Archive for gennaio, 2019

Zavorra, Hinayana; Schiele; Rovinata

gennaio 31, 2019

Zavòrra
Latino saburra, forse dalla stessa radice di sabulum ‘sabbia’, con alterazione non bene spiegata di s- in z-.
Anche, antico, savòrra, sabòrra, saòrra, savòrna, saòrna.
Sostantivo femminile.
1. Insieme di pesi mobili solidi o liquidi che si imbarcano, stabilmente o temporaneamente, sulle navi per assicurarne o migliorarne, in determinate circostanze, la stabilità e l’assetto.
Nave in zavorra: nave mercantile che naviga con la sola zavorra, senza carico di merci o di passeggeri.
Zavorra solida fissa: quella, costituita da salmoni di ghisa o di piombo e anticamente da pietrame o sabbia, che viene posta nella parte più bassa della nave per migliorarne permanentemente la stabilità, o che, nei sommergibili, è contenuta in un involucro sotto la chiglia e può essere mollata dall’interno in casi di emergenza.
Zavorra temporanea: quella costituita da acqua di mare che si immette nei doppifondi o in speciali casse di zavorra per stabilizzare le navi mercantili quando viaggiano scariche, oppure come servizio di sicurezza in navi da guerra, transatlantici ecc.
Sacchetti di sabbia che si tengono opportunamente distribuiti nel fondo delle piccole imbarcazioni per assicurarne meglio l’equilibrio.
In un aerostato, il carico di sabbia, di acqua o di altro materiale che equilibra la differenza tra la forza ascensionale residua e il carico (buttando zavorra l’aerostato sale).
La zavorra è anche utilizzata nei velivoli per sostituire eventuali carichi mancanti, allo scopo di portare ai valori voluti il peso e la posizione del centro di gravità del velivolo.
Carico zavorra: (elettrotecnica, elettronica) elemento avente impedenza opportuna che si connette all’uscita di un generatore in luogo del carico reale a scopo di misurazione o di controllo.
2. (figurato, spregiativo) Cosa o persona che costituisce un peso inutile, senza valore, ingombrante o fastidioso: molti di questi libri sono zavorra; anche riferito a persone: in quel gruppo di lavoro c’è molta zavorra.

Una (parola) giapponese a Roma

Hinayana [ina’jana]
Voce sanscrita, letteralmente ‘piccolo veicolo (per la salvezza)’, composto di hina ‘inferiore, monere’ e yana ‘veicolo’.
Sostantivo mascile invariabile.
(religione) Una delle due correnti fondamentali del buddhismo, rappresenta sostanzialmente la dottrina buddhistica più antica che ne contiene le basi iniziali.

Come si dice Schiele?

Charles Swann, personaggio di Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust, si pronuncia [swQnn] all’inglese, e non [svann] alla tedesca. Ce lo dice Proust in persona.

La parola rovinata

Speciale filosofia

GALLILEO
Il polliedrico inventore del Metodo Sperimentale.

Di Pietro Scalzo.

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Zazzera, Ole; Abita; Rovinata

gennaio 30, 2019

Zàzzera
Dal longobardo zazza ‘ciocca di capelli’.
Sostantivo femminile.
Capigliatura, soprattutto maschile, portata lunga fino a ricadere sul collo: a te … Venere diede E zazzera leggiadra e porporino Splendor di gioventù (Parini).
Spesso con tono scherzoso o spregiativo, in questo senso riferito talora genericamente a capigliatura lunga o scomposta, disordinata: si passava la mano sulla zazzera e gesticolava di soppiatto (Jovine); non basta la zazzera per essere un artista.

Una (parola) giapponese a Roma

Olé [o’le]
Voce spagnola.
Interiezione.
Propriamente, orsù, avanti, come grido di esortazione, di incoraggiamento; è in particolare il grido festoso che accompagna il ritmo di alcuni balli andalusi.

Sostantivo maschile.
(estensione) Danza e canto popolari andalusi in 3/8 di andamento moderato. Il canto è caratterizzato da sincopi ripetute e colorature melodiche sulle sillabe «o-le», da cui il nome: la danza, eseguita per lo più da gitani spagnoli, ricorda le danze orientali per le contorsioni con cui si piega il corpo mentre i piedi strisciano appena sul terreno: è inoltre caratterizzata dal canto all’unisono del coro, che marca il tempo con il battere delle mani, mentre il solista danza sul ritmo scandito dalle nacchere.

Abita come mangi

Gli abitanti di Nardò, in provincia di Lecce, si chiamano neretini o neritini, dall’antico nome romano Neritum o Neretum.

La parola rovinata

Speciale filosofia

GALILEO
Il grande scienziato e pensatore di Nazareth.

Di Pietro Scalzo.

Emaciare, Glosas; Yokopoko; Rovinata

gennaio 29, 2019

Emaciàre
Dal latino emaciare, derivato di macies ‘magrezza’.
Verbo transitivo (io emàcio ecc.).
Far diventare estremamente magro: i dolori fisici e morali emàciano;

Intransitivo pronominale.
Emaciarsi, diventare assai magro e sparuto.

Participio passato.
Emaciato, oltre che nell’uso verbale (per esempio, un eremita emaciato dai digiuni), frequente come aggettivo: appariva assai emaciato.

Una (parola) giapponese a Roma

Glosas [‘glosas]
Voce spagnola, dal latino glossa.
Anche glosa, glosada.
Sostantivo femminile.
(musica) Nella letteratura musicale spagnola, particolarmente nei secoli XVI e XVII, denominazione di composizioni strumentali specialmente per clavicembalo ma anche per organo, elaborate secondo il procedimento contrappuntistico della diminuzione.

Yokopoko Mayoko

"Signor No. Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, dice che l’offerta di nuovi posti di lavoro da parte delle imprese non è sufficiente per soddisfare gli obiettivi del reddito di cittadinanza."
Proposto da Maurizio Codogno, pubblicato sulla Stampa. Forse è necessirio spendere un po’ di tempo per vederlo, ma lo Yokopoko c’è.

La parola rovinata

Speciale filosofia?

PLATOONE
Militare greco del corpo scelto dei  ναυτικοί (naftikoi, marinai), gemellati con gli americani marines.

Di Franco Palazzi.

Delegificare, Kulturkampf; Paesi: Turchetto; Perle; Ribollite

gennaio 28, 2019

Delegificàre
Derivato del latino lex legis ‘legge’, col prefisso de- privativo e l’elemento compositivo -ficare ‘fare, rendere’]
Verbo transitivo (io delegìfico, tu delegìfichi ecc.).
Nel linguaggio giuridico, sottrarre, con provvedimento legislativo, una determinata materia alla disciplina della legge, per lo più trasferendo la potestà di disciplinarla alla pubblica amministrazione.

Una (parola) giapponese a Roma

Kulturkampf [kul’turkampf]
Voce tedesca, propriamente ‘lotta per la civiltà’.
Sostantivo maschile invariabile.
Il conflitto tra Stato e Chiesa cattolica scatenatosi in Germania subito dopo la proclamazione dell’Impero nel 1871, e protrattosi per circa un decennio, che ebbe origine dalla volontà di Bismarck di rinsaldare l’unità morale della Germania e di sottrarre lo Stato a ogni influenza politica e culturale della Chiesa e del clero.
(estension) Nel linguaggio politico, un’azione organizzata di opposizione all’inerenza della Chiesa nella vita civile e sociale di un paese.

Nomi di paesi, la parola Speciale Turchetto

Ci scrive Mario Cacciari.

— Nelle Marche, in Romagna, e dov’altro non so, il "turchetto" è un’apprezzata bollente correzione invernale del caffè di cui Nonno Cecco era goloso; vizio capitale che si è trasmesso alla persona di mio fratello Alberto. Una delle ricette è questa: rum, anicione, caffè, zucchero, con arricchimento di una scorza di limone – servire bollente in bicchierino con manico metallico. Ma certamente Alberto ne fornirà una sua versione che ha ripetutamente e "filologicamente" ricercata qui a Imola. Parrebbe che all’origine sia stato portato ad Ancona da marinai reduci dal Medio Oriente.
A Roma si chiamano "turchetti" anche certe soffici focaccine, di forma ovale, a base di farina e cacao dolce.

Nel comune di Altopascio (Lucca) esiste una frazione denominata Turchetto. Ma la si trova anche indicata come appartenente al comune di Montecarlo (sempre Lucca). In vista una piccola tradizionale faida fratricida tra comuni toscani…

Nel 1944, il 23 luglio, nacque a Cordovado (Pordenone) un certo Claudio Turchetto, destinato a divenire nel tempo un interessante giocatore di pallone in Serie A, avendo vestito le maglie di Brescia e Lanerossi Vicenza. —

Aggiungiamo che la località Turchetto contesa tra i due comuni prende il nome dal ligure Bartolomeo di Giovanni, detto il Turco, che li aprì un’osteria nel 1476. Si tratta quindi di un caso di luogo da persona da luogo.

Perle linguistiche

"A Turchetto risiedono quattro cittadini stranieri o apolidi, uno dei quali sono maschi e tre sono femmine."
Dal web, segnalata da Mario Cacciari.

Storie ribollite

[N.d.C Poiché riprende la newsletter fresca della Parolata, riportiamo il risultato della Storia ribollita pubblicata sulla newsletter ristampata di lunedì scorso. Il prossimo numero del concorso verrà pubblicato in una prossima parolata ristampata, oppure, se non potete più farne a meno, trovate tutti i numeri del vecchio concorso e le soluzioni alla pagina delle Storie ribollite]

Termina il tempo utile per indovinare la prima storia ribollita del concorso.
Due lettori indovinano la storia: Giovanni Fracasso e Marco Marcon incamerano rispettivamente due punti e un punto. Tre
punti invece per Piero Fabbri, il propositore della storia.

Il ibro era I quattro Vangeli.

R- Asparago, Loft; Perle

gennaio 25, 2019

Aspàrago
Latino asparagu(m), che è dal greco aspáragos.
Anche, toscano, aspàragio, spàragio.
Sostantivo maschile (plurale aspàragi).
Pianta erbacea a foglioline finissime, lineari, dal cui rizoma spuntano germogli, detti turioni, carnosi e commestibili.

Turióne
Dal latino turione(m).
Sostantivo maschile.
(botanica) Pollone carnoso che si sviluppa dal rizoma di piante erbacee: i turioni dell’asparago, le sue parti eduli.

Una (parola) giapponese a Roma

Loft [loft]
Voce dell’inglese d’America; propriamente ‘soffitta, solaio’, dal norvegese antico lopt ‘aria’.
Sostantivo maschile invariabile.
Abitazione o atelier ottenuto dal recupero di una struttura industriale in disuso, in genere di ampie dimensioni e quasi completamente priva di pareti divisorie, dotata di buona luminosità; ne costituiscono i primi esempî alcune case-studio, ricavate da artisti nei vecchi magazzini situati nelle vicinanze di New York, a partire dagli anni Settanta.

Perle dai porci

"Perché, come si dice, si stava bene quando si stava meglio."
Sentita sull’autobus.