Posts Tagged ‘piuttosto che’

AFFABILE, TRAILER; Piuttosto che

ottobre 18, 2013

Parole a confronto

Affàbile
Dal latino affabĭle(m), derivato di fāri ‘parlare (a qualcuno)’; propriamente ‘(persona) a cui si può parlare’.
Aggettivo maschile e femminile (plurale affabili).
Che tratta con familiarità e cortesia; cordiale, amabile, gentile: una persona semplice e affabile.
(estensione) Cortese, gentile: modi affabili; viso, espressione affabile.

Una (parola) giapponese a Roma

Trailer [‘trailer]
Voce inglese, derivato di (to) trail ‘trascinare’.
Sostantivo maschile invariabile.
1. Carrello, rimorchio a due ruote per il trasporto di bagagli, barche ecc., costituito da un carrello che si aggancia all’autovettura.
(estensione) Roulotte.
2. Presentazione pubblicitaria, su schermo cinematografico o su video, di un film di imminente programmazione, che ne anticipa alcune sequenze.
(estensione) Qualsiasi annuncio pubblicitario su schermo.
3. (informatica) Insieme di informazioni, poste in coda a un blocco di dati, che contengono ulteriori dati utilizzati per verificare la correttezza della trasmissione del blocco.

Piuttosto che

Ci scrive Cicciomunaron.

— Che ne dite della frase "ma anche no"? Ho riscontrato una pericolosa diffusione di questa locuzione da qualche mese a questa parte… —

Non sappiamo se sia ultimamente aumentato l’uso di questa risposta, ma sicuramente si sente con una frequenza immotivata. Il significato è un semplice no, ma forse la locuzione viene usata perché in tale modo la risposta diventa, con poco impegno, simpatica, ironica o scanzonata. Oppure è un modo per rendere più elaborata e piena la risposta negativa, analogamente ad "assolutamente sì", ma con la diminuzione dovuta al "ma anche" per celare l’aggressività che avrebbe un "assolutamente no". Fatto sta che non aggiunge nulla alla comunicazione, anzi la appesantisce come tutte le frasi fatte e inutili.

Annunci

DISCREPANZA, MARIACHI; Schiele; Abita; Piuttosto che

novembre 14, 2012

Discrepànza
Dal latino discrepantia(m), derivato di discrepare ‘discrepare’.
Sostantivo femminile.
Disaccordo, diversità, divergenza: discrepanza di idee.

Discrepàre
Dal latino discrepare, composto di dis- ‘dis-, contrasto’ e crepare ‘far rumore, strepitare’; propriamente ‘stonare, essere dissonante’.
Verbo intransitivo [io dìscrepo ecc.; ausiliare avere].
(letterario) Essere diverso, contrastante.

Una (parola) giapponese a Roma

Mariachi [ma’riatSi]
Voce spagnola.
Sostantivo maschile invariabile e aggettivo.
(musica) Complesso itinerante messicano che esegue musica folcloristica, composto almeno da due violini, due trombe, una chitarra e altri due strumenti a corda folkloristici: la vihuela e il guitarrón..
(estensione) Ciascun componente di tale complesso.
La musica folcloristica eseguita da tale complesso: musica mariachi.

Come si dice Schiele?

Edgar Degas, pittore e scultore francese, si pronuncia più o meno [ed’gar de’ga].

Abita come mangi

Gli abitanti di Busto Arsizio, in provincia di Varese, si chiamano bustocchi se sono nati in città, oppure bustesi se sono nati fuori. Gli abitanti delle due frazioni di Borsano e Sacconago si chiamano rispettivamente borsanesi e sinaghini (dal nome dialettale della frazione, Sinàgu).
Gli abitanti di Busto Garolfo, in provincia di Milano, invece si chiamano bustesi e basta.

Piuttosto che

Relativamente al "Ci vediamo settimana prossima" ci scrive Mauro che propone una nuova spiegazione.

— A me purtroppo è occorso di sentirlo, temo che omettere l’articolo stia diventando un (mal)vezzo di chi ritiene che scimmiottare gli "americani" (see you next week, born last year e analoghi) li ponga al di sopra dei comuni mortali. —

FORBIRE, FORBITO, CANGACEIRO; Piuttosto che

novembre 9, 2012

Forbìre
Dal germanico forbian ‘pulire’, detto di armi.
Verbo transitivo [io forbisco, tu forbisci (poetico fòrbi) ecc.].
1. (letterario) Nettare, pulire (anche figurato): forbirsi la bocca: questi forbe la forma, quegli lavora sul fondo (De Sanctis).
(letterario) Lucidare, lustrare.
2. (letterario) Tergere, asciugare.
3. (figurato) Raffinare, purificare: forbire lo stile.

Forbìrsi
Verbo riflessivo.
(letterario) Pulirsi, nettarsi (anche figurato): dai lor costumi fa che tu ti forbi (Dante).

Forbìto
Participio passato di forbire.
Aggettivo.
1. (letterario) Netto, pulito; lucido.
2. (figurato) Raffinato, elegante: eloquio forbito.

Una (parola) giapponese a Roma

Cangaçeiro [kanga’seiro]
Voce portoghese, derivato di cangaço ‘erpice’, in quanto strumento tipico dei contadini.
Sostantivo maschile invariabile.
(storia) Ciascuno dei banditi che alla fine del secolo XIX infestavano il sertao brasiliano.

Piuttosto che

Tanto tempo fa ci scrisse Letizia Magnini, rispondiamo in colpevole ritardo.
— Da qualche mese sta avanzando una nuova moda di dire: "ci vediamo settimana prossima", oppure "come abbiamo concordato settimana scorsa".
A me sembrerebbe migliore il classico "ci vediamo la settimana prossima", oppure "come abbiamo concordato la settimana scorsa".
L’invadenza della nuova moda è considerevole; ma probabilmente sono in errore io. —

Direi proprio che non sei in errore. Credo che la moda (che per fortuna non ho ancora incontrato) derivi dal fatto che si dica "ci vediamo domani", "l’ho fatto ieri", senza usare l’articolo. Poiché si parla sempre di tempo l’uso potrebbe essersi esteso anche a settimana, e magari mese e anno.
La differenza tra i due usi è che domani, oggi, ieri, dopo, prima sono avverbi e non devono essere preceduti dall’articolo. Solo quando fungono da sostantivi, come nella frase "bisogna pensare al domani", necessitano dell’articolo.
Settimana, mese e anno, essendo sostantivi, devono essere preceduti dall’articolo.
Poiché si tratta di un errore, e non di una moda, il tuo dubbio finisce diritto nella rubrica Piuttosto che.

LAPAZZA, SABAOTH; Piuttosto che; Battuta; Tommaso

ottobre 27, 2011

Lapàzza
Etimo incerto, forse dal greco lapis ‘piastra metallica’.
Anche lampàzza.
Sostantivo femminile.
(marina) Asta di legno o di acciaio che viene legata strettamente a un albero o pennone di nave per rinforzarlo in corrispondenza di un giunto o di un’incrinatura.

Una (parola) giapponese a Roma

Sabaoth [saba’ot o ‘sabaot]
Voce latina, dal greco sabaóth, dall’ebraico, propriamente plurale di saba ‘esercito’.
Sostantivo maschile invariabile.
1. (storia, religione) Nell’Antico Testamento, appellativo di dio Padre, in quanto guida degli eserciti di Israele: Deus sabaoth, Dominus sabaoth.
2. (liturgia) Nel Sanctus della messa cattolica, appellativo di Dio Padre, in quanto signore dell’universo.

Piuttosto che

Pubblichiamo un contributo di Mario Coletti.

— A proposito dei peggiori usi della lingua italiana, vorrei segnalarvi l’uso assolutamente improprio (e ahimé piuttosto diffuso, ormai) dell’espressione "in diretta", usata da molti parlando di un’azione che viene fatta immediatamente, o per raccontare un fatto di cui si è testimoni diretti.
L’espressione è derivata chiaramente dal frasario televisivo: nel contesto tecnico in cui è nata significa che le immagini vengono trasmesse direttamente, in tempo reale; l’espressione quindi è in contrapposizione a "trasmissione registrata", o "in differita".
Ma pronunciata al di fuori dell’ambito televisivo l’epsressione risulta quasi sempre usata a sproposito. "Ero lì. L’ho visto proprio cadere in diretta." Che vuol dire? se eri lì davanti, testimone diretto del fatto, come pensavi di vederlo, registrato, forse? Oppure, ad esempio, al telefono: "Aspetta un attimo, ti cerco l’indirizzo e te lo do in diretta." Perchè, altrimenti me lo potresti dare con una trasmissione registrata? —

Battuta obbligatoria

A chi sta fermo davanti alla TV impedendo la vista a qualcuno si può dire poeticamente: "sei il figlio del vetraio?"

Ce lo ricorda Chiara.

Tommaso Feleri! Chi era costui?

Quarto indizio
È un libro di sotterfugi, di inganni, di tradimenti e di amanti. Tutto nasce, appunto, da un regalo fatto da una moglie infedele al proprio amante, e dal tentativo da parte dell’infido consigliere di rivelare la fedifraga al marito.

EREDE, EREDITIERA, PENSEE; Piuttosto che; Battuta; Tommaso

ottobre 17, 2011

Erède
Dal latino herìde(m).
Sostantivo maschile e femminile.
1. (diritto) Chi succede a un defunto in tutti i suoi beni, diritti e obblighi o in una loro quota: costituire, istituire, nominare erede.
Erede legittimo: chi succede in forza di legge e in mancanza di testamento per la sua parentela col defunto.
Erede testamentario: indicato come tale nel testamento.
Erede legittimario, necessario: al quale spetta per legge una quota dei beni del defunto, anche in caso di contraria disposizione testamentaria.
Erede beneficiario: che ha accettato l’eredità con beneficio d’inventario.
Erede aparente: chi possiede i beni di un’eredità e si comporta come erede senza esserlo.
Erede universale: di tutti i beni.
Erede al trono: in una dinastia, chi è destinato a succedere al sovrano regnante.
2. (famigliare, scherzoso) Figlio primogenito: allora, quando nascerà l’erede?
3. (figurato) Chi conserva e prosegue un’attività, una tradizione, un atteggiamento ideologico o spirituale: erede delle virtù paterne; gli eredi di Marx.

Eredità
Dal latino hereditate(m).
Anche, antichi, ereditàde, ereditàte, redità.
Sostantivo femminile.
1. (diritto) Trasmissione del patrimonio di un defunto a una o più persone fisiche o giuridiche; il patrimonio stesso così trasmesso.
2. (figurato) Retaggio di beni spirituali, di idee, di tradizioni: sol chi non lascia eredità d’affetto / poca gioia ha dell’urna (Foscolo).
3. Eredità genetica: (biologia) trasmissione dai genitori ai figli, attraverso le cellule germinali, di caratteri morfologici, fisiologici e psichici che fanno parte del patrimonio cromosomico; l’insieme dei caratteri trasmessi.

Ereditièra
Derivato di eredità, secondo il francese héritière.
Sostantivo femminile (maschile scherzoso ereditiero).
Donna, specialmente giovane, che ha ereditato o deve ereditare una notevole ricchezza: sposare un’ereditiera.

Una (parola) giapponese a Roma

Pensée [pan’se]
Voce vrancese, propriamente ‘pensata’, perché ritenuta simbolo del ricordo.
Sostantivo femminile invariabile.
Viola del pensiero.

Piuttosto che

"Su Facebook c’è un gruppo che si chiama ‘Scartare corteggiatori e potenziali amanti per gli errori di grammatica’ che mette in fila perle come queste: ‘È nel mio carattere: quando qualcosa non va, io sodomizzo’, piuttosto che ‘Ho un nuovo paglio di scarpe’ e ‘Come stai? Sempre l’ostesso’.

Da un articolo di Maria Simonetti, sull’Espresso, che recensiva il libro "Come dire" di Stefano Bartezzaghi che tratta di usi scorretti o ridicoli della lingua italiana. Recensire un libro del genere scrivendo un "piuttosto che" a sproposito ha del geniale.

Battuta obbligatoria

Ci scrive Alex Merseburger per aggiungere alla battuta delle arance un’ulteriore versione per intenditori.

— Mi ha fatto venire in mente un’uscita simile, anche se molto meno utilizzata: "Vai in galera? Allora ti porto una torta al limone",
dove per limone non si intende l’agrume, bensì una lima da ferro di dimensioni notevoli, atta a segare le sbarre per l’evasione. —

Tommaso Feleri! Chi era costui?

Il trentacinquesimo libro termina con i seguenti concorrenti che rispondono correttamente: Vizi Coloniali al secondo indizio (4+5 punti); al terzo indizio PP (3+4) e drmutt (3+3); al quarto Massimo Chiappone (2+2), Pino De Noia (2+1), Marco Marcon e Mauro Cociglio (2); al quinto indizio Michele (1). Sono state cinque le risposte sbagliate.
Era La Certosa di Parma, di Stendhal.

E ora procediamo con il trentaseiesimo libro.

Primo indizio
Arriva in casa il bel nipote, e tutta la vita in casa cambia completamente.