Archive for maggio, 2011

O, WAKANDA; Fabbri; Abita; Tommaso

maggio 31, 2011

O
Latino aut.
Congiunzione [davanti a parola che inizia per vocale, specialmente con o-, si può avere nell’uso scritto la variante eufonica od, rara o letteraria].
1. Con valore disgiuntivo, coordina due o più elementi della stessa natura grammaticale all’interno di una proposizione, o più proposizioni dello stesso tipo all’interno di un periodo, esprimendo, a seconda dei casi, un’alternativa, una contrapposizione, una reciproca esclusione; equivale a oppure: ti scriverò o verrò di persona; ci andremo nel pomeriggio o stasera; (o) bianco o nero; hai capito o no?; che tu acconsenta o no… ; lo sapesse o non lo sapesse… ; vivere o morire; subito o mai; chiama Guido o Marco, per me è lo stesso; me l’ha detto o Franco o Giorgio o non so chi.
Se i termini di una serie sono legati a coppie, si ripete solo fra i termini di ciascuna coppia: legge di tutto, opere in prosa o in versi, antiche o moderne, italiane o straniere.
Ripetuto davanti a ciascun termine dà enfasi e serve a sottolineare il fatto che le alternative citate sono le sole possibili: o vivo o morto; o la borsa o la vita; o la va o la spacca.
2. Con valore esplicativo, indica un’equivalenza fra due o più termini; equivale a ovvero: la spigola, o branzino; la filosofia, o amore di sapienza.
Con valore rafforzativo seguito da anche, vuoi, meglio e simili: la numida, o anche gallina faraona, è originaria dell’Africa.

Una (parola) giapponese a Roma

Wakanda [wa’kanda]
Voce inglese, dal dakota wakan ‘spirituale’.
Anche wakaonda.
Sostantivo maschile invariabile.
(etnologia) Forza soprannaturale che, secondo le credenze degli indiani Sioux, pervaderebbe gli esseri animati e inanimati dell’universo.

Il Fabbri citante

Torna il nostro amato Piero con la sua rubrica più che saltuaria.

— Ho una piccola idiosincrasia che spero La Parolata possa aiutarmi a decantare.
Ascolto molto la radio (e per forza… 4 o 5 ore di macchina al giorno…) e adesso trasmettono spesso un (peraltro benemerito) spot di istruzioni per il ballottaggio del voto amministrativo di comuni e province. In questo comunicato si sente una bella voce femminile che recita, con inappuntabile pronuncia, qualcosa del tipo "Presso alcune amministrazioni si terranno i ballottaggi per l’elezione del sindaco e/o del presidente della provincia…" e poi il comunicato prosegue con le istruzioni del caso. Si chiude poi con qualcosa che suona, più o meno: "… verrà eletto sindaco e/o presidente della provincia il candidato che riceverà il maggior numero di voti."

La mia personale idiosincrasia è verso la forma "e/o". È solo un mio vezzo, per carità, però mi sembra che possa davvero causare degli errori, come in questo specifico caso. La particella "o" in italiano ha sia valore esclusivo che inclusivo: se dico "ballo o canto" non commetto reato se ballo, se canto, e neppure se faccio le due cose insieme, perché è legittimo prendere il significato inclusivo. Se dico "vivo o morto", invece, la logica mi fa capire che in questo caso l’"o" è meramente disgiuntivo. Ci si può lamentare del fatto che l’italiano sia troppo poco preciso, se proprio si vuole: il latino aveva la bella coppia "vel" per l’inclusivo e "aut" per l’esclusivo (un po’ come l’OR e lo XOR informatico), ma insomma, la lingua è come è, e secondo me va trattata bene.

Ora, l’"e/o" ha una sua logica vagamente burocratica: se si vuole in qualche modo precisare che il valore della particella "o" non è disgiuntivo, ma schiettamente inclusivo, si usa questa benedetta forma ridondante. E vabbè: a me non piace, ma, ripeto, è pura idiosincrasia. Però, perdinci, che almeno sia usata per bene… Nella prima parte del comunicato radio di cui sopra, il famigerato "e/o" ci può stare (anche se non mi pare così indispensabile): è immaginabile infatti che ci siano luoghi in Italia dove si fanno solo ballottaggi provinciali, altri dove si fanno solo quelli comunali, e magari anche posti dove si fanno entrambi. Ma nella seconda parte dello spot, quel secondo "e/o" che diamine ci azzecca? Un candidato sarà eletto sindaco, un altro sarà eletto presidente della provincia, ma quando mai avremo un candidato che sarà eletto "sindaco E presidente della provincia"?

Sono un po’ trombone e pignolo, vero? Lo so, lo so… ma che ci posso fare? È la vecchiaia, mi sa… —

Piero, non sarò io a difendere il bruttissimo, anche graficamente, e/o, ma ti ringrazio per avere voluto rendere pubblico questo problema utilizzando la nostra newsletter. E chissà che tra le nostre lettrici e lettori non ci sia qualcuno in grado di darti qualche conforto.

Abita come mangi

Gli abitanti di Pantelleria, in provincia di Trapani, si chiamano panteschi.

Tommaso Feleri! Chi era costui?

Ventiquattresimo libro monoindizio
Omou.

PANTOCRATORE, DESIDERATA; Lettori; Perle; Tommaso

maggio 30, 2011

Pantocràtore
Dal greco pantokrátor -átoros ‘onnipotente’, composto di pâs pantós ‘tutto’ e un derivato di krátos ‘forza, potere’.
Aggettivo e sostantivo maschile.
(letterario) Che, chi è onnipotente: Giove pantocratore.
Cristo pantocratore (o il Pantocratore): immagine musiva del Cristo benedicente al centro della cupola o nel catino dell’abside delle chiese bizantine o ispirate all’arte bizantina.

Una (parola) giapponese a Roma

Desiderata [deside’rata]
Voce latina; propriamente participio passato neutro plurale di desiderare ‘desiderare’, quindi ‘(oggetto) desiderato’.
Sostantivo maschile plurale.
Le cose che si desiderano, si esigono e simili; le richieste: esporre i propri desiderata.
Registro dei desiderata: nelle biblioteche, il registro nel quale si indicano i libri che si desidera vengano acquistati.

I lettori ci scrivono

Ci scrive Mrs. Sylvia Bunting relativamente ad anchorman, e noi traduciamo volentieri.

— Il mio pensiero è che molto probabilmente ci muoveremo verso l’eliminazione di man, woman o person. È ciò che sta accadendo rapidamente con ‘chairman’ che ebbe un breve esistenza come ‘chairperson’, ma che ora e normalmente ‘chair’. —

Il problema della connotazione sessuale, quindi, potrebbe essere risolto drasticamente nella lingua inglese, e conduttore e conduttrice saranno semplicemente anchor (in italiano invece, un po’ più complicato, un conduttore sarà un anchor e una conduttrice un’anchor). Grazie a Sylvia.

Perle dai porci

"Le analisi eseguite dall’osservatorio […] evidenziano ancora un forte sbilanciamento tra le desiderate dei CEO e i risultati ottenuti dall’offerta […]"

Da un documento tecnico. Propostoada un lettore anonimo.

Tommaso Feleri! Chi era costui?

Termina il ventiduesimo libro, ma riprendiamo prima in mano il ventunesimo: Mrs. Hide aveva risposto al secondo indizio, ma non era stata citata e premiata dal vostro curatore, cosa che fa ora: sono 4 punti per lei.
Il ventiduesimo, dicevamo: al terzo indizio indovina Rosy e guadagna 3+5 punti, al quinto indizio indovinano invece Giovanna Giordano (1+4), Massimo Chiappone (1+3) e Marco Marcon (1+3). Abbiamo ricevuto anche una risposta sbagliata.
Il libro era La lunga vita di Marianna Ucrìa, di Dacia Maraini.

Vista la brevità della settimana (e venerdì la Parolata farà pure il ponte), questa settimana giocherete con tre libri monoindizio. Le risposte e le classifiche le potrete leggere lunedì 6 giugno.

Ventitreesimo libro monoindizio
Voi, a destra, spostatevi un poco al centro, bene, sì, e là dietro, lei col cappello rosa, può venire più avanti che non la vedo? Ecco, brava, così, perfetto. Cheese.

MESSE, MOBBING; Lettori; Appunto; Tommaso

maggio 27, 2011

Mèsse
Dal latino messe(m), derivato di metere ‘mietere’.
Sostantivo femminile [plurale mèssi].
1. (letterario) Mietitura; anche, l’insieme dei cereali da mietere o già mietuti: il tempo della messe; un’abbondante messe.
2. (figurato) Ciò che si ricava, in abbondanza, da un’attività, da un’opera intrapresa: raccogliere una messe di lodi, di consensi.
3. (specialmente plurale) Le piante del grano o anche d’altri cereali: e le messi ondeggiar come fa il mare (Poliziano).

Una (parola) giapponese a Roma

Mobbing [‘mobbing]
Voce inglese, derivato di (to) mob ‘affollare, assalire’.
Sostantivo maschile invariabile.
1. (etologia) L’insieme dei comportamenti aggressivi tipici di alcuni animali, specialmente uccelli, nei confronti di un predatore.
2. (psicologia, sociologia) Specialmente in ambienti di lavoro o comunità, persecuzione ed emarginazione nei confronti di un singolo individuo da parte del gruppo in cui è inserito.

I lettori ci scrivono

Ci scrive Alex Merseburger a proposito di anchorman.

— Premesso che il "politically correct" ha imposto spokeperson in luogo di spokeman come "portavoce" e chairperson invece di chairman per "presidente" (nel senso che presiede una riunione), ho inserito le tre parole su Google per verificarne la frequenza.
Risultati.
– anchorman: 5,4 milioni di referenze;
– anchorwoman: 630mila;
– anchorperson: 210mila.
Ne consegue che anchorperson esiste, non ne ero così sicuro… e che il suo utilizzo sta entrando nella pratica comune. —

L’appunto

Si parlava qualche numero fa della difficoltà del plurale di belga. Ci chiedono di non lasciare il dubbio, e allora diciamo che il plurale di belga è belgi (maschile) oppure belghe (femminile).

Tommaso Feleri! Chi era costui?

Quinto indizio
Siamo giunti al termine della storia, con la donna dalla strada segnata che, nonostante molte difficoltà, è riuscita a costruirsi una vita propria, diversa da quella a cui volevano obbligarla i parenti, e proprio per questo deve subire lamentele e condanne al proprio comportamento. Ma non è ancora finita, e forse riuscirà a vivere ancora un periodo di amore. In silenzio, come sempre.

DONNEARE, SDONNEARE, PATTERN; Lettori, Tommaso

maggio 26, 2011

Parole a confronto

Donneàre
Dal provenzale domneiar, derivato del latino domina, domna.
Verbo intransitivo [io donnèo ecc.; aus. avere].
(antico) Intrattenersi in compagnia femminile, conversare con donne.
Corteggiare le donne, amoreggiare (anche figurato): La Grazia, che donnea / con la tua mente (Dante).

Sdonneàre
Composto di s- privativo e donneare.
Verbo intransitivo [io Sdonnèo ecc.].
(antico, poetico) Smettere di donneare, di rendere omaggio amoroso a una donna: E dì a colui ch’è d’ogni pietà chiave, / avante che sdonnei, / che le saprà contar mia ragion bona (Dante).

Una (parola) giapponese a Roma

Pattern [‘pattern]
Voce inglese; propriamente ‘modello, tipo’.
Sostantivo maschile invariabile.
1. (scienza) Schema che rappresenta un modello di riferimento.
2. (informatica) Modello che specifica la disposizione di caratteri di una stringa.
3. (antropologia) Sistema consolidato di comportamenti e valori, comune a tutti gli individui di un determinato gruppo sociale.

I lettori ci scrivono

Marco Marcon ha fatto una ricerca su filo di Scozia, riportiamo qua i suoi risultati sperando di non fare troppa confusione.

Filo di Scozia è il filo di cotone lucido impiegato in articoli di maglieria.

Si tratta di un termine che è utilizzato in modo generalizzato, avendo perso la connotazione originaria, allora è stato creato un marchio registrato: il Filoscozia®, definito come il "filato prodotto unicamente con cotone egiziano o di pari caratteristiche, pettinato, ritorto, gasato, mercerizzato in matassa, tinto e di titolo non inferiore a Ne 50/2". Quindi il vero filo di Scozia è prodotto con cotone egiziano.

In francese e in spagnolo è chiamato, analogamente all’italiano, fil d’Ecosse e hilo de Escocia, mentre in inglese è conosciuto come lisle cotton, dove è dubbio se con lisle si intenda Lille, la città francese, oppure Lisle, inventore del filato e forse del macchinario per produrlo, che si chiama anch’esso lisle.

Il nome filo di Scozia sembra che sia dovuto a un fabbricante di calze, forse italiano, che lo usò per primo. Potrebbe derivare dal fatto che era utilizzato per la fabbricazione dei kilt scozzesi, poiché è anallergico e usato per biancheria esterna e interna.
Infine, il filo di Scozia è un tipo di cotone mercerizzato, e la mercerizzazione è un particolare trattamento del cotone e simili con soda caustica brevettato da un certo John Mercer, di Lancashire. Il Lancashire è una regione amministrativa molto vicina alla Scozia, e forse la vicinanza e un po’ di confusione ha fatto chiamare così il filato.

Tommaso Feleri! Chi era costui?

Quarto indizio
Muore, finalmente, il marito oppressore. Inizia quindi un gioco di seduzione con un ragazzo, che la turba e la vivifica. Il ragazzo poi si sposa e un fatto di sangue, che vede coinvolti il ragazzo, la moglie, il loro figlioletto e una serva, scuote la vita della casa. La serva viene salvata dalla condanna a morte e poi ancora aiutata dalla protagonista.

LACCA, DILACCARSI, ANCHORMAN; Tommaso

maggio 25, 2011

Parole a confronto

Làcca
Latino medievale lacca(m), che è dall’arabo lakk, di origine sanscrita, legato a laks ‘migliaia’, con allusione al grande numero di insetti che la producono.
Sostantivo femminile.
1. Nome d’uso corrente della gomma lacca greggia, sostanza resinosa vegetale con cui si fanno la ceralacca e vernici, mastici, adesivi e appretti.
Lacca del Giappone: liquido denso, grigio, estratto per incisione da una pianta giapponese, usata in Oriente per oggetti d’arte e verniciatura a rilievo.
(estensione) Oggetto ricoperto di lacca: una collezione di lacche cinesi.
2. Pigmento ottenuto miscelando coloranti naturali o artificiali con composti inorganici, usato per preparare inchiostri e tinte all’acqua o all’olio; l’inchiostro o la tinta stessa.
3. Fissatore per pettinature, in genere in confezione spray.
4. Smalto per unghie.

Làcca
Dal latino tardo laccu(m), dal greco lakkos ‘fossa, stagno’.
Sostantivo femminile.
(antico) Cavità scoscesa; fossa, pendio: Così scendemmo ne la quarta lacca / pigliando più de la dolente ripa / che’l mal dell’universo tutto insacca (Dante).

Làcca
Latino tardo lacca(m) ‘tumore nelle gambe dei giumenti’, forse legato a lacertus ‘muscolo’.
Sostantivo femminile.
(antico o regionale) Coscia, anca di quadrupede.
(estensione) Natica dell’uomo.

Dilaccàrsi
Derivato di lacca ‘coscia’, col prefisso di- privativo.
Verbo riflessivo [io mi dilacco, tu ti dilacchi ecc.].
(antico) Lacerarsi, squartarsi, dilaniarsi: e con le man s’aperse il petto, / dicendo: «Or vedi com’io mi dilacco!» (Dante).

Una (parola) giapponese a Roma

Anchorman [‘ancormEn]
Anchorwoman [ancor’wuman]
Voce inglese d’America; propriamente ‘uomo (man) àncora (anchor)’ e ‘donna (woman) àncora’.
Sostantivo maschile invariabile.
Conduttore e conduttrice particolarmente popolare di una trasmissione radiofonica o televisiva che utilizza varie corrispondenze giornalistiche.

Tommaso Feleri! Chi era costui?

Terzo indizio
Poi ricomincia il ciclo: una figlia deve sposarsi, anche lei con un uomo che non desidera, anche lei col destino segnato. Ma la mamma decide di spezzare la catena degli obblighi, e la aiuta a sposare il ragazzo amato, piuttosto che l’anziano parente designato.