Posts Tagged ‘rovinata’

Dimestichezza, Souteneur; Rovinata

novembre 7, 2018

Dimestichézza
Derivato di dimestico.
Sostantivo femminile.
Familiarità, confidenza: avere, prendere dimestichezza con qualcuno, trattare con dimestichezza; anche con allusione a relazioni più intime: teneva stretta dimestichezza con una cortigiana (Adriani).
Avere dimestichezza con qualcosa: (estensione) averne conoscenza pratica, specialmente in frasi negative e scherzose: ho poca dimestichezza con l’aritmetica.

Dimèstico
Aggettivo (plurale maschile dimestici o dimestichi).
Variante antica o regionale di domestico, con parecchi significati di questo, anche se raramente usato come sostantivo, specialmente riferito a persona o cosa che abbia o con cui si abbia familiarità e dimestichezza.

Dimesticaménte
Avverbio.
Con familiarità, semplicemente, alla buona: io intendo con questa mia compagna insieme desinar teco dimesticamente stamane (Boccaccio).

Una (parola) giapponese a Roma

Souteneur [sut’noor]
Voce francese, propriamente ‘sostenitore, protettore’, derivato di soutenir ‘sostenere’.
Sostantivo maschile invariabile.
Lenone, uomo che trae guadagno da una prostituta o da una casa malfamata, dando in cambio la sua equivoca protezione.

La parola rovinata

Telleratura
Componimento agiografico in onore del generale Giuseppe Tellera (1882-1941).

Franco Palazzi prende in giro il vostro curatore per la sua scarsa dimestichezza con la tastiera.

Annunci

Scivoloso, Flashbang; Piuttosto che; Rovinata

novembre 6, 2018

Scivolóso
Derivato di scivolare, probabilmente voce di origine onomatopeica.
Aggettivo.
1. Su cui si scivola o si può scivolare facilmente: in molti tratti la strada è scivolosa; il tappeto d’aghi era lustro e scivoloso (Cassola).
2. Che scivola, che sfugge via facilmente; su cui non si riesce a fare presa: le anguille sono animali scivolosi.
(figurato, raro) Riferito a persona, subdolo e sfuggente, dai modi untuosi e melliflui o affettatamente gentili: non ho simpatia per individui così scivolosi.

Scivolàta
Derivato di scivolare.
Sostantivo femminile.
1. Lo scivolare per un tratto, movimento e spostamento che si fa scivolando: i ragazzi si divertivano a fare delle scivolate sul pavimento lucido.
2. (sport) Nel nuoto, la posizione assunta quando il nuotatore tende in avanti uno o entrambe le braccia, facendo scivolare la mano o le mani sfruttando l’impulso dato dal braccio che ha effettuato la trazione e il recupero o dal colpo di gambe.
Scivolata spinta: (sport) nello sci di fondo, passo usato per incrementare la velocità in piano o in leggera discesa: consiste nello slanciare le braccia in avanti, puntando quindi nella neve i bastoncini con l’impugnatura più avanzata rispetto alla rotella e, inclinando il busto in avanti, effettuando la spinta sui bastoncini fino a tendere le braccia all’indietro.
Scivolata spinta pattinata: (sport) distinta dalla precedente in quanto questa scivolata avviene, anziché su entrambi gli sci tra loro paralleli, su uno sci alla volta, divaricato di punta.
(sport) Nel baseball, la fase finale della corsa dell’attaccante per la conquista della base, con il piede proteso verso la stessa e il corpo all’indietro per sfuggire alla toccata del difensore in possesso della palla.
3. Scivolata d’ala: (aeronautica) movimento laterale del velivolo nel piano alare verso l’interno di una traiettoria curvilinea, per effetto di virata non corretta o di altra manovra particolare, è il contrario della derapata.

Una (parola) giapponese a Roma

Flashbang [fleS’beng]
Voce inglese, composto di flash ‘lampo’ e bang ‘scoppio, esplosione’.
(militare) Particolare ordigno usato specialmente da reparti speciali in operazioni antiterroristiche e che emette una fortissima luce che acceca temporaneamente.

Piuttosto che

Scrivemmo qualche giorno fa dell’uso erroneo della forma "mi taccio", dicendo che non eravamo a conoscenza della sua origine. Ci scrive con una proposta il nostro indispensabile amico Mario Cacciari.

— Non potrebbe forse pensarsi ad un francesismo, proveniente dal comune e non ricercato "je me tais" e dall’ancor più usato "tais toi"? —

La parola rovinata

ORNITORINCO
Studioso del mondo degli uccelli, estremamente distratto.

Di Stefano Bossa.

Conquistare, Conquidere, Conquistador; Rovinata

novembre 5, 2018

Conquistàre
Latino conquis(i)tare, derivato di conquisitus, participio passato di conquirĕre.
Verbo transitivo.
1. Ridurre in proprio dominio con le armi: c. una regione, una città, una posizione strategica importante.
2. Acquistare, far proprio con fatica, con sacrifici, lottando contro difficoltà e ostacoli: conquistare la libertà.
3. (figurato) Accattivarsi, guadagnare: con le sue moine ha conquistato i nonni; la bellezza della città ha conquistato molti scrittori famosi.
Far innamorare, sedurre: si vanta di aver conquistato molte ragazze.
Far appassionare a qualcosa: i miei genitori mi hanno conquistato all’amore per la lettura; anche convertire: conquistare al cattolicesimo.

Conquìsta
Derivato di conquistare; il significato figurato ricalca il francese conquête.
Sostantivo femminile.
1. L’atto del conquistare, con le armi o altrimenti, e il possesso di ciò che si è conquistato, anche con complemento astratto: le conquiste di Napoleone; la conquista del potere.
La cosa conquistata: perdette in poco tempo tutte le sue conquiste; figurato: le conquiste della tecnica.
2. (figurato, familiare) Successo in campo amoroso: vantare le proprie conquiste.
La persona conquistata: mi ha presentato la sua nuova conquista.

Conquìdere
Latino conquīrĕre ‘cercare, raccogliere, requisire’, composto di con- e quaerĕre ‘chiedere, cercare’.
Verbo transitivo (passato remoto conquisi, conquidésti ecc.; participio passato conquiso).
(letterario) Sconfiggere, vincere, conquistare: il bel verde paese Che da lui conquiso fu (Carducci); spesso figurato: conquidere con preghiere, con la propria bellezza.

Una (parola) giapponese a Roma

Conquistador [conkuista’dor]
Voce spagnola, derivato di conquistar ‘conquistare’.
Sostantivo maschile, plurale conquistadores.
Conquistatore. Storicamente, sono chiamati conquistadores quegli avventurieri spagnoli, tra i quali sono famosi Vasco Núñez de Balboa, Hernán Cortés e Francisco Pizarro, che, dopo la scoperta dell’America, conquistarono le terre del Nuovo Mondo, con spedizioni organizzate anche con mezzi forniti dalla Corona.

La parola rovinata

Speciale filosofia

ANASSAGORA
Il filosofo delle antiche piazze greche.

Di Pietro Scalzo.

Carampana, Tabarin; Uomini; Schiele; Rovinata

ottobre 31, 2018

Carampàna
Forse dal nome della Ca’ Rampani, palazzo nobiliare e poi rione assegnato dalla Repubblica di Venezia ad abitazione delle prostitute.
(arcaico, regionale) Donna volgare, sguaiata, oppure brutta, vecchia e trasandata.

Uomini e parole

Tabarin [taba’ren]
Voce francese, dallo pseudonimo Salomon Tabarin di Anthoine Girard (1584 circa – 1633), attore e autore di farse vissuto in Francia.
Sostantivo maschile invariabile.
Nome dato, nei primi decenni del secolo XX, a sale notturne da ballo nelle quali si presentavano anche, a intervalli, numeri di varietà; in origine, era la denominazione di particolari locali parigini di tale genere, Tréteaux de Tabarin e Bal Tabarin, aperti rispettivamente nel 1895 e nel 1904.

Tabarin e proposta da Marco Marcon, carampana da Pietro Scalzo..

Come si dice Schiele?

Speciale filosofia

Anassagora di Clazomene si pronuncia Anassàgora di Clazòmene. Si tratta di un filosofo presocratico nato nella città di Clazomene, attualmente Urla in Turchia.

La parola rovinata

Speciale filosofia

APEIROL
Nella filosofia presocratica, il principio costitutivo dello spritz.

Di Pietro Scalzo.

Lucore, Luco, Noir; Abita; Piuttosto che; Rovinata

ottobre 30, 2018

Parole a confronto

Lucóre
Latino lucor -oris, derivato di lucere ‘splendere’, sull’analogia dei deverbali in -or da verbi in -ere (ad esempio fulgere – fulgor, splendere – splendor.
Sostantivo maschile.
(antico, letterario) Lucentezza, luce diffusa in genere tenue, non violenta: con tanto lucore … M’apparvero splendor dentro a due raggi (Dante); E là tra il nero era un lucor d’altare (Pascoli).
(figurato) Parvenza: un lucore di volontà (Gadda).

Lùco
Dal latino lucus, antico loucus, in origine ‘radura nel bosco dove arriva la luce del sole’, affine a lucere ‘brillare, splendere’.
Sostantivo maschile (plurale luchi).
Boschetto, particolarmente come luogo sacro degli antichi Romani; ritenuto, anche in altre religioni, dimora di divinità e di potenze sovrumane imprecisate, per lo più legate alla natura, era talora fornito di un altare.
Il nome rimane oggi come elemento toponomastico abbastanza diffuso soprattutto nell’Italia centrale e nella zona delle Alpi centrali: Monteluco, Piediluco, Lucomagno.

Una (parola) giapponese a Roma

Noir [nwar]
Voce francese, propriamente ‘nero’.
Aggettivo invariabile e sostantivo maschile invariabile..
(telleratura, cinema) Di genere narrativo o cinematografico di argomento giallo o poliziesco che ricorre alla narrazione di vicende cruente e misteriose. Anche assoluto: un film giallo con un pizzico di noir.

Abita come mangi

Madonna del Sasso è un comune della provincia di Verbano-Cusio-Ossola, i suoi abitanti si chiamano boletesi. Questo perché è nato dall’unione nel 1928 del comune di Boleto con quello di Artò, ed evidentemente il primo ha avuto il sopravvento. Il nome attuale deriva da un santuario del ‘700 che si trova nel territorio del comune.

Piuttosto che

Oggi parleremo dell’uso di dire "mi taccio".

Il verbo tacere è intransitivo (taci e ascolta) o transitivo (perché mi hai taciuto la verità?), non è riflessivo.
In usi letterari può essere rafforzato con la particella pronominale: E, quasi contentato, si tacette (Dante); ond’ei si tacque, Veggendo in voi finir vostro desio (Petrarca).
Se ne deduce che all’interno di un componimento poetico che vuole suonare arcaico l’uso del verbo riflessivo è adeguanto, mentre in una frase costruita in linguaggio corrente il suo uso stride e risulta affettato. La Parolata non è riuscita a ricostruire il motivo per cui quest’uso desueto sia diventato relativamente comune nella lingua italiana, magari qualcuno tra le lettrici e i lettori potrà aiutarci a scoprirlo.

La parola rovinata

Speciale filosofia

AGASSIMANDRO
Testa di serie nella teorizzazione dell’apeiron.

Di Pietro Scalzo.