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Guarnacca, Accia, Honing; Universali: Ovvero; Fuoriluogo

maggio 4, 2016

Guarnàcca
Di etimo incerto, forse incrocio del provenzale guarnacha e di guarnire.
Anche guarnàccia (plurale guarnacce).
Sostantivo femminile.
Ampia e lunga sopravveste senza maniche, talvolta foderata di pelliccia e munita di cappuccio, usata nei secoli dal XII al XVI soprattutto dagli uomini, per ripararsi dal freddo e dalla pioggia.
(raro) Veste da camera di foggia antiquata.
(regionale) Lunga e rozza veste da lavoro usa dai contadini.

Guarnèllo
Incrocio di guranacca e gonnella.
Sostantivo maschile.
1. Antico tessuto d’accia e di bambagia, che veniva adoperato per abiti modesti o per fodera.
2. Specie di sottana con corpetto scollato e senza maniche, portata dalle contadine per casa o sotto altre vesti più belle.
Tipo di veste maschile, semplice e dimessa: portava un rado guarnellino bianco (Foscolo).

Àccia
Latino acia, affine ad acus ‘ago’.
Sostantivo femminile (plurale acccie o acce).
1. Filo greggio e ridotto in matasse, di lino, canapa ecc.: stendeva sopra un biancospino L’accia filata nell’inverno al fuoco (Pascoli).
2. (regionale) Gugliata.

Una (parola) giapponese a Roma

Honing [‘oning]
Voce inglese, derivato di (to) hone ‘levigare, smerigliare’, derivato di hone ‘cote, pietra abrasiva’.
Sostantivo maschile invariabile.
(tecnica) Levigatura di superfici effettuata mediante una lisciatrice munita di utensile rotante con pietra abrasiva.

Parole universali e La Parolata propone

Ovvéro
Composto di o e vero.
Anche, antico, o vero.
Congiunzione (letterario).
1. Ossia, cioè, si usa per precisare o correggere un concetto precedentemente espresso: l’autore dei «Promessi Sposi», ovvero Alessandro Manzoni; questa notte, ovvero questa mattina presto.
2. (raro) O, oppure, con valore disgiuntivo.

Sarà raro, come dice il dizionario, ma il vostro curatore quando sente ‘ovvero’ ha spesso il dubbio se sia da intendere come ‘cioè’ o come ‘oppure’. La Parolata propone al mondo di eliminare una volta per tutte il secondo significato.

Luoghi fuori luogo

Vallo della Lucania è un comune in provincia di Salerno, quindi in Campania. Faceva parte, però, del territorio in cui a partire dal V secolo abitarono i lucani, che comprendeva grosso modo l’attuale Basilicata e il Cilento.

Si tratta di una segnalazione di Vizi Coloniali fatta nel 2010 e smaltita solo ora.

Costernato, Morouflage; Propone: Petaloso

febbraio 29, 2016

Costernàto
Participio passato di costernare.
Aggettivo.
Abbattuto profondamente, avvilito, dolorosamente sorpreso per qualche brutta notizia o per un fatto improvviso, incapace di reagire a una situazione critica: rimase costernato alle mie parole.
Faccia costernata: che esprime costernazione, che rivela l’intima e dolorosa contrarietà.

Costernàre
Dal latino consternare, intensificativo di consternere ‘stendere, gettare a terra’, composto di con- e sternere ‘distendere’.
Verbo transitivo (io costèrno ecc.).
Avvilire, abbattere spiritualmente: la mia venuta improvvisa … lo costernò (Foscolo). È usato quasi esclusivamente nel participio passato costernato, anche come aggettivo.

Una (parola) giapponese a Roma

Marouflage [maru’fladZ]
Voce francese, derivato di maroufler ‘incollare dipinti o pannelli decorativi’.
Sostantivo maschile invariabile.
(arte) Nella pittura murale, tecnica in cui il colore viene fissato con una mistura a base di colla,

La Parolata propone

Petaloso
No, la Parolata non ha intenzione di aggiungersi alla legione di ammiratori della parola petaloso, né di proporlo come neologismo..
No, la Parolata non ha intenzione di discutere la novità di un singolo neologismo che arriva dopo illustri predecessori come comodoso (Forattini), inzupposo (Barilla), scioglievole (Lindor), puffoso (i Puffi), faccioso (i Peanuts) e addirittura petaloso stesso (Serra), e che ha assurto una fama notevole unicamente perché nato nel periodo di fame di novità da parte dei social network e diventato "virale".
No, la Parolata non vuole parlare della quantità di neologismi che vengono coniati in continuazione da grandi e bambini, e quindi della stranezza di stupirsi a comando e in massa se questo accade.
La Parolata invece apprezza come l’Accademia della Crusca, che ha sempre avuto l’immagine di un gruppo di vecchi noiosi e pedanti, da un po’ di tempo a questa parte sia riuscita a entrare maggiormente nella vita delle persone e a ridestare l’interesse per un uso corretto della lingua italiana, un interesse più amichevole e divertito. In questo lavoro ha dato un notevole contributo anche il sito Lercio.it, che a sua volta propone l’utilizzo della parola "bertolaso".

Sublime, Sumlimare, Ripeur; Propone; Conchiglie

giugno 3, 2015

Sublìme
Dal latino sublimis, con la variante sublimus, composto di sub ‘sotto’ e limen ‘soglia’: propriamente ‘che giunge fin sotto la soglia più alta’.
Anche, antico, sublìmo.
Sostantivo maschile.
1. (letterario) Molto alto, molto elevato: un ampio, antico, augusto Di più di cento colonnati estrutto In cima a la città sublime albergo (Caro); le Grazie amano l’ombra Del sublime cipresso (Foscolo).
2. (figurato) Eccelso, supremo, nobilissimo: intelligenza sublime; un esempio sublime di virtù; il genio sublime di Michelangelo; come nella Grecia non provenne poeta maggior d’Omero, così nell’Italia non nacque poeta più sublime di Dante (Vico).
Stile sublime: secondo le norme della retorica antica, quello che conviene agli argomenti più elevati.
3. Il sentimento che nasce alla vista di qualsiasi spettacolo grandioso: la natura ci ispira il sublime.
4. (filosofia) Concetto dell’estetica antica, ripreso successivamente soprattutto in età romantica, che identifica la perfezione dell’opera d’arte con il vigore della passione e dello stile; il sentimento che suscita la contemplazione di una tale opera: innalzarsi al sublime; ricercare il sublime nella musica.
5. Calcolo sublime: (matematica) espressione usata fino alla metà del secolo XIX per indicare il calcolo differenziale e integrale, ora scomparsa dall’uso scientifico. Analogamente si chiamò fisica sublime l’insegnamento della fisica fatto con largo ricorso al calcolo sublime.

Sublimàre
Dal latino tardo sublimāre, derivato del classico sublīmis ‘sublime’; il significato scientifico dal latino medievale degli alchimisti.
Anche, antico, soblimàre.
Verbo intransitivo.
1. Rendere sublime; elevare moralmente: quel gesto sublima il suo comportamento.
(non comune) Elevare a un’alta carica, a un’alta condizione; esaltare: sublimare al pontificato, alla gloria.
(antico, letterario) Far alzare, sollevare: Come la fronda che flette la cima / nel transito del vento, e poi si leva / per la propria virtù che la soblima (Dante).
2. (psicoanalisi) Orientare gli istinti, suprattutto sessuali, attraverso il processo della sublimazione, rivolgendoli a fini più elevati.
3. (chimica, fisica) Far passare una sostanza direttamente dallo stato solido a quello aeriforme.

Verbo intransitivo.
(chimica, fisica) Detto di sostanza, passare direttamente dallo stato solido a quello aeriforme.

Una (parola) giapponese a Roma

Ripeur [ri’p2r]
Voce francese, derivato di riper ‘fare scivolare’.
Sostantivo maschile invariabile.
(tecnologia) Nei laminatoi, dispositivo per trasferire il laminato da una gabbia a un’altra.

La Parolata propone

Ci scrive Cristina sulla proposta parolatesca di "noi scrissimo".

— Mah, sbaglierò, ma mi pare che più di una semplificazione di verbi inutilmente irregolari, si tratti di una imposizione di ulteriori forme irregolari al posto dei quelle regolari che riescono a sopravvivere…

Il verbo è scrivere, al passato remoto: Io scrissi (irregolare), tu scrivesti (regolare), egli scrisse (irregolare), noi scrivemmo (regolare), voi scriveste (regolare), essi scrissero (irregolare).
Per cui la semplificazione dovrebbe essere: io scrivei, tu scrivesti, egli scrivé (o scrivette?), noi scrivemmo, voi scriveste, essi scrivettero.
Ciò non toglie che la forma scrissimo mi piace tanto anche se mi ricorda un po’ il gergo di uno (quale?) dei sottoposti del commissario Montalbano :) —

Dopo il contributo di Cristina potrebbe cambiare l’obiettivo della proposta di variazione: diventerebbe perché "noi scrissimo" è più bello (che era un po’ anche la motivazione iniziale di Mario).

Per un pugno di conchiglie

Rispondono correttamente al trentatreesimo libro monoindizio, nell’ordine: Vizi Coloniali (5+1), Mario Cacciari (4+1), Cristina (3+1).
Quattro le risposte errate.
Era La giornata d’uno scrutatore, di Italo Calvino.

Trentaquattresimo libro monoindizio

Sarebbe mia intenzione riferirmi a te utilizzando una denominazione affettuosa specifica, ma non sono sicuro che ciò sia di tuo gradimento.

Magnifico; Propone; Antonomasia; Conchiglie

giugno 1, 2015

Magnìfico
Dal latino magnifĭcu(m), composto di măgnus ‘grande’ e -fĭcus, tema di facĕre ‘fare’.
Aggettivo.
1. Che ha e dimostra magnificenza, cioè grandezza e nobiltà d’animo, generosità e liberalità: i magnifici prìncipi del Rinascimento.
Riferito ad azioni, comportamenti, occasioni in cui si dà prova di magnificenza: una festa magnifica; fare magnifici doni.
(ironico) Fare il magnifico: ostentare grandezze, spesso esagerate.
2. Titolo attribuito in passato a prìncipi, a grandi personaggi, a magistrati, a medici ecc., e oggi riservato ai rettori delle università: Magnifico Rettore o Rettore Magnifico.
3. Riferito a cosa (oggetto, avvenimento, manifestazione, situazione ecc.), esprime in genere ammirazione, come equivalente enfatico di bello, bellissimo, eccellente, sontuoso, meraviglioso e simili: aveva al collo una magnifica collana; un palazzo magnifico; è stata una magnifica idea quella di venirmi a trovare

Magnificaménte
Avverbio.
In modo magnifico, con magnificenza: ricompensare magnificamente una persona; una festa organizzata magnificamente; con enfasi, con solennità: Gertrudina … parlava magnificamente de’ suoi destini futuri di badessa, di principessa del monastero (Manzoni).

La Parolata propone

Ci ha scritto Mario Cacciari, relativamente alla seguente frase comparsa sulla Parolata giovedì scorso: "Scrissimo tempo fa, sulla Parolata, […]".

— Bello, bellissimo!
Così si ringiovanisce una lingua, che per troppo tempo fu immobile!
Ben tetragono all’uso di omicidio al posto di assassinio, o di piuttosto piuttosto che oppure, mi associo completamente a scrissimo e lo adotto senza indugio.
Bravo Carlo, sono dei tuoi! —

Grazie al supporto di Mario, la Parolata si farà promotrice di una campagna di semplificazione dei verbi inutilmente irregolari (non escludendo che forse tutti i verbi irregolari lo siano inutilmente).

L’antonomasia e il soprannome

Per antonomasia, Lorenzo il Magnifico, o assoluto il Magnifico, è Lorenzo de’ Medici (1449-1492), signore di Firenze.

Per un pugno di conchiglie

Terminato il trentaduesimo libro, ecco a voi i risultati. Rispondono al primo indizio: nessuno. Al secondo indizio: nessuno. Al terzo indizio: un ottimo M.Fisk (5+3 punti). Al quarto indizio: Vizi Coloniali (4+2), djzero00 (3+2), Marco Marcon (2+2), LucaBoh (1+2), Cristina Marsi e Omero Mazzesi (2). Al quinto indizio Liana Sassoli e Alex Merseburger (1).
Nove risposte sbagliate. Qui invece c’è quella giusta.

Settimana con festa, come da tradizione giocheremo con quattro libri monoindizio, che vi ricordo essere relativi unicamente al titolo. e non avere nulla a che fare con la trama del libro.

Trentatreesimo libro monoindizio

Cioè, niente, mi sono alzato, lavato la faccia e fatto le altre cose, fatto colazione, poi ho iniziato a guardare, attentamente, con precisione, tutto. Così fino a mezzogiorno, quando sono andato a pranzo, poi di nuovo: guardare, guardare e poi ancora quardare, fino a sera, quando sono tornato a casa. Una cena, una sigaretta, e a letto.

MINUSIERE, MINUZIA, EGIRA; Propone

novembre 12, 2013

Parole a confronto

Minusière
Dal francese minusier, propriamente ‘che fabbrica piccoli oggetti in legno’, da menuise ‘piccolo pezzo’, con la stessa etimologia di minuzia.
Sostantivo maschile.
(dialettale, settentrionale) Falegname.

Minùzia
Voce dotta, dal latino minutĭa(m), da minutus ‘minuto’, participio passato di minuĕre ‘diminuire’.
Sostantivo femminile.
1. (antico) Parte molto piccola, minuta, piccolezza: le minuzie d’i corpi, lunghe e corte (Dante).
2. (specialmente al plurale) Cosa di poco conto; particolare minimo e trascurabile: badare alle minuzie.
3. Cura, attenzione, minuziosità: una minuzia eccessiva, pedantesca.

Una (parola) giapponese a Roma

Egira [e’dZira]
Voce spagnola anticahégira, dall’arabo hijra ‘migrazione’.
Sostantivo femminile invariabile.
(storia) Fuga di maometto dalla Mecca a Medina, che segna l’inizio dell’era musulmana.

La Parolata propone

Ci scrivono i lettori circa la proposta della Parolata di eliminare il doppio significato (ospitare ed essere ospitato) della parola ospite. Prima Massimo Cacciari.

— Temo che la soluzione non possa essere così semplice.
Già tu hai citato l’ospitalità; e questa è cosa che si offre, non si riceve.
Poi. È alquanto ridicolo il ruolo dell’organismo anfitrione, ma come la mettiamo con il verbo ospitare?
Lasciamo perdere un "sostituiamolo con anfitrioneggiare" che sarebbe buono solo come battuta ironica. Ragionando più seriamente, non mi pare che si possa ricorrere ad una circonlocuzione involuta del tipo "porsi come anfitrione" o "offrirsi come anfitrione".
Inoltre l’ospite, quello che offre ospitalità, ti fornisce un soggiorno completo nella sua casa, anche di più giorni comprese le notti, mentre l’amphitruo è, come specifica il dizionario Treccani: Il padrone di casa, generoso e ospitale, nei riguardi degli invitati a un pranzo, a un banchetto in casa sua.
Forse un aiuto più concreto lo si potrebbe trovare presso l’Accademia della Crusca, oppure nel grande Dizionario Etimologico del Battaglia. —

Poi Maurizio Codogno, che per organismo ospite, inteso come organismo anfitrione, propone:

— Oh, lo possiamo anche fare diventare "organismo ospitante"… —

Recependo le difficoltà segnalate da Massimo la proposta della Parolata potrebbe diventare:
ospite è colui che ospita,
ospitato è colui che riceve ospitalità.
Ma l’argomento verrà ancora analizzato.