R- Busca, Buscare; Marchi: Cotton fioc; Perle

ottobre 18, 2019

Newsletter originale del 30/1/2005

Bùsca
Parola spagnola, da buscar ‘buscare’.
Sostantivo femminile.
1. (raro) Cerca. Andare alla busca: all’accatto.
Vivere alla busca: di accatto o furto.
Cane da busca: da cerca.
2. Reato del militare che, in guerra, senza necessità, ordine o autorizzazione, s’impossessa di viveri, oggetti di vestiario o equipaggiamento.

Buscàre
Dallo spagnolo buscar, di etimologia incerta.
Verbo transitivo (io bùsco, tu bùschi).
1. Procacciarsi qualcosa, cercando: buscare da vivere.
Ottenere, prendersi: buscarsi un premio, una ramanzina.
Buscarle: (famigliare) ricevere percosse.
2. (letterario) Rubare, predare: gli andava a buscare della paglia e del fieno di notte (Verga).
3. Cercare e riportare selvaggina ferita o uccisa, detto del cane.

Marchi, non parole

Còtton fiòc
Marchio registrato.
Locuzione sostantivale maschile.
Bastoncino di plastica per uso igienico, rivestito di ovatta alle due estremità.

È Marco Marcon che spadroneggia.

Perle dai porci

– Che tipo di computer è?
– Un Pentium IV con 2 giga di megahertz.

Sentita alla televisione da Roberto Giai Meniet.

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R- Elsa; Uomini: Grover; Marchi: Borotalco

ottobre 17, 2019

Newsletter originale del 29/1/2005

Élsa
Antico alto tedesco helza, di ambito germanico.
Anche èlsa.
Sostantivo femminile.
Impugnatura della spada, specialmente con riferimento agli elementi metallici variamente figurati che proteggono la mano.
Elsa a crociera: con traversa difensiva di metallo perpendicolare alla lama tipica delle spade antiche.

Uomini e parole

Gróver
Dal cognome dell’inventore.
Sostantivo femminile invariabile.
(meccanica) Rondella di acciaio tagliata in un punto e con le due facce del taglio divaricate, che si mette sotto la testa di viti o sotto dadi per impedirne lo svitamento spontaneo.

Grover non è un marchio, ma un uomo e parola sì. Da Paola Cinato.

Marchi, non parole

Borotàlco
Composto di boro e talco.
Sostantivo maschile.
Marchio registrato, nome commerciale di una polvere bianca finissima composta di talco e acido borico, usata per l’igiene e la pulizia della pelle.

E questa è una ben strana parola del Marcon.


Rabberciare, Quipu; Yokopoko; Rovinata

ottobre 16, 2019

Rabberciàre
Etimo incerto.
Verbo transitivo (io rabbèrcio ecc.).
Racconciare, accomodare alla meglio: rabberciare un muro, una seggiola, un paio di scarpe.
(figurato) Correggere, cercare di migliorare un testo, uno scritto, un’opera mettendone insieme le parti alla meglio: rabberciare una commedia, un articolo di giornale, un film.
Participio passato rabberciato, usato anche come aggettivo: un tavolo tutto rabberciato; quei baffi senza pretese, quegli occhiali con una stanghetta rabberciata, ispiravano fiducia (Ennio Flaiano); versi rabberciati alla meglio.

Una (parola) giapponese a Roma

Quipu [qu’ipu]
Voce spagnola, dal quechua.
Sostantivo maschile invariabile.
Pacchetto di cordicelle variamente intrecciate, colorate e annodate, in uso nell’età precolombiana nel Perù e forse anche nel Messico; probabilmente i nodi indicavano le unità, la posizione delle corde le decine, le centinaia e le migliaia.

Yokopoko Mayoko

Marino Trani ci segnala che il giorno 22 agosto 2019 sul TG3 regionale del Piemonte è stato intervistato l’entomologo Andrea Mosca. Marino ha prodotto anche documentazione fotografica.

La parola rovinata

CAMMOSCIO
Mammifero alpino della famiglia dei Bovidi, conosciuto per la sua limitata iniziativa riproduttiva.

Di Franco Palazzi.


R- Varechina, Candeggina, Varecchi, Yo-yo; Ribollite

ottobre 15, 2019

Newsletter originale del 28/1/2005

Varechìna
Derivato di varecchi, nome delle ceneri da cui in origine veniva estratta.
Anche varecchina, regionale varichina.
Sostantivo femminile.
Soluzione diluita di ipoclorito sodico usata in lavanderia per il suo potere sbiancante e antisettico.

Candeggìna
Sostantivo femminile.
(regionale) Soluzione di ipocloriti alcalini usata per detergere e candeggiare i tessuti; varechina.

Varècchi
Dal francese varech, propriamente ‘ciò che è stato depositato sulla spiaggia’, derivato dell’inglese antico wraec (moderno wreck) ‘relitto di naufragio’.
Anche varec, varech.
Sostantivo maschile plurale.
Ceneri delle alghe fuco usate come fertilizzante.

Candéggio
Derivato di candeggiare, dal latino volgare candidiare, derivato di candidius, comparativo neutro di candidus ‘candido’.
Sostantivo maschile.
Operazione a cui vengono sottoposte le fibre tessili per eliminarne la colorazione naturale e dar loro un colore bianco; anche, l’operazione domestica dell’imbiancare la biancheria con sostanze candeggianti o con l’esposizione al sole.

Marchi, non parole

Yo-yo [jO’jO]
Voce inglese, di origine filippina.
Anche iò-iò.
Sostantivo maschile invariabile.
Marchio registrato, giocattolo costituito da un disco di legno o di plastica con una profonda scanalatura, entro cui si avvolge una cordicella che si tiene in mano al capo estremo in modo che, lasciando cadere il disco, questo rotola lungo la cordicella che si svolge, e per inerzia continua a rotolare anche quando la cordicella si è svolta tutta, riavvolgendosi quindi all’insù.

Marco Marcon ha scovato yo-yo.

Storie ribollite

È Piero Fabbri che indovina la storia odierna e si guadagna due punti, facendone vincere tre a chinalski

Piero Fabbri 17
chinalski 13
Mauro Cociglio 11
Marco Marcon 5
Giovanni Fracasso 4
Berilio Luzcech 2

Giochiamo ora con la tredicesima storia ribollita, di chinalski, che potete leggere anche sul sito alla pagina dedicata.

Tredicesima ribollita, di chinalski.

C’era una volta…
– Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un insetto.
Non era un insetto di lusso, ma un semplice insetto immondo, di quelli che d’estate escono dalle crepe dei muri e dei pavimenti e che si cerca di mettere sotto le scarpe e se si riesce si mettono nelle stufe e nei caminetti nel fuoco. Però enorme.
Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno a un commesso viaggiatore gli capitò di diventare un insetto, il commesso aveva nome ***, se non che tutti lo chiamavano signor Fatutto, per via del suo modo di lavorare, perché era sempre indaffarato e di corsa, come se fosse l’unico a portare avanti il mondo.
Appena la sorella ebbe sentito la voce dell’insetto, si rattristò tutta e dandosi una asciugata agli occhi, dietro la porta, gemette a mezza voce:
– Fratello, apri, te ne scongiuro.


Deroga, Soigne; Lettori; Perversi

ottobre 14, 2019

Derogàre
Dal latino derogare, con il significato giuridico, composto di de- privativo e rogare ‘proporre una legge’.
Verbo intransitivo (io dèrogo, tu dèroghi ecc.; ausiliare avere).
1. (giuridico) In senso proprio, abrogare parzialmente una legge anteriore relativamente a determinate ipotesi; in questa accezione, il verbo ha come soggetto la nuova legge, o più raramente il legislatore, colui che emana la nuova norma.
(comune) Non osservare, legittimamente o illegittimamente, quanto è stabilito da un accordo, da una disposizione, da una consuetudine e simili: derogare a un contratto, a una norma; derogare all’etichetta di corte; per estensione, derogare alle prescrizioni del medico, non seguirle, allontanarsene in un determinato caso; derogare ai propri principi (frequente, ma impropria, la costruzione con la preposizione da: derogare dai propri principi). Il verbo è usato talora anche transitivamente, soprattutto nella forma passiva: le norme contenute in una legge imperativa non possono essere derogate.
2. (antico) Detrarre, togliere in parte, usata soltanto in alcune locuzioni: derogare all’onore, al merito, alla dignità di qualcuno.
Privare temporaneamente della nobiltà: professioni deroganti.

Dèroga
Derivato di derogare.
Sostantivo femminile.
L’atto, il fatto di derogare: derogare a un contratto, a una consuetudine; fecero chiamare il dirigente e il responsabile, protestarono e discussero e infine pregarono: ma il Regolamento non ammetteva deroghe (Sereni).
Si usa soprattutto nel linguaggio giuridico, amministrativo e burocratico, nella locuzione in deroga, derogando, facendo un’eccezione a quanto è stabilito: in deroga alle disposizioni vigenti.
Premio in deroga: quello attribuito ai dipendenti dello stato in casi eccezionali e in relazione a particolari esigenze di servizio.

Derogazióne
Dal latino derogatio -onis.
Sostantivo femminile.
1. Il derogare e l’effetto, oggi più comunemente deroga.
2. (antico) Perdita temporanea della qualifica di nobile in conseguenza dell’esercizio di una professione non confacente a un nobile (arti manuali, uffici pubblici minori ecc.), in base a un principio affermatosi soprattutto nei secoli XVII e XVIII.

Una (parola) giapponese a Roma

Soigné [sua’ne]
Voce francese, participio passato di soigner ‘curare, prendersi cura’.
Agettivo invariabile.
Di persona, curato, elegante, ricercato nei modi e nell’abbigliamento.
Di lavoro, minuzioso, rifinito con estrema accuratezza,

I lettori ci scrivono

Ci scrive Alex Merseburger, purtroppo citando marchi che non sono diventati sostantivi comuni.

— La VIBRAM (derivata da VItale BRAMani) mi ha fatto venire in mente ADIDAS derivato dal nome Adolf, soprannome ADI, e le iniziali del cognome DASsler.
Ancora meglio il signore veneto Caberlotto, fondatore della fabbrica di scarponi CABER. Quando lo sci andò in crisi, si rivolse allo sport estivo, inizialmente il tennis, fondando la LOTTO utilizzando la seconda parte del cognome. —

Versi perversi

Torna una rubrica quanto mai saltuaria: quella degli errori contenuti in poesie, canzoni o simili.
In Monna LIsa, di Ivan Graziani, un verso recita: "e io sto torturando la tela col rasoio e con le unghie". Purtroppo però la Monna Lisa di Leonardo non è una tela: è dipinta su una tavola di legno.