Posts Tagged ‘rovinata’

Avviso; Dazio, Caza; Perversi; Eufemismo; Rovinata

giugno 23, 2017

Avviso

La Parolata entrerà lunedì in stato di letargo estivo, fino almeno a lunedì 4 settembre. Ciò significa che i partecipanti al concorso delle Canzoni enigmistiche potranno finalmente andare a dormire a un’ora decente domenica notte o lunedì mattina. Lunedì prossimo verranno ancora pubblicati risultati della quarantaduesima canzone (- 10 canzoni al termine del concorso) e poi via di Parolata Ristampata!
Buone vacanze a tutte e tutti.

Parola

Dàzio
Latino medievale datio -onis, propriamente ‘il dare, il consegnare’, successivamente diventato datium -ii.
Sostantivo maschile.
1. Imposta indiretta sui consumi, di riscossione mediata, che colpisce la circolazione dei beni da uno stato all’altro o anche, in passato, da un comune all’altro: dazio d’importazione e d’esportazione, dazio d’entrata e d’uscita, dazio di transito.
Dazio (di) consumo: che si riscuoteva sia al passaggio della cinta daziaria, sia all’atto dell’introduzione dei beni nelle botteghe di vendita al minuto.
Pagare (il) dazio: (figurato) avere delle conseguenze negative a seguito di un errore o di un comportamento sbagliato.
L’ufficio del dazio, il luogo dove si riscuote l’imposta del dazio, e più spesso quello dove si riscuotevano i dazi di consumo: fermarsi al dazio.
2. (antico) Tributo diretto o indiretto.
Luogo dove si riscuoteva il tributo.
Gabella del dazio: antico tributo napoletano sulla vendita al minuto di generi alimentari.
Dazio delle bollette: tributo napoletano del secolo XVIII sugli stranieri che transitavano per il territorio delle diverse città o che si trattenevano qualche giorno.

Una (parola) giapponese a Roma

Cazà [kad’dza]
Adattamento italiano della voce turca kaza, dall’arabo qaḍa’, propriamente ‘giudicatura’.
Sostantivo maschile invariabile.
Nell’Impero ottomano, circoscrizione amministrativa cui era preposto un caimacam, ancora oggi in uso in Turchia, Siria, Palestina e Iraq.

Versi perversi

Essendo che, come pubblicato sulla Parolata:

un burattìno è un fantoccio per rappresentazioni farsesche popolari o infantili, costituito da una testa montata su un’ampia veste in cui si infila, come in un guanto, la mano del burattinaio che lo muove agendo dal basso;

e

la marionétta è un fantoccio snodato, per lo più di legno o di cartapesta, azionato dall’alto sulla scena di appositi teatrini dal marionettista, mediante fili collegati con il capo e con gli arti;

se ne deduce che il titolo del disco di Edoardo Bennato "Burattino senza fili" è un verso perverso, poiché il burattino non ha mai i fili. Avrebbe dovuto essere "Marionetta senza fili".

La disquisizione è stata offerta da Mt.

L’eufemismo

Continuano gli eufemismi di Marco Marcon per "prostituta": lucciola, mondana, passeggiatrice, peripatetica.

La parola rovinata

CERA
Il lume di una volta

Di Pietro Scalzo.

Impicciare, Impiccione, Sumpit; Idiota: Ciula; Rovinata

giugno 20, 2017

Impicciàre
Dal francese antico empeechier, che è dal latino tardo impedicare ‘prendere al laccio, impedire’.
Verbo transitivo (io impìccio ecc.).
Intralciare, creare disturbo riuscendo importuno: leva dal tavolo tutte queste carte che m’impicciano; impicciare il marciapiede, il passaggio; proprio oggi, la sua venuta m’impiccia. Riferito a persona: va’ di là a giocare, che qui impicci; potrebbe anche dare una mano, in questi momenti, invece di venir tra’ piedi a piangere e a impicciare (Manzoni); la faccenda sarebbe andata liscia, se non fosse venuto lui a impicciare, a creare impicci.

Verbo intransitivo pronominale.
Impicciarsi, intromettersi, immischiarsi, indebitamente o a sproposito: si è impicciato in questioni che non gli competono, in affari delicati; non t’impicciare dei fatti, o degli affari, miei; di che t’impicci, tu?.
Impìcciati dei fatti tuoi: (estensione) occupati, interessati solo di ciò che ti riguarda.
Impicciarsi con qualcuno: impegolarsi, invischiarsi: mai impicciarsi con certi uomini!

Impicciato
Participio passato di impicciare.
Aggettivo.
1. Di persona che si trova negli impicci, negli imbrogli.
Anche usato come predicato, in unione col verbo essere, oppure in funzione predicativa: i suoi affari sono impicciati, intricati, imbrogliati; è una questione piuttosto impicciata; anche, occupato in varie faccende: oggi sono assai impicciato; avrò tutta la giornata impicciata.
2. (non comune) Imbrogliato, imbarazzato: l’accoglienza fredda e impicciata di don Abbondio (Manzoni).

Impiccióne
Derivato di impicciare.
Sostantivo maschile (femminile impicciona).
Chi ha l’abitudine d’impicciare, di creare impicci; o, più spesso, chi s’impiccia continuamente delle faccende altrui e si dà gran da fare riuscendo molesto e importuno: con quel suo fare di gatta morta, e con quelle sue proposizioni sciocche, io l’ho per un dirittone, e per un impiccione (Manzoni).

Una (parola) giapponese a Roma

Sumpit [‘sumpit] o sumpitan [‘sumpitan]
Voce malese, propriamente ‘bastoncino per soffiare’.
Sostantivo maschile invairabile.
Cerbottana usata presso alcune tribù indonesiane.

L’idiota

Ciùla
Derivato dal verbo ciulare.
Sostantivo maschile e femminile invariante.
Persona tonta e credulona.

Ciulàre
Voce settentrionale allusiva al ‘fottere’.
Verbo transitivo.
1. (dialettale) Portar via, rubare.
2. (dialettale) Imbrogliare.

La parola rovinata

NUORA
Moglie sarda del figlio.

Di Pietro Scalzo.

Frenesia, Dynatron; Rovinata

giugno 16, 2017

Frenesìa
Dal latino medievale phrenesia, latino classico phrenēsis, greco phrenesis derivato di phren phrenos ‘mente’.
Sostantivo femminile.
1. Termine generico (non tecnico) per indicare uno stato di delirio continuato e furente o di pazzia furiosa.
(estensione, letterario) Manifestazione di rabbia, di furore, o, più genericamente, stato di eccitazione: dare, montare in frenesia; la frenesia s’era propagata come il contagio (Manzoni); vaneggiamento fantastico: i’ son intrato in simil frenesia, E con duro penser teco vaneggio (Petrarca).
2. (comune) Brama smaniosa, irragionevole: la frenesia del gioco, del guadagno; gli è venuta la frenesia del tennis.

Frenètico
Dal latino phreneticus, da phrenesia ‘frenesia’.
Aggettivo.
1. Che è in stato di frenesia, di delirio furente: qua e là, un andare e venire, un fermarsi, un correre, un chinarsi, un alzarsi, di convalescenti, di frenetici, di serventi (Manzoni).
Riferito ad atti e comportamenti, che è proprio di chi è furioso, in stato di frenesia: divincolamenti frenetici.
2. (figurato) Di atto o movimento, agitato, eccitato, convulso: una corsa frenetica.
Per iperbole, di persona o di atto mossi da entusiasmo eccessivo: ha un’ammirazione frenetica per i Beatles.
Smanioso, irresistibile: questo mi dava una frenetica voglia di viaggiare (Alfieri).

Una (parola) giapponese a Roma

Dỳnatron [‘dinatron]
Anche dìnatron.
Voce inglese, composto di dyna(mo)- ‘dinamo-‘ e (elec)tron ‘elettrone’.
Sostantivo maschile invariabile.
(radiotecnica) Tubo termoelettronico a più elettrodi (usualmente un tetrodo), a emissione secondaria di elettroni, in cui alla seconda griglia è applicato un potenziale positivo maggiore di quello negativo: in esso si stabilisce una resistenza differenziale negativa, per cui l’apparecchio può fungere da oscillatore.

La parola rovinata

SCARAVAGGIO
Pittoresco insetto

Di Pietro Scalzo.

Convulso, Niblick; Lettori; Rovinata

giugno 14, 2017

Convùlso
Dal latino convulsus, participio passato di convellere ‘strappare, scoonvolgere’.
Aggettivo.
Che si manifesta con brusche contrazioni dei muscoli, con rapide e violente scosse: tremito convulso; gesti convulsi.
Tosse convulsa: la pertosse.
Riso, pianto convulso: irrefrenabile, nervoso.
(non comune) Di persona che si scuote nelle convulsioni o ha i muscoli contratti e irrigiditi per convulsione: dopo alcuni strani avvolgimenti, cascò morta convulsa (Redi); un giovane, che … vidi convulso dibattersi in fondo ad una delle barche (Abba).
Di parte del corpo, scosso da tremito, agitato, contratto: su le convulse labbra Del trepido, rapito amante (Leopardi).
(figurato) Disordinato, nervoso, affollato, che procede a scatti, detto del modo di parlare o di esprimersi: frasi convulse.
(figurato) Frenetico e febbrile: un ritmo di lavoro convulso ed estenuante.

Sostantivo maschile.
2. Agitazione nervosa: avere il convulso; far venire il convulso.
Avere il convulso: di persona irrequieta, che non riesce a stare ferma.
Manifestazione violenta, accesso, moto convulso: essere preso (o scosso) da convulsi di pianto.

Una (parola) giapponese a Roma

Niblick [‘niblik]
Voce inglese, di origine sconosciuta.
Sostantivo maschile invariabile.
(sport) Nel golf, il bastone con spatola in metallo più pesante, usato per alzare molto la traiettoria della palla.

I lettori ci scrivono

Tempo fa la Parolata scrisse: "Si dice acclimarsi e non acclimatarsi". Mario Cacciari ha qualcosa da ridire a riguardo.

— Direi piuttosto che si dice anche acclimarsi oltre che acclimatarsi.
La quale seconda, nella maggior parte dei vocabolari consultati, serve in genere come riferimento semantico alla spiegazione del significato della prima.
La quale, se non altro, e tralasciando di citarne il più gradevole ritmo, è usata dalla (stra)grande maggioranza degli italiani: io nei *8 anni della mia vita, per la prima volta sento citata la prola acclimarsi.
La quale, per di più, è entrata nell’uso della nostra lingua nel 1828, ben 16 anni più tardi dell’altra (1812).
La quale viene citata come francesismo.
Ma che, ce l’abbiamo coi francesismi? :@) —

No, non ce l’abbiamo coi francesismi. Commento accettato.

La parola rovinata

GRANDE ISLAM
La maggiore ambizione dei tennisti arabi.

Pietro Scalzo è tornato più in forma che mai!

Impiallacciare, Pialla, Paper; Nomi; Rovinata; Canzone

giugno 8, 2017

Impiallacciàre
Derivato di piallaccio.
Verbo trasitivo (io impiallàccio ecc.).
(falegnameria) Rivestire pannelli di legno ordinario con sottilissime sfoglie di legno pregiato, nella fabbricazione di mobili e simili: impiallacciare il castagno con noce, con mogano, mobili impiallacciati.

Piallàccio
Derivato di pialla.
Sostantivo maschile.
1. Listello di legno con un lato piatto e liscio e l’altro rotondeggiante e ricoperto di corteccia: si ottiene quando si sega longitudinalmente un tronco d’albero per ridurlo a sezione quadra.
2. Foglio di legno, di spessore inferiore a 4 mm, ottenuto sfogliando o tranciando un tronco oppure segandolo con lame di minimo spessore; possono essere incollati tra loro per costituire il legno compensato, oppure se ricavati da legno pregiato (noce, mogano ecc.) e di sottigliezza non superiore a 1 mm, possono essere usati per impiallacciature di legni più ordinari (abete, castagno, ecc.).

Piàlla
Latino popolare planula, diminutivo del latino tardo plana, propriamente femminile sostantivato dell’aggettivo planus ‘piano, piatto’.
Sostantivo femminile.
1. Utensile per la lavorazione a mano del legno usato per lisciare e spianare o per scanalare e profilare: è costituito da un largo scalpello piatto metallico disposto obliquamente, dentro una feritoia e serrato da un cuneo, con il filo tagliente più o meno sporgente dalla faccia inferiore di un ceppo parallelepipedo di legno duro o metallo.
Pialla limatrice o lima: tipo speciale di pialla la cui suola è costituita da una lama d’acciaio munita di numerosi piccoli fori con risalti taglienti.
2. (paletnologia) Antico strumento litico, di cui si ignora la precisa destinazione, ottenuto ritoccando lungo uno dei margini una grossa scheggia o un nucleo.

Una (parola) giapponese a Roma

Paper [‘pejper]
Voce ingelse, proptiamente ‘carta’.
Sostantivo maschile invariabile.
Relazione, documento, specialmente per uso interno.

Nomi di dire

C’è passata la pialla di san Giuseppe
Detto popolare e oggi poco comune, a proposito di donna che ha il seno poco sviluppato.

La parola rovinata

ARABBINO
La guida spirituale mediatrice tra islam ed ebraismo.

Di Pietro Scalzo.

La Canzone Settimanale Enigmistica

Termina la quarantesima canzone.

Settimana bianca nei Carpazi (7 6)

Soluzione: Vacanze romene, cioè la canzone Vacanze romane dei Matia Bazar.