Archive for maggio, 2015

Neup- Speciale caprioli; Paroledianimali; Frasi; Conchiglie

maggio 29, 2015

Non è una passeggiata, a cura di PassoBarbasso

Speciale censimento caprioli

Nei giorni 11 e 12 Aprile PassoBarbasso ha collaborato con l’Ente Parco delle Capanne di Marcarolo per l’attività annuale di censimento della colonia di caprioli presente nel Parco.
Forte di conoscenze ed esperienza acquisita, NEUP dedica un numero speciale alle molte curiosità lessicali intorno al mondo di questo ungulato.

La parola capriola

Capreolus capreolus
Il capriolo (Capreolus capreolus, Linnaeus, 1758) è un ungulato che vive in Europa e Asia. Ha palchi corti, in genere con 3 punte per lato nei soggetti adulti. Il corpo è di un colore tra il rosso ed il marrone, il muso verso il grigio; è molto veloce e vive su altipiani e montagne. In primavera-estate il colore è rosso-bruno con il pelo molto corto e non troppo fitto, durante il periodo invernale il colore è grigio-bruno con pelo lungo e molto fitto.
Nei primi tre-quattro mesi di vita il mantello è rosso-brunastro caratterizzato da una pomellatura bianca lungo i fianchi che favorisce il mimetismo (Bambi!). Nel parco delle Capanne di Marcarolo vive felice una colonia di circa un centinaio di caprioli. Si ritiene che il Parco sia stato colonizzato dai caprioli negli anni ’80, in seguito ad immissioni ai fini venatori avvenute tra il 1960 e il 1975 in provincia di Savona.

Bambi

Bambi è un film di animazione americano (1942), prodotto da Walt Disney e basato sul libro "Bambi, la vita di un capriolo" dell’autore austriaco Felix Salten. I protagonisti sono Bambi, un cervo dalla coda bianca, i suoi genitori (il Grande Principe della foresta e la madre senza nome), i suoi amici Tamburino (un coniglio dal naso rosa) e Fiore (una puzzola), e la sua amica d’infanzia e futura compagna Faline.
Per il film, la Disney si prese la libertà di cambiare la specie di Bambi in un cervo dalla coda bianca dalla sua specie originale di capriolo, dal momento che i caprioli non abitano gli Stati Uniti e il cervo dalla coda bianca è più familiare per gli americani. La confusione tra cervi e caprioli arriva da lontano…

Altre parole capriole

Oculare, vertice e stocco
Il palco del capriolo (presente soltanto nei soggetti maschi) si compone di tre punte (a volte solo due) dette Oculare, Vertice e Stocco (partendo dalla anteriore).

Velluto
Durante la formazione dei palchi del capriolo, il tessuto in crescita è riccamente vascolarizzato e rivestito esternamente da una morbida peluria: il velluto.

Specchio anale
Lo specchio anale è il pelo bianco che ricopre il posteriore dell’animale. La forma dello specchio anale è molto utile per il riconoscimento dei due sessi: nei maschi è a forma di rene, con la concavità rivolta verso il basso; nelle femmine è a forma di cuore per la presenza del ciuffo di peli nella zona vulvare, chiamato "falsa coda".

Raspata e fregone
Il capriolo difende il proprio territorio segnalandone i confini attraverso caratteristici segni di presenza: le "raspate" sono piccoli affossamenti del terreno scavati con le zampe anteriori o posteriori; i "fregoni" sono abrasioni riscontrabili sulle cortecce di arbusti e piccoli alberi, provocati dallo sfregamento del palco.

Parole di animali

Scrocchio
Simile all’abbaiare di un cane con la raucedine, il verso caratteristico del capriolo è detto scrocchio. Viene utilizzato come segnale di territorialità, oppure in situazioni di stress, come segnale di allarme.

Frasi, non futilità

"Quando il sole si abbassa, il pelandrone si ammassa."
Giovanni Repetto di Cascina Merigo, parco delle Capanne di Marcarolo.

Al tramonto del sole, chi ha lavorato va a dormire, stanco da una giornata di fatica. Chi non lavora esce di casa e si ritrova con gli altri pelandroni.

Per un pugno di conchiglie

Trentaduesimo libro, quinto indizio

– Comincio ad avere un’idea. Ci sono altri uomini sopravvissuti?
– Sì.
– I protagonisti sono aggressivi verso gli altri uomini?
– No.
– Sono armati?
– Sì.
– Corrono dei pericoli?
– Sì.
– Sopravvivono alla fine del libro?
– No.
– Muore uno di loro?
– Sì.
– Il padre, vero?
– Sì.
– Ucciso?
– No.
– Di fame, malattia, o qualcosa del genere?
– Sì.
– C’è una speranza, alla fine, anche piccola, per il figlio?
– Sì.
– Okay, so qual è il libro.

Annunci

Viscere, Toupie; Animali: Angora; Accento; Conchiglie

maggio 28, 2015

Vìscere
Dal latino viscus viscĕris, usato per lo più al plurale, viscĕra -um.] (pl. i vìsceri m., o le vìscere f.). –
Sostantivo maschile [plurale i visceri (maschile) o le viscere (femminile)].
1. Nome generico, sia nell’uso corrente sia anche nel linguaggio scientifico, di ciascuno degli organi interni, racchiusi nella cavità toracica e addominale, dell’uomo e di vari animali: spostamento, fuoriuscita di un viscere; intervenire chirurgicamente su un viscere.
(plurale femminile) Nell’uso comune, intestino, ventre, interiora: avere dei dolori alle viscere; togliere le viscere a un animale (a un agnello, a un pesce ecc.); l’ha uccisa in modo atroce, con varie coltellate alle viscere.
(plurale maschile) Nell’uso scientifico e tecnico, o comunque più elevato: ispezionare i visceri di un traumatizzato; esame dei viscer degli animali sacrificati, nell’arte e tecnica divinatoria antica; togliere i visceri a un animale per imbalsamarlo.
2. (plurale femminile, letterario) Il frutto delle viscere: il figlio, i figli, rispetto alla madre.
Anche come esclamazione, specialmente in passato: viscere mie!, figlio mio!, figli miei!.
(plurale femminile, estensione) La parte più interna, più riposta, per lo più di cavità aperta o praticata entro la terra: attraverso i vulcani fuoriescono ceneri e lapilli che vengono dalle viscere della terra; nelle viscere del monte fu trovato un giacimento d’oro.
(plurale femminile, figurato) Sensibilità affettiva.
Non avere viscere di figlio, di padre: essere privo di sentimenti filiali, paterni.
Avere nelle viscere: di tendenza, abitudine connaturata.
Fin nelle viscere: nel più vivo e profondo del proprio essere: sentiva fin nelle viscere lo strazio per la morte del figlio.
Nell’uso antico, come sinonimo di cuore, cioè sentimenti umani: egli, … uomo di buone viscere, diede la sua parola (Gozzi). In questa accezione anche nella forma del plurale maschile visceri: era quel conte Benedetto un veramente degn’uomo, ed ottimo di visceri (Alfieri).

Una (parola) giapponese a Roma

Toupie [tu’pi]
Voce francese, propriamente ‘trottola’, in questa accezione dall’anglo-normanno topet ‘parte, livello più alto’.
Sostantivo femminile invariabile.
(tecnica) Nell’industria del legno, macchina simile a una fresatrice verticale, impiegata per eseguire cornici, profili sagomati, incastri, scanalature e simili.

Nomi di paesi, la parola

Àngora
Dal nome della città turca di Angora (Ankara).
Anche, raro, angòra.
Sostantivo femminile.
1. Nome di alcune razze di capre, conigli e gatti dal pelo lungo e soffice. Dal pelo della capra d’Angora e del coniglio d’Angora si ottiene un filato noto in commercio come lana d’angora, o semplicemente angora: un golfino d’angora.

L’accento, questo sconosciuto

Scrissimo tempo fa, sulla Parolata, che si dice àngora. Ci correggiamo ora, perché sembra che si possa dire anche angòra, anche se viene raramente accentato in questo modo.

Per un pugno di conchiglie

Trentaduesimo libro, quarto indizio

– Torniamo alla trama. E’ in corso una guerra?
– No.
– Ma c’è stata una guerra da poco?
– Sì.
– I protagonisti sono dei sopravvissuti, quindi?
– Sì.
– Ci sono dei morti?
– Sì.
– I due uomini hanno circa la medesima età?
– No.
– Sono parenti?
– Sì.
– Padre e figlio?
– Sì.
– Si spostano?
– Sì.
– Con un mezzo a motore?
– No.
– A piedi?
– Sì.

Caponata, Scifta; Rovinata; Conchiglie

maggio 27, 2015

Caponàta
Derivato da cappone di galera, vivanda un tempo in uso fra i marinai, fatta di mollica di pane inzuppata nell’aceto con ingredienti vari mescolati.
Anche capponàta.
Sostantivo femminile.
1. Vivanda frugale in uso un tempo fra i marinai, costituita da galletta intinta nell’acqua salata e condita con olio, aceto, aglio e cipolla.
2. Pietanza napoletana, detta anche panzanella alla marinara: specie d’insalata fatta con gallette ammorbidite in acqua, acciughe, cipolle e pomodori freschi a fette, basilico e aglio, peperoni verdi e olive, il tutto condito con olio, aceto, sale e pepe. Un piatto simile è presente in altre regioni meridionali italiane, in particolare in Puglia e Calabria.
3. Piatto della cucina siciliana a base di melanzane fritte a pezzetti con sedano, cipolla, capperi, olive, pomodoro, condito in agrodolce.

Una (parola) giapponese a Roma

Sciftà [Sif’ta]
Voce amarica.
Sostantivo maschile invariabile.
In Etiopia e in Eritrea, fuorilegge, bandito.

La parola rovinata

TGuno [ti’dZuno]
Notiziario TV sulla fame nel mondo.

Di Mario Cacciari.

Per un pugno di conchiglie

Dobbiamo fare una correzione alla classifica dell’ultimo libro: Cinzia Agostinetto aveva risposto correttamente al primo indizio, ed essendo la quarta a rispondere correttamente, guadagna quindi 5 + 2 punti. Perdono un punto a testa invece Omero Mazzesi e M.Fisk. Chiediamo scusa per l’errore.

Trentaduesimo libro, terzo indizio

– Ah, ecco, è stato tratto un film dal libro?
– Sì.
– L’autore è statunitense?
– Sì.
– Si tratta di un libro recente?
– Sì.
– Pubblicato dopo il 2000?
– Sì.

Ineluttabile, Bonang; Monouso: Dovizia; Lettori; Conchiglie

maggio 26, 2015

Ineluttàbile
Dal latino ineluctabĭlis, composto di in- ‘negazione’ e eluctabĭlis ‘che si può superare con la lotta’, derivato di eluctari ‘vincere lottando’.
Aggettivo.
Contro cui non si può lottare, a cui non si può contrastare, quindi inevitabile: l’ineluttabile fato; destino, necessità ineluttabile.

Ineluttabilménte
Avverbio.
In modo ineluttabile; senza scampo, necessariamente: un destino che ineluttabilmente ci sovrasta.

Una (parola) giapponese a Roma

Bonang [‘bonang]
Voce inglese, da una voce giavanese.
Sostantivo maschile invariabile.
(musica) Strumento giavanese costituito da tanti piccoli gong di tonalità differenti.

Parole monouso

Dovìzia
Dal latino divitia, propriamente ‘ricchezza’.
Sostantivo femminile.
(letterario) Grande abbondanza: quell’anno ci fu dovizia di frutta; in tempo di dovizia; provare con dovizia di argomenti.

Locuzione avverbiale.
A dovizia: in abbondanza.

Alex Merseburger ci segnala che "dovizia", al di fuori dell’uso letterario, è una parola monouso utilizzata, al di fuori dell’uso letterario, unicamente nell’espressione "con dovizia di particolari". Se l’avete sentita usare in altri contesti segnalatecelo.

I lettori ci scrivono

Ci scrive Mauro relativamente alla parola "diana", pubblicata qualche tempo fa.

— "Battere la Diana" in gergo militare significa "suonare la sveglia", in quanto la sveglia veniva data con rulli di tamburo al primo chiarore dell’alba, mentre in cielo era ancora ben visibile il pianeta Venere, detto "stella Diana". —

Per un pugno di conchiglie

Trentaduesimo libro, secondo indizio

– Il protagonista principale è uno?
– No.
– Sono due?
– Sì.
– Un uomo e una donna?
– No.
– Due uomini?
– Sì.
– È ambientato in Europa?
– No.
– America?
– Sì.
– Del nord?
– Sì.

Dimora, Rabal; Lettori; Conchiglie

maggio 25, 2015

Dimòra
Derivato di dimorare.
Sostantivo femminile.
1. Luogo in cui si vive; casa, abitazione: ha fissato, stabilito la propria dimora a Roma; una dimora modesta, signorile.
Non avere fissa dimora, essere senza fissa dimora: essere nomade, vagabondo; (scherzoso) viaggiare continuamente, in particolare si dice di chi non ha un’abitazione fissa e vive di espedienti.
Luogo in cui si alloggia temporaneamente.
2. (letterario) Il dimorare; sosta, permanenza, soggiorno: volgi la mente a me, e prenderai / alcun buon frutto di nostra dimora (Dante).
Fare dimora, stare a dimora: trattenersi in un luogo per un tempo più o meno lungo.
3. (letterario) Indugio, ritardo: Quando s’accorse d’alcuna dimora / ch’io facea dinanzi a la risposta (Dante).

Dimorare
Dal latino demorāri ‘trattenersi, indugiare’, composto di dē- ‘de-‘ e morāri ‘ritardare’.
Verbo intransitivo (io dimòro ecc., ausiliare avere o, meno comunemente, essere).
1. Abitare, trattenersi per un periodo più o meno lungo: dimorare a Firenze, in una piccola casa.
Albergare, essere presente in modo durevole: questi vizi… dimorano talvolta anche negli uomini grandi (Foscolo).
2. (letterario) Stare, restare, permanere: ne’ quali [pensieri] mentre ella dimorava (Boccaccio).
Persistere, perseverare.
3. (letterario) Stare fermo: come gente che pensa a suo cammino, / che va col cuore e col corpo dimora (Dante).
4. (letterario) Indugiare, tardare.

Una (parola) giapponese a Roma

Rabal [‘rabal]
Composto di radio (sonda) e del francese bal(lon) ‘pallone aerostatico’.
Sostantivo maschile invariabile.
(meteorologia) Metodo per determinare la velocità e la direzione del vento mediante un pallone con radiosonda.

I lettori ci scrivono

Ci aveva scritto Marina Geymonat per chiedere se si potesse indicare l’autogrill senza citare il marchio Autogrill. Ecco le risposte che abbiamo ricevuto.

Area di ristorazione è la proposta di Alessandra Berti.
Posto di ristoro è proposto da Marco Marcon.
Area di ristoro è il consiglio di Mauro.
Serena Matrundola scrive: — Non vorrei deludere Marina Geymonat, ma pare proprio che in italiano non esista un altro termine per descrivere il cosiddetto "Autogrill" se non "area di servizio" o "punto di ristoro". A mio modesto parere l’espressione "punto di ristoro" si avvicina un po’ di più alle aspettative della suddetta. "Ristoro" evoca un po’ il cibo un po’ il riposo ed un po’ il rinfrescarsi, tutte azioni richieste dopo tanta strada. —
Infine Mario Cacciare ci dice: — Lasciamo a parte il fatto che il più delle genti con autogrill pensa di indicare tutto il complesso della "stazione di servizio".
Dato comunque che il "posto di ristoro situato in un’area di sosta autostradale” per definizione sta su un’auto-strada penso che tranquillamente e senza patemi si potrebbe escludere la parte "Auto-" che è effettivamente pleonastica e limitarsi ad un -pur se francesizzante- "Ristorante", seguito eventualmente da un correttamente turistico dell’A14 (o dell’A29 ecc.).
O perché non il (più aderente al reale) ibrido italo-latino Cibopòlio? [ahi ahi ahi… cosa mai ho inventato!] Però subito gli Yankee ce lo copierebbero per farlo diventare un orribile Saibopolìo. —

Per un pugno di conchiglie

Giocando con il trentunesimo libro in concorso abbiamo ottenuto i seguenti risultati: al primo indizio indovinano Paola Zucchi (5+5), LucaBoh (5+4), djzero00 (5+3) e Omero Mazzesi (5+2); al secondo indovinano M.Fisk (4+1), Patrizia Franceschini, Lucia Costantini, Vizi Coloniali e Paola Bernardi (4); al terzo indizio Marco Marcon (3) e al quinto Cristina Marsi (1).
Le risposte sbagliate sono state due. La risposta esatta la leggete qui.

Detto ciò possiamo iniziare con il primo indizio del trentaduesimo libro.

Trentaduesimo libro, primo indizio

Questa volta facciamo così, voi mi fate delle domande, e io rispondo solo sì o no. Non sono ammesse sfumature.
– Si tratta di un libro famoso?
– Sì.
– E l’autore, è famoso l’autore?
– Sì.
– La storia è complicata?
– No.
– Ci sono tanti personaggi?
– No.