Archive for ottobre, 2009

ATTERO, MOXA; Accento; Schiele; Antonomasia; Raffaele

ottobre 30, 2009

Àttero
Dal greco ápteros ‘senza ali’, composto di a- privativo e pterón ‘ala’.
Anche àptero.
Aggettivo.
1. (zoologia) Che è privo di ali: insetto attero.
2. (scultura) Detto di figura alata rappresentata senza ali: vittoria attera.
3. (archeologia) Detto di tempio con porticati solo sulle facciate, anteriore e posteriore, e assente di colonne sui lati.

Una (parola) giapponese a Roma

Moxa [pronuncia ‘moksa]
Voce giapponese mokusa ‘erba che brucia’.
Sostantivo femminile.
(medicina) Sorta di stoppino costituito da foglie secche di artemisia, usato nella moxibustione, pratica curativa tradizionale orientale che si basa sui principi dell’agopuntura, impiegando il calore sviluppato dalla combustione delle erbe per stimolare particolari punti del corpo.

L’accento, questo sconosciuto

Si dice àttero, e non attèro.

Come si dice Schiele?

Il pittore statunitense Willem de Kooning si pronuncia [wil’lem de ‘kooning].

L’antonomasia e il soprannome

Il giusto, per antonomasia, è Giobbe, il personaggio biblico. In particolare, è il giusto che soffre.

Chiamatemi Raffaele

Quinto indizio: Incipit
– Va tutto bene?
– Sì, certo, solo qui mi fa un po’ male.
– Ah, non sarà nulla. Comunque, è storto.
– Come è storto?
– Sì, è storto, è sempre stato storto. Non te n’eri mai accorto?

RITTOCHINO, ACQUIDOCCIO, WICCA; Animali; Scrivo; Perle; Raffaele

ottobre 29, 2009

Parole a confronto

Rittochìno
Composto di ritto e chino.
Sostantivo maschile.
(agricoltura) Tipo di sistemazione dei terreni collinari, con i campi disposti secondo la linea di massima pendenza.

Acquidóccio
Latino volgare aquiduciu(m) ‘conduttura d’acqua’.
Sostantivo maschile.
1. Fossa principale, spesso in muratura, che serve per ricevere le acque dei fossi trasversali dei campi nei terreni in pendenza.
2. (antico) Acquedotto.

Una (parola) giapponese a Roma

Wicca [pronuncia ‘wikka]
Voce inglese, dall’anglosassone wicce ‘strega’.
Sostantivo femminile invariabile.
(occultismo) Strega, maga, specialmente con riferimento alla cultura anglosassone.

Sostantivo maschile e femminile invariabile.
Il culto e l’insieme di credenze professate da tali maghe

Animali di dire

Suscitare un vespaio
(figurato) Provocare delle proteste, critiche o polemiche.

Proposto da Marco Marcon.

Scrivo perché

Scrivo perché vorrei diventare la donna invisibile.
Simona Brugnoni

Perle dai porci

"Non posso lavorare da sola, ho bisogno di un front office."

In ufficio, una persona che chiedeva di potere lavorare con il collega di fronte. Proposta da Gloria Trevisan.

Chiamatemi Raffaele

Quarto indizio
Temo che, alla fine, una sola cosa si possa dire, ed è triste. Però, forse era giusto arrivare fino a questo punto, anche se, ora, qui, io, ero, sono, unico, diverso…

ARELLA, AIA, PONCIF; Appunto; Perle; Raffaele

ottobre 28, 2009

Arèlla
Voce settentrionale, diminutivo del latino hara ‘porcile’, di origine indeuropea.
Sostantivo femminile.
Graticcio di canna palustre usato per essiccare frutti, per fare ombra o per allevare bachi da seta.

Àia
Latino area(m) ‘spiazzo, aia’, di etimologia incerta.
Sostantivo femminile.
1. Area di terreno in terra battuta o lastricato, situato in prossimità dei fabbricati rurali, usato per la battitura e l’essiccamento dei cereali e di altri prodotti.
(estensione) Terreno spianato attorno alla fornace su cui si fanno seccare al sole i laterizi.
2. (disusato) Aiuola.
3. (disusato) Area, spazio.
Mettere in aia: cimentarsi.

Una (parola) giapponese a Roma

Poncif [pronuncia pon’sif]
Voce francese, derivato di ponce ‘pomice’.
Sostantivo maschile invariabile.
1. Tecnica artistica nota anche come spolvero, che consiste nel cospargere polvere di gesso o di carbone su un cartone recante un disegno le cui linee siano state precedentemente forate tramite piccoli buchi, in modo che la polvere passando attraverso i buchi si depositi e lasci una traccia sulla superficie sottostante del disegno originale.
2. (figurato) Lavoro banale, senza originalità.
3. (figurato, estensione) Idea banale.
Luogo comune.

L’appunto

Molti hanno il dubbio se una frase del tipo "cosa c’entra la marmellata sulla pastasciutta?" debba essere scritta con "c’entra" oppure "centra".
I più perspicaci avranno già capito qualè la scrittura corretta, ma vediamo di argomentarla.
Il significato della frase è "quale rapporto ha la marmellata con la pastasciutta?" e il verbo entrare ha appunto il significato figurato di interferire, immischiarsi, e in particolare nella forma "c’entrare, non c’entrare" significa avere o non avere attinenza con qualcosa.
Viceversa, invece, il verbo centrare ha il significato figurato di identificare con precisione un problema: centrare la questione. E, risulta evidente, questo significato con c’entra nulla con la frase che abbiamo detto all’inizio.

Perle dai porci

"… ascolto le romanzine."

Antonio Di Pietro in televisione. Segnalato da un lettore anonimo.

Chiamatemi Raffaele

Terzo indizio
Ma non sarà che, tutto sommato, io, cioè, voi pensate che… perché mio padre voleva… E mia moglie? Eh? Mia moglie ha fatto sì che io… Ma allora io, forse…

PILEO, FELTRO, COUTUMES; Accento; Abita; Battuta; Raffaele

ottobre 27, 2009

Parole a confronto

Pìleo
Dal latino pileu(m), di etimologia incerta.
Sostantivo maschile.
1. Nell’antica Roma e presso i popoli italici, copricapo di foggia conica, di feltro o cuoio.
Pileo frigio: berretto a calotta terminante a punta.
2. (zoologia) Parte superiore del capo degli uccelli, che sovrasta il becco.
3. (botanica) Cappella dei funghi.

Féltro
Voce di origine germanica.
Sostantivo maschile.
1. Falda di lana o di altri peli animali (castoro, coniglio, vigogna ecc.), di spessore uniforme, ottenuto mediante strofinamento e pressatura, in ambiente caldo e umido, e non tramite tessitura, usufruendo quindi unicamente della capacità feltrante delle fibre.
2. Articolo d’abbigliamento, in particolare cappello, in feltro: l’uomo dal feltro nero si voltò (Moravia).
3. Oggetto di feltro o feltrato: i feltri della lucidatrice, mettere un feltro sul materasso.
4. (disusato) Filtro.

Feltrazióne
Sostantivo femminile.
Fenomeno fisico-chimico che consente alle fibre cellulosiche di unirsi tenacemente fra loro nel momento in cui ha inizio la sottrazione d’acqua della sospensione.

Una (parola) giapponese a Roma

Coutumes [pronunica ku’tum]
Voce francese.
Sostantivo femminile plurale.
(diritto) Insieme delle norme che regolano il diritto consuetudinario locale delle regioni della Francia occidentale e settentrionale.

L’accento, questo sconosciuto

Si dice pìleo, e non pilèo. Magari non molto spesso, ma si dice.

Abita come mangi

Gli abitanti di Giovo, in provincia di trento, si chiamano Verlani. Questo perché il comune è costituito da varie frazioni: Ceola, Masen, Mosana, Palù, Valternigo, Verla e Ville, dove Verla è la sede del comune.

Battuta obbligatoria

Quando si assiste a una partita e l’arbitro non fischia i falli che si ritengono a favore della propria squadra, bisogna urlare: Arbitro, hai perso il fischietto? Oppure, e fa ancora più ridere: Arbitro, hai ingoiato il fischietto?

Chiamatemi Raffaele

Secondo indizio
Ma se io faccio così? E se invece faccio cosà? Eh? Cosa ne dite? Cosa pensate? E ora? Siete stupiti, vero?

LIPOGRAMMA, MONOGATARI; Battuta; Perle; Raffaele

ottobre 26, 2009

Lipogràmma
Dal francese lipogramme, composto del greco léipein ‘mancare’ e grámma ‘lettera’.
Sostantivo maschile [plurale lipogrammi].
Componimento letterario in prosa o in poesia nel quale lo scrittore, per artificio retorico, non fa mai comparire la lettera scelta o l’insieme di lettere scelte, permettendo così solamente la presenza di parole che non le contengono. La presente definizione è un lipogramma.

Una (parola) giapponese a Roma

Monogatari [pronuncia monoga’tari]
Voce giapponese, composto di mono ‘cosa’ e kataru ‘raccontare’.
Sostantivo maschile invariabile.
(letterario) Nella tradizione letteraria giapponese, componimento in prosa, talvolta mista a versi, di carattere storico, romanzesco o favolistico.

Battuta obbligatoria

Quando a scuola arrivava uno che era stato il giorno prima dal parrucchiere si diceva: "Sono passati gli indiani?"

Grazie a Paolo.

Notizie dai porci

"L’attacco del giorno dopo da parte di Berlusconi alla Consulta e a Napolitano, fatto dopo aver brandito il giorno prima gli stessi giudici della Corte, e dopo aver invitato a cena alcuni di essi per ingraziarseli […]". Lo afferma il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.

Un lettore anonimo ci segnala questa bella frase della Repubblica on line.

Chiamatemi Raffaele

Difficile il diciottesimo libro. Indovina velocemente, al secondo indizio, e guadagna i primi meritati punti nel concorso Patrizia Franceschini (5+4 punti), al quarto indizio Nicoletta B. (4+2 punti) e al quinto Massimo Chiappone (3+1 punti).
Quattro le risposte sbagliate.

Era Il codice di Perelà, di Aldo Palazzeschi.

Primo indizio
Cioè, io me ne stavo bello tranquillo, sicuro di me, pacifico, e quella st… quella birichina ti tira fuori questa storia, questa cosa inventata. Ma come può essere una cosa così?