Posts Tagged ‘burosauri’

Fumoso, Trend; Appunto; Burosauri: Nominativo

giugno 9, 2017

Fumóso
Dal latino fumosus.
Aggettivo.
1. Che sprigiona fumo bruciando o esala vapore o caligine: fiaccola fumosa, una pentola fumosa, palude fumosa.
Pieno di fumo, o annerito dal fumo: aria fumosa; osteria fumosa.
(letterario) Di vino, generoso, gagliardo, con allusione all’uso degli antichi Romani di far invecchiare i vini nella cella fumaria: il fumoso falerno.
2. (figurato) Oscuro, complicato, contorto, difficilmente intelligibile: discorso fumoso; scrittore fumoso.
(estensione) Vago, inconsistente, privo di concretezza: progetti fumosi.
Pieno di alterigia, borioso: cattedratici fumosi.

Fumosità
Dal latino fumositas -atis.
Sostantivo femminile.
1. L’essere fumoso, e l’annebbiamento stesso dell’aria prodotto da fumo o altro: non si respirava per la fumosità dell’incendio.
(figurato) Fastidiosa mancanza di chiarezza, di comprensibilità, per insufficiente approfondimento della materia o per indeterminatezza e complessità, anche intenzionale, dell’espressione: fumosità di un discorso politico.
2. (antico) L’esalazione sgradevole e dannosa prodotta dai cibi e dalle bevande che gli antichi immaginavano salire dallo stomaco alla testa generando uno stato di pesantezza o di ebrezza: digerito il vino, per le cui fumosità era loro annebbiata ed alterata la vista (Segneri).

Fumoserìa
Derivato di fumoso.
Sostantivo femminile.
Modo di parlare astruso, volutamente oscuro e fuorviante.

Una (parola) giapponese a Roma

Trend [trend]
Voce inglese di origine germanica, propriamente ‘inclinazione’.
Sostantivo maschile invariabile.
(statistica) Tendenza di fondo di un fenomeno a modificarsi o a mantenersi costante nel tempo.
(economia, estensione) La tendenza fondamentale all’aumento, alla diminuzione o anche alla stabilità che caratterizza l’attività di un settore o del complesso dell’economia di un paese o gruppi di paesi in periodi di varia durata (dell’ordine degli anni), prescindendo dalle variazioni accidentali, stagionali e ricorrenti.
(estensione) Tendenza, orientamento, indirizzo, anche con riferimento a fatti e fenomeni non strettamente economici: il trend dell’opinione pubblica in prossimità delle elezioni; un nuovo trend musicale.

L’appunto e I lettori ci scrivono

L’Accademia della Crusca ci propone un contributo assolutamente in linea con la posizione della Parolata. Grazie all’Accademia.

— L’uso della "d" eufonica, secondo le indicazioni del famoso storico della lingua Bruno Migliorini, dovrebbe essere limitato ai casi di incontro della stessa vocale, quindi nei casi in cui la congiunzione "e" e la preposizione "a" precedano parole inizianti rispettivamente per "e" e per "a" (per esempio "ed ecco", "ad andare". "ad ascoltare" ecc.). Si tratta di una proposta di semplificazione coerente con molti altri processi di semplificazione cui è sottoposta la nostra lingua, ma dobbiamo comunque tener presente che la "d" eufonica non è un elemento posticcio, ma trova la sua origine nella struttura originaria delle due parole interessate che in latino erano "et" e "ad". —

I burosauri

Nominatìvo
Dal latino nominativu(m), derivato di nominare.
Aggettivo.
1. Che contiene, riporta uno o più nomi: biglietto nominativo; elenco nominativo.
Titolo nominativo: (finanza) intestato al proprietario.
2. Caso nominativo, o, assoluto, nominativo: caso grammaticale che, in alcune lingue indoeuropee antiche e moderne, esprime il soggetto della frase e tutte le parti che concordano con esso. Anche usato come sostantivo maschile.

Sostantivo maschile.
(borocratico) Nome: un elenco con molti nominativi.
Sigla, insieme di lettere, numeri o segni che servono a individuare una nave, un aereo, un semaforo ecc., su cui in genere sono raffigurati in modo visibile.

Nominativo, col significato di "nome", è usato nel linguaggio burocratico, e da lì tenta di espandersi nel mondo reale. Non sarebbe più semplice e comprensibile dire "nome" anche nei documenti ufficiali?

Avviso; Manufatto, Sans-gene; Slogan; Burosauri

giugno 7, 2017

Avviso

Amiche lettrici e amici lettori, o meglio, amiche ascoltatrici e amici ascoltatori, il curatore ha iniziato da poco una promettente carriera da disc jockey silente, preparando una serie di brani che sono stati gentilmente ospitati dalla trasmissione Bankomat sessions di Orme radio.
Si tratta di brani di fisarmonica, organetto, bandoneon o bajan, e potete ascoltarli a questo link di mixcloud, qui sotto trovate l’elenco dei musicisti e dei brani.
Grazie per l’attenzione.

Tom Zé – Xique Xique
Diatonikachromatik – Avec le plaisir
Guy Klucevsek – Accordion misdemeanors
Renato Borghetti – Merceditas
Maria Kalaniemi & Aldargaz – Ahma
Richard Galliano – New York tango
Dino Saluzzi – Cité de la musique
Evan Lurie – Determination (for Rosa Parks)
Wladimir Denissenkov – Valzer in do diesis minore (Chopin)
Gianluigi Trovesi e Gianni Coscia – Hercab
Etienne Grandjean – L’amant doux

Parole

Manufàtto
Dal latino manu factus ‘fatto a mano’.
Anche, antico, manofàtto, manfàtto.
Aggettivo.
1. Che è opera della mano dell’uomo, che ha subìto cioè una lavorazione o elaborazione da parte dell’uomo, a mano oppure tramite macchine, contrapposto a materia prima: prodotti manufatti; non vedono mai roba manufatta perché da loro in montagna non c’è (Alvaro).
Contrapposto a naturale, si trova usato nella lingua antica con accezione più ampia che in quella attuale: dichiarandosi i confini che dividevano le giurisdizioni essere i naturali da me dimostrati, non già i manufatti (Giannone); avete fatto quello che farebbero gl’iddii stessi, se abitassero una città manufatta (Cuoco).
(raro) Procurato artificialmente: pescavan ne’ libri, e pur troppo ne trovavano in quantità, esempi di peste, come dicevano, manufatta (Manzoni).

Sostantivo maschile.
Denominazione generica di prodotti derivati dalla lavorazione industriale o artigianale di materie prime, sia finiti e pronti per l’uso, sia semilavorati, in attesa di una successiva fase di lavorazione: ditta che importa cotone grezzo e manufatti di cotone; manufatti meccanici; un’esposizione di manufatti dell’artigianato regionale.
(edilizia) Opera di limitata entità, che può essere eseguita senza attrezzature specializzate e che per lo più non richiede uno specifico studio di progettazione, contrapposto a opera d’arte, per esempio, nelle costruzioni stradali e ferroviarie i ponticelli, i cavalcavia, gli attraversamenti per lo scolo delle acque; nelle costruzioni rurali le concimaie, i porticati e le tettoie per il ricovero di animali e attrezzi, i pozzi d’acqua ecc.
(archeologia, paletnologia) Oggetto fatto dall’uomo, o da lui foggiato anche accidentalmente con l’uso continuato.

Una (parola) giapponese a Roma

Sans-gêne [san’dZen]
Voce francese, proprimente ‘senza riguardi’.
Anche sans gêne.
Sostantivo maschile invariabile.
Disinvoltura.

Sostantivo maschile e femminile invariabile.
Persona disinvolta e sfrontata.

Slogan perversi

Ci scrive Mauro.

— Colgo al balzo la palla per citare la pubblicità di qualche anno fa di una candelina profumata, la Glade Shented Oils:
“Quando l’olio finisce, la fiamma si spegne da sola.”
che a mio parere meriterebbe un posto quanto meno nei La Palice Award. —

I burosauri

Ubicàre
Derivato del latino ubi ‘dove’.
Verbo transitivo (io ùbico, tu ùbichi ecc.).
Situare in una determinata posizione topografica, riferito a immobili, sedi di servizî e complessi varî.

Ubicàto, participio passato di ubicare, è usato anche come aggettivo: uno stabile ubicato in periferia; il podere è ubicato a mezza costa.

Invece di dire “ubicato” si potrebbe essere più comprensibili dicendo “che si trova”.

Sfigato, Sfiga, Rock and roll; Burosauri

novembre 11, 2016

Sfigàto
Derivato di figa, variante settentrionale ma largamente diffusa di fica, col prefisso s- privativo; è più prob. che sfiga sia tratto da sfigato, che non viceversa].
Aggettivo.
(gergale, volgare) Sfortunato, iellato, anche con riferimento non a circostanze occasionali, ma a condizioni sociali, economiche e simili: sono sempre stato sfigato.
Sventurato: Paolo è da un po’ che non mi fa più confidenze che riguardano i suoi amori sfigatizzimi (Campo).

Sostantivo maschile.
(gergale, volgare) Che, chi è sfortunato, iellato: gente sfigata; Dilo non torna proprio, tanto che penso che m’abbia abbandonato sul serio, sfigato io che non lo voglio capire (Tondelli).
Che, chi ha scarse attrattive o vive ai margini di un gruppo, di una compagnia, godendo quindi di poco credito: non portarti dietro la solita amica sfigata; siamo andati in un paese davvero sfigato.

Sfìga
Sostantivo femminile.
(gergale, volgare) Sfortuna, iella: che sfiga!; la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo (Freak Antoni).

Una (parola) giapponese a Roma

Rock and roll [‘rokenrol]
Locuzione inglese, propriamente ‘dondola e rotola’.
Anche rock ’n’ roll [‘roknrol].
Sostantivo maschile invariabile.
1. Genere musicale affermatosi intorno al 1955 negli Stati Uniti d’America e di qui diffusisi in Europa e nella maggior parte degli altri paesi assumendo, soprattutto presso i più giovani, anche il valore di un fenomeno di costume, come simbolo di malessere e manifestazione di protesta e ribellione. Il rock and roll, che nel quadro della musica pop e della tradizione afroamericana ha notevoli affinità con il rhythm and blues e la country music, si è negli ultimi decennî articolato in vari tipi, caratterizzati dall’accentuazione del ritmo e dei controtempi, e dall’utilizzazione di tecniche di amplificazione elettroniche.
2. Ballo a tempo di tale musica, ricco di movimento e talora acrobatico.

I burosauri

Vendesi e, peggio ancora, vendonsi, o affittasi e affittansi, sono retaggi di quando gli annunci economici si pagavano a parole, e scrivere "vendesi" invece di "si vende" permetteva di risparmiare una parola. Ora che si è perso il motivo economico, forse si potrebbe scrivere in modo meno burocratico e più naturale "si vende" o "si affittano".

Ossequio, Rigveda; Burosauro; Dizionario

giugno 28, 2016

Ossèquio
Dal latino obsequium, derivato di obsequi ‘secondare, obbedire, accondiscendere’.
Sostantivo maschile.
Sentimento di profondo rispetto e di riverenza verso persona di alto grado o di alti meriti: ho sempre avuto molto ossequio per lui.
Più spesso indica la manifestazione esteriore di tale sentimento (sincera o anche solo convenzionale): fare, rendere, mostrare, prestare ossequio a qualcuno; dimostrazioni, atti, parole di ossequio.
Anche al plurale, generalmente quando si riferisce soprattutto alle parole: gradisca i miei rispettosi (o umili, profondi, doverosi) ossequi.
(disusato) Riverente saluto, a voce o nella chiusa delle lettere: i miei ossequi; presenti i miei ossequi alla signora.
In (o per) ossequio a qualcuno: per tener fede al rispetto dovutogli: lo faccio solo in ossequio a tuo padre.
In ossequio al vero: (figurato) per il rispetto dovuto alla verità.

Una (parola) giapponese a Roma

Rigveda [rig’veda]
Voce sanscrita, propriamente ‘veda degli inni’.
Sostantivo maschile invariabile.
(religione, storia) Uno dei quattro veda, consistente in una raccolta di 1028 inni composti in epoche diverse e riflettenti la credenza degli antichi popoli ariani in un politeismo naturalistico.

I burosauri

In ossequio alla legge, alle disposizioni e simili: (burocratico) in obbedienza, in conformità a esse.

Dizionario gastronomico regionale-italiano

Nientemeno che Alberto Cacciari ci scrive un contributo gastronomico.

— Contrariamente a quanto avviene nel resto del Paese, in Romagna, ma anche nel Bolognese, il termine "minestra" viene usato per indicare anche la pasta asciutta, cioè qualunque "primo", non necessariamente brodoso. All’occorrenza, infatti, si distingue tra minestra asciutta e minestra in brodo.
A difesa di questa abitudine citerò nientemeno che il grande Artusi, che, nel suo "La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene", dedica appunto un capitolo alle Minestre in brodo ed uno alle Minestra asciutte e di magro. Va detto che l’Artusi era di Forlimpopoli, in piena Romagna, ma non dimentichiamoci che in giovane età si trasferì a Firenze, proprio là dove scorre un certo Arno in cui, in passato, si era soliti sciacquare i propri panni…
Il De Mauro ammette questo significato onnicomprensivo in frasi come: "Io non mangio la minestra, prendo solo il secondo".
L’altrettanto autorevole Battaglia, invece, dà ragione in pieno ai Romagnoli/Bolognesi, precisando esplicitamente che si deve distinguere tra minestra asciutta e minestra in brodo.
Resta il fatto che un forestiero, di passaggio in questi luoghi, resta sempre stupefatto quando gli si chiede se la minestra la preferisce al ragù o al pomodoro! —

Lettori: Acapnia, Viguier; Accento; Burosauri

febbraio 16, 2016

I lettori ci scrivono

Tempo fa pubblicammo ‘capnomanzia’, e a riguardo ci scrisse Mario Cacciari.

— Mi permetto di ricordarti che, dal 1926, esiste anche:

Acàpnia
Derivato del greco kapnos ‘fumo’, con a- privativo.
Sostantivo femminile.
Tipo di polvere da sparo senza fumo, impiegata nella fabbricazione di cartucce da caccia. —

E aggiungiamo:

Acapnìa
Derivato del greco kapnos ‘fumo’, con a- privativo; termine coniato dal fisiologo A. Mosso (1846-1910).
Sostantivo femminile.
(fisiologia) Diminuzione del contenuto di anidride carbonica nel sangue.

Una (parola) giapponese a Roma

Viguier [vi’Ze]
Voce francese, dal latino vicarius ‘vicario’.
Sostantivo maschile invariabile.
(storia) Nella Francia meridionale fino all’epoca della rivoluzione francese, giudice che amministrava la giustizia come vicario del re e dei conti.

L’accento, questo sconosciuto

Si dice acapnìa, la diminuzione di anidride carbonica nel sangue, e acàpnia, la polvere da sparo.

I burosauri

Facènte funzióne
Composto del participio presente di fare e di funzione.
Anche facente funzioni.
Locuzione sostantivale maschile e femminile(plurale facenti funzione).
(burocratico) La persona che sostituisce temporaneamente il titolare.

‘Sostituto temporaneo’ alla Parolata sembra preferibile e più comprensibile di ‘facente funzione’.