Archive for novembre, 2015

Motivo, Couponing; Lettori; Conchiglie

novembre 30, 2015

Parole a confronto

Motivo
Dal latino tardo motivus, derivato di movere ‘muovere’ attraverso il participio passato motus, successivamente sostantivato.
Sostantivo maschile.
1. Stato d’animo, convinzione intellettuale, principio morale e simili che, influendo sulla volontà, spinge ad agire in un determinato modo o a compiere una determinata azione: fare qualcosa per seri motivi, senza un motivo; con il tuo comportamento sei stato motivo di scandalo per tutti.
(burocrazia) Sinonino di motivazione: il motivo (o i motivi) di una sentenza, d’una promozione.
(diritto processuale) Motivi di impugnazione di una sentenza: gli elementi, di fatto o di diritto, per i quali si chiede al giudice superiore la riforma di una sentenza.
(locuzione avverbiale) A motivo di, per motivo di: a causa di; la lettera neppure ieri ha potuto partire, a motivo del vento (Mazzini).
Per che o per quale motivo?: perché?.
Motivo per cui: (popolare o scherzoso) perciò, per la qual cosa: il tempo minaccia pioggia, motivo per cui prenderò l’ombrello.
2. (musica) Il nucleo dell’idea che, interamente definita, diviene tema, melodia ecc.; talvolta, un disegno qualunque del tessuto musicale, anche se privo del valore di tema fondamentale del pezzo: il motivo di un’opera; un motivo di successo.
(estensione) Sinonimo di tema o melodia.
Motivo dominante (o conduttore, o ricorrente): il tema fondamentale di un brano musicale o, per analogia, di un componimento letterario.
(estensione, letteratura) Idea da cui diramano alcune delle parti di un racconto, o che col suo ripresentarsi ritma e scandisce il racconto stesso; particolare aspetto, tono, o interesse psicologico che si concreta fantasticamente in un’opera, o in un gruppo di opere: il motivo della Provvidenza nei Promessi Sposi; il motivo degli umili nel romanzo dell’Ottocento.
(arti figurative, architettura) Complesso ritmico di linee, di colori, di piani, dominante nell’opera.
In cornici, fregi e simili, l’elemento decorativo che si sviluppa con un dato ritmo e ricorre a determinate distanze: il fregio svolge un motivo floreale.
In tessuti, carte da parati e simili, il disegno che, ripetuto un numero indefinito di volte a distanze regolari, costituisce il complesso decorativo del tessuto o della carta.
In cristallografia strutturale, il raggruppamento di particelle (atomi, ioni) che rappresenta quell’unità dalla cui regolare ripetizione nello spazio risulta costituita la materia cristallina.

Motivazióne
Derivato di motivare, nel terzo significato per influenza dell’inglese motivation.
Sostantivo femminile.
1. Il motivare, il motivarsi e il loro risultato.
2. (burocrazia) Annotazione apposta su registri o libri mastri allo scopo di giustificare l’origine e le caratteristiche di operazioni contabili.
(diritto) Esposizione delle ragioni di fatto e di diritto e delle disposizioni adottate in un provvedimento di pubblica autorità.
3. (psicologia) Impulso conscio o inconscio ad agire per soddisfare carenze intervenute a turbare l’equilibrio di adattamento.
Insieme delle cause e dei fattori dinamici che concorrono a determinare le caratteristiche comportamentali di un individuo.

Una (parola) giapponese a Roma

Couponing [ku’poning]
Voce inglese, derivato di coupon ‘pezzo’.
Sostantivo maschile invariabile.
(commercio) Forma di pubblicità consistente nell’inserire tagliandi di sconto o di offerte speciali all’interno di quotidiani e riviste, nelle buche delle lettere o simili.

I lettori ci scrivono

Il vostro curatore aveva scritto: "In inglese esiste la parola rationale, col significato di spiegazione delle opinioni, delle credenze, dei comportamenti o dei fenomeni, e di motivazione implicita. In italiano si dovrebbe usare, appunto, la parola motivazione."

Risponde Maurizio Codogno.

— No.

In italiano che non sia burocratese si dice "Il motivo che ha portato a questo progetto", "Il motivo per cui è stata fatta questa scelta". Sennò tanto vale lasciare razionale. —

Il vostro curatore incassa silenziosamente.

Per un pugno di conchiglie

Risultati del quarantaseiesimo libro: indovinano al secondo indizio LucaBoh (4+5 punti), Patrizia Franceschini (4+4), M.Fisk (4+3), Vizi Coloniali (4+2) e Francesca Ortenzio (4+1); al terzo indizio Cinzia Agostinetto, Paola Zucchi, Liana Sassoli, Marco Marcon e Francesco Caiazzo (3); al quarto Mauro Palma (2); al quinto Critina (1).
Le risposte sbagliate sono state cinque. La risposta corretta è sul sito. Possiamo cominciare a giocare con il quarantasettesimo libro.

Quarantasettesimo libro, primo indizio

Un pericolo aleggia sul mondo, incontrollato e ignoto. Bisogna fare qualcosa per risolvere il problema, non si può andare avanti in questo modo.

Neup- Errare; Zonzo; Conchiglie

novembre 27, 2015

Non è una passeggiata, a cura di PassoBarbasso

Erràre
Latino errare ‘vagare, sbagliare’.
Verbo intransitivo (io èrro ecc.).
1. Andare qua e là senza direzione o meta certa, anche figurato: errare per i campi, per le strade; errare con gli occhi, con lo sguardo; errava col pensiero; Tal dell’arpa diffuso erra il concento (Foscolo).
(poetico, anche transitivo) Mari e poggi errando, Tutto l’orbe trascorre (Leopardi); Dante […] errava Pensoso peregrin la selva fiera (Carducci).
Sviarsi, anche figurato: errare dalla via, errare dal retto sentiero; O forse erra dal vero, Mirando all’altrui sorte, il mio pensiero (Leopardi).
2. Ingannarsi in un’opinione, sbagliare in ciò che si crede o si afferma: Come Livio scrive, che non erra (Dante); se erro correggimi; errando s’impara; se non erro, la situazione è questa; errare in materia di fede.
In senso morale, commettere colpa: se ho errato, sono pronto a fare la penitenza.
(non comune) Con uso transitivo, sinonimo di sbagliare: errare il cammino; mai colpo il cavalier non erra (Tasso).

A zonzo tra le parole

Masso erratico
Il masso erratico (dal latino erràre, vagare) o masso delle streghe (spesso indicati anche col nome di trovanti) è una grande roccia che è stata trasportata a fondovalle da un ghiacciaio. Questi massi, dopo che il ghiacciaio si è ritirato, occupano un’insolita posizione in mezzo alla pianura; per questo, e anche a causa delle loro insolite dimensioni, diventano spesso meta di molti rocciatori e alpinisti.

Ebreo errante
L’ebreo errante è una figura leggendaria, protagonista di un racconto popolare europeo che nasce, molto probabilmente, nel periodo del Basso Medioevo.
Si tratterebbe di un ebreo ignoto che, stando a varie interpretazioni, negò l’accoglienza a Gesù di Nazareth durante l’episodio evangelico della Passione, non avendo riconosciuto in lui il messia. Per questo motivo Gesù lo avrebbe maledetto, costringendolo a vagabondare per sempre sulla terra, senza riposo e senza poter morire, fino alla fine dei tempi.

Erratic marxist
Yanis Varoufakis, economista e politico greco, già ministro delle finanze della Grecia nel Governo Tsipras definisce sé stesso "erratic marxist".

Per un pugno di conchiglie

Quarantaseiesimo libro, quinto indizio

Infine un incendio porta distruzione e morte. La situazione sembra disperata, gruppi di malati si contendono il cibo e le risorse, l’odio cresce. Poi, tutto a un tratto, la malattia finisce, i malati guariscono e tornano a vedere. Fine.

Universali: Illazione; Hybris; Accento; Perle; Conchiglie

novembre 20, 2015

Parole universali

Illazióne
Dal latino illatione(m), derivato di illatus, participio passato di inferre ‘inferire’.
Sostantivo femminile.
1. Il trarre da alcune premesse una conseguenza logica.
2. (comunemente) Convinzione o giudizio ricavato per deduzione da alcune premesse.
Giudizio gratuito, privo di fondamento: le tue non sono che illazioni.

Una (parola) giapponese a Roma

Hybris [‘ibris]
Dal greco antico, significa genericamente ‘insolenza, tracotanza’ e nella cultura greca antica è anche personificazione della prevaricazione dell’uomo contro il volere divino.
Sostantivo femminile.
Orgoglio che, derivato dalla propria potenza o fortuna, si manifesta con un atteggiamento di ostinata sopravvalutazione delle proprie forze, e come tale viene punito dagli dèi direttamente o attraverso la condanna delle istituzioni terrene: la hybris di Prometeo.

L’accento, questo sconosciuto

Si pronuncia Promèteo, alla latina, ma si può anche dire Prometèo, alla greca.

Perle linguistiche

Sentita in spiaggia: per fare rafting eravamo alabardati con casco e protezioni ovunque.

Grazie a maqroll.

Per un pugno di conchiglie

Quarantacinquesimo libro, quinto indizio

Perché i suoi nemici si sono evoluti: la nuova generazione non non ha più le limitazioni della vecchia, è più organizzata, non teme la luce, lo stanerà e lo ucciderà. Ma lui, il nostro uomo, è stanco, non vede di fronte a sé alcun futuro, non trova le motivazioni per continuare a combattere. Aspetterà la fine.

Locazione, Walser; Lettori; Conchiglie

novembre 19, 2015

Locazióne
Dal latino locatio -onis, derivato di locare ‘affittare’.
Sostantivo femminile.
1. Contratto bilaterale col quale una parte (locatore) si obbliga nei confronti di un’altra (conduttore o locatario) a far godere una cosa mobile o immobile per un dato tempo e dietro corrispettivo determinato.
(generico) Il dare o prendere in godimento un bene mediante contratto di locazione: locazione di uno stabile, di un appartamento.
2. Locazione di opera: (diritto) contratto per cui una delle parti si obbliga a fare un lavoro per l’altra in cambio di una pagamento pattuito.

Una (parola) giapponese a Roma

Walser [‘valser]
Voce tedesca, derivato di Walliser ‘ vallese’.
Aggettivo invariabile, sostantivo maschile e femminile invariabile.
1. Nome dei componenti di una popolazione di lingua tedesca inizialmente stanziata nel Vallese svizzero e stabilitasi nella prima metà del secolo XIII in Val d’Aosta alla testata delle valli intorno al massiccio del Monte Rosa, con centri principali in Gressoney, Alagna, Macugnaga ecc.
(aggettivo) Che appartiene ai walser.
2. Abitazione con struttura in legno e tetto in ardesia, caratteristica di tale popolazione.

I lettori ci scrivono

Nel 2011, nella definizione della parola "sillaba", scrivemmo "Non cambiare una sillaba: (figurato) non cambiare una parola di ciò che è stato detto o scritto da altri". Al tempo ci scrisse Andrea Laganà, che pubblichiamo ora con un ritardo minimo.

— Se, come scrivi, ‘non cambiare una sillaba’ significa ‘non cambiare una parola’, allora ne deduco che non cambiare una parola significhi non cambiare una frase, e che non cambiare una frase significhi non cambiare un periodo, e il periodo un paragrafo, e un paragrafo un testo. Giusto?
Ma allora mi domando: se non cambiare una virgola significa non cambiare una lettera (un’acca per alcuni) e non cambiare una lettera significa non cambiare una sillaba, allora una virgola vale quanto un intero testo? Però la punteggiatura quanto è importante! —

Per un pugno di conchiglie

Quarantacinquesimo libro, quarto indizio

Risulta che la donna non è come l’uomo, anzi, è uno dei suoi nemici! Riesce a fuggire, la donna, ma avverte l’uomo che non potrà più solo cercare di sopravvivere nel posto dove ha vissuto tanto tempo, ma dovrà fuggire, cercare di andare il più lontano possibile. Perché?

Affittare, Warm up; Lettori; Universali; Conchiglie

novembre 18, 2015

Affittàre
Latino medievale affictare, derivato di fictum ‘fitto’, dal latino fīctus, participio passato volgare di figere ‘figgere’, propriamente ‘prezzo fissato, stabilito’.
Verbo transitivo.
1. Dare in affitto, in locazione, riferito di solito a beni immobili: affittare a qualcuno un fondo, una casa, un negozio.
(meno comune) Dare a nolo: affittare una carrozza, una barca.
2. Di uso frequente, ma improprio: prendere in affitto, in locazione: affittare una camera, un appartamento.

Affittato
Participio passato di affittare.
Anche come aggettivo, dato o tenuto in affitto: acquistare un appartamento già affittato.

Una (parola) giapponese a Roma

Warm up [worm’ap]
Voce inglese, propriamente ‘riscaldamento’.
Locuzione sostantivale maschile invariabile.
(sport) Nell’automonilismo e motociclismo, prova effettuata prima della gara per la messa a punto finale della vettura o della moto, non valida per determinare lo schieramento di partenza.

I lettori ci scrivono

Ci scrive Tommaso Mazzoni.

— A proposito del termine "verzura". È esistito un proverbio – che ha perdurato, credo, fino a verso metà ‘900 – il quale affermava che "Fin che dura fa verzura". Intendeva in tal modo significare che, col perdurare di una determinata cosa, veniva mantenuta anche la propria funzione; così come, conservandosi in vita talune piante verdi, perdura il loro proprio particolare effetto. Quale, appunto, il verde (ad esempio in un giardino). —

Parole universali

Ossia parole che significano una cosa e anche il suo contrario. Proviamo a inaugurare questa rubrica, chissà per quanto tempo vivrà.

Affittare significherebbe dare in affitto, cioè l’atto che fa il locatore. Mentre prendere in affitto è l’atto che fa l’affittuario o locatario. Però l’uso è di usare la parola affittare per entrambi i significati.

Affittuàrio
Dal latino medievale affictuarius, derivato di affictus -us ‘affitto’.
Sostantivo maschile.
Colui al quale, nel contratto di affitto, viene dato in locazione un bene produttivo, per lo più un immobile, una casa o un podere.

Per un pugno di conchiglie

Quarantacinquesimo libro, terzo indizio

No, in realtà il nostro uomo passa tanto tempo da solo, ma poi si accorge che c’è un’altra persona come lui in quel luogo dove tutti gli sono nemici. La donna sembra bene intenzionata, ma non bisogna fidarsi di nessuno: bisogna controllare, scientificamente, obiettivamente. E cosa risulta?