Posts Tagged ‘yokopoko’

R- Abnegazione, Pope; Accento; Yokopoko e Perle; Ribollite

giugno 20, 2019

Abnegàre
Dal latino abnegare, composto di ab ‘via da’ e negare ‘negare’.
Verbo transitivo [io abnégo o abnègo o àbnego, tu abnéghi o abnèghi o àbneghi ecc.].
(non comune) Rinunziare interamente a qualcosa per motivi ideali.

Abnegazióne
Dal latino tardo abnegatione(m), derivato di abnegare ‘abnegare’.
Anche, antico, annegaziòne.
Sostantivo femminile.
Totale rinuncia al piacere o all’utile per senso del dovere, per dedizione al bene altrui, per motivi religiosi, ideali o sociali.

Una (parola) giapponese a Roma

Pòpe
Dal russo pop, che è dal greco pápas ‘padre’.
Sostantivo maschile invariabile.
Appellativo (che significa ‘padre’) del sacerdote nella chiesa russa.

L’accento, questo sconosciuto

Si dice sia abnégo che abnègo che àbnego: non si sbaglia mai.

Yokopoko Mayoko e/o Perle dai porci

Da un cartellone visibile a Roma, su via Cristoforo Colombo, zona Acilia.
LEGNAMI AMORE
Probabilmente è un’azienda che tratta legnami, ma suona anche come un’incitazione masochista.

Un bel Yokopoko e una ottima perla proposte entrambe dal nostro amico Raffaele Resta.

Storie ribollite

Termina il concorso basato sulla settima ribollita.
Il risultato della manche è:
tre punti per Piero Fabbri, propositore;
due punti per Mauro Cociglio, primo a indovinare la storia;
un punto per Libero Zucchelli, secondo a indovinare.

Sul sito potete leggere la soluzione e l’ottava storia ribollita da chinalski, che riposrtiamo qui di seguito.

Ottava storia ribollita

Riportiamo una intervista pubblicata su un quotidiano. Ci perdonerete se omettiamo il nome della giornalista, del quotidiano, la data di pubblicazione e vari nomi riportati all’interno dell’articolo al fine di non facilitare eccessivamente la soluzione della storia.
Il signor … si presenta puntuale all’appuntamento, ha un vestito non ricercato ma elegante di un indefinibile grigio azzurro, cravatta e fazzolettino blu, una camicia immacolata. Ha una figura maestosa, un bel viso pulito e serio, barba rasata di fresco e occhi che ti scavano nello stomaco. Apparentemente non ci sa fare con le donne, anche se ha un comportamento in un certo qual modo galante.
[…]
Ci sediamo a un tavolino sulla strada, lui prende un whisky liscio, si accende la pipa, accavalla le gambe e mi dice – a lei la prima domanda.
– Lei è salito alla ribalta con la storia che tutti abbiamo seguito nelle cronache dei giornali, ora i lettori del nostro giornale vorrebbero conoscere qualcosa di più di lei, della sua vita. Ad esempio, lei ha un modo di indagare molto diverso da quello che normalmente ci si aspetta da un investigatore: sembra che non abbia un’idea precisa di dove voglia arrivare, si muove a tentoni, fa dei tentativi, tende delle trappole e magari arriva alla soluzione per caso. Lavora sempre in questo modo?
– Grazie per il quadretto apologetico che ha dipinto di me, lo inserirò sul biglietto da visita. Credo che solo nei romanzi l’investigatore possa indovinare tutto alla prima occhiata, come Sherlock Holmes. Nella vita reale si devono fare delle ipotesi su cosa è potuto accadere e le ipotesi devono poi essere verificate, ciò comporta spesso il dovere ammettere di aver preso la strada sbagliata.
[…]
– Il suo fascino le permette di avere una grande influenza sulle donne che incontra, pensa che ciò le sia di aiuto nel suo lavoro?
– Lei dice che ho fascino? Io so solo che se avessi fascino le donne non scapperebbero da me. Forse ho fascino su donne che non mi interessano, o forse ce l’ho su donne a cui non interesso, fatto sta che una che mi voglia sposare non l’ho ancora trovata. Riguardo al mio lavoro penso che i vantaggi che posso avere da questo supposto fascino siano almeno pareggiati dagli svantaggi che mi procura. Insomma, questa storia mi sembra una trovata giornalistica.
– Lei ha spesso clienti importanti, come il generale …, probabilmente con la pubblicità ottenuta da questa indagine avrà la possibilità di migliorare il suo tenore di vita, potrà finalmente sistemarsi economicamente. Come pensa che investirà i suoi guadagni?
– La mia tariffa rimane di … al giorno, più le spese, non vedo come la pubblicità possa aumentare i miei guadagni.
– Si fa tanto parlare di alcune foto che sarebbero state scattate alla figlia del generale in pose, diciamo così, discinte, lei ce ne può confermare l’esistenza? Sono state consegnate alla polizia?
– Credo di avere capito il modo in cui la pubblicità possa migliorare il mio tenore di vita. Sono desolato di comunicarle quindi che l’intervista termina in questo preciso istante, arrivederci.
Il signor … si alza dal tavolo, si avvia alla cassa del bar nonostante il mio tentativo di fermarlo ("Una donna non dovrebbe mai pagare il conto di un bar, a meno che non possieda pozzi di petrolio in quantità."), paga le consumazioni, torna al tavolo, mi sfiora la mano con le labbra e si allontana, le mani in tasca, la pipa in bocca e il cappello in testa.
Di uomini così non ne nascono più.

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R- Podere, Masseria, Massaio, Moretto; Accento; Yokopoko

giugno 19, 2019

Parole a confronto

Podére
Da potere, nel significato di ‘proprietà, possedimento’.
Sostantivo maschile.
Fondo rustico coltivato, di solito formato di più campi e con annessa casa colonica, così da costituire una piccola unità produttiva agricola: un podere di pianura, di collina; un podere tenuto a grano, a frutteto.

Masserìa
Derivato di massaro.
Anche, antico o regionale, massarìa.
Sostantivo femminile.
1. Azienda rurale, di solito non molto grande e non organizzata industrialmente, condotta da un massaio.
La casa colonica abitata dal massaio.
2. (antiquato) Ufficio del massaio.
(antico) Tributo dovuto dal massaio al signore.

Massàio
Latino tardo massariu(m), derivato di massa, nel senso di ‘insieme di fondi’.
Anche, antico o regionale, massàro.
Sostantivo maschile.
1. Titolo dato in vari tempi e luoghi a chi svolgeva funzioni di amministrazione, di contabilità o di esazione.
2. Nell’Italia centro-meridionale, il capo di un’azienda agricola.
Custode del bestiame da lavoro o dei locali e magazzini di una masseria.
3. (antico, letterario) Persona avveduta, che fa economia: il nostro giovine,… da quando aveva messi gli occhi addosso a Lucia, era divenuto massaio (Manzoni).

Nomi di paesi, la parola

Morétto
Propriamente diminutivo di moro, dal latino Mauru(m) ‘indigeno della Mauritania’. ù
Sostantivo maschile.
1. Ragazzo, giovane di pelle nera; negretto.
Ragazzo di capelli e colorito scuri.
2. Gelato ricoperto di uno strato di cioccolato.

L’accento, questo sconosciuto

Si dice podére, e non pòdere.

Yokopoko Mayoko

Non sono proprio dei yokopoki, o meglio, non possiamo verificare direttamente, però Dario Di Palma ci segnala che nel paese di Santopadre, in provincia di Frosinone, vivono numerose persone che hanno cognome Di Sotto, in particolare vi abitano Santa Di Sotto e Delicata Di Sotto.

R- Caustico, Bridge; Yokopoko

giugno 11, 2019

Càustico
Voce dotta, latino causticu(m), dal greco kaustikos, da kaio ‘io brucio’.
Aggettivo (plurale maschile caustici).
1. Detto di composto, specialmente di idrossido alcalino, altamente corrosivo per i tessuti orgaanici: soda, potassa caustica.
2. (figurato) Aspro e mordace: discorso, tono caustico.
Sinonimo: corrosivo.

Sostantivo maschile.
Composto o sostanza caustica.

Una (parola) giapponese a Roma

Bridge [bridZ]
Voce inglese; adattamento di biritch, nome di un gioco turco o russo, poi raccostato a bridge ‘ponte’.
Sostantivo maschile invariabile.
Gioco di carte tra quattro giocatori accoppiati; la coppia che apre dichiara un certo numero di prese e vince se riesce a mantenere l’impegno.

Yokopoko Mayoko

Segheria Domenico Lobosco, in provincia di Potenza.

R- Abituro, Tugurio, Princesse; Yokopoko

giugno 7, 2019

Abitùro
Derivato di abitare, per incrocio con tugurio.
Sostantivo maschile.
1. (letterario) Abitazione piccola e miserevole: un piccolo abituro, un bugigattolo, dove dormiva il sagrestano (Manzoni).
2. (antonomasia) Abitazione, dimora: quante belle case, quanti nobili abituri (Boccaccio).

Tugùrio
Dal latino tuguriu(m) ‘capanna’.
Sostantivo maschile.
Abitazione o ambiente angusto e squallido.

Una (parola) giapponese a Roma

Una lettrice ci propone, in continuazione dello speciale titoli nobiliari, la seguente parola.

Princesse [prEn’sEs]
Voce francese; propriamente ‘principessa’.
Sostantivo femminile invariabile.
Nel linguaggio della moda, abito femminile di tono elegante, tagliato diritto, senza cintura o cuciture in vita.

Yokopoko Mayoko

Berilio Luzcech ci scrive.

— Segnalo l’impresa di pompe funebri "fratelli Malattia" di Pavia. L’impresa ha purtroppo cambiato di recente la propria sede, e dico purtroppo perché prima si trovava in piazzale Massacra. —

R- Eccetera, Burnus; Appunto; Yokopoko

giugno 6, 2019

Eccètera
Dal latino et cetera ‘e le cose rimanenti’.
Avverbio.
Espressione che si colloca al termine di una enumerazione o di una citazione, in sostituzione di ciò che si ritiene superfluo menzionare (si abbrevia ecc. o, alla latina, etc. ; talvolta si ripete: ecc. ecc.): mi descrisse l’imbarco, la partenza, il viaggio ecc. ecc.
Usato anche come sostantivo maschile invariante: vorrei che mi spiegassi tutti questi eccetera.

Una (parola) giapponese a Roma

Burnùs
Dall’arabo burnus, attraverso il francese burnous.
Sostantivo maschile.
1. Ampio mantello di lana, per lo più con cappuccio, portato da arabi e berberi dell’Africa settentrionale.
2. (estensione) Mantello femminile con cappuccio.

L’appunto

Litigare si può dire anche (toscano) leticàre oppure (raro) liticàre.

Yokopoko Mayoko

A Torino c’è una zona con vie dal nome Pistoia, Treviso, Ceva, Bari eccetera. In mezzo a queste vie si trova anche via Ascoli: Graziadio Isaia Ascoli (1829, 1907), linguista.