Posts Tagged ‘abita’

Feluca, Abuna; Abita; Religiose; Rovinata

dicembre 21, 2018

Felùca
Voce di origine araba, attraverso lo spagnolo faluca e il francese felouque; nel secondo significato, così chiamato scherzosamente per la somiglianza di forma col veliero.
Sostantivo femminile.
1. Piccolo veliero diffuso nei secoli scorsi nel Mediterraneo, attrezzato con due alberi a calcese, ciascuno con una vela latina, e senza bompresso.
2. Cappello a due punte, di origine settecentesca, usato dagli ufficiali delle marine militari e dagli ufficiali generali di tutte le armi con la divisa di gala o con la gran divisa, da ministri, diplomatici, accademici in alta uniforme ecc.
(figurato) Il grado, la carica contraddistinti dalla feluca e, in alcuni casi, la dignità accademica: aspirare alla feluca.

Una (parola) giapponese a Roma

Abuna [a’buna]
Dall’antica lingua etiopica ge῾ez, abuna ‘padre nostro’.
Sostantivo maschile.
Titolo che, in Etiopia, suole precedere il nome dei monaci.
(antonomasia) Isolato, anche nella forma abbreviata abun, viene usato per designare il metropolita, monaco copto scelto per tale carica e inviato in Etiopia, nel passato, dal patriarca copto di Alessandria d’Egitto.

Abita come mangi

Gli abitanti di San Leo, comune in provincia di Rimini, si chiamano leontini.

Antonomasie religiose

Il popolo eletto, per antonomasia, è il popolo ebreo.

La parola rovinata

Speciale filosofia

TOMMASO CAMPANNELLA
Il filosofo noto per i suoi numerosi scioperi della fame,

Di Pietro Scalzo.

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Pacchia, Parboiled; Ddooppiiee; Abita; Rovinata

dicembre 14, 2018

Pàcchia
Deverbale di pacchiare.
Sostantivo femminile.
(popolare) Condizione di vita o di lavoro facile e spensierata, particolarmente conveniente, senza fatiche o problemi e senza preoccupazioni materiali. Anche l’avere da mangiare e bere in abbondanza: da quando ha sposato quella ricca ereditiera, per lui è cominciata la pacchia!; è tornato il direttore, è finita la pacchia.

Pacchiàre
Etimo incerto.
Verbo intransitivo (io pàcchio ecc.; ausiliare avere).
(non comune) Mangiare con ingordigia; assaporare un sugo, una bevanda smuovendoli golosamente, con la lingua, tra i denti e il palato: il vino è appunto quel giusto, virtuoso amarone che l’aroma annuncia e il signor Giacomo lo sorseggia …, lo mastica, lo pacchia, se lo spalma per la bocca (Fogazzaro).

Una (parola) giapponese da Perilli

Parboiled [‘pa@boild]
Voce inglese, participio passato del verbo (to) parboil, propriamente ‘bollire parzialmente’.
Aggettivo.
Riso parboiled: (gastronomia) nell’industria alimentare, riso sottoposto, allo stadio di risone, a un’operazione di ammollo e a un trattamento con vapore, quindi, dopo averne staccato le glumelle, asciugato in essiccatoi sotto vuoto: ne risultano migliorate la qualità della cottura e la ritenzione delle vitamine idrosolubili, e diminuita la facilità alla rottura dei grani.

Ddooppiiee

Il nostro prezioso Maurizio Codogno ci permette di riesumare una stupenda e inutile rubrica vecchia di 10 anni: l’elenco di parole con due doppie contigue.
Treenne, ventitreenne ecc.

Abita come mangi

Gli abitanti di Sansepolcro, in provincia di Arezzo, si possono chiamare borghesi o biturgensi o burgensi. Questo perché il nome antico era Burgus Sancti Sepulchri e poi Borgo Sansepolcro.

La parola rovinata

Speciale filosofia

PLOTTINO
Il neoplatonico che diede alle stampe le principali opere filosofiche dell’epoca.

Di Pietro Scalzo.

Garrulo, Secretaire; Abita; Rovinata

dicembre 13, 2018

Gàrrulo
Dal latino garrŭlus, derivato di garrire, voce espressiva.
Aggettivo.
(letterario) Di animale, che garrisce, stridulo: i garruli uccelli.
Di persona, pettegolo, loquace, ciarliero: Femina è cosa garrula e fallace (Tasso).
Rumoroso, chiassoso: ai garruli trastulli Erano intenti, nella pace d’oro Dell’ombroso viale, i due fanciulli (Pascoli).
Di bandiere, drappi e simili, che garriscono al vento: i garruli stendardi.

Sostantivo maschile.
Altro nome comune dell’uccello beccofrusone.
Nella classificazione zoologica, genere di uccelli (latino scientifico Garrulus) cui appartiene la ghiandaia.

Una (parola) giapponese a Roma

Secrétaire [sekre’teer]
Voce francese, propriamente ‘segretario’.
Sostantivo maschile invariabile.
Tipo di mobile in uso specialmente nei secoli XVIII e XIX che consta di un corpo inferiore a cassetti o sportelli, e di un corpo superiore costituito da un piano ribaltabile (calatoio), per lo più usato come piano per scrivere, e da una serie di nicchie e cassetti intorno a un motivo a edicola.
Piccola scrivania a gambe alte e sottili, formata da un solo corpo apribile a ribalta.

Abita come mangi

Gli abitanti di Agliè, in provincia di Torino, sono gli allediesi, dal nome romano della città, Alladium.

La parola rovinata

Speciale filosofia

SENESCA
L’invito che Nerone rivolse al suo precettore di congedarsi dalla vita terrena.

Di Pietro Scalzo.

Moggio, Modio, Latinorum; Abita; Rovinata

novembre 30, 2018

Mòggio
Latino mŏdius, probabilmente derivato di modus ‘misura’.
Sostantivo maschile, (plurale le mòggia, meno comune i mòggi, antico le mògge).
1. Antica unità di misura di capacità per aridi, soprattutto per le granaglie, usata in Italia prima della adozione del sistema metrico decimale, con valori diversi nelle varie città.
(figurato, antico o letterario) Grande quantità: io le voglio mille moggia di quel buon bene … (Boccaccio); ce n’è a moggia, in grandissima abbondanza. Recipiente che ha la capacità di un moggio, o piuttosto di un modio romano, usato per la misurazione degli aridi. Con questo significato la parola è adoperata solo in alcune frasi figurate di origine biblica.
2. Antica unità di misura agraria usata, con valori diversi, in varie province italiane.
Seguito da una specificazione, superficie di terra sufficiente per la semina di un moggio di grano: un moggio di terreno.

Mòdio
Dal latino modius.
Sostantivo maschile.
1. Antica unità di misura romana di capacità per aridi, equivalente a 8,733 litri.
Modio cumulato, equivalente a 11,64 litri.
Modio castrense: usato in provincia per le misure di cereali nel calmiere di Diocleziano.
Misura agraria romana, equivalente alla terza parte di uno iugero.
2. Denominazione convenzionale in uso tra gli archeologi per definire il copricapo caratteristico di alcune divinità ctonie, quali Artemide efesia, Ecate, Serapide: ha forma di vaso o canestro, più o meno svasato verso l’alto, simboleggiante la fertilità e l’abbondanza che spesso sono attribuite alla potenza delle divinità ctonie.

Una (parola) giapponese a Roma

Latinòrum
Sostantivo maschile.
Parola formata popolarmente con la desinenza -orum del genitivo plurale latino per indicare spregevolmente o scherzosamente il latino, quand’esso non è inteso o è adoperato da chi non vuole farsi intendere, e con questa accezione può indicare un discorso anche non latino ma costruito con parole intenzionalmente oscure, involute o troppo tecniche. È nota soprattutto per la frase pronunciata da Renzo nel capitolo II dei Promessi Sposi, quando don Abbondio gli enumera in latino gli impedimenti dirimenti: «Si piglia gioco di me?» interruppe il giovine. «Che vuol ch’io faccia del suo latinorum?» (Manzoni).

Abita come mangi

Gli abitanti di Velletri, in provincia di Roma, si chiamano veliterni oppure velletrani. Questo dal nome latino della città: Velitrae.

La parola rovinata

Speciale filosofia

SOCRATES
Colui che diede un calcio in avanti alla Maieutica.

Di Pietro Scalzo.

Strale, Kasseler; Uomini; Paesi; Abita; Rovinata

novembre 27, 2018

Stràle
Dal longobardo strāl ‘freccia’.
Sostantivo maschile [plurale strali].
1. (letterario o poetico) Freccia, dardo: Al nervo adatta del suo stral la cocca (Poliziano); Curvò Clorinda sette volte e sette Rallentò l’arco e n’aventò lo strale (Tasso); Non si trattien lo strale, Quando dall’arco uscì (Metastasio); essere vittima degli strali di Cupido.
(figurato) Efficacia pungente e dolorosa: essere bersaglio degli strali dell’avversario, della calunnia, della fortuna avversa; appuntare, dirigere i propri strali su qualcuno, farlo oggetto di aspre critiche, di pungente ironia e simili.
(estensione) Il dolore prodotto da qualche cosa che ferisca anche nell’animo: Tu lascerai ogne cosa diletta Più caramente; e questo è quello strale Che l’arco de lo essilio pria saetta (Dante).
2. Imbarcazione da diporto, a vela, della lunghezza di circa 5 m, il cui equipaggio di regata è costituito da due persone.

Una (parola) giapponese da Perilli

Kasseler [‘kaseler]
Voce tedesca, dalla locuzione Kasseler Rippespeer, composto di Kasseler ‘di Kassel’, città della Germania, oppure da Cassel o Kassel, macellaio tedesco, e Rippespeer ‘costata di maiale’.
Sostantivo mascile invariabile.
(gastronomia) Costoletta di maiale salata, stagionata e affumicata.

Uomini e parole o Nomi di paesi, la parola

Kasseler ha un’etimologia discussa, ma si propone come derivata da persona o da paese.

Abita come mangi

Gli abitanti di Casale Monferrato, in provincia di Alessandria, si chiamano casalesi, ma anche casalaschi. Non è ben chiaro il motivo della presenza dei due nomi, ma sembra che anticamente i casalaschi fossero gli abitanti della città, mentre casalaschi erano gli abitanti dei dintorni molto ampi.

La parola rovinata

Speciale filosofia

EPICURRY
Atarassico cospargimento di spezie a coprire il gusto della vita.

Di Pietro Scalzo.