Archive for marzo, 2012

SUPERSTIZIONE, PINTADERA; Idiota; Giuoco; Tommaso

marzo 30, 2012

Superstizióne
Dal latino superstitione(m), derivto di superstare ‘stare sopra’; propriamente ‘ciò che sta sopra, che costituisce una sovrastruttura’, opposto a religio, genitivo religionis ‘insieme scelto di formule sacre’.
Sostantivo femminile.
1. Atteggiamento irrazionale, dettato da ignoranza, suggestione o timore, che attribuisce a cause occulte o a influenze soprannaturali avvenimenti, per lo più negativi, che possono essere spiegati con cause naturali e conoscibili.
Atto, gesto, pratica rituale cui si attribuisce il potere di scongiurare un evento negativo o di propiziarne uno positivo: la superstizione del malocchio.
Credenza irrazionale nell’influenza positiva o negativa di determinati fattori sulle vicende umane.
2. Eccesso di scrupolo e di timore religioso.
All’interno di ogni religione, il residuo di antichi culti e di precedenti credenze religiose, non completamente eliminato.

Una (parola) giapponese a Roma

Pintadera [ pinta’dera]
Voce spagnola, derivato di pintado ‘dipinto’.
Sostantivo femminile invariabile.
1. (paletnologia) Stampo di argilla usato da alcune popolazioni primitive europee, per imprimere disegni geometrici sulla pelle del corpo.
2. (gastronomia) Stampo per decorare pane, dolci e simili.

L’idiota

Castróne
Derivato di castrare.
Sostantivo maschile.
1. Il maschio castrato degli animali.
2. (figurato, popolare) Uomo stupido, ignorante.

Frasi per giuoco

Fare filotto
Locuzione derivata dal gioco del biliardo "all’italiana" dove "fare filotto" significa abbattere un’intera fila di birilli disposti a croce in mezzo al tavolo, guadagnando in tale modo molti punti.
In senso più ampio viene usata per indicare l’ottenimento di una sequenza di risultati positivi, come ad esempio la vittoria in più partite consecutive.

Sempre proposte di Marco Marcon.

Tommaso Feleri! Chi era costui?

Quinto indizio
Il nipote, anche lui nell’ambiente dei funerali, farà in modo che annualmente il rivale in amore riceva una cartolina di saluti da parte dell’estetista morta.

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ERRATICO, OBER; Piantastorie; Tommaso

marzo 29, 2012

Erràtico
Dal latino erraticu(m), derivato di errare ‘vagare, errare’.
Aggettivo [plurale maschile erratici].
1. Che cambia continuamente posto, instabile; irregolare, discontinuo; nomade, vagabondo: selvaggina erratica.
Piante, erbe erratiche: che attecchiscono ovunque, senza coltura.
Masso erratico: (geologia) blocco roccioso trasportato dai ghiacciai lontano dal luogo di origine e poi abbandonato a causa del loro ritirarsi.
2. (medicina, antico) Che sparisce e ricompare: febbri erratiche.
2. (figurato, letterario) Incerto, dubbioso, disordinato: un fiotto di parole erratiche (Bacchelli).

Una (parola) giapponese a Roma

Ober [‘ober]
Voce tedesca, propriamente accorciativo di Oberkellner, composto di Ober- ‘capo’ e Kellner ‘cameriere’.
Sostantivo maschile invariabile.
Nei bar e nei ristoranti dei paesi di lingua tedesca, capocameriere.

Il piantastorie, ovvero Piante da persone

Il momento è storico. Inauguriamo oggi una nuova rubrica della Parolata. La curerà Mario Cacciari, appassionato di botanica, che ci racconterà storie legate ai nomi delle piante derivati da persone. Ma lasciamo la parola a Mario.

— Moltissime piante derivano il nome, generico o specifico, da nomi di persone. Un solo esempio che, se gradito, sarà seguito da altri…

Il grande botanico Philibert Commerçon (più tardi Commerson), forse il più grande cacciatore di piante del sec. XVIII, si imbarcò nel 1767 con Louis Antoine de Bougainville per una lunga spedizione di ricerca attorno al mondo. Con lui si imbarcò anche il suo assistente, Jean Baret, che si occupava della sua salute e, essendo anche un valente botanico, lo aiutava nelle situazioni più pericolose della raccolta. Nella spedizione individuarono e raccolsero più di 3000 specie nuove di piante fin’allora sconosciute.
Quando, dopo il Brasile, la Patagonia ed altri luoghi di mistero, giunsero a Tahiti, l’occhio furbo dell’Indigeno si accorse subito dell’aspetto ambiguo del giovane assistente ed un capo tribù tentò di rapirlo per farne la sua sposa.
Jean(ne) Baret era una signora che si era arruolata en travesti sulla nave dato che a quei tempi non era permesso ad una femmina di fare parte della ciurma.

La cosa si arruffò grandemente, tanto che dai tre diari di navigazione tenuti dal comandante de Bougainville, dal cerusico di bordo e dal principe Nassau-Siegen, appassionato componente della spedizione, si ricavano tre versioni in tutto e per tutto assolutamente discordanti. Come se ognuno avesse partecipato ad una spedizione differente.
Fatto sta che a quel punto Commerson e Baret si fecero sbarcare nell’isola di Mauritius dove rimasero e dove Jeanne cambiò il suo nome in Hortense (che, guardacaso, era il nome della moglie del principe Nassau di cui Commerson era da sempre perdutamente innamorato).
Una bellissima pianta fiorifera che avevano scoperto in Giappone proseguì sul ritorno assieme alle altre 2999 circa, dopo avere, secondo la classificazione binomia linneiana, assunto il nome di Hydrangea (anfora per acqua) hortensis. Quella che noi tuttora popolarmente chiamiamo Ortensia.

Commerson morì dopo due soli anni senza più quattrini, malato e vecchio di primavere 46; Hortense tornò in Inghilterra dove, aiutata dall’eredità di 600 sterline legatale dall’amante prima di partire, persisté nella pratica della botanica per tutto il resto della sua verde vita. —

La Parolata spera che Mario voglia continuare a proporre storie di piante e uomini.

Tommaso Feleri! Chi era costui?

Quarto indizio
L’estetista è corteggiata anche da un collega, non sa chi sposare tra i due pretendenti e, nel dubbio, si suicida.

LENA, KARKUR; Giuoco; Paroledianimali; Tommaso

marzo 28, 2012

Léna
Derivato dell’antico alenare ‘anelare’.
Anche lèna.
Sostantivo femminile.
1. Forza, energia, vigore nell’affrontare le fatiche fisiche o morali: ripigliato lena, spirito e voce, tornò a’ colloqui e agli affetti di prima (Bartoli).
Lavorare di (buona) lena: con tenacia ed entusiasmo;
Mancare di lena: essere pigro, svogliato.
Opera di lunga lena: di molta e lunga fatica.
2. (letterario) Fiato, respiro, specialmente affannoso: La lena m’era del polmon sì munta / quand’io fui su, ch’i’ non potea più oltre (Dante).

Una (parola) giapponese a Roma

Karkur [ kar’kur]
Voce berbera.
Sostantivo maschile invariabile.
(etnologia) Nell’Africa settentrionale, mucchio di pietre che si trova lungo le vie carovaniere, i passi montani e simili, formatosi in seguito al getto di ciottoli da parte dei passanti e legato a forme di superstizione.

Frasi per giuoco

Appendere le scarpe al chiodo
L’espressione significa ritirarsi dall’attività agonistica, deriva dal periodo in cui si appendevano le scarpe negli spogliatoi e, in caso di ritiro dall’attività, lì si lasciavano.
In senso più ampio significa ritirarsi dall’attività fino ad allora svolta, smettere un’attività.

Di Marco Marcon.

Parole di animali

Zigàre
Voce di origine onomatopeica.
Verbo intransitivo [io zigo, tu zighi ecc.; ausiliare avere].
(non comune) Detto del coniglio, emettere il caratteristico verso stridulo.

Tommaso Feleri! Chi era costui?

Terzo indizio
Il nipote è un poeta e fa innamorare un’estetista, coinvolta nella cerimonia funebre.

APPOZZARE, BRAIN-TRUST; Monouso; Lettori; Tommaso

marzo 27, 2012

Parole a confronto

Appozzàre
Derivato di pozza, col prefisso a ‘verso’.
Verbo transitivo [io appózzo ecc.].
Scavare facendo delle buche: appozzare un terreno.

Appozzàre
Derivato di pozzo, col prefisso a- ‘verso’.
Verbo transitivo.
1. (raro) Immergere in un pozzo.
(estensione) Immergere in un liquido.
2. Appozzare un avversario: nello sport della pallanuoto, spingerlo fallosamente sott’acqua.

Una (parola) giapponese a Roma

Brain-trust [‘breintrast]
Locuzione dell’inglese d’America; propriamente ‘gruppo (trust) di cervelli (brain)’.
Locuzione sostantivale maschile invariabile.
Gruppo di consulenti altamente qualificati in un settore specifico.
Gruppo di scienziati o tecnici che concorrono a risolvere problemi di particolare complessità; trust di cervelli.

Parole monouso

Lumicìno
Sostantivo maschile.
1. Diminutivo di lume.
2. Lumino funebre.

La parola lumicino si usa, nel primo significato, praticamente solo nelle seguenti locuzioni.
Cercare col lumicino: (figurato) cercare con cura e pazienza qualcosa difficile da trovare.
Essere, ridursi al lumicino: (figurato) agli estremi, in fin di vita. Detto di cosa, stare per terminare: le vacanze sono ormai al lumicino. Deriva dall’antico uso di mettere un lumicino vicino al letto dei moribondi.

I lettori ci scrivono

Un mese fa "veletta" era una parola trattata dalla Parolata, Maurizio Codogno ci inviò un contributo che per motivi imperscrutabili pubblichiamo solo ora.

— La veletta è anche (almeno a Milano) la scritta in cima ai mezzi pubblici che indica il loro capolinea (sperabilmente quello dove stanno andando e non l’altro, se il "manetta" se ne è ricordato). —

Tommaso Feleri! Chi era costui?

Secondo indizio
Il nipote organizza il funerale.

TIBURIO, HEURIGER; Paesidapersona; Giuoco; Tommaso

marzo 26, 2012

Tibùrio
Dal latino medievale tiburiu(m), probabilmente incrocio del latino tugurium, nel significato di ‘edicola sacra’, con ciborium ‘ciborio’.
Sostantivo maschile.
(architettura) Struttura a pianta poligonale o circolare che racchiude al suo interno una cupola, frequente nell’architettura sacra bizantina, romanica e gotica e in edifici rinascimentali.

Una (parola) giapponese a Roma

Heuriger [‘hoiriger]
Voce tedesca, derivato di heurig ‘di qeust’anno’.
Sostantivo maschile invariabile.
Specialmente in Austria, vino nuovo della vendemmia dell’anno.
Locale viennese tipico dove si serve tale vino.

Paesi da persone

Ci scrive Vizi Coloniali.

— Un "Paesi da persone" d’autore.
Da "1912+1" di Leonardo Sciascia che, parlando di Filippo Corridoni, dice: "Prese il suo nome – Corridonia – il paese che gli aveva dato i natali, Pausula in provincia di Macerata". —

Cioè, Pausala, in provincia di Macerata, nel 1931 assunse il nome di Corridonia in onore di Filippo Corridoni, sindacalista rivoluzionario, militare e giornalista, morto durante la prima guerra mondiale.

Frasi per giuoco

A bocce ferme
Deriva dal gioco delle bocce, nel quale i punti si assegnano solo nel momento in cui tutte le bocce siano ferme per potere valutare le distanze relative.
In senso figurato significa la necessità di attendere che ciò che sta ancora evolvendo si arresti, in modo da valutare la situazione e potere prendere delle decisioni di conseguenza.

Proposta da Marco Marcon.

Tommaso Feleri! Chi era costui?

Nella folla di 24 (ventiquattro!) risposte errate si distinguono: al terzo indizio Mariamarea (3+5); al quarto indizio Marcella Rosignoli (2+4), Maria Rita Pepe (2+3), Massimo Chiappone (2+2) e MT (2+1).

Il libro-trappola era La lettera scarlatta, di Nathaniel Hawthorn. E ora il sessantaquattresimo libro.

Primo indizio
Un nobile inglese muore suicida in terra straniera.