarti dietro la solita amica sfigata; siamo andati in un paese davvero sfigato.

Sfìga
Sostantivo femminile.
(gergale, volgare) Sfortuna, iella: che sfiga!; la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo (Freak Antoni).

Una (parola) giapponese a Roma

Rock and roll [‘rokenrol]
Locuzione inglese, propriamente ‘dondola e rotola’.
Anche rock ’n’ roll [‘roknrol].
Sostantivo maschile invariabile.
1. Genere musicale affermatosi intorno al 1955 negli Stati Uniti d’America e di qui diffusisi in Europa e nella maggior parte degli altri paesi assumendo, soprattutto presso i più giovani, anche il valore di un fenomeno di costume, come simbolo di malessere e manifestazione di protesta e ribellione. Il rock and roll, che nel quadro della musica pop e della tradizione afroamericana ha notevoli affinità con il rhythm and blues e la country music, si è negli ultimi decennî articolato in vari tipi, caratterizzati dall’accentuazione del ritmo e dei controtempi, e dall’utilizzazione di tecniche di amplificazione elettroniche.
2. Ballo a tempo di tale musica, ricco di movimento e talora acrobatico.

I burosauri

Vendesi e, peggio ancora, vendonsi, o affittasi e affittansi, sono retaggi di quando gli annunci economici si pagavano a parole, e scrivere "vendesi" invece di "si vende" permetteva di risparmiare una parola. Ora che si è perso il motivo economico, forse si potrebbe scrivere in modo meno burocratico e più naturale "si vende" o "si affittano".

Ossequio, Rigveda; Burosauro; Dizionario

giugno 28, 2016

Ossèquio
Dal latino obsequium, derivato di obsequi ‘secondare, obbedire, accondiscendere’.
Sostantivo maschile.
Sentimento di profondo rispetto e di riverenza verso persona di alto grado o di alti meriti: ho sempre avuto molto ossequio per lui.
Più spesso indica la manifestazione esteriore di tale sentimento (sincera o anche solo convenzionale): fare, rendere, mostrare, prestare ossequio a qualcuno; dimostrazioni, atti, parole di ossequio.
Anche al plurale, generalmente quando si riferisce soprattutto alle parole: gradisca i miei rispettosi (o umili, profondi, doverosi) ossequi.
(disusato) Riverente saluto, a voce o nella chiusa delle lettere: i miei ossequi; presenti i miei ossequi alla signora.
In (o per) ossequio a qualcuno: per tener fede al rispetto dovutogli: lo faccio solo in ossequio a tuo padre.
In ossequio al vero: (figurato) per il rispetto dovuto alla verità.

Una (parola) giapponese a Roma

Rigveda [rig’veda]
Voce sanscrita, propriamente ‘veda degli inni’.
Sostantivo maschile invariabile.
(religione, storia) Uno dei quattro veda, consistente in una raccolta di 1028 inni composti in epoche diverse e riflettenti la credenza degli antichi popoli ariani in un politeismo naturalistico.

I burosauri

In ossequio alla legge, alle disposizioni e simili: (burocratico) in obbedienza, in conformità a esse.

Dizionario gastronomico regionale-italiano

Nientemeno che Alberto Cacciari ci scrive un contributo gastronomico.

— Contrariamente a quanto avviene nel resto del Paese, in Romagna, ma anche nel Bolognese, il termine "minestra" viene usato per indicare anche la pasta asciutta, cioè qualunque "primo", non necessariamente brodoso. All’occorrenza, infatti, si distingue tra minestra asciutta e minestra in brodo.
A difesa di questa abitudine citerò nientemeno che il grande Artusi, che, nel suo "La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene", dedica appunto un capitolo alle Minestre in brodo ed uno alle Minestra asciutte e di magro. Va detto che l’Artusi era di Forlimpopoli, in piena Romagna, ma non dimentichiamoci che in giovane età si trasferì a Firenze, proprio là dove scorre un certo Arno in cui, in passato, si era soliti sciacquare i propri panni…
Il De Mauro ammette questo significato onnicomprensivo in frasi come: "Io non mangio la minestra, prendo solo il secondo".
L’altrettanto autorevole Battaglia, invece, dà ragione in pieno ai Romagnoli/Bolognesi, precisando esplicitamente che si deve distinguere tra minestra asciutta e minestra in brodo.
Resta il fatto che un forestiero, di passaggio in questi luoghi, resta sempre stupefatto quando gli si chiede se la minestra la preferisce al ragù o al pomodoro! —

Lettori: Acapnia, Viguier; Accento; Burosauri

febbraio 16, 2016

I lettori ci scrivono

Tempo fa pubblicammo ‘capnomanzia’, e a riguardo ci scrisse Mario Cacciari.

— Mi permetto di ricordarti che, dal 1926, esiste anche:

Acàpnia
Derivato del greco kapnos ‘fumo’, con a- privativo.
Sostantivo femminile.
Tipo di polvere da sparo senza fumo, impiegata nella fabbricazione di cartucce da caccia. —

E aggiungiamo:

Acapnìa
Derivato del greco kapnos ‘fumo’, con a- privativo; termine coniato dal fisiologo A. Mosso (1846-1910).
Sostantivo femminile.
(fisiologia) Diminuzione del contenuto di anidride carbonica nel sangue.

Una (parola) giapponese a Roma

Viguier [vi’Ze]
Voce francese, dal latino vicarius ‘vicario’.
Sostantivo maschile invariabile.
(storia) Nella Francia meridionale fino all’epoca della rivoluzione francese, giudice che amministrava la giustizia come vicario del re e dei conti.

L’accento, questo sconosciuto

Si dice acapnìa, la diminuzione di anidride carbonica nel sangue, e acàpnia, la polvere da sparo.

I burosauri

Facènte funzióne
Composto del participio presente di fare e di funzione.
Anche facente funzioni.
Locuzione sostantivale maschile e femminile(plurale facenti funzione).
(burocratico) La persona che sostituisce temporaneamente il titolare.

‘Sostituto temporaneo’ alla Parolata sembra preferibile e più comprensibile di ‘facente funzione’.

ASSURGERE, NUALA; Lettori; Burosauri: BIFFARE

giugno 10, 2014

Assùrgere
Dal latino adsurgĕre, composto di ăd e surgĕre ‘sorgere, alzarsi’.
Anche assórgere.
Verbo intransitivo (presente io assurgo, tu assurgi ecc.; passato remoto io assursi, tu assurgésti, egli assurse, noi assurgémmo, voi assurgéste, essi assursero; participio passato assurto).
1. (non comune, letterario) Levarsi in piedi.
2. (figurato) Innalzarsi, elevarsi: assurgere a simbolo.
Salire: assurgere a una carica, al trono.

Una (parola) giapponese a Roma

Nuala [‘nwala]
Dall’arabo nwala, probabilmente attraverso il francese nouala.
Sostantivo femminile invariabile.
(etnologia) Capanna costruita con canne, rami ed erbe secche; tipica delle popolazioni berbere seminomadi dell’Africa settentrionale.

I lettori ci scrivono

Ci scrive Mauro per correggere la definizione di selfie.

— Non per fare le pulci alla Crusca, ma quello che differenzia sostanzialmente un selfie da un autoscatto consiste nella posizione della fotocamera, tenuta rigorosamente sempre e solo a braccio teso (e non posata a distanza come nel caso del normale autoscatto), quindi con una inevitabile distorsione prospettica e primo piano unico o dominante di chi scatta. —

Siamo alle pulci, quindi aggiungiamo che il selfie può essere anche realizzato fotografandosi allo specchio.

I burosauri

Qualche mese fa riportammo la definizione di "biffare" che trovate qua sotto.

Bìffa
Dal longobardo wiffa ‘fastello di paglia’ assunto come segno di confine.
Sostantivo femminile.
1. Asta con in cima un segno ben visibile da lontano e un foro di traguardo, usata per operazioni topografiche e per allineamenti, nella sua forma più semplice si tratta di una canna diritta spaccata in cima, nella quale s’infila un cartoncino bianco.
2. Segnale a forma di X, di materiale rigido e fragile (come gesso o vetro), posto sulle crepe dei muri per controllare se si allargano nel tempo.

Biffàre
Derivato di biffa.
Verbo transitivo.
1. Segnare con biffe punti determinati in un rilevamento topografico.
2. Munire un muro di biffe.

Biffàre
Dal francese biffer, forse derivato del francese antico biffe, ‘stoffa a righe’.
Verbo transitivo.
1. Cancellare con trattini incrociati o con un segno a X parte di uno scritto o stampato; guastare, con due profondi graffi a X, la lastra di un’incisione (o di una litografia, ecc.), per impedire che ne vengano tratte altre copie in più del numero fissato dall’artista.
(estensione) Cancellare, depennare (per es., un capitolo di un bilancio preventivo, o altro).
2. (figurato, non comune) Rubare con abilità e destrezza, trafugare.

Ebbene, Marco Marcon ha scoperto che biffare si usa anche, in ambito burocratico, per dire di crocettare il quadratino di interesse sui moduli, quello che in inglese si dice "to check". Per ciò che mi riguarda, non ho mai usato il termine "biffare", e cerco di evitare il brutto "ceccare", ma non ho ancora trovato niente di meglio che dire "selezionare", anche se non mi piace particolarmente.

GIORNEA, TRANSFER; Arte: BENGODI; Burosauri e Ripetuta

maggio 6, 2014

Giornèa
Antico francese journée ‘viaggio (di un giorno)’, dal latino diurnu(m) ‘giorno’; poi diventato casacca (da viaggio).
Sostantivo femminile (plurale giornèe).
1. Antica sopravveste corta, di origine militare, successivamente adottata dai civili di ogni ceto.
2. (antico) Toga del giudice.
Indossare, allacciarsi la giornea: (figurato) prendere tono autorevole, atteggiarsi a a giudice.
3. (antico) Sopravveste, camiciotto da lavoro dei marinai.
4. (antico) Giornata.

Una (parola) giapponese a Roma

Transfer [‘transfer]
voce inglese; propriamente ‘trasferimento, spostamento’.
Sostantivo maschile invariabile.
1. Nel linguaggio delle agenzie viaggio, il trasferimento dei turisti dalla stazione, l’aeroporto o il porto d’arrivo all’albergo di soggiorno, e viceversa.
2. (finanza) Nel linguaggio di borsa, trasferimento di un titolo.
3. (industria) Linea di trasferimento dei materiali e dei pezzi lavorati fra i diversi reparti dello stabilimento.
Macchina a trasferta.
4. (pedagogia) Transfert.

Parole d’arte

— Bengòdi
Composto di ben(e) e godi, imperativo di godere.
Sostantivo maschile.
Nome di un immaginario paese dove regnano allegria e abbondanza: il paese di bengodi.
(estensione) Luogo dove si mangia e si beve a sbafo.

Fino qui i dizionari. Tuttavia ho scoperto che, come dice Wikipedia:
Il Paese di Bengodi, contrada del paese di Berlinzone, è un luogo immaginario descritto da Giovanni Boccaccio nella III novella dell’VIII giornata del Decamerone, intitolata "Calandrino e l’elitropia". —

Ci ha scritto Marco Marcon, il nostro etimologo di fiducia, per puntualizzare su una parola che, a suo tempo, aveva proposto come derivata da luogo.

I burosauri e Repetita ripetuta

Quota parte
Quota significa parte di una somma globale di denaro. Quota parte, inteso come stanziamento della somma complessiva da usare, è quindi una ripetizione che tanto piace ai burocrati.
Si può usare, invece, ‘quota’ o ‘parte’, come ci suggerisce Pino De Noia.