Archive for novembre, 2012

SINALEFE, DHYANA; Arte: ANNUNCIATO; Dizionario; Perle

novembre 30, 2012

Sinalèfe
Dal latino synaloephe(m), che è dal greco synaloiphé, derivato di synaléiphein ‘rendere unito, viscoso’, composto di syn- ‘sin- con, insieme’ e aléiphein ‘ungere’; propriamente ‘fusione’.
Sostantivo femminile.
(linguistica) In metrica, fusione in un’unica sillaba della vocale o del dittongo finale di una parola con la vocale o il dittongo iniziale della parola seguente: A qualunque animale alberga in terra (Petrarca).

Una (parola) giapponese a Roma

Dhyana [di’ana]
Voce sanscrita.
Sostantivo maschile invariabile.
(religione, filosofia) Nello yoga, il penultimo stadio della ricerca, consistente nel completo accordo tra pensante e pensato senza che vi sia ancora assorbimento dell’uno nell’altro.

Parole d’arte

Annunciàto
Participio passato di annunciare. (Significato assunto in seguito al successo del romanzo Cronaca di una morte annunciata, 1981, del colombiano Gabriel García Márquez.
Anche annunziàto.
Aggettivo.
Nel linguaggio giornalistico, il termine è usato, sempre posposto al sostantivo cui si riferisce, con il significato di ‘prevedibile, che si può o si poteva prevedere da alcuni segnali premonitori’: un disastro annunciato; una vittoria annunciata.

Da Marco Marcon.

Dizionario gastronomico italiano-regionale

Maria Rita Pepe ci segnala che i topinambur sono anche detti carciofi di Gerusalemme, e anche rape tedesche. Questo vale in tutta Italia: non si tratta di un termine regionale. In inglese sono chiamati Jerusalem artichoke, mentre in Germania sono solo topinambur.

Perle dai porci

Ci scrive Mauro.

— Quando mi occupavo di selezione del personale mi è passata per le mani più di una lettera di richiesta di assunzione, anche da parte di laureati, che iniziava con "Il sottoscritto, nato a Torino e ivi residente a Vercelli in via…", talvolta preceduto dalla data: "Vercelli lì, …" oppure "Vercelli li’, …", a riprova che chi si adagia sul burocratese sembra non avere idea di cosa significhino alcuni dei termini che usa. —

VORACE, DIVORARE, DAN; Propone; Celebri; Battuta

novembre 29, 2012

Voràce
Dal latino vorace(m), derivato di vorare ‘divorare’.
Aggettivo.
1. Che ha bisogno di una grande quantità di cibo per saziarsi (detto di animale): lupo vorace; la locusta è un insetto vorace. Sinonimo: edace.
2. (estensione) Che mangia molto o troppo, con particolare avidità, golosità o ingordigia (detto di persona): un bambino vorace. Sinonimo: ingordo.
3. (figurato, letterario) Che distrugge con furia, con impeto rabbioso: la fiamma subita e vorace / non perdonò ad alcun, ma tutti estinse (Ariosto).

Divoràre
Dal latino devorare, composto di dì- ‘di- rafforzativo’ e vorare ‘inghiottire’.
Verbo transitivo [io divóro ecc.].
1. Mangiare con avidità, con voracità (detto di animali, specialmente feroci): il leone divorò la preda; si è divorato il pranzo in un baleno.
(estensione) Mangiare voracemente, inghiottendo il cibo in fretta, senza quasi masticarlo: ha letteralmente divorato la cena.
2. (raro, letterario, figurato) Depredare, distruggere, soggiogare: l’ambizione… soffia in cuor de’ potenti, incitandoli a divorare i vicini (Muratori).
3. (figurato) Consumare, distruggere: l’incendio ha divorato tutto il bosco; essere divorato dalla gelosia.
Divorare un patrimonio: dilapidarlo, sperperarlo.
Divorare un libro: leggerlo velocemente, d’un fiato.
Divorare la strada, il cammino, i chilometri: percorrerli a gran velocità.
Divorare qualcosa o qualcuno con gli occhi: guardarlo con intenso desiderio.

Divoràrsi
Verbo intransitivo pronominale.
(figurato) Struggersi, consumarsi: divorarsi dall’invidia.

Una (parola) giapponese a Roma

Dan [dan]
Voce giapponese.
Sostantivo maschile invariabile.
(sport) Nelle arti marziali giapponesi, ciascuno dei gradi che indica il livello di abilità dei praticanti che hanno conseguito la cintura nera: primo, terzo dan.
Utilizzato per indicare chi ha raggiunto tale livello: tiene i corsi un terzo dan di karatè.

La Parolata propone e Frasi celebri

Sempre sul "sé stesso", ci scrive Cristina Marsi.

— Sto pensando che non sempre la parola "stesso" seguendo il "se" elimini la possibilità di confusione con il se ipotetico, neppure al singolare.
Pensa ad una frase del tipo:
"mi chiedo se stesso si scriva con una sola esse o con due".
Io sono per il sè accentato!

Inoltre ricordo una tiritera imparata al liceo per ricordare i monosillabi che richiedono l’accento:
"ché dà dì
è là lì
né sé sì"

Stava poi allo studente ricordare che:
ché= perché,
dà= voce del verbo dare,
dì= voce del verbo dire (e forse anche dì=giorno, dovrei controllare…),
è =voce del verbo essere,
là= avverbio di luogo,
lì= idem,
né= negazione,
sé= il soggetto della nostra discussione,
sì= affermazione. —

Cristina usa un trucchetto, perché la sua frase, a rigore, dovrebbe essere scritta con "stesso" tra virgolette: mi chiedo se "stesso" si scriva con una sola esse o con due. Ma accettiamo ugualmente la frase proposta e la inseriamo nella nostra collezione.

Battuta obbligatoria

Quando qualcuno sta trasportando qualcosa come, ad esempio, un cartone di bottiglie di vino oppure, ancora meglio, un pacco regalo, bisogna avvicinarlo dicendo: “Grazie, ma non dovevi disturbarti, sei gentilissimo” e fare finta di prendergli dalle mani il cartone o il pacco.

TESTIERA, BARRIO; Propone; Arte: AMARCORD

novembre 28, 2012

Testièra
Derivato di testa, sul modello dell’antico francese têtière.
Sostantivo femminile.
1. La parte delle briglie che regge il portamorso passando sopra la testa del cavallo.
L’ornamento simile a una fascia posto sulla fronte dei bovini.
2. La parte del letto o del sedile che sta dietro alla testa; testata.
Parte alta della spalliera di poltrona o sedile, sagomata per appoggiarvi la testa.
3. Manichino a forma di testa in legno, cartapesta, gesso o plastica, con parte del busto, usato da parrucchieri e modiste per disporvi parrucche o cappelli.
4. (marina) Il lembo superiore della vela quadra legato al pennone.
5. Antica macchina da guerra simile all’ariete.
6. Nel medioevo e nel rinascimento, armatura frontale del cavallo che, integrata dal collo, ne proteggeva la testa.
7. Nel secolo XIV, ornamento femminile in forma di diadema.

Una (parola) giapponese a Roma

Barrio [‘barrio]
Voce spagnola.
Sostantivo maschile [plurale barrios].
Quartiere, rione popolare, specialmente con riferimento alle grandi metropoli dell’America latina.

La Parolata propone

Sé stesso. Come era lecito attendersi, i lettori della Parolata si sono lanciati nella ricerca di frasi che contenessero un "se stesso" o simili dove il "se" fosse la congiunzione e non il pronome. Se riuscissero a trovarla cadrebbe la supposta impossibilità di confondere congiunzione e pronome anche senza che il secondo abbia l’accento.

Il primo a inviare una mail alla redazione è stato Rambloi (pronuncia rambluá).

"Julienne non era mai sicura non solo di sapere come si sentisse ma persino neppure di sapere come fosse: se stessa in sé stessa e diversa altrove – in famiglia, con gli amici o con il suo compagno – oppure sempre o quasi somigliantesi, ovunque e con chiunque fosse."

Poiché il vostro curatore ha avuto qualche problema con la decodifica della frase, Rambloi lo ha facilitato eliminando i sottintesi, la frase diventa quindi la seguente.

"Julienne non era mai sicura non solo di sapere come si sentisse ma persino neppure di sapere come [lei] fosse: se [lei fosse la] stessa in sé stessa e diversa altrove – [e cioé] in famiglia, con gli amici o con il suo compagno – oppure [se lei fosse] sempre o quasi somigliantesi [ovviamente, ‘somigliante a sé stessa’], ovunque e con chiunque fosse."

Parole d’arte

Amarcòrd
Voce romagnola, propriamente ‘io mi ricordo’, dal titolo dell’omonimo film del 1973 di Federico Fellini.
Sostantivo maschile.
Ricordo, rievocazione nostalgica di fatti, luoghi, persone appartenenti al passato: quando ci siamo rivisti abbiamo fatto un lungo amarcord.

Marco Marcon, il nostro esperto in etimologie, si è assunto il compito di trovare per noi tutte le parole d’arte del mondo. A proposito, "Parole d’arte" deve essere inteso come "Parole da arte".

UBI, UBIQUO; Uomini: PAP-TEST; Punti

novembre 27, 2012

Parole a confronto

Ùbi
Voce latina; propriamente ‘dove’.
Sostantivo maschile invariabile.
(raro, poetico) Luogo, punto dello spazio: Io sentiva osannar di coro in coro / al punto fisso che li tiene a li ubi (Dante).

Avverbio.
(letterario, troncato in u’) Dove: la parte / u’la prim’ombra gitta il santo monte (Dante).

Ubiquità
Dal francese ubiquité, che è dal latino ecclesiastico ubiquitate(m), derivato del classico ubique ‘in ogni dove, dappertutto’.
Sostantivo femminile.
1. Facoltà di essere presente contemporaneamente in ogni luogo; onnipresenza (facoltà che, secondo la dottrina cattolica, è propria di Dio).
Avere il dono dell’ubiquità: poter essere presente in più luoghi nel medesimo momento (detto di taluni santi che avrebbero avuto da Dio tale facoltà); costui ha il dono dell’ubiquità!: (scherzoso) si fa vedere dappertutto, è presente in ogni occasione.
Non avere il dono dell’ubiquità: (scherzoso) si dice per sottolineare che, com’è ovvio, non si può essere contemporaneamente in più luoghi.
2. Caratteristica delle specie animali e vegetali ubiquiste.
3. (religione) Eresia degli ubiquisti.

Ubìquo
Derivato di ubiquità.
Aggettivo.
(raro) Che può trovarsi in più luoghi contemporaneamente: ubiquo ai casi, onnipresente su gli affari tenebrosi (Gadda).

Ubiquitàrio
Derivato di ubiquità.
Sostantivo maschile [femminile ubiquitaria].
(religione) Appartenente a una setta luterana (secoli XVI-XVII) che sosteneva la presenza fisica di Cristo in ogni luogo, e dunque anche nell’eucarestia.

Aggettivo.
1. (religione) Proprio degli ubiquitari: setta, dottrina ubiquitaria.
2. In ecologia, lo stesso che ubiquista.
3. Dotato di ubiquità, presente ovunque (specialmente scherzoso).

Ubiquìsta
Derivato del latino classico ubique ‘dappertutto’.
Aggettivo.
In ecologia, si dice di specie animale o vegetale che è diffusa ovunque, perché si è adattata ad ambienti diversi: la mosca domestica è un insetto ubiquista; l’essere umano è l’animale ubiquista per eccellenza.

Sostantivo maschile e e femminile [plurale maschile ubiquìsti].
(religione) Lo stesso che ubiquitario.

Uomini e parole

Pap-test [pap’test]
Dall’inglese Pap(anicolaou) test, ‘test di Papanicolaou’, anatomista greco naturalizzato statunitense (1883-1962) che ne fu l’ideatore.
Sostantivo maschile invar.
(medicina) Test per la diagnosi precoce dei tumori della cervice uterina e di altre affezioni dell’apparato genitale femminile, che si effettua attraverso l’esame citologico di un campione di secrezione vaginale; esame colpocitologico.

Punti e ripunti

Ha avuto grande successo la proposta di Mauro di inaugurare una rubrica sulla punteggiatura, la inauguriamo oggi con un intervento di Vizi Coloniali e con un titolo temporaneo: se qualcuno ha qualche proposta migliore la invii alla redazione, per favore.

— A proposito di punteggiatura, mi viene in mente un episodio letto in "Come si dice. Uso e abuso della lingua italiana", un libro di Luciano Satta che è un piccolo scrigno che regala ore di puro divertimento a chi ama le parole. Purtroppo non riesco a ritrovarlo nella mia libreria, ma qualche giorno, quando meno me l’aspetto, risalterà fuori.
Satta racconta di un ispettore del ministero dell’istruzione – ho il vago ricordo che fosse Papini, ma non ci metterei la mano sul fuoco – che si trova a fare un’ispezione in una scuola elementare e incontra un maestro che ritiene la punteggiatura poco importante. Si trovano in disaccordo e allora l’ispettore prende il gesso e scrive alla lavagna:
Il maestro dice l’ispettore è un asino.
Il maestro protesta, non intendeva certo dare dell’asino all’ispettore… E allora l’ispettore aggiunge un paio di virgole:
Il maestro, dice l’ispettore, è un asino.

Arte: BATRACOMIOMACHIA; DIVERTISSEMENT; Lettori; Yokopoko

novembre 26, 2012

Parole d’arte

Batracomiomachìa
Dal greco Batrachomyomachía, titolo di un poemetto parodistico attribuito nell’antichità a Omero; composto di bátrachos ‘rana’, mys ‘topo’ e máchì ‘battaglia’, propriamente ‘battaglia delle rane e dei topi’. il poemetto ispirò a Giacomo Leopardi una sorta di continuazione o appendice in ottava rima, I paralipomeni della Batracomiomachia, dove nella lotta delle rane e dei topi sono satiricamente adombrati i tentativi rivoluzionari e le repressioni reazionarie in Italia dal 1815 al 1835.
Sostantivo femminile.
(letterario, figurato) Contesa vana e ridicola, fatta per futili motivi.

Grazie a Marco Marcon.

Una (parola) giapponese a Roma

Divertissement [divErtis’man]
Voce francese; propriamente ‘divertimento’.
Sostantivo maschile invariabile.
1. (musica) Composizione musicale di carattere leggero e giocoso. Anche: divertimento.
2. Composizione letteraria o artistica caratterizzata dalla elaborazione giocosa di uno o più temi o generi: quel racconto costituisce un felice divertissement.

I lettori ci scrivono

Roberto Vittorioso, a proposito di "ripa".

— A Roma avevamo il Porto di Ripa sul Tevere, oggi abbiamo, sempre vicino al fiume, via Ripetta e la Basilica di San Francesco a Ripa.
Il rione Ripa ha sullo stemma un timone, a ricordo del passato. —

Yokopoko Mayoko

Roero, per esteso Franco Roero, è il titolare di un’azienda vinicola del Monferrato, e ciò porta ad abiezioni come il Grignolino DOC Roero.