Archive for novembre, 2016

Fatico, Kludge; Accento; Lettori; Rovinata

novembre 30, 2016

Fàtico
Dal greco phatos ‘che si pò esprimere’, termine moderno coniato dall’antropologo Malinowski.
Aggettivo.
In linguistica e più specificamente nelle teorie sul comportamento linguistico, nelle espressioni comunione fatica, funzione fatica, quella particolare funzione che ha talvolta il linguaggio verbale, non di comunicare o chiedere informazioni, ma di stabilire o mantenere un contatto fra colui che parla (locutore) e chi ascolta (destinatario); hanno tale funzione, per esempio, le formule stereotipate come «Pronto, mi senti?», «Come va?», «Capito?» e simili con cui si avvia e si continua una conversazione telefonica, oppure i commenti sulle condizioni atmosferiche o le domande sullo stato di salute che si scambiano due persone che s’incontrano.

Una (parola) giapponese a Roma

Kludge [kladZ oppure kludZ]
Voce inglese di etimologia sconosciuta.
Sostantivo maschile invariabile.
1. (tecnologia) Sistema costruito in modo frettoloso e confuso.
2. (informatica) Software che, pur funzionando in modo sostanzialmente corretto, si rivela carente per essere stato scritto in maniera frettolosa, poco chiara e difficile da mantenere.

L’accento, questo sconosciuto

Fatico, della funzione fatica, ha l’accento sulla a: fàtico, e non fatìco.

I lettori ci scrivono

Alex Merseburger giustamente precisa che il key account è il cliente importante per un’azienda, mentre chi si occupa della gestione di tali clienti è il key account manager, e non solo key account, come erroneamente scritto ieri.

La parola rovinata

SCOREGGIARSI
Perdere fiducia in se stessi per un’incurabile flatulenza.
Di Franco Palazzi.

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Capezzale, Capezzo; Scapezzare, Key account

novembre 29, 2016

Parole a confronto

Capezzàle
Dal latino capitiale, derivato di capitium.
Sostantivo maschile (plurale capezzali).
1. Specie di basso e stretto guanciale, oggi di uso poco comune, che occupa l’ampiezza del letto e si pone sotto al guanciale vero e proprio per tenerlo più sollevato; serve anche ad avvolgervi il lenzuolo inferiore perché stia più disteso.
(estensione) La parte del letto presso la spalliera, dove sta il capezzale.
(figurato) Il letto di chi è malato o sta per morire: accorrere al capezzale di qualcuno; la mamma rimase al suo capezzale per giorni e giorni.
2. (antico) Collarino o scollatura di abito femminile: le donne col capezzale tanto aperto (Sacchetti).

Capézzo
Dal latino capitium ‘estremità; apertura superiore della tunica’, derivato di caput ‘capo’.
(antico) Cavezza, fune per legare i cavalli o animali simili.

Capézza
Uguale etimo di capezzo.
1. (antico) Cavezza.
2. (aeronautica) Cavetto che agisce sul dispositivo di stabilizzazione di un elicottero e mediante il quale quest’ultimo, quando sia in volo stazionario, viene manovrato da terra.

Scapezzàre
Derivato dell’antico capezzo. nel significato originario di ‘estremità’, col prefisso s- privativo.
Verbo transitivo (io scapézzo ecc.).
1. (agricoltura) Potare un albero a capitozza, portandone via tutta la parte più alta, Sinonimo: scapitozzare.
2. (estensione, antico) Abbattere la cima di torri, campanili e simili.
Tagliare con un colpo secco e deciso.
Tagliare la testa a persone o animali.

Una (parola) giapponese a Roma

Key account [ki ak’kaunt]
Locuzione inglese, propriamente ‘cliente chiave’.
Locuzione sostantivale maschile e femminile invariabile.
Nel marketing, il cliente ritenuto strategicamente importante.
In un’azienda, chi si occupa della gestione di tali clienti.

Astruso, Maternage; Canzone

novembre 28, 2016

Astrùso
Dal latino abstrusus, participio passato di abstrudere ‘spinger via, nascondere’.
Aggettivo.
1. Difficile a capirso per troppa sottigliezza o astrattezza: linguaggio astruso; ragionamenti, concetti aastruso; materia, dottrina, teoria astrusa.
2. (antico) Recondito, nascosto: si fermerà in ogni canto più astruso a mirarlo tutto (Segneri).

Una (parola) giapponese a Roma

Maternage [mater’nadZ]
Vcoe francese, derivata del latino maternus ‘materno’, come traduzione dell’inglese mothering.
Sostantivo maschile invariabile.
(medicina) In psicoterapia, tecnica per la cura delle psicosi che cerca di instaurare fra terapeuta e paziente un rapporto simile a quello esistente fra madre e bambino, per superare frustrazioni e traumi che si presumono avvenuti nella prima infanzia, per difetto di cure materne.
(estensione) Nel linguaggio non specialistico, atteggiamento caratterizzato da affettuosità materna di una persona verso un’altra: esercitare un maternage; avere bisogno di maternage.

La Canzone Settimanale Enigmistica

Concorrenti che hanno risposto correttamente della diciassettesima canzone: Bettyblu (5+5), Vizi Coloniali (5+4), Piero Fabbri (5+3), Alberto Cacciari (5+2), Maurizio Codogno (5+1), Simona Gavagni (che ci fa notare che in questo periodo circola in rete anche il RAP di Trieste di Jay Rah), Alby, Francesco Caiazzo, Fermassimo, LucaBoh, Alex Merseburger, Giuly, Babette, Mario Cacciari, M.Fisk, Michele (5). Più altri 5 punti a Michele, che se li era visti sottrarre la settimana scorsa dal vostro curatore sbadato.

Passando alla diciottesima canzone, giocheremo fino a mercoledì 30 novembre.

Viagra (3 4 3)

Virgulto, Rimessiticcio; Kernel; Albioniche

novembre 25, 2016

Parole a confronto

Virgulto
Dal latino virgultum, che è dall’aggattivo virgultus ‘pieno di ramoscelli’, derivato di virgula ‘ramoscello sottile’, diminutivo di virga ‘verga, ramoscello’.
Sostantivo maschile.
(letterario) Arbusto con rami sottili e numerosi; anche rimessiticcio, pollone: teneri virgulti; Quanto giova a mirar pender da un’erta Le capre, e pascer questo e quel virgulto (Poliziano).
(figurato, anche scherzoso) Giovane rampollo, giovane discendente di una famiglia, specialmente nobile.

Mi chiedete se esiste anche la forma femminile, magari virgulta? Non lo so, non sono riuscito a capirlo.

Rimessitìccio
Derivato di rimesso, participio passato di rimettere.
Aggettivo e sostantivo maschile (aggettivo plurale femminile: rimessiticce).
Originato, sviluppato nel fusto o nei rami di una pianta in seguito a recisione o ad altri traumi: germoglio, ramo rimessiticcio. Più frequentemente usato come sostantivo maschile: tagliare, potare i rimessiticci; qua e là, rimessiticci o getti di gelsi, di fichi, di peschi, di ciliegi, di susini (Manzoni). I rimessiticci, detti anche rimesse, rampolli, ributtaticci, ricacci, rigetti, crescono numerosi dal ceppo di alcuni alberi, come castagni, querce ecc., sviluppandosi di norma da gemme dormienti.

Una (parola) giapponese a Roma

Kernel [‘kernel]
Voce inglese, propriamente ‘nucleo, nòcciolo’.
Sostantivo maschile invariabile.
(informatica) La parte fondamentale di un sistema operativo di un computer, che svolge tutte le funzioni di base e più importanti.

Curiosità albioniche

Non si tratta di una curiosità albionica in senso stretto, ma con l’alto obiettivo di tenere in vita la rubrica pubblichiamo volentieri il contributo di Maurizio Codogno.

— Può essere interessante notare come la colazione inglese, “breakfast”, è letteralmente un rompi-digiuno. E in effetti in un libro dell’Ottocento (il cui titolo naturalmente ora mi sfugge) mi capitò di leggere che al mattino il protagonista “broke his fast”. —

Plagiario, Manicure, Pedicure; Albioniche; Canzone

novembre 24, 2016

Plagiàrio
Dal francese plagiaire, che è dal latino plagiarius ‘chi sottrae servi e bestiame altru’, in Marziale ‘ladro di libri’; da plagium, che è l’atto commesso dal plagiarius.
Aggettivo e sostantivo maschile.
Chi commette plagio; in particolare, in relazione al plagio letterario, chi nella sua opera si appropria, facendole passare per sue, di opere o parti di opere altrui.
(estensione) Imitatore o ripetitore pedissequo che spaccia come proprie le cose dette o innovate da altri, tacendo la fonte da cui le ha attinte.

Plàgio
Dal latino tardo plagiu(m) ‘furto di schiavi e bestiame altrui’, prestito del greco plághion ‘sotterfugio’, neutro sostantivo di plághios ‘obliquo, ingannevole’.
Sostantivo maschile.
1. Appropriazione illecita, totale o parziale, di lavoro altrui, letterario, artistico e simili, che si voglia divulgare sotto proprio nome.
(estensione) Ciò che viene spacciato per proprio: questo libro è un plagio.
2. (diritto) Nel diritto romano, comportamento criminoso di chi si impossessa dolosamente o fa commercio di un uomo libero o di uno schiavo altrui.
(diritto) Nell’ordinamento penale italiano fino al 1981, il reato consistente nell’assoggettare una persona al proprio volere in modo da annullarne l’autonomia e la personalità.

Una (parola) giapponese a Roma

Manicure [mani’kur]
Adattamento del francese manucure, attestato anche nella forma manicure, composto del latino manus ‘mano’ e tema di curare ‘curare’.
Sostantivo maschile e femminile invariabile.
1. Persona addetta alla cura delle mani, soprattutto delle unghie: andare dalla manicure.
2. L’insieme delle azioni occorrenti alla cura delle mani e delle unghie: farsi, e farsi fare, il (la) manicure.

Pedicure [pedi’kur]
Dal francese pédicure, composto del latino pes pedis ‘piede’ e del tema di curare ‘curare’.
Sostantivo maschile e femminile invariabile.
1. Chi, per professione, si occupa della cura e del trattamento estetico dei piedi, in particolare delle unghie e delle affezioni superficiali.
2. (solo maschile) Il complesso delle operazioni occorrenti alla cura dei piedi: fare, farsi il pedicure.

Curiosità albioniche

Alberto Cacciari ci aiuta a tenere in vita la nuova rubrica, facendoci anche una domanda.

—- Mi ha sempre colpito la curiosa identità tra "forgive" e "perdonare".
Una parola sembrerebbe la pedestre traduzione dell’altra: per-donare = for-give e viceversa. Che sia un puro caso? Se non lo è, quale delle due parole è la gallina e quale l’uovo? —

Dal dizionario Oxford etimologico si legge che si tratta un calco (loan-translation), cioè che è stato tradotto letteralmente nelle sue singole componenti semantiche, dal latino perdonare, inteso come per-donare, a sua volta da con-donare. Quindi dal latino perdonare sono nati l’antico sassone fargeban, l’olandese vergeven, il tedesco vergeben, il gotico fragiban, il francese pardon e l’inglese (to) forgive. Quindi no, non è un caso, e il primo è stato il latino, da cui derivano tutte le lingue in modo curiosamente pedissequo.

La Canzone Settimanale Enigmistica

Terminato di giocare con il diciassettesimo liibro, ecco indizio e soluzione.

34100 (2 3 2 7)

Il can di Trieste, di Lelio Luttazzi, con il passaggio per Il CAP di Trieste, anche nella versione dialettale El can de Trieste.