Archive for ottobre, 2018

Carampana, Tabarin; Uomini; Schiele; Rovinata

ottobre 31, 2018

Carampàna
Forse dal nome della Ca’ Rampani, palazzo nobiliare e poi rione assegnato dalla Repubblica di Venezia ad abitazione delle prostitute.
(arcaico, regionale) Donna volgare, sguaiata, oppure brutta, vecchia e trasandata.

Uomini e parole

Tabarin [taba’ren]
Voce francese, dallo pseudonimo Salomon Tabarin di Anthoine Girard (1584 circa – 1633), attore e autore di farse vissuto in Francia.
Sostantivo maschile invariabile.
Nome dato, nei primi decenni del secolo XX, a sale notturne da ballo nelle quali si presentavano anche, a intervalli, numeri di varietà; in origine, era la denominazione di particolari locali parigini di tale genere, Tréteaux de Tabarin e Bal Tabarin, aperti rispettivamente nel 1895 e nel 1904.

Tabarin e proposta da Marco Marcon, carampana da Pietro Scalzo..

Come si dice Schiele?

Speciale filosofia

Anassagora di Clazomene si pronuncia Anassàgora di Clazòmene. Si tratta di un filosofo presocratico nato nella città di Clazomene, attualmente Urla in Turchia.

La parola rovinata

Speciale filosofia

APEIROL
Nella filosofia presocratica, il principio costitutivo dello spritz.

Di Pietro Scalzo.

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Lucore, Luco, Noir; Abita; Piuttosto che; Rovinata

ottobre 30, 2018

Parole a confronto

Lucóre
Latino lucor -oris, derivato di lucere ‘splendere’, sull’analogia dei deverbali in -or da verbi in -ere (ad esempio fulgere – fulgor, splendere – splendor.
Sostantivo maschile.
(antico, letterario) Lucentezza, luce diffusa in genere tenue, non violenta: con tanto lucore … M’apparvero splendor dentro a due raggi (Dante); E là tra il nero era un lucor d’altare (Pascoli).
(figurato) Parvenza: un lucore di volontà (Gadda).

Lùco
Dal latino lucus, antico loucus, in origine ‘radura nel bosco dove arriva la luce del sole’, affine a lucere ‘brillare, splendere’.
Sostantivo maschile (plurale luchi).
Boschetto, particolarmente come luogo sacro degli antichi Romani; ritenuto, anche in altre religioni, dimora di divinità e di potenze sovrumane imprecisate, per lo più legate alla natura, era talora fornito di un altare.
Il nome rimane oggi come elemento toponomastico abbastanza diffuso soprattutto nell’Italia centrale e nella zona delle Alpi centrali: Monteluco, Piediluco, Lucomagno.

Una (parola) giapponese a Roma

Noir [nwar]
Voce francese, propriamente ‘nero’.
Aggettivo invariabile e sostantivo maschile invariabile..
(telleratura, cinema) Di genere narrativo o cinematografico di argomento giallo o poliziesco che ricorre alla narrazione di vicende cruente e misteriose. Anche assoluto: un film giallo con un pizzico di noir.

Abita come mangi

Madonna del Sasso è un comune della provincia di Verbano-Cusio-Ossola, i suoi abitanti si chiamano boletesi. Questo perché è nato dall’unione nel 1928 del comune di Boleto con quello di Artò, ed evidentemente il primo ha avuto il sopravvento. Il nome attuale deriva da un santuario del ‘700 che si trova nel territorio del comune.

Piuttosto che

Oggi parleremo dell’uso di dire "mi taccio".

Il verbo tacere è intransitivo (taci e ascolta) o transitivo (perché mi hai taciuto la verità?), non è riflessivo.
In usi letterari può essere rafforzato con la particella pronominale: E, quasi contentato, si tacette (Dante); ond’ei si tacque, Veggendo in voi finir vostro desio (Petrarca).
Se ne deduce che all’interno di un componimento poetico che vuole suonare arcaico l’uso del verbo riflessivo è adeguanto, mentre in una frase costruita in linguaggio corrente il suo uso stride e risulta affettato. La Parolata non è riuscita a ricostruire il motivo per cui quest’uso desueto sia diventato relativamente comune nella lingua italiana, magari qualcuno tra le lettrici e i lettori potrà aiutarci a scoprirlo.

La parola rovinata

Speciale filosofia

AGASSIMANDRO
Testa di serie nella teorizzazione dell’apeiron.

Di Pietro Scalzo.

Incentivo, Zawiya; Motti e buoi; Rovinata

ottobre 29, 2018

Incentìvo
Dal latino tardo incentivum, uso figurato e sostantivato dell’aggettivo incentivus ‘che dà il tono’, derivato di incinere ‘intonare’.
Sostantivo maschile.
Impulso, incitamento, stimolo di entità notevole se pure non direttamente determinante: dare incentivo alle passioni; incentivo al bene, a una sana moralità.
Salario a incentivo, o progressivo o proporzionale: costituito da un salario base, determinato come salario a tempo, e un salario aggiuntivo che remunera il lavoro dei singoli operai sulla base di criterî quantitativi (in particolare in funzione della differente produttività) e qualitativi (per esempio in funzione del minor numero di prodotti difettosi); fino al secolo XIX poteva inoltre essere erogato in natura o in denaro, ma quest’ultima forma è ormai predominante nei paesi economicamente avanzati.
(particolare, plurale) Nel linguaggio economico, misura di politica economica o finanziaria, in particolare creditizia o fiscale, diretta a creare condizioni più favorevoli all’aumento della produzione, degli investimenti, dell’esportazione e in genere allo sviluppo del reddito nazionale, e anche a favorire l’attività economica in determinati settori o zone: incentivi a produrre, a investire; incoraggiare con incentivi l’agricoltura.

Una (parola) giapponese a Roma

Zawiya [‘dzawja]
Voce araba, propriamente ‘angolo’, poi ‘cella eremitica, piccolo oratorio’.
Anche zauia, zavia, zaviet.
Sostantivo femminile invariabile.
(religione) Nell’Africa settentrionale, centri adibiti all’insegnamento religioso e alle pratiche del culto musulmano, comprendenti di solito una moschea, la tomba di qualche santo, ambienti per l’insegnamento e l’alloggio ecc.

Motti e buoi dei paesi tuoi

Riesumiamo questa rubrica a lungo dimenticata. Ricordiamo la sua ragione d’essere: "La nuova rubrica cercherà di indagare come si traducono in altre lingue le parole e le locuzioni legate a un luogo, in particolare nel luogo a cui sono associate."

L’argomento è il bacio francese, quello con la lingua. In Italia e in Francia è anche noto come bacio alla fiorentina. Si chiama bacio francese anche in lingua inglese, spagnola e portoghese (french kiss, beso francés e beijo francês), mentre in Francia il suo nome è baiser amoureux o baiser sexuel (bacio amoroso o bacio sessuale).

La parola rovinata

Speciale filosofia

TALETE
Il mitologico filosofo dell’oblio.

Di Pietro Scalzo.

Patente, Keiretsu; Accento; Schiele; Rovinata

ottobre 26, 2018

Patènte
Per ellissi da lettera patente.
Sostantivo femminile.
1. Lo stesso che lettera patente ho letta la vostra patente, e dopo seria e matura riflessione sono costretto mio malgrado a darvi torto (Beccaria). 2. (estensione) Autorizzazione a esercitare una determinata attività, rilasciata dall’autorità amministrativa: patente di guida d’un autoveicolo (o semplicemente patente di guida, e assoluto patente), certificato di idoneità prescritto per la guida degli autoveicoli e dei motoveicoli, rilasciato, dopo il superamento di un esame, a chi è in possesso di determinati requisiti fisici, psichici e morali: avere, prendere, ottenere la patente.
Con valore concreto, il documento stesso che certifica l’autorizzazione o abilitazione ottenuta: certi incidenti comportano il ritiro immediato della patente.
In passato, con uso molto più ampio, aveva i significati che hanno oggi licenza, diploma, abilitazione ecc.: patente di rivendita di sale e tabacchi; patente di maestro, di notaio, di ragioniere.
Imposta di patente: imposta comunale che, prima di essere soppressa con la riforma tributaria del 1974, colpiva il reddito netto prodotto nel comune da chiunque esercitasse un’industria, un commercio, un’arte o una professione, quando il reddito stesso non avesse raggiunto il minimo imponibile per essere assoggettato all’imposta di ricchezza mobile o non fosse stato ancora accertato a tale fine.
Sistema di patente o delle patenti: sistema di tassazione delle industrie, del commercio e delle professioni in base a indizi oggettivi (per esempio, il valore locativo del locale occupato, i fattori produttivi impiegati), introdotto dalla rivoluzione francese e durato in Francia fino al 1914.
(figurato) Qualifica, solitamente negativa, attribuita a una persona sulla base di un riconoscimento generale, vero o presunto: dare a qualcuno la patente di imbecille, di bugiardo, di iettatore.
Patente sanitaria o di sanità: documento attestante le condizioni igienico-sanitarie della nave e del carico nonché dell’equipaggio e dei passeggeri, necessario per la partenza e per l’approdo di qualunque nave, nazionale o straniera.

Una (parola) giapponese a Roma

Keiretsu [kej’retsu]
Voce giapponese, propriamente ‘successione’, composto di kei ‘schema, piano’ e retsu ‘linea, processione’.
Sostantivo maschile invariabile.
(industria) Serie di aziende collegate in una catena produttiva e commerciale.

L’accento, questo sconosciuto

Si dice ùssaro, e non ussàro.

Come si dice Schiele?

Kimi Räikkönen, pilota di Formula 1, si pronuncia ‘kimi rai’konen.

La parola rovinata

PRESOCRITICI
I pensatori che vennero prima delle dispute filosofiche.

Di Pietro Scalzo.

Patente, Kebab; Yokopoko; Rovinata

ottobre 25, 2018

Patènte
Dal latino patens -entis, participio presente di patere ‘essere aperto o manifesto, estendersi, allargarsi’.
Aggettivo.
1. (antico) Aperto: Poi che la porta ritrovò patente, Era venuto dentro alla cittade (Ariosto).
Lettera patente: lettere che vengono consegnate o trasmesse aperte e sono ostensibili per manifestare la volontà dell’organo o autorità che le ha rilasciate: in passato consistevano in documenti aventi carattere amministrativo o legislativo rilasciati, nel medioevo, dall’autorità imperiale o regia, e dal secolo XVI dai principi; oggi si chiama lettera patente il documento con cui uno stato dichiara la volontà di nominare una determinata persona come proprio console in un paese straniero, indicandone all’uopo i poteri e l’ambito territoriale della giurisdizione, con l’aggiunta di altre indicazioni (per esempio l’ordine ai propri cittadini di riconoscere il console in tale sua qualità).
Manifesto, chiaro, evidente, palese: era patente la sua intenzione d’ingannarci; ormai la cosa è patente; tacque mortificata di aver detto due patenti bugie (Svevo).
2. (letterario) Largo, espanso, o che si allarga: di molle panno La tavola vestissi e de’ patenti Bossoli ’l sen (Parini), si rivestì di panno la tavola da gioco e l’interno dei bussolotti dalla larga apertura.
In araldica, detto di elementi che vanno via via allargandosi (come per esempio le gocce del lambello, verso il basso); in particolare, attributo della croce quando i quattro bracci vanno allargandosi dal centro ai lati dello scudo.
In botanica, di organo laterale a un altro, il quale forma con questo un angolo retto: foglia patente, rami patenti.

Una (parola) giapponese da Perilli

Kebab [ke’bab]
Dall’arabo kabab, propriamente ‘carne arrostita’.
Sostantivo maschile invariabile.
Pietanza della cucina mediorientale, a base di carne di montone o d’agnello marinata e cotta alla griglia, infilzata in grossi strati sovrapposti su uno spiedo verticale e tagliata longitudinalmente per ottenerne strisce sottili, spesso servita con varie salse e verdure, specialmente pomodoro e cipolla, come spiedino o come imbottitura di panini.

Yokopoko Mayoko

Christian Greco è il direttore del museo Egizio di Torino. Ce lo ricorda Marco Marcon.

La parola rovinata

BENEDETTO CROCE
La gloriosa firma dell’analfabetismo.

Di Pietro Scalzo.