Posts Tagged ‘nomididire’

R- Pure, Flamboyant; Marchi; Pianola; Nomi di dire

marzo 6, 2020

Newsletter originale del 10/5/2005

Purè
Dal francese purée, propriamente ‘passata’, participio passato femminile dell’antico purer ‘strizzare, passare legumi’.
Sostantivo maschile.
Passato di verdure o di legumi lessati; quando non si specifichi, si intende di solito di patate: purè di piselli; cotechino con purè.

Una (parola) giapponese a Roma

Flamboyant [flambwa’jan]
Voce francese; propriamente participio presente di flamboyer ‘fiammeggiare’.
Aggettivo invariabile.
Fiammeggiante, detto dello stile gotico più tardo, specialmente francese e germanico, caratterizzato da sovrabbondanza di strutture decorative, di elementi terminali accentuatamente aguzzi e slanciati, quasi a forma di fiamma. È l’espressione in architettura del gotico fiorito o internazionale

Marchi, non parole

Pianòla
Derivato di piano.
Marchio registrato della Aeolian Company of America.
Sostantivo femminile.
Pianoforte meccanico dotato di un dispositivo a pedali che fa rotare un rotolo di carta opportunamente perforata, il quale mette a sua volta in moto i tasti, riproducendo così una determinata melodia.

Un ben strano marchio dal solito Marco Marcon.

Nomi di dire

Esser donna e Madonna
Significa poter comandare in famiglia, essere la padrona assoluta: Sarei stata donna e madonna d’ogni lor cosa (Boccaccio); Ch’io faccia testamento, e ch’io ti lasci Donna e madonna d’ogni cosa (Cecchi).

R- Diruttore, Spoiler; Marchi: Gerovital; Nomi di dire

marzo 2, 2020

Newsletter originale del 6/5/2005

Diruttóre
Dal latino diruptus, participio di dirumpere ‘dirompere, spezzare’.
Anche disruttóre.
Aggettivo e sostantivo maschile.
(aeronautica) Si dice di dispositivo che ha lo scopo di rompere l’andamento regolare di una corrente; in particolare si dice della piastra o griglia che si fa sporgere dalla superficie dell’ala con funzione di freno aerodinamico o di elemento deportante: alettone diruttore; diruttore di portanza.

Una (parola) giapponese a Roma

Spoiler [‘spOiler]
Voce inglese; propriamente ‘guastatore’, derivato di to spoil ‘guastare, saccheggiare’.
Sostantivo maschile invariabile.
1. (automobilistica) Struttura rigida applicata sulla parte anteriore o posteriore della carrozzeria per deviare, durante la marcia, il flusso dell’aria e migliorare così l’aderenza al suolo o l’aerodinamicità del veicolo.
2. (aeronautica) Diruttore.
3. (sport) La parte posteriore degli scarponi da sci o di altre scarpe sportive, articolata per agevolare la mobilità della caviglia.
Dispositivo applicato vicino alla punta degli sci per evitare che vibrino alle alte velocità o che si incrocino.

Marchi, non parole

Gerovitàl
Sostantivo maschile invariabile.
Marchio registrato, nome commerciale di un farmaco che combatte gli effetti dell’invecchiamento.

Gerovital permette a Mauro Cociglio di portarsi a ridosso del Marco Marcon riaprendo il concorso.

Nomi di dire

Aut Caesar aut nihil
Locuzione latina, attribuita a Cesare Borgia, che significa "o Cesare o niente". Viene usata per indicare un’ambizione esagerata.

R- Collirio, Unguento, Balsamo, Ashanti; Marchi: Skai; Nomididire

febbraio 25, 2020

Newsletter originale del 3/5/2005

Parole a confronto

Collìrio
Dal latino collyriu(m), dal greco kollyrion ‘unguento’.
Sostantivo maschile.
Medicamento liquido per gli occhi.

Unguènto
Dal latino unguentum, derivato di ungere ‘ungere’.
Sostantivo maschile.
1. Preparato farmaceutico per uso esterno, costituito da un miscuglio untuoso, a base di grassi, in cui è incorporata la sostanza medicinale.
(figurato raro) Rimedio di natura morale; balsamo.
2. Pomata odorosa, usata un tempo come profumo.

Bàlsamo
Dal latino balsamu(m), e questo dal greco bálsamon.
Sostantivo maschile.
1. Sostanza oleo-resinosa profumata che si ricava da alcune piante, con proprietà medicinali.
2. (estensione) Rimedio che lenisce un dolore.
(figurato) Conforto, sollievo: quelle parole furono un balsamo al mio dolore.

Una (parola) giapponese a Roma

Ashanti [aS’Santi]
Da un nome indigeno.
Anche asciànti.
Aggettivo e sostantivo maschile e femminile invariabile.
Che, chi appartiene a una popolazione africana del Ghana e della Costa d’Avorio.

Marchi, non parole

Skài
Sostantivo maschile invariabile.
Nome commerciale, tipo di similpelle robusta per valigeria e arredamento.

È Marco Marcon che colpisce infallibile.

Nomi di dire

Avere gli occhi di Argo
Argo, nella mitologia greca, era figlio di Agenore e di Gea. Si diceva che avesse cento occhi, che dormivano e vegliavano a turni di cinquanta, ed era dotato di una forza immane.
Il detto significa guardare con molta attenzione.

R- Murgia, Murice, Kermes, Alchermes; Marchi: Musicassetta; Retorica: Sinchisi; Accento; Nomididire

febbraio 19, 2020

Newsletter originale del 28/4/2005

Parole a confronto

Mùrgia
Latino murice(m) ‘murice’, poi ‘sasso appuntito’.
Sostantivo femminile [plurale murge].
(regionale) Termine locale, usato in Puglia, in Lucania e in Calabria per indicare roccia o rilievo montuoso a tavolato.
Le Murge: l’altopiano terrazzato, formato da calcari compatti, ricco di fenomeni carsici, che si estende in Puglia tra il corso inferiore dell’Ofanto e la linea Taranto-Brindisi.

Mùrice
Dal latino murice(m).
Sostantivo maschile.
Mollusco gasteropodo marino con conchiglia spinosa avvolta a spira, da cui gli antichi estraevano la porpora.

Una (parola) giapponese a Roma

Kèrmes
Dallo spagnolo quermes, e questo dall’arabo qirmizi.
Anche chermes.
Sostantivo maschile invariabile.
Colorante estratto dalle cocciniglie, usato un tempo per tingere di rosso i tessuti, oggi per colorare alcuni liquori.

Alchèrmes
Dallo spagnolo alquermes, dall’arabo al-qírmiz ‘rosso scarlatto, cocciniglia’.
Sostantivo maschile invariabile.
Liquore dolce a base di erbe aromatiche, in origine colorato con una sostanza estratta dalle cocciniglie.

Marchi, non parole

Musicassétta
Composto di musi(cale) e cassetta.
Sostantivo femminile.
Marchio registrato dalla Philips, cassetta che contiene un nastro magnetico con brani musicali preregistrati.

Marco Marcon è quasi inafferrabile.

La retorica per tutti

Sìnchisi
Dal latino tardo synchysi(m), che è dal greco synchysis ‘mescolamento, confusione’.
Sostantivo femminile.
1. (linguistica) confusione nell’ordine delle parole risultante da una costruzione sintattica intricata.
2. Nella retorica classica, forma accentuata di iperbato, in cui l’ordine abituale delle parole è scardinato da una disposizione a incastro, con conseguenze dannose, in certi casi, per la perspicuità del contesto; se ne hanno esempi frequenti nella poesia latina (nella quale le desinenze dei casi facilitavano la costruzione logica delle parole), non rari tuttavia anche nella poesia italiana: le dal Sol percosse Del suo fiotto inegual spume d’argento (Bettinelli); il divino del pian silenzio verde (Carducci).
3. In oculistica, la diminuzione di consistenza del corpo vitreo, meno accentuata in casi collegabili con l’età senile, più accentuata e grave in casi patologici, per lo più secondari a malattie che coinvolgono le strutture oculari contigue (per esempio coroiditi).

L’accento, questo sconosciuto

Si dice sìnchisi, e non sinchìsi. Lo sapevate?

Nomi di dire

Complesso di Elettra
Elettra, figlia di Agamennone e Clitennestra, sin da bambina idolatra il padre del quale è privata a causa della guerra contro Troia. Tornato Agamennone a Micene, Elettra assiste alla sua uccisione, progettata dalla madre Clitennestra e dal suo amante, Egisto. La giovane Elettra fugge alla morte e salva il piccolo Oreste, suo fratello, affidandolo al precettore che lo conduce lontano. Elettra, sconvolta dal gesto compiuto dalla madre e schiava di Egisto,
usurpatore del regno del padre, comincia a meditare la vendetta. Questa ha inizio al ritorno del fratello a Micene: uccidono a tradimento Egisto nei campi e, dopo averla attirata nella casa di Elettra, la madre. Al termine della vendetta i due fratelli saranno condannati alla separazione e all’esilio per la colpa commessa.
Ìl termine "complesso di Elettra" è stato utilizzato da Carl Gustav Jung per identificare l’amore per il padre da parte della figlia, accompagnato da sentimenti di gelosia e di rivalità verso la madre. È la controparte femminile del complesso di Edipo.

R- Ganzo, Scaltro, Furbo; Marchi: Minerva; Nomididire; La sai!

febbraio 18, 2020

Newsletter originale del 27/4/2005

Parole a confronto

Gànzo
Dal francese ganza, che è dal latino medievale gangia ‘meretrice’, derivato del latino tardo ganea ‘taverna’.
Sostantivo maschile.
1. [femminile ganza] (spregiativo) Amante: s’era tolta in casa pubblicamente la ganza, senza voler più sapere né della moglie né del figlio (Pirandello).
2. (regionale) Persona abile, furba, scaltra.

Aggettivo.
(regionale) Bello; bravo, abile: ha conosciuto un tipo molto ganzo.

Scaltrìre
Latino volgare cauterire ‘bruciare’, derivato di cauterium ‘cauterio’, perché il restare scottato induce a una condotta più guardinga.
Verbo transitivo [io scaltrisco, tu scaltrisci ecc.].
Rendere scaltro, avveduto, sagace: la vita fuori casa lo ha scaltrito.
Scaltrire lo stile: renderlo più elegante, raffinarlo.

Scaltrirsi
Verbo riflessivo.
Diventare scaltro o più scaltro; acquistare abilità, perizia, sicurezza, specialmente nella propria attività o professione.

Scàltro
Derivato di scaltrire.
Aggettivo.
1. Che agisce, parla e si comporta con accortezza, con avvedutezza; per estensione, astuto, furbo.
2. Che è espressione di scaltrezza: comportamento scaltro.

Fùrbo
Dal francese fourbe ‘ladro’, di etimo incerto.
Aggettivo.
Di chi sa trarre vantaggi dalle situazioni agendo con prontezza, intuizione e senso pratico; scaltro, astuto: un ragazzo furbo.
Fatto con furbizia; che denota furbizia: una trovata, una mossa furba; occhi furbi.

Sostantivo maschile [femminile furba].
1. Persona furba, specialmente in senso spregiativo: fare il furbo.
Furbo matricolato, di tre cotte: persona furbissima.
2. (antico) Furfante.

Marchi, non parole

Minèrva
Dal marchio di fabbrica originario, che rappresentava la dea Minerva.
Sostantivo maschile plurale.
Tipo di fiammiferi di sicurezza con capocchia priva di fosforo, che si accendono solo se strofinati sulla apposita superficie di cui è provvista la loro confezione.

Marco Marcon ci dice: minerva.

Nomi di dire

Complesso di Edipo
Edipo è un personaggio della mitologia greca. Il mito racconta che Edipo venne abbandonato, quando era piccolo, dal padre Laio e fu cresciuto dal re Polibo. Da grande gli fu predetto da un oracolo che avrebbe ucciso il proprio padre e sposato la propria madre.
Per evitare l’avverarsi della profezia Edipo si allontanò da coloro che riteneva essere i genitori, durante il viaggio però incontrò Laio e lo uccise. Giunto a Tebe rispose alla domanda della Sfinge liberando la città dal mostro e per premio gli fu data in moglie Giocasta, vedova del re Laio e sua madre. Dopo le vicende che portarono Edipo al riconoscimento della verità, Giocasta si impiccò e Edipo si accecò.
È stato utilizzato da Sigmund Freud per indicare l’insieme complesso di desideri amorosi ed ostili che legano un bambino ai propri genitori.

La sai l’ultima!

Una suora va in un prato a raccogliere funghi e tutta contenta canta: "Un funghetto trallallà, due funghetti trallallà, tre funghetti trallallà."
Un uomo la vede e pensa di farle uno scherzo: corre nel prato, si abbassa i pantaloni e si sdraia supino nell’erba alta.
La suora arriva saltellando vicino all’uomo e: "Un fu-… UN FU-… UN FUUU-… Un funghetto trallalà!"