Archive for marzo, 2011

DINASTA, DINASTIA, MEDIUM; Appunto; Tommaso

marzo 31, 2011

Dinàsta
Dal latino dynasta(m), che è dal greco dynástìs ‘signore, principe’, derivato di dynastêin ‘avere potenza, potere’.
Sostantivo maschile [plurale dinasti].
(letterario) Principe della dinastia con diritto di successione al trono.
Sognore di un piccolo Stato o di un gran principato.

Dinastìa
Dal greco dynastéia ‘potere, signoria’, derivato di dynástìs.
Sostantivo femminile.
1. La serie dei sovrani, appartenenti a una stessa famiglia, che si succedono in uno stesso paese o in paesi diversi: la dinastia carolingia, dei Borboni.
2. (estensione) La serie dei componenti di una famiglia che si sono succeduti nel tempo svolgendo la medesima attività e acquisendo un notevole prestigio: la dinastia dei Krupp.

Una (parola) giapponese a Roma

Mèdium
Dal francese médium, che è dall’inglese medium, a sua volta dal latino medium ‘mezzo, tramite’, neutro sostantivale dell’aggettivo medius ‘medio’.
Sostantivo maschile e femminile invariabile.
Nello spiritismo, persona dotata di poteri paranormali che, incondizioni di trance, sarebbe in grado di far comunicare gli spiriti dei defunti con i viventi.
In parapsicologia, sensitivo dotato di poteri paranormali e capace di provocare fenomeni di medianicità.

Medium [‘midjum oppure ‘medjum]
Voce inglese; propriamente ‘mezzo’.
Sostantivo maschile [plurale invariabile oppure media [‘midia oppure ‘mEdia]].
1. Mezzo di comunicazione: ogni strumento di divulgazione dell’industria culturale, quale la stampa, il cinema, la televisione.
2. Nella comunicazione visiva, mezzo espressivo, tipo il materiale usato per lavori artistici o grafici.

Medium [‘midjum]
Voce inglese; dalla locuzione medium (size) ‘misura media’.
Aggettivo invariabile.
Nel linguaggio commerciale, si dice di capo d’abbigliamento di taglia media.

L’appunto

Continuando sui plurali delle parole straniere, un caso particolare è relativo a medium e media. Il medium, inteso come persona con capacità paranormali, o come mezzo di comunicazione, ha plurale invariabile, quindi rimane medium.
I media, invece, inteso come abbreviazione di mass media, cioè mezzi di comunicazione di massa, si usa solo al plurale.
Si può dire quindi: "la televisione è un medium", oppure "una casa editrice moderna utilizza molti medium", o anche "il prodotto è stato pubblicizzato attraverso i media". Non si può invece dire "la televisione è un media".

Per ciò che riguarda la pronuncia, se si intendono i mezzi di comunicazione si possono usare sia quella inglese che quella latina, poiché è un utilizzo che in italiano deriva effettivamente dall’inglese.

Tommaso Feleri! Chi era costui?

Quarto indizio
– Altre domande?
– Elungo?
– Come?
– Intendo, è lungo? Il romanzo è lungo?
– Sì, lungo, lungo, d’altronde è lungo anche il periodo narrato: diciamo quarant’anni di vita del protagonista. Ve l’ho detto che il protagonista in qualche modo è la proiezione dell’autore, come le storie sono le storie dell’autore e i personaggi del libro sono persone conosciute dall’autore?

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PURGARE, PURGA, FULL IMMERSION; Appunto; Tommaso

marzo 30, 2011

Purgàre
Dal latino purgare, derivato di purus ‘puro’.
Verbo transitivo [io pùrgo, tu pùrghi ecc.].
1. Somministrare una purga a qualcuno, curare con un purgante: purgare un bambino.
2. Liberare da impurità (anche figurato): purgare le fibre tessili, le pelli; purgare il sangue.
(raro) Eliminare: se la dottrina è perfetta in sé… purga tutti i dubii (Bruno).
Purgare lo stile: uniformarlo scrupolosamente alle regole linguistiche.
Purgare un testo: castigarlo, eliminandone le oscenità o le allusioni di vario genere.
3 (fig.) Purificare l’anima; espiare una colpa: purgare i propri peccati.

Verbo intransitivo pronominale.
(disusato) Dileguarsi, detto di nebbie, vapori e simili.

Purgàrsi
Verbo riflessivo.
1. Prendere la purga.
2. (figurato) Mondarsi, purificarsi: nel purgatorio le anime si purgano delle loro colpe.
Purgarsi di un’accusa: (non comune) dimostrare la propria innocenza.

Pùrga
Da purgare; nel sign. 3, traduce il russo cistka, propriamente ‘purificazione’, poi ‘epurazione’.
Sostantivo femminile.
1. Atto, operazione del purgare.
Mettere, tenere in purga: (raro) tenere qualcuno a purificarsi, a pulirsi.
2. Medicamento che provoca l’evacuazione del contenuto intestinale: prendere la purga. Sinonimo: lassativo.
3. L’operazione tecnologica del purgare, del liberare da impurità e scorie: la purga dei filati; la purga delle lumache. Sinonimo: purgatura.
4. (figurato) Drastica eliminazione degli oppositori e avversari politici da parte di un regime autoritario.
(estensione) Epurazione, brusco allontanamento di elementi indesiderati da un ambiente.

Una (parola) giapponese a Roma

Full immersion [fuli’merSon]
Locuzione inglese; propriamente ‘immersione (immersion) totale (full)’.
Locuzione sostantivale femminile invariabile.
1. Metodo di studio rapido e intenso, che fa uso di tecniche diverse in successione continua; si attua soprattutto nell’apprendimento di una lingua straniera, nel qual caso comprende soggiorni all’estero.
2. (estensione) Attività alla quale si riserva tutto il proprio impegno e le proprie energie.

L’appunto

Le parole appartenenti a lingue straniere ma utilizzate parlando in italiano, abbiamo detto più volte sulla Parolata, sono invariabili nella loro forma plurale. Ciò vale anche per le parole latine, quindi non devono essere applicate le regole latine per il plurale, ma deve essere mantenuta la sua forma di base.
In particolare, indicando le più utilizzate:
il plurale del forum è i forum,
il plurale del curriculum è i curriculum,
il plurale del bonus è i bonus.

Tommaso Feleri! Chi era costui?

Terzo indizio
– Io ho una domanda.
– Prego.
– C’è qualche personaggio particolare, diventato famoso al di fuori del libro, intendo?
– Beh, sicuramente il protagonista è famosissimo, nel libro poi ci sono tantissimi personaggi, molto buoni e molto cattivi, ma ce n’è uno che è rimasto leggendario, per quant’è negativo, ipocrita, ossequioso. Ecco, lui sì che è uscito dalla pagina scritta ed è diventato famoso al di fuori del romanzo: addirittura c’è un gruppo… meglio che termini qui la risposta, altrimenti diventa troppo facile.

LANCIA, SPIT; Uomini; Animalididire; Tommaso

marzo 29, 2011

Lància
Da lancia, con riferimento alla forma affilata e alla velocità dell’imbarcazione.
Sostantivo femminile [plurale lance].
(marina) Sottile imbarcazione a remi, a vela o a motore, a poppa quadra, leggera e veloce, adibita a vari usi.
Lancia di salvataggio: quella in dotazione alle navi per il salvataggio delle persone in caso di naufragio, è munita di casse d; aria per renderne impossibile l’affondamento.
Lancia di bordo: imbarcazione ausiliaria di una nave, adibita al trasporto di persone fra queste e la riva.

Una (parola) giapponese a Roma

Spit [spit]
Voce inglese, propriamente ‘spiedo’.
Sostantivo maschile invariabile.
(sport) Nel linguaggio degli alpinisti, chiodo di sicurezza costituito da una placchetta con il foro per il moschettone e da un tassello a espansione, che viene infisso in un foro praticato nella roccia con il trapano. Voce derivata: spittare.

Uomini e parole

Récamier [reka’mje]
Dal nome di Juliette Récamier, animatrice di un famoso salotto letterario parigino dell’800, ritratta su tale divano in un dipinto di J.-L. David.
Sostantivo maschile invariabile.
(arredamento) Divano privo di schienale, con due braccioli posti alle due estremità e rivolti all’esterno.

Animali di dire

Ci scrive il sempre ottimo Frustalampi.

— Mia nonna Maria (vintage 1871) mi diceva: "Sei più scemo della capra dei pompieri", che andava a brucare l’erba in Piazza Signoria (a Firenze). —

Si tratta di un modo fiorentino per dare dello scemo a qualcuno. Sul sito dei pompieri di Firenze si riporta la storia, che riassumiamo. Una squadra di pompieri aveva adottato una capra, che manteneva nella vecchia sede fiorentina di Palagio di Parte Guelfa.
La sede era vicino a piazza del Duomo, la capra quindi si aggirava per le vie limitrofe e, specialmente, brucava l’erba nelle piazze del centro e infastidiva le persone della zona. Per questi ultimi due motivi si era fatta la fama di "grulla".

Tommaso Feleri! Chi era costui?

Secondo indizio
– Io vorrei sapere se si sta parlando di un romanzo che ha avuto successo.
– Sicuramente è una storia di successo, da tutti i punti di vista. Sia perché il romanzo è strepitoso e ha riscosso un enorme successo alla sua pubblicazione, portando altra fama e altra ricchezza all’autore, che peraltro era già abbastanza famoso e ricco al tempo. E poi perché la storia narra del successo personale del protagonista.

LANCIA, QUENA; Personedapaesi; Religiose; Tommaso

marzo 28, 2011

Lància
Latino lancea(m), termine straniero forse di origine celtica.
Sostantivo femminile [plurale lance, raro lanci].
1. Arma di offesa, da urto o da getto, costituita da un’asta con un’estremità metallica appuntita, di dimensioni, fogge e nomi vari attraverso i secoli e nei diversi Paesi.
Mettere la lancia, partire (con la) lancia in resta: prepararsi a un combattimento; (figurato) aggredire una situazione con energia.
Spezzare una lancia in favore di qualcuno: (figurato) prenderne le difese, aiutarlo con parole o atti.
2. (estensione, antico) Guerriero; cavaliere armato di lancia.
Una buona lancia: un guerriero valente.
3. Nel Medioevo, gruppo di combattimento capeggiato da un cavaliere o uomo d’arme assistito da più gregari a cavallo e a piedi.
4. Attrezzo od oggetto di forma simile a una lancia: le lance del cancello.
Asta munita di arpione per la pesca di delfini, pescispada e altri pesci che affiorano in superficie.
4. Tubo ristretto nella parte terminale, così che un fluido che lo percorre ne esca sotto pressione: lancia di un idrante.
Lancia irroratrice: per distribuire liquidi antiparassitari.
Lancia termica: attrezzo che produce una fiamma ad altissima temperatura capace di fondere metalli e altri materiali resistenti.

Una (parola) giapponese a Roma

Quena [‘kwena]
Voce indigena.
Anche kena [‘kena]
Sostantivo femminile invariabile.
(musica) Flauto diritto, di canna di bambù o osso, dal suono soffocato, tipico dell’America andina.

Persone da paesi

Il musicista settecentesco Baldassarre Galuppi era nato a Burano ed era quindi detto il Buranello. Lo sappiamo grazie a Roberto Vittorioso.

Antonomasie religiose

Il Malvagio per antonomasia, il Maligno per antonomasia e il Divino Avversario sono sempre la stessa cosa: il Diavolo.

Tommaso Feleri! Chi era costui?

Ecco la lunga serie dei risultati per i libri monoindizio della scorsa settimana.

Il nono libro non è stato indovinato da nessuno, in compenso ha ricevuto tre risposte errate. Era La montagna incantata, di Thomas Mann.

Il decimo libro non è stato indovinato da nessuno (5 risposte sbagliate), ma Massimo Chiappone ha dato una risposta che viene ritenuta corretta: si tratta di Verso Mauritius, di Patrick O’Brian. Il ibro pensato dal vostro curatore invece era Tutti a Zanzibar, di John Brunner.

L’undicesimo libro è stato indovinato da: Barbara (5+1 punti), Francesca Mola (4+1), PP (3+1), MT (2+1), Mrs. Hide (1+1). Due le risposte sbagliate. Era Il miglio verde, di Stephen King.

Il dodicesimo libro è stato indovinato da: Pao986 (5+1), Vizi Coloniali (4+1), PP (3+1), Barbara (2+1), Piero Fabbri (1+1), Liana Sassoli e Massimo Chiappone (entrambi con 1 punto). Tre le risposte sbagliate. Il ibro era Il visconte dimezzato, di Italo Calvino.

Infine il tredicesimo libro, indovinato da Vizi Coloniali (5+1) e con una risposta errata. Era Notturno indiano, di Antonio Tabucchi: Dakota, tra gli altri significati, è anche il nome di una tribù di pellerossa d’America, anche detti indiani.

Dopo questa profusione di punti e di libri, torniamo a giocare con il vecchio Tommaso e il quattrodicesimo libro nella sua versione a cinque indizi: potrete quindi rispondere, una volta sola, fino a venerdì 1 aprile.

Primo indizio
– Gli indizi di questo libro saranno delle risposte alle vostre domande, chi vuole iniziare?
– Sì, io, chi è l’autore?
– Ah ah, mi dispiace, ma a una domanda così diretta non posso rispondere. Anche se non sarebbe comunque così facile indovinare anche conoscendone l’autore.

SILLABA, MIDINETTE; Animali; Dizionario; Tommaso

marzo 25, 2011

Parole a confronto

Sìllaba
Dal latino syllaba(m), che è dal greco syllabé, derivato di syllambánein ‘raccogliere insieme’, composto di syn ‘con, insieme’ e lambánein ‘prendere’.
Sostantivo femminile.
(linguistica) Unità fonetica fondamentale costituita da uno o più suoni che si pronunciano con la stessa emissione di voce; può essere formata da una vocale o da un dittongo, soli o accompagnati da una o più consonanti.
Sillaba aperta: quando la vocale è alla fine della sillaba (per esempio ca- di casa).
Sillaba chiusa: quando il confine sillabico coincide con una consonante (per esempio car- di carne).
Parola di una sillaba, monosillabo; parola di due, tre, quattro sillabe, bisillabo, trisillabo, quadrisillabo.
Sillaba breve, lunga: nella prosodia classica, sillaba che contiene una vocale breve o lunga.
Non dire, non proferire sillaba: (figurato) rimanere in silenzio.
Non capire una (sola) sillaba: (figurato) non capire nulla.
Non cambiare una sillaba: (figurato) non cambiare una parola di ciò che è stato detto o scritto da altri.

Sìllabo
Dal latino tardo syllabu(m) ‘collezione’, derivato del greco syllambánein ‘raccogliere’.
Sostantivo maschile.
1. (non comune) Catalogo, indice.
Sillabo universitario: ruolo dei professori universitari e dei corsi che essi trattano.
2. Elenco, pubblicato nel 1864, di ottanta proposizioni estratte da documenti del papa Pio IX, con cui questi condannava le tesi filosofiche, ideologiche e politiche di ispirazione liberale considerate come errori all’epoca.
3. Programma di insegnamento delle lingue, specialmente straniere.

Una (parola) giapponese a Roma

Midinette [midi’nEt]
Voce francese; composto di mi(di) ‘mezzogiorno’ e dinette ‘piccolo pasto’; propriamente ‘che fa un piccolo pasto a mezzogiorno’, per la frugalità delle abitudini.
Sostantivo femminile invariabile.
(gergale, scherzoso) Lavorante di sartoria parigina.

Animali di dire

Non c’è trippa per gatti

Significa che non c’è alcuna possibilità di ottenere ciò che si chiede. La spiegazione del detto è così riportata da Wikipedia.

— Un aneddoto ormai famoso narra che, neoeletto sindaco [di Roma], a [Ernesto] Nathan venne sottoposto il bilancio del comune per la firma. Nathan lo esaminò attentamente e, quando lesse la voce "frattaglie per gatti", chiese spiegazioni al funzionario che gli aveva portato il documento. Egli rispose che si trattava di fondi per il mantenimento di una nutrita colonia felina che serviva a difendere dai topi i documenti custoditi negli uffici e negli archivi capitolini.
Nathan prese la penna e cancellò la voce dal bilancio, spiegando al suo esterrefatto interlocutore che d’allora in avanti i gatti del Campidoglio avrebbero dovuto sfamarsi con i roditori che avevano lo scopo di catturare e, che nel caso di topi non dovessero trovarne, sarebbe venuto a cessare anche lo scopo della loro presenza. Da questo episodio deriverebbe il detto romanesco Nun c’è trippa pe’ gatti. —

Dizionario gastronomico italiano-regionale

Massimiliano Rosso ci segnala che la trippa a Milano, e anche un po’ in giro per il nord Italia, si chiama busecca.

Tommaso Feleri! Chi era costui?

Il dodicesimo libro monoindizio era Il visconte dimezzato, di Italo Calvino.

Tredicesimo libro monoindizio
Dakota, due ore dopo mezzanotte.