Archive for ottobre, 2017

R- Apologetica, Repulisti; Paesi; Accento; Appunto

ottobre 31, 2017

Apologètica
Da apologetico, dal latino tardo apologia(m), dal greco apologhía ‘discorso in difesa’, che nell’antica Atene l’accusato pronunciava di fronte ai giudici.
Sostantivo femminile.
1. Difesa delle credenze religiose; in particolare, nel cristianesimo, parte della teologia che mira a difenderne la verità sostenendone la credibilità storica e razionale.
2. L’attività e l’opera degli apologisti cristiani; la scienza che studia i loro scritti.
3. (estensione) Letteratura volta alla difesa o all’esaltazione di una dottrina, di un personaggio ecc.

Una (parola) giapponese a Roma

Repulìsti
Voce latina; seconda persona singolare del perfetto di repellere ‘respingere’, tratta da un verso del Salmo XLIII (quare me repulisti? ‘perché mi respingesti?’), con ravvicinamento popolare a ripulire.
Anche, popolare, ripulìsti.
Sostantivo maschile invariabile.
Usato solo nella locuzione famigliare e scherzosa fare (un) repulisti: portare via tutto, fare piazza pulita, specialmente rubando o mangiando: i ladri hanno fatto (un) repulisti in casa mia; in questo ufficio c’è troppa gente inutile, ci sarebbe bisogno di un bel repulisti.

Nomi di paesi, la parola

Mongolòide
Composto di mongolo e -oide.
Aggettivo.
(antropologia) Si dice di gruppo umano caratterizzato da brachicefalia, corporatura tarchiata, carnagione giallastra, capelli neri e occhi di taglio obliquo.

Aggettivo e sostantivo maschile.
Denominazione, ormai disusata in campo scientifico, di chi è affetto da sindrome di Down; anche, di ciò che la caratterizza: viso mongoloide; tratti mongoloidi.

Cremificàto
Da Crema, cittadina della Lombardia.
Aggettivo.
Si dice di formaggio di consistenza cremosa o al quale sia stata aggiunta crema di latte.

Mongoloide e cremificato sono parole di Libero Zucchelli.

L’accento, questo sconosciuto

Si dice gerbèra, e non gèrbera.

L’appunto

-oide
Secondo elemento di parole composte, di origine greca o di formazione moderna, dal greco -oeidés, derivato di êidos ‘modello’; indica somiglianza, affinità, relazione, analogia con ciò che è espresso dal primo membro (antropoide, metalloide); può anche avere sfumatura scherzosa (mattoide) o negativa (intellettualoide).

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R- Orrido, Pied-a-terre; Paesi; Accento; Lasai!; Canzone

ottobre 30, 2017

Òrrido
Dal latino horridu(m) ‘ispido, incolto, orrendo’, derivato di horrìre ‘diventare irto’ (detto dei capelli), quindi ‘provare orrore’, vedi orrendo.
Aggettivo.
Che desta orrore per la bruttezza o per l’aspetto aspro o selvaggio: orrido mostro; un’orrida valle; d’orridi muggiti Commosse rimbombar le arcate volte (Parini); Ma non senza de’ Persi orrida pena Ed immortale angoscia (Leopardi).
(letterario) Irto, ispido: barba orrida e incolta; La chioma rabuffata, orrida e mesta (Ariosto); Macchia d’elci e di pruni orrida e folta (Caro); deposta l’orrida Maglia il guerrier sovrano Scendea del campo a tergere Il nobile sudor (Manzoni).

Sostantivo maschile.
1. Aspetto orrido; ciò che è orrido: il gusto dell’orrido.
2. Precipizio o canalone a pareti aspre ed erte originato dall’azione erosiva di un torrente: l’orrido di Foresto in Val di Susa.

Una (parola) giapponese a Roma

Pied-à-terre [pjeda’tEr]
Voce francese; propriamente ‘piede a terra’.
Sostantivo maschile invariabile.
Piccolo alloggio usato non come normale abitazione, ma per brevi soggiorni.

Nomi di paesi, la parola

Schiavo
Latino medievale sclavu(m), slavu(m), propriamente ‘(prigioniero di guerra) slavo’.
Aggettivo e sostantivo maschile.
1. Si dice di chi è privo della libertà personale e dei diritti civili, e appartiene ad altri come una cosa: gli schiavi dell’antichità; la tratta degli schiavi. Alla schiava, si dice di braccialetto liscio, alto, pesante, simile all’anello che gli schiavi portavano alla caviglia; anche, di un tipo di sandali legati al piede da lacci che salgono oltre la caviglia.
2. (estensione) Si dice di chi è soggetto alla volontà o alla forza altrui e non può disporre liberamente di sé; di chi si lascia dominare da una determinata condizione o consuetudine: un popolo schiavo; non voglio essere schiavo di nessuno; essere schiavo delle passioni, delle convenzioni sociali, dell’alcol, della droga.
Schiavo!, schiavo suo!, antica forma di saluto, da cui il diffusissimo ciao.
3. (antico) Della Schiavonia, regione sulla costa orientale dell’Adriatico; slavo: Sì come neve… /… si congela, / soffiata e stretta da li venti schiavi (Dante, Purgatorio XXX, 85-87).

Zarzuela [sar’swela]
Voce spagnola; dal nome di una piazza di Madrid, dove si tenevano spettacoli teatrali.
Sostantivo femminile invariabile.
(musica) Rappresentazione drammatica spagnola di antica tradizione e a carattere popolare.

Schiavo e zarzuela di Marco Marcon.

L’accento, questo sconosciuto

Si dice sàtrapo, ma anche, anticamente o poeticamente, satràpo.

La sai l’ultima!

Un uomo si butta dal novantesimo piano, lui cade, dopo 5 minuti arriva anche il suo scalpo. Come mai?
Aveva applicato una lozione che ritarda la caduta dei capelli.

Un classico offerto da Marino Trani.

La Canzone Settimanale Enigmistica

Questi sono i risultati della cinquantesima canzone: Bettyblu (5+5), Giuly (5+4), Piero Fabbri (5+3), Francesco Caiazzo (5+2), Alby (5+1), Fermassimo, M.Fisk, Mario Cacciari, Alberto Cacciari, Michele, Nando Tomassoni (5).

Per giocare con la cinquantunesima canzone dovrete attendere fino al lunedì 6 novembre.

Mestolo, Ramaiolo, Roux; Burosauro

ottobre 27, 2017

Speciale cucina

Méstolo
Derivato di mestare.
Sostantivo maschile.
1. Arnese da cucina di legno, metallo o materia plastica, a forma di cucchiaio molto spianato, con manico di varia lunghezza, adoperato per rimestare le vivande nelle casseruole.
Avere il mestolo in mano: (figurato) essere il padrone, avere la direzione di qualche cosa o la facoltà di agire e decidere a modo proprio.
2. In alcune regioni, sinonimo di ramaiolo.

Ramaiòlo
Forse derivato di rame.
Anche, letterario, ramaiuòlo.
Sostantivo maschile.
1. Arnese da cucina o da tavola simile a un grosso cucchiaio di forma circolare e profonda con lungo manico, usato per togliere dalla pentola e per versare dalla zuppiera nelle scodelle brodo o minestra; è chiamato anche mestolo.
2. (antico o regionale) Pentola, recipiente di rame: il ramaiuolo pel catrame (Verga).

Mestàre
Latino mixtare, derivato di mixtus, participio passato di miscere ‘mescolare’.
Verbo transitivo (io mésto ecc.).
1. (non comune) Mescolare, agitando col mestolo o con altro strumento o anche con le mani, una sostanza, un impasto, una massa per lo più liquida o semiliquida: m. la polenta, la farina; m. la malta. Anticam., con senso più generico, mescolare, mettere insieme più sostanze.
2. (non comune, figurato, familiare) Con uso assoluto, darsi da fare, intrigare di nascosto e subdolamente per ottenere vantaggi personali: sono anni che mesta per ottenere quel posto.
Affannarsi senza costrutto pur di fare qualcosa.

Una (parola) giapponese a Roma

Roux [ru]
Voce francese, propriamente ‘di colore aranciato’.
Sostantivo maschile invariabile.
(gastronomia) Preparazione a base di burro e farina, usata per legare le salse calde.

I burosauri

Marco Marcon ci invia il seguente stralcio di articolo apparso sul Quotidiano Canavese.

— La donna era scesa sotto il ponte forse per una passeggiata poi si è sentita male ma al momento non è escluso si sia trattato di un tentato gesto anticonservativo. È stata a lungo sottoposta alle manovre di rianimazione da parte del personale del 118. —

E si chiede: eufemismo o burosauro? La Parolata propende per il burosauro, verificando che il termine "anticonservativo" compare sui dizionari scientifici o medici, e da qui sembra essere stato trasportato nel linguaggio normale. Peraltro non si tratta di un utilizzo singolo, ma si trovano molti esempi sui giornali online.

Bastardella, Potage; Schiele; Rovinata; Canzone

ottobre 26, 2017

Speciale cucina

Bastardèlla
Derivato di bastardo.
1. Arma da fuoco a forma di una bastarda, cioè a canna molto corta rispetto al calibro, ma di dimensioni più piccole.
2. Specie di tegame basso, per lo più di rame o di terracotta.
Recipiente da cucina, di rame, ferro stagnato o sottile acciaio, di forma semisferica, con base non stabile, munito di due manici, utilizzato per cuocere a bagnomaria creme e salse, per montare la panna o gli albumi e per preparare la maionese e altre salse fredde.

Una (parola) giapponese a Roma

Potage [po’tadZ]
Voce francese, derivato di pot ‘pentola’: propr. ‘tutto ciò che è contenuto nella pentola’, poi ‘minestra’.
Sostantivo maschile invariabile.
(gastronomia) Minestra di verdura, di pasta, di riso ecc.

Come si dice Schiele?

Valdobbiadene, comune emerito in provincia di Treviso, particolarmente noto per il vino prosecco, si pronuncia Valdobbiàdene.

La parola rovinata

MANICOMICO
Divertentissimo luogo di cura dove fanno cose da matti.

Di Freanco Palazzi.

La Canzone Settimanale Enigmistica

Termina la cinquantesima canzone, era:

Barbari venuti dal mare (4 2 4)

Orda su onda, cioè la canzone Onda su onda, di Paolo Conte.

Pentola, Sac a poche; Lettori

ottobre 25, 2017

Speciale cucina

Péntola
Derivato di un latino popolare pinta, participio passato femminile di pingere, per il classico picta; propriamente ‘(vaso) dipinto, verniciato’.
Sostantivo femminile.
1. Recipiente da cucina, di forma cilindrica e con due manici, in genere di altezza maggiore del diametro, solitamente di materiale metallico (acciaio inossidabile, alluminio, ferro smaltato, rame), anticamente di terracotta, usato per lessare carni e verdure varie, per cuocere minestre e simili: mettere la pentola sul fuoco.
Pentola a pressione: tipo di pentola che consente una più rapida cottura dei cibi in quanto questi vengono cotti a temperatura maggiore di quella normale di ebollizione dell’acqua: è costituita da un recipiente cilindrico, generalmente di acciaio inossidabile, al quale è applicato un coperchio a tenuta di vapore, dotato di due valvole che mantengono entro limiti stabiliti la pressione del vapore nel recipiente.
2. Per metonimia, ciò che è contenuto dentro la pentola: la pentola bolle; e con riferimento alla quantità di cibo che si cuoce in una pentola: s’è mangiato una pentola di zuppa.
3. (estensione) Recipiente di forma simile ma destinato ad altri usi.
Pentola di fuoco: (antico) anche assoluto, pentola, pignatta piena di materie incendiarie, ricoperta di cartapecora o pelle di montone e munita di miccia, che s’adoperava in battaglia come arma di offesa.
Pentola di Papin: dal nome del suo inventore, il medico francese D. Papin, che ne dette la descrizione nel 1680, robusto recipiente metallico, ermeticamente chiuso, munito di valvole di sicurezza, nel quale si può ottenere l’ebollizione dell’acqua a temperatura superiore a 100 °C.

Una (parola) giapponese a Roma

Sac à poche [sak a ‘poS]
Locuzione francese, propriamente ‘borsa a tasca’.
Anche poche.
Locuzione sostantivale femminile invariabile.
(gastronomia) Recipiente di tela a forma di imbuto usato per decorare dolci con crema, panna montata o altro. Sinonimo: tasca.

I lettori ci scrivono

Ci scrive Franco Palazzi.

— La parola galette mi ha fatto venire in mente che (di seguito copio ed incollo da Wikipedia)
il Bal au moulin de la Galette (Ballo al moulin de la Galette) è un dipinto del pittore francese Pierre-Auguste Renoir, realizzato nel 1876 e conservato al museo d’Orsay di Parigi.
Il Moulin de la Galette era un locale molto amato dalla gioventù parigina, ottenuto dalla ristrutturazione di due mulini a vento abbandonati, e ubicato sulla sommità della collina di Montmartre. Il nome del locale, in particolare, si riferisce alle frittelle rustiche offerte come consumazione e comprese nel prezzo d’ingresso, che all’epoca era pari a venticinque centesimi di franco.
Giusto per curiosità… —