Posts Tagged ‘piuttosto che’

Scivoloso, Flashbang; Piuttosto che; Rovinata

novembre 6, 2018

Scivolóso
Derivato di scivolare, probabilmente voce di origine onomatopeica.
Aggettivo.
1. Su cui si scivola o si può scivolare facilmente: in molti tratti la strada è scivolosa; il tappeto d’aghi era lustro e scivoloso (Cassola).
2. Che scivola, che sfugge via facilmente; su cui non si riesce a fare presa: le anguille sono animali scivolosi.
(figurato, raro) Riferito a persona, subdolo e sfuggente, dai modi untuosi e melliflui o affettatamente gentili: non ho simpatia per individui così scivolosi.

Scivolàta
Derivato di scivolare.
Sostantivo femminile.
1. Lo scivolare per un tratto, movimento e spostamento che si fa scivolando: i ragazzi si divertivano a fare delle scivolate sul pavimento lucido.
2. (sport) Nel nuoto, la posizione assunta quando il nuotatore tende in avanti uno o entrambe le braccia, facendo scivolare la mano o le mani sfruttando l’impulso dato dal braccio che ha effettuato la trazione e il recupero o dal colpo di gambe.
Scivolata spinta: (sport) nello sci di fondo, passo usato per incrementare la velocità in piano o in leggera discesa: consiste nello slanciare le braccia in avanti, puntando quindi nella neve i bastoncini con l’impugnatura più avanzata rispetto alla rotella e, inclinando il busto in avanti, effettuando la spinta sui bastoncini fino a tendere le braccia all’indietro.
Scivolata spinta pattinata: (sport) distinta dalla precedente in quanto questa scivolata avviene, anziché su entrambi gli sci tra loro paralleli, su uno sci alla volta, divaricato di punta.
(sport) Nel baseball, la fase finale della corsa dell’attaccante per la conquista della base, con il piede proteso verso la stessa e il corpo all’indietro per sfuggire alla toccata del difensore in possesso della palla.
3. Scivolata d’ala: (aeronautica) movimento laterale del velivolo nel piano alare verso l’interno di una traiettoria curvilinea, per effetto di virata non corretta o di altra manovra particolare, è il contrario della derapata.

Una (parola) giapponese a Roma

Flashbang [fleS’beng]
Voce inglese, composto di flash ‘lampo’ e bang ‘scoppio, esplosione’.
(militare) Particolare ordigno usato specialmente da reparti speciali in operazioni antiterroristiche e che emette una fortissima luce che acceca temporaneamente.

Piuttosto che

Scrivemmo qualche giorno fa dell’uso erroneo della forma "mi taccio", dicendo che non eravamo a conoscenza della sua origine. Ci scrive con una proposta il nostro indispensabile amico Mario Cacciari.

— Non potrebbe forse pensarsi ad un francesismo, proveniente dal comune e non ricercato "je me tais" e dall’ancor più usato "tais toi"? —

La parola rovinata

ORNITORINCO
Studioso del mondo degli uccelli, estremamente distratto.

Di Stefano Bossa.

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Lucore, Luco, Noir; Abita; Piuttosto che; Rovinata

ottobre 30, 2018

Parole a confronto

Lucóre
Latino lucor -oris, derivato di lucere ‘splendere’, sull’analogia dei deverbali in -or da verbi in -ere (ad esempio fulgere – fulgor, splendere – splendor.
Sostantivo maschile.
(antico, letterario) Lucentezza, luce diffusa in genere tenue, non violenta: con tanto lucore … M’apparvero splendor dentro a due raggi (Dante); E là tra il nero era un lucor d’altare (Pascoli).
(figurato) Parvenza: un lucore di volontà (Gadda).

Lùco
Dal latino lucus, antico loucus, in origine ‘radura nel bosco dove arriva la luce del sole’, affine a lucere ‘brillare, splendere’.
Sostantivo maschile (plurale luchi).
Boschetto, particolarmente come luogo sacro degli antichi Romani; ritenuto, anche in altre religioni, dimora di divinità e di potenze sovrumane imprecisate, per lo più legate alla natura, era talora fornito di un altare.
Il nome rimane oggi come elemento toponomastico abbastanza diffuso soprattutto nell’Italia centrale e nella zona delle Alpi centrali: Monteluco, Piediluco, Lucomagno.

Una (parola) giapponese a Roma

Noir [nwar]
Voce francese, propriamente ‘nero’.
Aggettivo invariabile e sostantivo maschile invariabile..
(telleratura, cinema) Di genere narrativo o cinematografico di argomento giallo o poliziesco che ricorre alla narrazione di vicende cruente e misteriose. Anche assoluto: un film giallo con un pizzico di noir.

Abita come mangi

Madonna del Sasso è un comune della provincia di Verbano-Cusio-Ossola, i suoi abitanti si chiamano boletesi. Questo perché è nato dall’unione nel 1928 del comune di Boleto con quello di Artò, ed evidentemente il primo ha avuto il sopravvento. Il nome attuale deriva da un santuario del ‘700 che si trova nel territorio del comune.

Piuttosto che

Oggi parleremo dell’uso di dire "mi taccio".

Il verbo tacere è intransitivo (taci e ascolta) o transitivo (perché mi hai taciuto la verità?), non è riflessivo.
In usi letterari può essere rafforzato con la particella pronominale: E, quasi contentato, si tacette (Dante); ond’ei si tacque, Veggendo in voi finir vostro desio (Petrarca).
Se ne deduce che all’interno di un componimento poetico che vuole suonare arcaico l’uso del verbo riflessivo è adeguanto, mentre in una frase costruita in linguaggio corrente il suo uso stride e risulta affettato. La Parolata non è riuscita a ricostruire il motivo per cui quest’uso desueto sia diventato relativamente comune nella lingua italiana, magari qualcuno tra le lettrici e i lettori potrà aiutarci a scoprirlo.

La parola rovinata

Speciale filosofia

AGASSIMANDRO
Testa di serie nella teorizzazione dell’apeiron.

Di Pietro Scalzo.

AFFABILE, TRAILER; Piuttosto che

ottobre 18, 2013

Parole a confronto

Affàbile
Dal latino affabĭle(m), derivato di fāri ‘parlare (a qualcuno)’; propriamente ‘(persona) a cui si può parlare’.
Aggettivo maschile e femminile (plurale affabili).
Che tratta con familiarità e cortesia; cordiale, amabile, gentile: una persona semplice e affabile.
(estensione) Cortese, gentile: modi affabili; viso, espressione affabile.

Una (parola) giapponese a Roma

Trailer [‘trailer]
Voce inglese, derivato di (to) trail ‘trascinare’.
Sostantivo maschile invariabile.
1. Carrello, rimorchio a due ruote per il trasporto di bagagli, barche ecc., costituito da un carrello che si aggancia all’autovettura.
(estensione) Roulotte.
2. Presentazione pubblicitaria, su schermo cinematografico o su video, di un film di imminente programmazione, che ne anticipa alcune sequenze.
(estensione) Qualsiasi annuncio pubblicitario su schermo.
3. (informatica) Insieme di informazioni, poste in coda a un blocco di dati, che contengono ulteriori dati utilizzati per verificare la correttezza della trasmissione del blocco.

Piuttosto che

Ci scrive Cicciomunaron.

— Che ne dite della frase "ma anche no"? Ho riscontrato una pericolosa diffusione di questa locuzione da qualche mese a questa parte… —

Non sappiamo se sia ultimamente aumentato l’uso di questa risposta, ma sicuramente si sente con una frequenza immotivata. Il significato è un semplice no, ma forse la locuzione viene usata perché in tale modo la risposta diventa, con poco impegno, simpatica, ironica o scanzonata. Oppure è un modo per rendere più elaborata e piena la risposta negativa, analogamente ad "assolutamente sì", ma con la diminuzione dovuta al "ma anche" per celare l’aggressività che avrebbe un "assolutamente no". Fatto sta che non aggiunge nulla alla comunicazione, anzi la appesantisce come tutte le frasi fatte e inutili.

DISCREPANZA, MARIACHI; Schiele; Abita; Piuttosto che

novembre 14, 2012

Discrepànza
Dal latino discrepantia(m), derivato di discrepare ‘discrepare’.
Sostantivo femminile.
Disaccordo, diversità, divergenza: discrepanza di idee.

Discrepàre
Dal latino discrepare, composto di dis- ‘dis-, contrasto’ e crepare ‘far rumore, strepitare’; propriamente ‘stonare, essere dissonante’.
Verbo intransitivo [io dìscrepo ecc.; ausiliare avere].
(letterario) Essere diverso, contrastante.

Una (parola) giapponese a Roma

Mariachi [ma’riatSi]
Voce spagnola.
Sostantivo maschile invariabile e aggettivo.
(musica) Complesso itinerante messicano che esegue musica folcloristica, composto almeno da due violini, due trombe, una chitarra e altri due strumenti a corda folkloristici: la vihuela e il guitarrón..
(estensione) Ciascun componente di tale complesso.
La musica folcloristica eseguita da tale complesso: musica mariachi.

Come si dice Schiele?

Edgar Degas, pittore e scultore francese, si pronuncia più o meno [ed’gar de’ga].

Abita come mangi

Gli abitanti di Busto Arsizio, in provincia di Varese, si chiamano bustocchi se sono nati in città, oppure bustesi se sono nati fuori. Gli abitanti delle due frazioni di Borsano e Sacconago si chiamano rispettivamente borsanesi e sinaghini (dal nome dialettale della frazione, Sinàgu).
Gli abitanti di Busto Garolfo, in provincia di Milano, invece si chiamano bustesi e basta.

Piuttosto che

Relativamente al "Ci vediamo settimana prossima" ci scrive Mauro che propone una nuova spiegazione.

— A me purtroppo è occorso di sentirlo, temo che omettere l’articolo stia diventando un (mal)vezzo di chi ritiene che scimmiottare gli "americani" (see you next week, born last year e analoghi) li ponga al di sopra dei comuni mortali. —

FORBIRE, FORBITO, CANGACEIRO; Piuttosto che

novembre 9, 2012

Forbìre
Dal germanico forbian ‘pulire’, detto di armi.
Verbo transitivo [io forbisco, tu forbisci (poetico fòrbi) ecc.].
1. (letterario) Nettare, pulire (anche figurato): forbirsi la bocca: questi forbe la forma, quegli lavora sul fondo (De Sanctis).
(letterario) Lucidare, lustrare.
2. (letterario) Tergere, asciugare.
3. (figurato) Raffinare, purificare: forbire lo stile.

Forbìrsi
Verbo riflessivo.
(letterario) Pulirsi, nettarsi (anche figurato): dai lor costumi fa che tu ti forbi (Dante).

Forbìto
Participio passato di forbire.
Aggettivo.
1. (letterario) Netto, pulito; lucido.
2. (figurato) Raffinato, elegante: eloquio forbito.

Una (parola) giapponese a Roma

Cangaçeiro [kanga’seiro]
Voce portoghese, derivato di cangaço ‘erpice’, in quanto strumento tipico dei contadini.
Sostantivo maschile invariabile.
(storia) Ciascuno dei banditi che alla fine del secolo XIX infestavano il sertao brasiliano.

Piuttosto che

Tanto tempo fa ci scrisse Letizia Magnini, rispondiamo in colpevole ritardo.
— Da qualche mese sta avanzando una nuova moda di dire: "ci vediamo settimana prossima", oppure "come abbiamo concordato settimana scorsa".
A me sembrerebbe migliore il classico "ci vediamo la settimana prossima", oppure "come abbiamo concordato la settimana scorsa".
L’invadenza della nuova moda è considerevole; ma probabilmente sono in errore io. —

Direi proprio che non sei in errore. Credo che la moda (che per fortuna non ho ancora incontrato) derivi dal fatto che si dica "ci vediamo domani", "l’ho fatto ieri", senza usare l’articolo. Poiché si parla sempre di tempo l’uso potrebbe essersi esteso anche a settimana, e magari mese e anno.
La differenza tra i due usi è che domani, oggi, ieri, dopo, prima sono avverbi e non devono essere preceduti dall’articolo. Solo quando fungono da sostantivi, come nella frase "bisogna pensare al domani", necessitano dell’articolo.
Settimana, mese e anno, essendo sostantivi, devono essere preceduti dall’articolo.
Poiché si tratta di un errore, e non di una moda, il tuo dubbio finisce diritto nella rubrica Piuttosto che.