Archive for novembre, 2013

MILLESIMO, MILLESIMATO, COCOONING; Animali; Paesipersone

novembre 29, 2013

Millèsimo
Dal latino millesĭmu(m), derivato di mīlle ‘mille’.
Aggettivo numerale ordinario.
1. Che in una serie occupa il posto corrispondente al numero mille; è rappresentato da 1000° nella numerazione araba, da M in quella romana: la millesima pagina di questo libro.
Si usa per rappresentare un numero indeterminato, molto alto: è la millesima volta che lo ripeto!, vale la millesima parte di quello che hai pagato.
2. In composizione con altri numerali, semplici o composti, forma gli ordinali superiori: millesimo primo, centomillesimo.

Sostantivo maschile.
1. Ciascuna delle parti che si ottengono dividendo per mille un’unità.
2. In una data, la cifra delle migliaia.
3. L’anno, considerato nella serie progressiva di quelli dell’era volgare: il 1815 fu il millesimo di Waterloo; sul frontespizio manca il millesimo; voi siete di un altro millesimo, non potete capire.
4. (antico, letterario) Spazio di mille anni, millennio.

Millesimàto
Derivato di millesimo, nel significato di ‘anno’.
Si dice di bottiglia di vino, in particolare di spumante o champagne, sulla quale è segnato l’anno della vendemmia.

Una (parola) giapponese a Roma

Cocooning [ko’kuning]
Voce inglese, derivato di (to) cocoon, propriamente ‘imbozzolarsi’.
Sostantivo maschile invariabile.
L’accoccolarsi, l’acciambellarsi, specialmente su un divano o una poltrona, isolandosi dall’esterno.

Animali di parole

Colombeggiàre
Da colombo.
Verbo intransitivo.
(letterario) Amoreggiare, tubare: colombeggiando… / si raccolser tra lor con baci e baci (Marino).

Paesi da persone

Scauri (LT) è un’importante frazione del comune di Minturno-Scauri, e prende nome da Marco Emilio Scauro, senatore romano proprietario dell’antico porto.

Segnalato da Eros Andreoli.

Annunci

STANTIO; Animali: COCKPIT; Lettori

novembre 28, 2013

Stantìo
Sovrapposizione di stante ‘che sta’ a un derivato del latino stativu(m) ‘stabile, fisso’, da status ‘stato’.
Anche, disusato e dialettale, stantìvo.
Aggettivo (plurale maschile stantìi).
1. Che ha perso la freschezza, l’odore, il sapore originario, detto specialmente di alimenti conservati male o per troppo tempo: pane stantio.
2. (estensione) Vecchio, disusato, sorpassato: vocabolo stantio.
(figurato) Non più attuale: notizie stantie, prive di attualità e di interesse.

Sostantivo maschile solo singolare.
Odore, sapore di cosa stantia: puzzare, sapere di stantio.

Una (parola) giapponese a Roma e Animali di parole

Cockpit [‘kokpit]
Voce inglese, composto di cosk ‘gallo’ e pit ‘pozzo’, inteso come pozzo per il combattimento dei galli.
Sostantivo maschile invariabile.
1. (marina) Nel kayak, apertura ovale al centro dello scafo nel quale trova posto il sedile del rematore.
2. Ambienti di navi o aerei riservati ai piloti.
(automobilismo) La parte dell’abitacolo riservata al guidatore, in particolare per vetture sportive o di Formula 1.

I lettori ci scrivono

Ci scrive Mario Cacciari aggiungendo informazioni al "lucido".

— Vorrei rilevare che in questi casi "lucido" significa trans-lucido; indica cioè un materiale attraverso cui può passare la luce. Secondo il Dizionario Treccani: […] Carta l., tipo di carta semitrasparente usata soprattutto per disegni tecnici perché consente di ricavarne copie eliografiche o cianografiche […].
In ambito tecnico (architetti, geometri, ingegneri e assimilabili) ancora fino a pochi mesi orsono questo sistema era usatissimo e generalizzato per ottenere quelle che gli inglesi chiamano blue-prints o copie eliografiche.
Il disegno tracciato con inchiostro di china su carta da lucido era "il lucido" per antonomasia.
In una speciale macchina a tamburo rotante, illuminata internamente da forti lampade fluorescenti, veniva sovrapposto ad un foglio sensibile alla luce attinica. Se ne otteneva un negativo semi-invisibile, che veniva poi, in continuo, sviluppato nella medesima macchina per mezzo di un rivelatore. Per lo più vapore di ammoniaca.
Ora, purtroppo, chi come me non ama la progettazione al computer, produce disegni su carta bianca (ma io uso ancora, spesso, l’ottima e precisa carta da lucido, che come un’antica pergamena è cancellabile più volte grattando via l’inchiostro di china con una lametta da barba). Per le riproduzioni si deve ricorrere a fotocopiatrici di grande formato (e grande prezzo). —

APOSTROFARE, APOSTROFO, CAUSEUR; Lettori

novembre 27, 2013

Parole a confronto

Apòstrofe
Dal latino tardo apostrŏphe(n), dal greco apostrophe, derivato di apostréphein ‘deviare’, da strépho ‘io volgo’.
1. Figura retorica che consiste nel rivolgere improvvisamente e concitatamente il discorso a persona o cosa personificata e diversa dal convenzionale destinatario: Ahi serva Italia, di dolore ostello (Dante).
2. (non comune) Frase, discorso energico, rimprovero rivolto a qualcuno.

Apostrofàre
Derivato di apostrofe.
Verbo intransitivo (io apostròfo).
Rivolgere il discorso a qualcuno all’improvviso e con durezza di tono: «Nullafacente!» l’ha apostrofato lei.
Redarguire, rimproverare.

Verbo intransitivo.
(letterario) Rivolgere un’apostrofe a qualcuno: apostrofa qui l’autore… a coloro i quali hanno discrezione e senno (Boccaccio).

Apòstrofo
Dal latino tardo apostrŏphus,dal greco apòstrophos, da apostrépho ‘io volgo indietro, altrove’, da strépho ‘io volgo’.
Sostantivo maschile.
Segno grafico in forma di virgoletta (’), che nell’ortografia italiana si adopera normalmente per indicare elisione vocalica, e in taluni casi anche troncamento, mentre in altre lingue e in sistemi alfabetici diversi ha altri valori.
Nelle date in cifre arabe, segno della soppressione del millennio o del centesimo: uno scrittore del ‘900; una canzone anni ’60.

Apostrofàre
Da apostrofo.
Verbo transitivo (io apostròfo).
segnare con l’apostrofo: apostrofare una parola.

Una (parola) giapponese a Roma

Causeur [ko’z2r]
Voce francese, derivaa di causer ‘conversare, chiacchierare’.
Sostantivo maschile invariabile.
Conversatore brillante e spiritoso.

I lettori ci scrivono

Si parlava di drag queen, e a riguardo ci scrive Maurizio Codogno.

— Urban Dictionary – http://www.urbandictionary.com/define.php?term=drag – dice per drag:
Acronym for DRessed As a Girl. Commonly used by Transgendered persons to describe a state of overall appearence and attire.
Non so se però sia effettivamente un acronimo o un retronimo, cioè un tentativo di trovare un acronimo per una parola entrata nell’uso comune. La parola nell’inglese standard ha un significato negativo (tipo "un rompimento di palle"). —

Cioè, in italiano, drag sarebbe l’acronimo di "vestito come una ragazza", e sarebbe usato per definire maschi che si vestono e atteggiano da donne.

CROCO, CROCEO, DESHABILLE; Accento; Poesia; Eufemismo

novembre 26, 2013

Cròco
Voce dotta, latino crŏcu(m), che è dal greco krókos, di etimologia incerta.
Sostantivo maschile (plurale crochi).
1. (botanica) Genere di piante erbacee con fiori a forma di imbuto violacei, bianchi o gialli e foglie diritte e sottili, cui appartiene lo zafferano.
2. (letterario) Zafferano,
(letterario) Colore giallo aranciato caratteristico dei pistilli dello zafferano: son le ciglia sue d’oro e di croco (Marino).

Cròceo
Voce dotta, dal latino crocĕu(m) ‘color del croco’, derivato di crŏcus ‘croco’.
Aggettivo.
(letterario) Che ha il colore dello zafferano, tra il giallo e l’arancio: velluto croceo.

Una (parola) giapponese a Roma

Déshabillé [dezabi’je]
Voce francese, propriamente participio passato di déshabiller ‘svestirsi’.
Sostantivo maschile invariabile.
Elegante vestaglia femminile."

In déshabillé
Locuzione aggettivale invariabile.
Non completamente vestito.
(eufemismo) Seminudo, discinto.

L’accento, questo sconosciuto

Si dice cròceo, e non crocèo.

Poesia

Tutto torna
ma non è mai lo stesso.
I tiepidi raggi di sole indorano
i postumi di un paesaggio d’inverno.
Osservo tutto dalla mia stanza:
vento gelido fra i campi assorti
Una lumaca luccicante muore.

Claudio Spinosa.

L’eufemismo

Per dire che qualcuno (o qualcuna) è nudo si può dire "come mamma l’ha fatto", oppure "in déshabillé".

TIRATO, ATMAN; Fuoritempo: LUCIDO; Lettori

novembre 25, 2013

Tiràto
Participio passato di tirare.
Aggettivo.
1. Nei significati del verbo.
2. Teso, allungato, disteso: corda tirata, tenda tirata.
Carni tirate: non flosce.
(figurato) Teso, irrigidito, per stanchezza, preoccupazione, malattia, emozione ecc.: viso tirato; Si sente gonfia, brutta, la pelle tirata dalla fatica, dalle ore di sonno che continua a saltare (Fogli).
3. (figurato) Sforzato, stentato: un sorriso tirato; un argomento un po’ tirato.
Vita tirata: piena di stenti.
Tempo tirato: ristretto, contato.
Essere tirati con qualcuno: averne poco.
(raro) Stare tirati: non cedere.
4. Che spende con eccessiva parsimonia, molto economo, avaro: una persona tirata nello spendere.
5. (familiare) Vestito e agghindato con estrema cura e ricercatezza.
6. (figurato) Sostenuto, sollecitato: mercato tirato dalla domanda.

Una (parola) giapponese a Roma

Atman [at’man]
Voce sanscrita atmaan.
Sostantivo maschile invariabile.
(filosofia, religione) Nella filosofia indiana, il soffio vitale, l’anima individuale e del mondo.

Parole fuori tempo massimo

Ci scrive Alex Merseburger con una proposta per la rubrica.

— Io avrei pensato a "lucido" inteso come sostantivo, non come aggettivo. In inglese è definito "overhead", parola utilizzata in 3M, azienda produttrice di lucidi, in realtà è l’abbreviazione di overhead transparencies.
Normalmente utilizzato al plurale indica i fogli plastici per "lavagna luminosa" (un’altra espressione a rischio obsolescenza…).
Oggi nei convegni e nelle presentazioni aziendaliè stato rimpiazzato dal software Powerpoint."Slide" invece significa diapositiva, ed è usata tanto comunemente quanto impropriamente per lucido. —

Grazie Alex, aggiungerei solo che in italiano a volte si chiamano anche "trasparenze".

Non esiste più l’oggetto ma il concetto rimane: le presentazioni, come dice Alex, esistono ancora, ma vengono realizzate tramite il software Powerpoint o qualcosa di simile, e le "pagine" della presentazione continuano ad essere prodotte, ma come si chiamano? Io li chiamo ancora arcaicamente lucidi.
Probabilmente, appunto, si tratta semplicemente di una presentazione composta di pagine. Oppure conoscete dei termini migliori?

I lettori ci scrivono

Stefano Bossa ci scrive a riguardo di "drag queen".

— Il termine "Drag" più che inglese è una classica voce dello slang americano che significa più propriamente "travestimento" da cui la locuzione "drag queen". —