Geroglifico, Pyramidon; Appunto; Rovinata

aprile 1, 2020

Speciale museo Egizio (visto che non ci posso andare)

Geroġlìfico
Dal latino tardo hieroglyphicus, greco hieroglyphika nella locuzione hieroglyphika grammata ‘lettere sacre incise’; composto di hiero ‘sacro’ e glypho ‘incidere’
Anche, antico, ieroġlìfico.
Sostantivo maschile.
1. Ciascuno dei segni della scrittura degli antichi Egiziani, che consistevano in immagini schematiche di oggetti reali, e il cui numero aumentò da circa 700 nel periodo classico ad alcune migliaia nel periodo tardo; ritenuti, dai tempi degli antichi Greci in poi, di esclusivo significato allegorico e simbolico, furono compresi nel loro vero valore, ideografico e fonetico insieme, soltanto nella prima metà del secolo XIX: alcuni geroglifici indicavano, allo stesso tempo, gli oggetti di cui costituivano una schematizzazione e i loro nomi, mentre altri rappresentavano direttamente una o più consonanti all’interno di una parola.
2. (estensione) Emblema, simbolo, raffigurazione simbolica di una realtà: nel piano più illuminato di tutti, perché vi si espongono i geroglifici, significanti le cose umane più conosciute, … l’ingegnoso pittore fa comparire un fascio romano, una spada ed una borsa appoggiate al fascio, una bilancia e ’l caduceo di Mercurio (Vico).
(figurato) Segno, scrittura difficile a leggersi o a interpretarsi, scarabocchio: chi li capisce questi suoi geroglifici?; la parete era piena di geroglifici strani.
(non comune) Linguaggio, discorso o altra forma di espressione oscuro e incomprensibile: mi rimangono ancora misteriori i suoi geroglifici; parlare in geroglifico.

Aggettivo.
Costituito da geroglifici: la scrittura geroglifica; segni, caratteri geroglifici.

Una (parola) giapponese a Roma

Pyramidon [pi’ramidon]
Termine derivante dal greco che sta ad indicare la cuspide di una piramide o di un obelisco. Il pyramidon era generalmente costituito da un blocco di pietra dura con incisioni e iscrizioni raffiguranti il viaggio solare.

L’appunto

Si pronuncia [dZeroglifiko], e non [dZeroLifiko], cioè con la seconda g del gl dura, e non dolce come in aglio. Perché ve lo scrivo? Perché so che qualcuno sbaglia.

La parola rovinata

MULTIMADIA
Moderno armadio da cucina dotato di molteplici scomparti per riporre ordinatamente le diverse vivande.

Di Franco Palazzi.


Demotico, Naos; Perle; Rovinata

marzo 31, 2020

Speciale museo Egizio (visto che non ci posso andare)

Demòtico
Dal greco demotikos, derivato di demos ‘popolo’.
Aggettivo.
Popolare, volgare.
Scrittura demotica: tipo molto rapido di scrittura ieratica, venuta in uso in Egitto verso il 700 a.C., e che nell’epoca tolemaica e romana era la scrittura ordinaria della vita quotidiana;

Sostantivo maschile (plurale maschile demotici).
1. Fase della lingua scritta egiziana che si espresse attraverso la scrittura demotica.
2. Nella terminologia linguistica, l’aggettivo ricavato dal nome di un demo, cioè da una circoscrizione territoriale (paese o città), per indicare il luogo di origine di una persona, per esempio, frascatano, biellese, sono rispettivamente i demotici di Frascati, Biella; si tratta di un sinonimo ma con significato più limitato di etnonimo o aggettivo etnico.

Una (parola) giapponese a Roma

Nàos
Adattamento del greco naos ‘tempio’, derivato di naio ‘abitare’.
Sostantivo maschile.
Nell’architettura classica, l’«abitazione» di un dio, cioè il tempio o la parte più interna del tempio greco dove era posta la statua del dio, detta anche cella.
Per analogia, nell’architettura bizantina, nome con cui s’indicavano le parti della chiesa destinate alla celebrazione liturgica, cioè il tabernacolo e il presbiterio.

Perle linguistiche

PIZZA DA ESPORTAZIONE.
Cartello esposto in una pizzeria di Rovigo, qualche anno fa.

Proposto da Alex Merseburger.

La parola rovinata

DICONOCLASTÌA
Battaglia contro le fake news.

Di Franco Palazzi.


Ieratico, Rotpunkt; Arte: Dolcevita; Yokopoko; Rovinata

marzo 30, 2020

Speciale museo Egizio (visto che non ci posso andare)

Ieràtico
Dal latino hieraticus, greco hieratikos, derivato da hieros ‘sacro’.
Anche, raro, geràtico.
Aggettivo (plurale maschile ieratici).
1. (letterario) Sacerdotale, per lo più con riferimento ai sacerdoti di popoli antichi: Etruria militare e ieratica (Gioberti), organizzata cioè su base militare e religiosa.
Scrittura ieratica: tipo di scrittura geroglifica egiziana, in cui la forma corsiva è così accentuata da non permettere di riconoscervi la forma pittografica originaria, abitualmente usata dai sacerdoti, da cui il nome, in epoca tolemaica romana.
2. (letterario, estensione) Di cosa, soprattutto di atto, aspetto, gesto, parola, improntata a una compostezza sacerdotale, solenne: i cipressi, acuti ed oscuri, più ieratici delle piramidi (D’Annunzio); atteggiamento ieratico; parlare con tono ieratico. È usato anche con intonazione ironica, per indicare una gravità e solennità ostentata, caricata, sproporzionata al luogo o alla circostanza.

Una (parola) giapponese a Roma

Rotpunkt [rot’punkt]
Voce tedesca, propriamente composto di rot ‘rosso’ e Punkt ‘punto’.
Sostantivo maschile invariabile.
(sport) Nell’arrampicata sportiva, segno che si appone alla base di una via che è stata salita per la prima volta.
(estensione) La via stessa.

Parole d’arte

Dolcevìta
Dal titolo del film di Fellini La dolce vita, 1960, in cui il protagonista indossava una maglia di tale tipo.
Anche, meno comune, dòlce vìta.
Sostantivo maschile invariabile.
Maglione a collo alto e aderente; anche in funzione appositiva: maglione dolcevita, o maglione a dolcevita.

Marco Marcon ci propone questa parola che deriva da una produzione artistica.

Yokopoko Mayoko

Laura Silvia Battaglia è una giornalista freelance specializzata in scenari di guerra. Ce lo segnala Paolo Campia.

La parola rovinata

COLORO
Quelli che io dipingo.

Di Pietro Scalzo.


Lascivia, Lascivo, Liscivia, Ranno; Marchi: Vim; Dubbi

marzo 27, 2020

Newsletter originale del 30/5/2005

Parole a confronto

Lascìvia
Dal latino lascivia(m), derivato di lascivus ‘lascivo’.
Sostantivo femminile.
1. Sensualità licenziosa; lussuria.
2. Atto lascivo.

Lascìvo
Dal latino lascivu(m).
Aggettivo.
1. Che ha o dimostra lascivia; che è pieno di lascivia o induce alla lascivia; impudico, licenzioso, lussurioso: un uomo lascivo; atti, discorsi lascivi; sguardi lascivi.
2. (antico) Vivace, allegro, scherzoso: Non fate com’ agnel che lascia il latte / della sua madre, e semplice e lascivo / seco medesmo a suo piacer combatte (Dante).

Liscìvia
Latino lixivia(m), derivato di lixa ‘ranno’.
Popolare: liscìva.
Sostantivo femminile.
1. Soluzione acquosa dei composti solubili contenuti nella cenere, usata come detersivo; ranno.
2. (chimica) Soluzione di composti inorganici alcalini per impieghi industriali.

Rànno
Dal longobardo rannja; da cui deriva anche la parola del tedesco moderno rinnen ‘grondare, gocciolare’.
Sostantivo maschile.
Miscuglio di cenere e acqua bollente usato in passato per lavare i panni.
Buttar via il ranno e il sapone: (figurato) perdere tempo e fatica.

Marchi, non parole

Vim
Marchio registrato della Clorex.
Sostantivo maschile invariabile.
Detersivo casalingo in polvere per superfici.

Gloria Trevisan: una nuova, inaspettata concorrente sfida il nostro campione Marcon.

I grandi dubbi

Ecco una nuova rubrica che vi svelerà qualsiasi dubbio possiate avere. Chi ha un perché, ma anche un come, un dove, un quando, può proporlo sulla rubrica, e magari anche rispondersi da solo. Potete inviare i vostri perché o le vostre risposte sugli argomenti più disparati alla redazione: redazione@parolata.it.
Iniziamo con il primo perché.

Perchè le pubblicità delle mutande da donna, ad esempio l’ultima della Cotonella, con scritta "perché non ci provi", propone donne seminude in pose lascive? Se sono le donne che comprano le mutande da donna, la pubblicità non dovrebbe essere indirizzata a loro? Non sarà che i "creativi" della pubblicità non sono così creativi e, se una formula (la donna nuda e lasciva) funziona, la ripropongono ovunque, anche a sproposito?


Polirematico, Bizzeffe, Plateresco; Marchi: Fantacalcio; Perle

marzo 26, 2020

Newsletter originale del 27/5/2005

Poliremàtico
Composto di poli- e un derivato del greco réma ‘parola’.
Aggettivo.
(linguistica) Si dice di espressione linguistica di due o più parole, non modificabile, che ha nel lessico l’autonomia di una parola singola; locuzione. Ad esempio la locuzione "a bizzeffe".

Bizzèffe
Dall’arabo biz-zaf o biz-zef ‘molto’.
Solo nella locuzione avverbiale a bizzeffe, in grande quantità, in abbondanza.

Una (parola) giapponese a Roma

Platerésco
Spagnolo plateresco, da platero ‘argentiere’, da plata ‘argento’.
Aggettivo (plurale maschile platereschi).
Detto di stile architettonico ricco d’ornati gotici e rinascimentali fiorito in Spagna nel XVI secolo.

Marchi, non parole

Fantacàlcio
Marchio registrato dello Studio Vit Srl.
Sostantivo maschile.
Gioco basato sui rendimenti dei giocatori di calcio immaginati in squadre virtuali.

Perle dai porci

"Roastbeef hai funghi"
Sul menù di una mensa.

Fornita da Roberto Giai Meniet.