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Candelora, Candelaia, Jamboree; Idiozia

ottobre 12, 2016

Candelòra
Dal latino tardo (festum) candelorum per candelarum ‘candelaia’; il mutamento di genere è forse dovuto a incrocio con (festum) cereorum, cioè ‘festa dei ceri’, come fu chiamata in alcune regioni.
Sostantivo femminile.
Nome dato in passato, in molte lingue (ad esempio in inglese Candlemas, in tedesco Lichtmess, alla festa della Purificazione di Maria Vergine (secondo la tradizione ebraica una donna ritorna pura dopo 40 giorni dal parto di un figlio maschio, quindi il 2 febbraio rispetto al 25 dicembre) e in seguito, con la riforma liturgica postconciliare, attribuito alla festa della Presentazione di Gesù al tempio, anch’essa il 2 febbraio. Il nome deriva dalla tradizionale benedizione delle candele con relativa processione.

Candelàia
Dal latino tardo (festum) candelarum ‘(festa) delle candele’.
Anche candelàra o candelària.
Sostantivo femminile e, anticamente, aggettivo.
(toscano) Candelora: s’appressava la festa della Candelara, che si faceva gran festa al Po (Novellino); la notte di s. Maria candelaia (Villani).

Una (parola) giapponese a Roma

Jamboree [dZambo’ri]
Voce inglese, di etimologia ignota, forse si tratta di una parola inventata da Baden Powell, fondatore dello scoutismo, come composto di jam ‘marmellata’ e boy ‘ragazzo’, quindi ‘marmellata di ragazzi’, oppure costruita sulla parola swahili jambo, che significa ‘ciao’.
Sostantivo maschile invariabile.
Raduno nazionale o internazionale di scout.

Idiozia popolare

La candelora è famosa per il proverbio associato, e per tutte le sue varianti locali.
Ecco le due versioni che ci permettono di inserirlo a pieno titolo nella nostra rubrica di idiozia popolare.

Madonna della Candelora
dell’inverno sèmo fòra
ma se piove o tira vento,
de l’inverno semo ancora ‘rento.

Per la Santa Candelora
se nevica o se plora
dell’inverno siamo fora,
ma se l’è sole o solicello
siamo sempre a mezzo inverno.

Insomma, il 2 febbraio finisce l’inverno, ma nel caso facesse brutto oppure bello potrebbe anche non finire. Le altre versioni, per il momento, ve le risparmio.

BOZZIMA, PRAM; Animali: TINCONE; Accento; Idiozia

aprile 29, 2014

Bòzzima
Latino tardo apozĕma(m), dal greco apózema ‘decotto’, derivato di apozêin ‘far bollire’.
Anche, raro, bòsima.
Sostantivo femminile.
1. (tessile) Soluzione di sostanze colloidale con la quale vengono impregnati i filati prima della tessitura per ricoprirli con una guaina atta a renderli lisci, flessibili e resistenti.
2. (agricoltura) Miscuglio di terra e letame in cui si pongono le piante arboree prima della messa a dimora.
3. (regionale centro) Miscuglio d’acqua e crusca per i polli. Sinonimo: pastone.
4. (regionale centro, estensione) Intruglio dall’aspetto disgustoso.

Una (parola) giapponese a Roma

Pram [pram]
Voce inglese, dall’olandese praam.
Sostantivo maschile invariabile.
(marina) Barchino di servizio con la prua a specchio come la poppa, usato specialmente nel Nord Europa, a bordo di pescherecci.

Animali di parole

Tincóne
Da tinca, il pesce, secondo un passaggio semantico non chiarito.
Sostantivo maschile.
1. (medicina, raro) Tumore, ascesso inguinale: Voi, maestri cotali, / medici da guarir tigna e tinconi, / siete un branco di ladri e di castroni (Berni).
2. (popolare, toscano) Persona fastidiosa.

L’accento, questo sconosciuto

Si dice bòzzima, e non bozzìma.

Idiozia popolare

A volte ci si chiede: i figli assomigliano ai padri?
La risposta, come sempre, la si può trovare nell’idiozia popolare dei proverbi.

Tale padre, tale figlio
vs.
A padre avaro, figliuol prodigo.

DISCINTO, FLIRT; Arte; Idiozia

settembre 14, 2012

Discìngere
Dal latino discingere, composto di dis- ‘dis-‘ di negazione e cingere ‘legare, cingere’.
Anche, antico, discìgnere.
Verbo transitivo [coniugato come cingere].
(letterario) Togliere la cintura, la spada o un’altra cosa che cinga i fianchi: chi ti discinse il brando? (Leopardi).
(estensione) Liberare da ciò che lega, cinge o simili.

Verbo riflessivo.
(disusato) Sciogliersi le vesti.

Discìnto
Participio passato di discingere.
Aggettivo.
1. Di persona che è vestita in modo succinto e scomposto: apparve tutta discinta.
2. (letterario) Vestito miseramente: devata era a fila la vecchiarella, / discinta e scalza (Petrarca).

Una (parola) giapponese a Roma

Flirt [fl@rt]
Voce inglese; da to flirt ‘amoreggiare’.
Sostantivo maschile invariabile.
1. Relazione sentimentale superficiale e di breve durata.
2. (estensione) La persona con cui si ha un flirt: avere un flirt; è il suo nuovo flirt.

Flirtàre
Verbo intransitivo [ausiliare avere].
1. Avere un flirt; amoreggiare in modo superficiale, senza impegnare i propri sentimenti.
2. (estensione, figurato) Stabilire una sorta di intesa: un politico che flirta con l’opposizione.
Agire in modo disinvolto o scanzonato, quasi provocatorio (con qualcuno o qualcosa di temibile): flirtare con l’avversario, col pericolo.

Parole d’arte

Candid camera [‘kendid ‘kamera]
Voce inglese, composto di candid ‘spontaneo’ e camera ‘camera’; dal titolo di una rubrica televisiva americana, imitata in tutto il mondo, che presentava filmati di questo tipo realizzati in luoghi pubblici.
Locuzione sostantivale femminile invariabile.
Ripresa televisiva o cinematografica in cui la macchina è nascosta, realizzata all’insaputa delle persone che sono oggetto della ripresa e in cui l’inserimento nella vita quotidiana di situazioni provocatorie spesso suscita risultati curiosi o comici.

Proposta da Marco Marcon.

Idiozia popolare

Due proverbi interscambiabili ma con significati opposti.

Can che abbaia non morde
vs.
Tanto tuonò che piovve.

CILECCA, HIRAGANA; Fabbri; Idiozia; Tommaso

maggio 24, 2011

Cilécca
Etimo sconosciuto.
Anche, antico, scilécca.
Sostantivo femminile.
1. (toscano) Burla, scherzo, promessa non mantenuta.
2. Far cilecca: detto di arma da fuoco, scattare a vuoto senza che il colpo parta, per difetto della cartuccia o della percussione: il fucile ha fatto cilecca.
(figurato) Venir meno, fallire: all’esame ho fatto cilecca.

Una (parola) giapponese a Roma

Hiragana [ira’gana]
Voce giapponese, composto di hira ‘piano, piatto’ e kana nome dei caratteri del sillabario giapponese.
Sostantivo maschile invariabile.
Sillabario giapponese derivato da forme corsive di caratteri cinesi.

Il Fabbri citante

Ci scrive Piero Fabbri riguardo all’etimologia di "sabba":
Dal francese antico sabbat, che è dal latino sabbatum ‘sabato’, in segno spregiativo e perché secondo alcune tradizioni si svolgeva la notte del sabato.

— Altro giorno buono per tali convegni si narra che fosse il mercoledì: e siccome per arrivare in tempo le streghe e i demoni si mettevano in viaggio i giorni prima e veniva considerato più prudente non viaggiare quando le strade erano così malamente frequentate, si riteneva saggio non viaggiare di martedì e venerdì. Cosa che dovrebbe essere all’origine del detto "Né di venere né di marte: non si arriva, non si parte, non si dà inizio all’arte".

Idiozia popolare

Piaccioni di più le cose proprie o quelle altrui? Sentiamo cosa ci dicono i proverbi.
L’occhio del padrone ingrassa il cavallo.
vs
L’erba del vicino è sempre la più verde.

Tommaso Feleri! Chi era costui?

Secondo indizio
Magari le conseguenze sono delle figlie, al posto di figli. E allora si continua, finché il figlio non arriva, finalmente. Arriva anche la solitudine, e la morte dei genitori. E arriva anche l’eredità, grande, la maggior parte, e con questa arriva l’invidia dei fratelli che si considerano maltrattati. Nella solitudine continua la vita, con poche persone con cui scambiare qualche parola, e il tempo passa.

CANONE, RECLAME; Uomini; Idiozia; Tommaso

febbraio 22, 2011

Cànone
Dal latino canone(m), che è dal greco kanón -ónos ‘regolo, canna’, poi per traslato ‘norma, regola’, da kanna ‘canna’.
Sostantivo maschile.
1. Regola, criterio normativo, principio fondamentale: il canone della bellezza classica; comportarsi secondo i canoni.
(filosofia) Criterio di verità; principio che regola un procedimento conoscitivo.
2. (diritto) Controprestazione in denaro o in altre forme, corrisposta periodicamente per l’utilizzazione di un bene: canone d’affitto, di locazione; pagare, riscuotere il canone.
Equo canone: canone d’affitto di un’abitazione stabilito da un’apposita legge che disciplina le locazioni degli immobili urbani.
Canone d’abbonamento: che deve essere pagato dagli abbonati a una pubblicazione periodica o a un servizio.
3. Nel diritto canonico, decreto, norma di valore universale emanata dalla chiesa in materia di fede o di disciplina ecclesiastica; anche, ognuno degli articoli del codice di diritto canonico: i canoni del concilio di Trento; citare il canone cinque.
Catalogo ufficiale dei santi canonizzati.
4. Elenco delle opere e degli autori che costituiscono i modelli da seguire: il canone dei poeti tragici; canone alessandrino, corpus di autori greci definito dai grammatici in età alessandrina.
Canone della Sacra Scrittura: (ecclesiastico) il catalogo ufficiale dei libri riconosciuti dalla chiesa come ispirati da Dio.
Catalogo dei libri che, in alcune religioni, sono riconosciuti rivelati, sacri o autentici: canone buddistico, ebraico, cristiano.
5. (ecclesiastico) La parte essenziale della messa, dal prefazio alla comunione, ora denominata prece eucaristica.
6. (musica) Struttura musicale a più parti tipica della polifonia antica, fondata sulla ripresa e l’imitazione rigorosa della melodia proposta inizialmente da una delle parti.
Composizione a sé stante, o parte di altre composizioni, come nella fuga.

Una (parola) giapponese a Roma

Réclame [re’klam]
Voce francese; in origine termine tipografico che valeva ‘chiamata’ (a piè di pagina), poi ‘breve annuncio nel testo di un giornale’; derivato di réclamer, che è dal latino reclamare ‘chiamare ad alta voce’.
Sostantivo femminile invariabile.
1. Appello rivolto al pubblico mediante i giornali, la radio, la televisione e altri mezzi di diffusione, per invogliarlo ad acquistare un prodotto, a recarsi a uno spettacolo ecc.; propaganda, pubblicità: réclame efficace, azzeccata.
È tutta réclame: si dice di cosa che vale poco, nonostante la pubblicità.
Far réclame a qualcosa, a qualcuno: farne conoscere le qualità.
2. (estensione) Il mezzo con cui si reclamizza qualcosa (cartellone, opuscolo pubblicitario, comunicato commerciale ecc.).
Réclame luminosa: insegna al neon.

Aggettivo invariabile.
Effettuato a scopo pubblicitario: prezzo réclame.

Uomini e parole

Isabèlla
Dal francese isabelle, che è dal nome proprio Isabelle ‘Isabella’, con riferimento a un personaggio storico non bene identificato.
Aggettivo e sostantivo maschile invariabile.
Si dice di un colore giallo pallido tendente al fulvo, tipico del pelame di alcuni cavalli sauri.

Isabèlla
Dal nome di Isabella Gibbs (secolo XIX), che diffuse questo vitigno.
Sostantivo femminile.
Vitigno di origine americana, che dà un’uva nera da tavola dal sapore di fragola, detta comunemente uva fragola.

Idiozia popolare

Chi si somiglia si piglia
e
Gli opposti si attraggono
sono due proverbi che si contraddicono. Proposti da Marco Marcon.

Tommaso Feleri! Chi era costui?

Secondo indizio
L’altro era una pessima persona, odiata da tutti, disprezzata dalla società. Non aveva un lavoro, era brutto, era malvagio, i soldi li rubava alle brave persone e faceva solo del male agli altri.