Posts Tagged ‘nomididire’

R- Femminino, Lectio difficilior e facilior; Nomiluoghididire

maggio 23, 2019

Femminìno
Dal latino femininu(m) ‘femminile’, nel latino classico attestato solo come termine grammaticale; la locuzione l’eterno femminino, introdotta da Giosuè Carducci, traduce l’espressione di Goethe das Ewigweibliche.
Anche feminìno.
Aggettivo.
(letterario) Caratteristico della donna, femminile (talora in senso spregiativo): astuzia femminina; Tre furie infernal di sangue tinte, / che membra feminine avieno e atto (Dante).

Sostantivo maschile.
Femminilità.
L’eterno femminino: (letterario) l’essenza delle qualità e attrattive femminili, ciò che di esse resta durevole al di là delle epoche e delle mode.

Una (parola) giapponese a Roma

Lectio difficilior [‘lEktsjo diffi’tSiljor]
Locuzione latina, propriamente ‘la lettura più difficile’.
Locuzione sostantivale femminile.
Nella critica testuale, la forma più difficile, meno corrente fra quelle che compaiono in diversi codici, e che ha quindi una maggiore probabilità di essere autentica.

Lectio facilior [‘lEktsjo fa’tSiljor]
Locuzione latina; propriamnete ‘la lettura più facile’.
Locuzione sostantivale femminile.
Nella critica testuale, la forma più facile, più corrente tra quelle che compaiono in diversi codici, che più probabilmente è frutto di errore.

Nomi e luoghi di dire

Trovarsi tra Scilla e Cariddi
Essere minacciato da gravi pericoli e non sapere che decisione prendere per uscirne.
Scilla e Cariddi sono due scogli che si trovano in una zona di mare di difficile navigazione nello stretto di Messina. Per questo motivo gli antichi credevano che su Scilla ci fosse un mostro urlante con dodici piedi e sei bocche e dirimpetto, su Cariddi, ci fosse un mostro che inghiottiva tre volte al giorno il mare. Spesso i naviganti, per evitare uno dei due scogli, finivano contro l’altro.

Questo l’ha proposto Mauro Cociglio.

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R- Langravio, Margravio, Au-dessus de la melee; Nomididire

maggio 20, 2019

Parole a confronto

Langràvio
Francese landgrave, dal tedesco Landgraf ‘conte (Graf) del paese (Land)’.
Anche, raramente, landgràvio.
Sostantivo maschile.
Nella Germania medievale, titolo attribuito ad alcuni conti e feudatari.

Margràvio
Tedesco Markgraf ‘conte di una marca’, composto di Mark ‘marca’ e Graf ‘conte’.
Sostantivo maschile (femminile margravia).
Durante il Sacro Romano Impero, titolo concesso ai feudatari germanici cui era affidato il governo delle zone di frontiera, analogo a quello di marchese del mondo latino.

Una (parola) giapponese a Roma

Au-dessus de la mêlée [ot,sudlame’le]
Locuzione francese, propriamente ‘al di sopra della mischia’, dal titolo di un libro di R. Rolland (1915).
Locuzione avverbiale invariabile.
Al di fuori della lotta e delle competizioni, in una posizione di assoluta imparzialità e serenità di giudizio: essere, trovarsi, restare au-dessus de la mêlée.

Nomi di dire

Riempire il vaso delle Danaidi.
Si dice di un’impresa che non vedrà mai la fine.
Le Danaidi erano le 50 figlie di Danao che, per non sposare i 50 cugini, figli di Egitto, fuggirono con il padre ad Argo. Raggiunte dai cugini, dovettero acconsentire a sposarli ma, nella notte stessa delle nozze, istigate da Danao che le armò di pugnale (tutte tranne Ipermestra, la più anziana di loro che risparmiò Linceo) uccisero i rispettivi mariti. Furono quindi purificate da Atena ed Ermes nella palude di Lerna e Danao provvide a dar loro nuovamente marito, concedendo ai pretendenti la precedenza nella scelta della sposa secondo il loro ordine di arrivo in una gara di corsa indetta a tale scopo.
Secondo una tradizione tardiva, furono condannate nell’Ade ad attingere acqua in vasi dal fondo bucato. Personificano l’incessante flusso delle acque che provengono dal sottosuolo.

R- Strame, Ex aequo; Nomi di dire; Perle

maggio 10, 2019

Stràme
Latino strame(n), derivato di sternere ‘distendere’.
Sostantivo maschile.
1. Nome generico delle erbe secche, fieno, paglia ecc., che, mescolate insieme, servono come foraggio e come lettiera per il bestiame: fare raccolta di strame nei campi; alloggiano i nimici al coperto, provisti di vettovaglie e di strami (Guicciardini).
Con riferimento all’uso come foraggio, in senso figurato: Faccian le bestie fiesolane strame Di lor medesme (Dante, i Fiorentini, qui chiamati Fiesolani in quanto discendenti da Fiesole, si abbattano tra loro, si danneggino l’un l’altro.
Far strame di qualcuno: distruggerlo, annientarlo con critiche, accuse inoppugnabili.
2. Strame di valle: (estensione) nome dato dai vallicoltori ai prodotti secondarî (molluschi e crostacei) dei bacini lagunari.

Una (parola) giapponese a Roma

Ex aequo [Ek’sEkwo]
Locuzione latina; propriamente ‘secondo (ex) un uguale (aequo)’, sottinteso ‘merito’ o simile.
Locuzione avverbiale invariabile.
Alla pari, a pari merito: si sono classificati terzi ex aequo.

Nomi di dire

Andare col cavallo di San Francesco.
Significa andare a piedi.

Perle dai porci

"Il nostro obiettivo è la sodisfazione del cliente"
Stampato a grandi caratteri all’ingresso del Carrefour del nuovo centro commerciale "La Certosa" di Torino.

Fornita da Giovanna Giordano.

R- Obolo, Casba; Nomi di dire

maggio 9, 2019

Òbolo
Dal latino obolu(m), che è dal greco obolós; propriamente nome di una piccola moneta.
Sostantivo maschile.
1. Antica moneta greca di poco valore (equivalente a 1/6 di dramma).
2. Elemosina, offerta in denaro di modesta entità: dare il proprio obolo.
Obolo di san Pietro: offerta raccolta nelle chiese di tutto il mondo per il sostegno dell’attività pastorale del papa.

Una (parola) giapponese a Roma

Casba [‘caSba]
Dall’arabo qasba ‘interno del castello, cittadella’.
Anche casbah, kasba.
Sostantivo femminile invariabile.
Quartiere arabo delle città dell’Africa settentrionale.
(figurato) Quartiere malfamato di una città.

Nomi di dire

Fare come i capponi di Renzo
Litigare inutilmente tra compagni di sventura.
Renzo, quando decise di andare dal dottor Azzecca-garbugli, ricevette da Agnese quattro capponi "perché non bisogna mai andare con le mani vuote da quei signori". Per consegnarglieli, Agnese riunì le loro otto gambe e le strinse con uno spago. Renzo, molto agitato, dava dei forti strattoni agli animali, che iniziarono cosi a starnazzare e a beccarsi tra di loro.

R- Obnubilare, Obi; Appunto; Nomi di dire; Ribollite

maggio 8, 2019

Obnubilàre
Voce dotta, latino abnubilare, composto di ob- ‘davanti’ e nubilare ‘essere nuvoloso’, da nubilus ‘nuvolo’.
Anche onnubilare.
Verbo transitivo e intransitivo (io obnubilo).
(letterario) Annebbiare, offuscare: abnubilare la vista, i sensi.

Una (parola) giapponese a Roma

Obi [‘obi]
Voce giapponese.
Sostantivo maschile invariabile.
Grande fascia di seta che le giapponesi avvolgono attorno alla vita del kimono formando dietro un nodo voluminoso.

L’appunto

Si dice aborrire, ma anche meno comunemente abborrire.

Nomi di dire

Ninfa Egeria
Ispiratore e consigliere segreto.
L’antro di Egeria, divinità delle sorgenti, è situato fuori della Porta di San Sebastiano, a Roma, e costituiva il ninfeo della villa romana di Erode Attico, del II secolo d.C. Secondo la tradizione Numa Pompilio, il leggendario re di Roma, era amante di Egeria, sicché questa sarebbe stata la sua divina ispiratrice quando le andava segretamente a fare visita nella spelonca.

Storie ribollite

Arieccoci con una nuova storia ribollita dal chinalski.
La trovate sul sito e qui sotto.

Quinta storia ribollita

Quantità per 1 persona.

Otto litri della sostanza più ripugnante che riusciate a procurarvi.
Due chili di carne, possibilmente marcia.
Amore, 50 g.
Odio, 50 g.
Guerra, 50 g.
Pace, 50 g.

In una pentola capace versate la sostanza ripugnante e due sacchetti dove avrete precedentemente mischiato in uno amore e odio e nell’altro guerra e pace. Lasciate riposare ben coperto con un coperchio trasparente a tenuta stagna: il contenuto non deve avere contatti con l’esterno. A intervalli regolari prendete la pentola e, sempre tenendola chiusa, scuotetela violentemente.
Dopo 36 anni aprite la pentola e immergete la carne tagliata in due grossi pezzi, cuocete a fuoco basso per pochi mesi durante i quali dovrete avere cura di osservare continuamente il contenuto della pentola. Apprezzate in particolare i momenti in cui i due pezzi di carne vengono in contatto.
Al termine della cottura buttate via ciò che era la carne e servite il liquame ben caldo.
Abbiate l’accortezza di non mangiarlo.