R- Frego, Sgorbio; Animali; Perle; Sonetto; Ribollite

settembre 27, 2022

Newsletter originale del 30/5/2007

Parole a confronto

Frégo
Derivato di fregare.
Sostantivo maschile [plurale freghi].
Segno o scarabocchio tracciato su qualcosa con un oggetto che scrive o incide: fare un frego su qualcosa. Sinonimo: sgorbio.
Tirare un frego su uno scritto: cancellarlo.
Far di frego: rinunciare.
Un frego: (popolare) moltissimo: quel cantante mi piace un frego.
Un frego di: (popolare) una gran quantità di: un frego di soldi.

Sgòrbio
Etimo incerto; probabilmente dal latino scorpiu(m) ‘scorpione’, in senso metaforico.
Sostantivo maschile.
1. Macchia d’inchiostro fatta per disattenzione o errore, specialmente scrivendo; scarabocchio: una lettera piena di sgorbi.
(estensione) Parola illeggibile: i tuoi sgorbi non li capisce nessuno.
(estensione) Parola scritta male.
2. (estensione) Scritto, disegno o altra cosa brutta, mal fatta: quello sgorbio sarebbe un ritratto?; si è costruito uno sgorbio di tavolo.
3. (figurato) Persona molto brutta, deforme.

Animali di parole

Sgorbio è una parola che deriva da un animale.

Notizie dai porci

“Per gli iberici è l’ultimo tentativo prima di alzare bandiera bianca allo strapotere di New Zealand.”
Si trattava della semifinale della Vuitton Cup, il punteggio era di due a zero per New Zealand sugli iberici, arrivavano ai cinque, per quale accidente doveva essere l’ultimo tentativo?
Sul sito della Repubblica.

Sonetto

Un sonetto sul sito della Parolata?
Sì, grazie al superlativo Frustalampi da oggi il sito della Parolata potrà fregiarsi anche di un sonetto, precisamente il numero CCCLXVII del Canzoniere di Petrarca.

Donna del Ciel, ch’i’ ti sospiro e bramo,
dolce in vita fustù tra le ammirande,
d’Amore e di virtude ricca e grande,
che Natura mi à tolta; i’ solo in ramo,

fragile augello, canto ‘l mio richiamo,
e ’l pianto infin a l’alba mio si spande,
et alle porte bussa e alle verande,
quasi per dir di dir ch’anchora t’amo.

L’aura silente i capei d’oro tuoi
mi par che mova, e sparsi al sol riluca;
ben mi può riscaldar, tanto tu puoi,

tua humana rimembranza non caduca.
Sì che l’extremo ardore, che tu vuoi,
‘l cor mio vecchio anchor sempre produca.

Storie ribollite

Settantaduesima storia ribollita: terzo indizio

Letizia si offese per il rifiuto e scatenò contro Lovecraft e Tarzan il Leoncavallo, un coacervo di ragazzetti con i capelli verdi a cresta, molto rumorosi e puzzolenti. I ragazzetti del Leoncavallo riuscirono a manomettere tutte le condutture di San Paolo, lasciando quindi la popolazione senza acqua e gas. Lovecraft e Tarzan combatterono furiosamente, riuscendo infine a eliminare il Leoncavallo e a rimettere in funzione i servizi di fornitura di acqua e gas della città.
Il consiglio di sicurezza dell’ONU minacciò di pesanti sanzioni Tarzan per il comportamento fuorilegge, in particolare per l’uccisione dei guardaparco e dei ragazzetti. Tarzan inizialmente se la prese con Moana Pozzi, responsabile di averlo portato via dalla foresta, poi capì che la donna non era la causa delle sue disgrazie e le chiese perdono. Tarzan, dispiaciuto per le sanzioni minacciate dall’ONU, si ammalò e si ridusse in fin di vita, mentre l’amico Lovecraft fece il possibile affinchè fosse curato al meglio, anche corrompendo con doni i dottori.


R- Zanca, Yearling; Yokopoko; Ribollite; Fiaba

settembre 23, 2022

Newsletter originale del 28/5/2007

Zànca
Etimologia discussa, forse dal longobardo zanka ‘tenaglia’, oppure dal latino tardo zanca(m), tzanga(m) ‘tipo di calzatura’, di origine persiana.
Sostantivo femminile.
1. (antico) Gamba: volse la testa ov’elli avea le zanche (Dante).
2. plurale (antico) Trampoli.
3. (tecnico) Estremità ricurva di una leva o di un’asta.
In edilizia, pezzo metallico ricurvo a un’estremità, atto a fissare saldamente un elemento alle strutture murarie.

Una (parola) giapponese a Roma

Yearling [‘jerliNg]
Voce inglese; derivato di year ‘anno’.
Sostantivo maschile invariabile.
Nell’ippica, puledro da corsa di un anno di età.

Yokopoko Mayoko

“Finisce bagnato anche il direttore sportivo Alessio Secco.”
Da un articolo della Repubblica sui festeggiamenti per la promozionein serie A della Juventus.

Storie ribollite

Un’altra ribollita senza risposte giuste: vergogna e disonore su chinalski.
Sul sito e qui di seguito cominciano gli indizi della settantaduesima storia.

Settantaduesima storia ribollita, di chinalski: primo indizio

Lovecraft era sindaco di San Paolo del Brasile da 25 anni ed era a capo di una rete di conoscenze che gli permetteva di spadroneggiare sulla popolazione terrorizzata. I suoi maggiori interessi erano il sesso, i viaggi e la gloria. Quando lesse che in Africa era stato scoperto un uomo scimmia fu molto interessato e inviò la sua preferita, Moana Pozzi, per prelevarlo e portarglielo a San Paolo. La Pozzi raggiunse Tarzan ed ebbe con lui molteplici rapporti sessuali, tanto che Tarzan, da selvaggio che era, grazie alla frequentazione della donna divenne un uomo educato e presentabile nella società cosidetta civile. Tarzan e Moana si sposarono. Al ritorno a San Paolo Lovecraft desiderava giacere con Moana Pozzi, ma Tarzan non glielo permise, e i due lottarono a lungo, finché si accorsero entrambi che la lotta non avrebbe avuto un vincitore: Lovecraft e Tarzan diventarono così buoni amici.

Una fiaba sul sito

È pubblicata sul sito carlocinato.com la nuova fiaba del noto autore: Il blu è un colore stupendo. Eccone l’inizio.

– Matteo, mangia la carne che ti fa bene. – disse la mamma di Matteo mentre riordinava la cucina.
Matteo aveva dieci anni e la carne non gli piaceva proprio. Ammonticchiava i bocconi nel piatto, li faceva saltare con degli abili colpi di forchetta, ma di mangiarli non c’era verso.
– Matteo, basta giocare, mangia tutta la carne che hai nel piatto.
– Ma mamma, la carne è strana.
– Come è strana? Non inventarti storie, è la solita normalissima carne, pensa a mangiarla, piuttosto.
– Mamma, la carne è diventata blu: non posso mangiarla, mi farà male.


R- Peribolo, Liman; Pisa; Idiozia; Leggo; Ribollite

settembre 22, 2022

Newsletter originale del 25/5/2007

Perìbolo
Dal latino tardo peribolu(m), dal greco períbolos, derivato di peribállein ‘gettare intorno’.
Sostantivo maschile.
(archeologia) Recinto sacro intorno al tempio greco, delimitato da cippi con iscrizioni e spesso anche da un muro.

Una (parola) giapponese a Roma

Liman [li’man]
Russo liman, dal turco liman ‘porto’, dal greco limen.
Sostantivo maschile invariabile.
Area lagunare lungo la costa occidentale e settentrionale del Mar Nero, dal Danubio alla Crimea, formata da un processo di erosione dei fiumi tributari del mare.
(estensione) Foce fluviale caratterizzata da un aspetto lagunare.

Pisa di dire

Ci scrive Piero Fabbri a proposito del detto “il soccorso di Pisa”.

— A sentire [il sito http://www.etimo.it], la battaglia in questione non è la Meloria, ma la prima crociata, peraltro vittoriosa, e relativa presa di Gerusalemme. I Genovesi fecero gran parte del lavoro: i pisani, invece, trattenuti da venti contrari, arrivarono solo quando era ormai tutto finito… —

Idiozia popolare

Per la nostra raccolta di gruppi di proverbi incoerenti Giovanni Fracasso, insieme al vostro curatore, vi propone i seguenti.

Chi troppo vuole nulla stringe
e anche
tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino
contro
chi non risica, non rosica.

Leggo perché

Leggo perché leggere non fa ingrassare.
chinalski

Storie ribollite

Settantunesima ribollita, quinto indizio

Ma i rami, l’albero, ritorneranno sfolgoranti dopo l’inverno, a testimoniare che non sono morti, che erano solo addormentati, assenti, in riposo, come i vestiti. Le foglie, loro sì che muoiono, che non sopravvivono, che ci lasciano. Ma le foglie continuano buddisticamente a rimanere tra di noi, non più foglie ma concime, e vermi, e uccelli, e felini, e escrementi, e altri alberi e altre foglie.


R- Ritrecine, Giacchio; Lettori; Accento; Leggo; Notizie; Ribollite

settembre 21, 2022

Newsletter originale del 24/5/2007

Parole a confronto

Ritrécine
Etimologia incerta.
Sostantivo maschile.
1. Tipo di rete, simile al giacchio ma di minori dimensioni, che una volta toccato il fondo si richiude a sacco.
2. Organo motore dei mulini ad acqua, formato da una ruota di legno con palette.
3. A ritrecine (toscano): in grande quantità, in abbondanza ecc.
Correre a ritrecine: correre a precipizio.
Andare a ritrecine: andare in rovina.

Giàcchio
Latino iaculu(m), derivato di iacere ‘gettare, lanciare’; propriamente ‘cosa da gettare’.
Sostantivo maschile.
Rete da pesca grande e tonda, circondata di piombi, che, giunta al fondo, viene chiusa tirando una cordicella.

I lettori ci scrivono

Vi ricordate “hazard”, il termine golfistico pubblicato un mese fa? Ebbene, il giorno dopo un anonimo golfista ci scrisse per contribuire all’analisi della parola, noi colpevolmente lo pubblichiamo solo ora.

— Nella mia breve carriera golfistica non avevo mai sentito utilizzare il termine hazard, ma il motivo è semplicissimo: ho sempre e solo giocato in Italia.
Il termine Hazard compare nelle regole del golf (scritte in inglese) con la seguente descrizione.
Hazards: a “hazard” is any bunker or water hazard.
Water hazard: a “water hazard” is any sea, lake, pond, river, ditch, surface drainage ditch or other open water course (whether or not containing water) and anything of a similar nature on the course.

Nelle regole tradotte in italiano la definizione è la seguente.
Ostacoli: un “ostacolo” è qualunque bunker o ostacolo d’acqua.
Ostacolo d’acqua: un “ostacolo d’acqua” è qualunque braccio di mare, lago, stagno, fiume, ruscello o un altro corso d’acqua scoperto, compresi i fossi e i drenaggi (sia che vi scorra l’acqua o meno) o qualsiasi cosa di simile natura.

Visto che in italiano esiste un termine equivalente ed appropriato, non si usa la locuzione inglese. In ogni caso la frase “attento, sei in ostacolo!” è ricorrente, perché quando la pallina si trova nelle zone definite ostacoli bisogna seguire regole ben precise per non incorrere in penalità. —

Ringraziamo l’anonimo golfista, specialmente per averci comunicato che i golfisti, se esiste un termine equivalente italiano, non usano la locuzione inglese.

L’accento, questo sconosciuto

Si dice ritrécine, e non ritrecìne.

Leggo perché

Leggo perché leggere significa vivere vite altrui.
Frustalampi.

Notizie dai porci

Inizia oggi la sottorubrica “Notizie dai porci”. Raccoglierà tutte le perle prettamente giornalistiche, non i banali strafalcioni o errori che invece sono di pertinenza delle Perle dai porci, ma i titoli o le notizie sbagliate o esagerate e l’uso errato che i giornalisti fanno di termini difficili perché non ne conoscono il significato. La rubrica nasce da un’idea di Marco Marcon.
Andiamo a iniziare con un titolo magistrale della Repubblica online.

“Malaria in Sierra Leone: un serial killer a piede libero”

Storie ribollite

Settantunesima ribollita, quarto indizio

Chiazze di rosso impossibile in un bosco altrimenti credibile, foglie studiate da un pittore pazzo, forse incapace, ma sicuramente visionario. Foglie che aggiungono poesia in un mondo che ne ha troppo poca. E i rami che sembrano essere morti, senza vita, perché noi si associa la vita degli alberi alle foglie.


R- Lisingare, Lisinga, Lasting; Leggo; Perle; Ribollite

settembre 20, 2022

Newsletter originale del 23/5/2007

Lusingàre
Derivato di lusinga.
Verbo transitivo [io lusìngo, tu lusìnghi ecc.].
1. Allettare, illudere con lusinghe.
2. Esser causa di soddisfazione, di compiacimento: la sua approvazione mi lusinga; sono lusingato di tale invito.

Lusingàrsi
Verbo riflessivo.
(non comune) Illudersi, sperare.
Mi lusingo di, che…: mi piace credere, oso sperare; mi lusingo di averti fatto cosa gradita; mi lusingo che vorrete venire.

Lusìnga
Dal provenzale antico lauzenga, francese antico losenge, di origine germanica.
Sostantivo femminile.
1. Allettamento fatto di adulazioni, false promesse, finte attenzioni, con cui si cerca di accattivarsi la simpatia e la benevolenza di qualcuno per indurlo a un determinato comportamento: lusinghe d’amore; attirare con lusinghe; cedere alle lusinghe.
2. (letterario) Speranza ingannevole; promessa, attesa di felicità, per lo più illusoria: e quando vaghe di lusinghe innanzi / a me non danzeran l’ore future (Foscolo).

Una (parola) giapponese a Roma

Lasting [‘lasting]
Inglese, propriamente ‘resistente, duraturo’, derivato di to last ‘durare’.
Sostantivo maschile invariabile.
Stoffa di lana resistente, usata per confezionare calze.

Leggo perché

Inizia una nuova rubrica dal titolo “Leggo perché”. Sarà una raccolta di motivazioni, possibilmente brevi, per cui voi leggete. Nessun premio, niente di niente associato a questa rubrica, solo la gioia di vedere la propria motivazione pubblicata sulla Parolata.
La prima motivazione è proposta da chinalski.

Leggo perché leggere è bello.
Semplice, e indiscutibile: leggere è bello, e chi non lo sa è solo perché non ha mai letto, o ha letto male. O meglio, gli hanno insegnato a leggere male.
Leggere bene vuol dire non prendere i Promessi Sposi a sedici anni e analizzarne la struttura, il periodo storico. Leggere bene vuol dire non spizzicare un brano di una paginetta di Fontamara sull’antologia. E tantomeno vuol dire fare la “versione in prosa” (si fa ancora?) della Gerusalemme Liberata.
Leggere bene, invece, significa a quindici anni godersi l’Isola del tesoro, a venti Holden Caulfield, a venticinque Bukowski, a trenta Fenoglio, a quaranta la Recherche e in mezzo magari Lovecraft; non perché siano libri famosi, ma perché è divertente leggerli, perché è bello, perchè per godersi la vita ci vuole (anche) un buon libro e del tempo da dedicargli.
Poi ci sono tanti altri motivi, almeno novantanove, per cui si può leggere, ma il principale, quello senza il quale tutti gli altri insieme non varrebbero nulla, è sempre e solo lui: leggere è bello.

Perle dai porci

“La materia è discinta in due parti.”
Sentita all’università.

Una perla da Frustalampi.

Storie ribollite

Settantunesima ribollita, terzo indizio

Allora non è vero che i colori vanno in letargo: sono i vestiti che hanno bisogno di riposo. Chissà se anche ai tropici i vestiti vanno in letargo. E iniziano le piogge, dovrebbero iniziare le piogge. E tutto rallenta nel mondo: il metabolismo, la vegetazione, il giallo estivo si trasforma, neanche tanto lentamente, in marrone, magari passando per quei rossi accesi che fanno dire – che bello, sembra finto.