Posts Tagged ‘dubbi’

Lascivia, Lascivo, Liscivia, Ranno; Marchi: Vim; Dubbi

marzo 27, 2020

Newsletter originale del 30/5/2005

Parole a confronto

Lascìvia
Dal latino lascivia(m), derivato di lascivus ‘lascivo’.
Sostantivo femminile.
1. Sensualità licenziosa; lussuria.
2. Atto lascivo.

Lascìvo
Dal latino lascivu(m).
Aggettivo.
1. Che ha o dimostra lascivia; che è pieno di lascivia o induce alla lascivia; impudico, licenzioso, lussurioso: un uomo lascivo; atti, discorsi lascivi; sguardi lascivi.
2. (antico) Vivace, allegro, scherzoso: Non fate com’ agnel che lascia il latte / della sua madre, e semplice e lascivo / seco medesmo a suo piacer combatte (Dante).

Liscìvia
Latino lixivia(m), derivato di lixa ‘ranno’.
Popolare: liscìva.
Sostantivo femminile.
1. Soluzione acquosa dei composti solubili contenuti nella cenere, usata come detersivo; ranno.
2. (chimica) Soluzione di composti inorganici alcalini per impieghi industriali.

Rànno
Dal longobardo rannja; da cui deriva anche la parola del tedesco moderno rinnen ‘grondare, gocciolare’.
Sostantivo maschile.
Miscuglio di cenere e acqua bollente usato in passato per lavare i panni.
Buttar via il ranno e il sapone: (figurato) perdere tempo e fatica.

Marchi, non parole

Vim
Marchio registrato della Clorex.
Sostantivo maschile invariabile.
Detersivo casalingo in polvere per superfici.

Gloria Trevisan: una nuova, inaspettata concorrente sfida il nostro campione Marcon.

I grandi dubbi

Ecco una nuova rubrica che vi svelerà qualsiasi dubbio possiate avere. Chi ha un perché, ma anche un come, un dove, un quando, può proporlo sulla rubrica, e magari anche rispondersi da solo. Potete inviare i vostri perché o le vostre risposte sugli argomenti più disparati alla redazione: redazione@parolata.it.
Iniziamo con il primo perché.

Perchè le pubblicità delle mutande da donna, ad esempio l’ultima della Cotonella, con scritta "perché non ci provi", propone donne seminude in pose lascive? Se sono le donne che comprano le mutande da donna, la pubblicità non dovrebbe essere indirizzata a loro? Non sarà che i "creativi" della pubblicità non sono così creativi e, se una formula (la donna nuda e lasciva) funziona, la ripropongono ovunque, anche a sproposito?

BALIA, PITTING; Monouso; Dubbi

febbraio 14, 2013

Parole a confronto

Bàlia
Latino baiula(m), femminile di baiulus ‘portatore’.
Sostantivo femminile.
1. Donna che allatta i bambini altrui dietro compenso.
Prendere a balia: allattare un figlio altrui.
Mandare, mettere a balia: affidare un neonato a una balia che lo allevi in casa propria.
Balia asciutta: donna che si cura dei bambini altrui senza allattarli.
Far da balia a qualcuno: (figurato) accudirlo, proteggerlo, educarlo.
Aver bisogno della balia: (figurato) si dice di persona impacciata e incapace di iniziative.
Tenere qualcosa a balia: (figurato) mandarla per le lunghe.
2. (antico) Levatrice.

Balìa
Dal francese antico baillie, derivato di baillir ‘governare’.
Anche, antico, bailìa.
Sostantivo femminile.
1. (antico, letterario) Potere assoluto, signoria.
2. Oggi solo nella locuzione in balia di: in potere, alla mercé di (anche figurato): in balia delle onde, della sorte; restare in balia di sé stesso, abbandonato a sé stesso, senza aiuto o protezione.
3. Nei comuni medievali, magistratura collegiale straordinaria con amplissimi poteri, anche giurisdizionali, che veniva creata in situazioni di emergenza e per un periodo di tempo limitato.
4. (letterario, disusato) Forza, vigore: sentome mortalmente feruto: / perdo la conoscenza e la balia (Rustico di Filippo).

Una (parola) giapponese a Roma

Pitting [‘pitting]
Voce inglese, derivato di (to) pit ‘crivellare di buchi’.
Sostantivo maschile invariabile.
Comparsa di piccole macchie e successivamente di piccoli fori di corrosione sulla superficie di alcuni metalli esposti a processi corrosivi.

Parole monouso

Balìa è una parola monouso.

I grandi dubbi

Un dubbio che è tornato al vostro curatore dalle nebbie dell’infanzia: Ma se le guerre erano contro i cartaginesi, perché erano puniche? Una rapida indagine ha portato alla soluzione: Cartagine (o Carthago) era il nome della città, mentre Poeni era il nome degli abitanti, derivato da Phoenici, perché discendenti dai Fenici.

Pùnico
Dal latino punicu(m), derivato di Poeni ‘Cartaginesi’.
Aggettivo [plurale maschile punici].
Cartaginese.
Guerre puniche: le tre guerre combattute dai romani contro i cartaginesi tra il 264 e il 146 a.C.
(raro) Fede punica: slealtà.
(letterario) Pomo punico: melagrana; scrissi i miei versi in su le poma puniche (Sannazaro).

Sostantivo maschile.
Lingua di origine fenicia parlata dai cartaginesi.

Cartaginése
Dal latino Carthaginìnse(m), da Carthago, genitivo Carthaginis ‘Cartagine’.
Aggettivo.
Dell’antica Cartagine.

Sostantivo maschile e femminile.
Abitante dell’antica Cartagine.

MELMA, FUERO; Dubbi; Perle

gennaio 9, 2013

Mélma
Voce di origine germanica.
Sostantivo femminile.
1. Terra intrisa d’acqua, molle, attaccaticcia e scarsamente consistente, che si deposita sul fondo di fiumi e paludi o viene lasciata dalle piene.
2. (figurato) Stato di abiezione, sozzura morale: vivere nella melma.

Una (parola) giapponese a Roma

Fuero [‘fwero]
Voce spagnola, dal larino forum ‘foro’.
Sostantivo maschile invariabile.
(storia) Nella Spagna medievale, immunità locale concessa dai sovrani a città, feudi o enti ecclesiastici.

I grandi dubbi

Il mattino ha l’oro in bocca.
Ci siamo chiesti, Marco Marcon e io, a chi fosse venuta in mente una frase così stupida. Il mattino non ha bocca e poi, se anche l’avesse, perché metterci dell’oro dentro? Sarebbe stato meglio dire Il mattino ha l’oro in tasca (sì, va bene, il mattino non ha neanche le tasche, ma almeno un minimo di senso lo acquista).
Abbiamo fatto un po’ di ricerche e abbiamo trovato che deriva dalla frase latina Aurora aurum in ore habet, a questo punto se ne comprende la costruzione: si tratta della traduzione letterale di una frase la cui principale caratteristica era di essere eufonica, cioè costruita più sul suono delle parole che sul loro siginficato, e che in italiano ha perso questa caratteristica.
Un nuovo mistero è stato svelato dalla Parolata.

Perle dai porci

Consci che la trascrizione del biglietto trovato da Luigi Filippini sarebbe risultata scarsamente credibile, abbiamo deciso eccezionalmente di pubblicarne la fotografia. Si tratta di un avviso affisso in un condominio nei dintorni di Bari, per apprezzarlo vi chiediamo di seguire il link al sito della Parolata.

GERGO, SLANG; Lettori; Dubbi; Notizie

giugno 12, 2012

Gèrgo
Forse dal francese antico jergon ‘linguaggio, gorgheggio degli uccelli’, poi nel francese moderno jargon ‘gergo, lingua convenzionale della malavita’.
Anche, antico, gergòne.
Sostantivo maschile [plurale gerghi].
1. (linguaggio) Linguaggio convenzionale usato dagli appartenenti a determinate categorie o gruppi sociali al fine di favorire l’intimità della comunicazione interna e l’esclusione degli estranei dal gruppo: il gergo della malavita.
(estensione) Linguaggio ricco di parole ed espressioni particolari o allusive, oppure di termini tecnici altamente specializzati, usato da determinati gruppi di persone: gergo burocratico, studentesco, sindacale.
2. (estensione) Modo di parlare allusivo, enigmatico: parlare in gergo.

Una (parola) giapponese a Roma

Slang [slENg]
Voce inglese, di etimo incerto.
Sostantivo maschile invariabile.
Insieme di espressioni e parole che vengono usate al posto di quelle della lingua comune in certi ambienti o gruppi sociali.

I lettori ci scrivono

Alex Merseburger scrive per correggere la Parolata.

— Riguardo Schumi, è stato lui a chiedere ai giornalisti di tutto il mondo di pronunciare il proprio nome all’inglese: Maicol.
In questo caso quindi i media vanno assolti. —

La Parolata non si dispiace: forse fa più ridere che Schumacher chieda di pronunciare sbagliato il proprio nome, piuttosto che tutti i giornalisti lo sbaglino per ignoranza.

I grandi dubbi

Grazie a Vizi Coloniali riesumiamo una antica rubrica della Parolata. Rispondete, se avete una risposta all’altezza del dubbio.

— Ma se Juventus significa gioventù, perché continuano a chiamarla vecchia signora? —

Notizie dai porci

"Di reggiseni ho solo questi, ma per sabato prossimo mi arriveranno altri indumenti infimi."
In un mercato di Torino.

CABLOGRAMMA, IN FULL; Dubbi; Polirematiche

dicembre 6, 2010

Cablogràmma
Dal francese câblogramme, a sua volta dall’inglese cablegram, composto di cable ‘gomena’, poi ‘cavo elettrico sottomarino’ e -gram ‘-gramma’.
Sostantivo maschile [plurale cablogrammi].
Telegramma trasmesso mediante cavo sottomarino.

-gramma
Secondo elemento di parole composte di formazione moderna, dal greco -gramma, derivato di gráphein ‘scrivere’; ha il significato di ‘dispaccio, comunicazione’ (telegramma, cablogramma) o di ‘grafico’ (elettrocardiogramma).

Una (parola) giapponese a Roma

In full [ in ‘ful]
Voce inglese, propriamente ‘in pieno, completamente’.
Locuzione aggettivale invariabile.
(commerciale, marina) Detto di noleggio che include tutte le spese portuali, di pilotaggio e quelle relative alla nave e al trasporto.

I grandi dubbi

Vorrebbero farmi credere che nel 2010 le ambasciate statunitensi comunicano col proprio governo tramite cablogrammi?

Polirematiche per la pelle

Un verbo frasale complicato, offerto da Marco Marcon.

Buttare giù assume i seguenti significati.
– un edificio: demolirlo.
– la medicina: inghiottirla.
– la pasta: metterla a cuocere nell’acqua in ebollizione.
– una persona: (figurato) screditarla.
– un tema, un articolo: (figurato) scriverlo affrettatamente e senza impegno.
– un disegno: (figurato) abbozzarlo.
– un boccone: mangiare qualcosa in fretta.
– una carta: giocarla.
Oppure, usato in modo figurato, far deperire, demoralizzare: la malattia l’ha buttato giù.