Posts Tagged ‘fuoritempo’

Solenne, Uitlanders; Tempo massimo; Rovinata

aprile 4, 2019

Solènne
Dal latino sollemnis, probabilmente composto di sollus ‘tutto’ e annus ‘anno’, quindi propriamente ‘che avviene, che si ripete tutti gli anni’.
Aggettivo.
1. Che si celebra con pompa e apparato eccezionale, riferito a feste, cerimonie e manifestazioni religiose o civili che rivestono una particolare importanza: la solenne incoronazione dell’imperatore.
Nozze solenni: celebrate con grande pompa o, con altro senso nella storiografia di G. B. Vico, le nozze celebrate in Roma con speciale rito, riservate ai soli patrizi: i plebei romani prima desiderano nobiltà con le nozze solenni all’uso de’ nobili.
Giuramento solenne: il giuramento di fedeltà prestato dai militari davanti a tutto il proprio reparto schierato.
Encomio solenne, rimprovero solenne: ricompensa al merito, o rispettivamente punizione militare, comunicata all’interessato in forma ufficiale e con particolari modalità.
(generico) Tutto ciò che si compie o avviene con grande pompa: il pontefice fece il suo solenne ingresso nella basilica; un solenne convito.
(letterario) Riferito a giorno, in cui ricorre una festività: la turba De’ pastori festanti … a diporto Si sta ne’ dì solenne (Tasso).
2. Che per sé stesso, o per i suoi modi, il suo aspetto, il suo carattere, ispira sentimenti di rispetto o di riverenza: un personaggio d’aspetto solenne; O Spirto! supplichevoli A’ tuoi solenni altari … (Manzoni); pio bove … solenne come un monumento Tu guardi i campi liberi e fecondi (Carducci); anche in senso più astratto, con riferimento a situazioni intensamente significative: il momento era particolarmente solenne.
Serio, grave, sostenuto: tra le memorie così varie e così solenne d’un infortunio generale (Manzoni); avere un portamento, un incedere solenne.
Anche scherzoso, per esprimere una gravità eccessiva e sproporzionata alla circostanza: che aria solenne hai oggi!
Didascalia musicale che prescrive un’esecuzione sostenuta e religiosamente maestosa.
3. (estensione) Grande, straordinario; soprattutto in tono ironico o con valore iperbolico: gli affibbiò un solenne schiaffo; si è preso una solenne sbornia.
(letterario) Di persona, grande, eccellente: Fammi in tra gli altri, o Gloria, sì solenne, Ch’io batta insino al cel teco le penne (Poliziano); anche esperto, autorevole: insieme incominciarono a ragionare delle virtù di diverse pietre, delle quali Maso così efficacemente parlava come se stato fosse un solenne e gran lapidario (Boccaccio).
Oggi solo in tono scherzoso o ironico: sei un solenne bugiardo.
Nell’uso antico, con valore genericamente superlativo: spesse volte insieme si favellavano e toccavansi la mano, ma più avanti per la solenne guardia del geloso non si poteva (Boccaccio), cioè per la guardia attenta e accurata.

Una (parola) giapponese a Roma

Uitlanders [wit’lender]
Voce afrikaaner, dall’inglese uitlander ‘straniero’.
Sostantivo maschile invariabile.
Denominazione con la quale furono indicati, alla fine del secolo XIX, gli immigrati nel Transvaal di origine non boera, per la maggioranza minatori e cercatori d’oro inglesi.

Parole fuori tempo massimo

Quando qualcuno non particolarmente giovane perde colpi scatta la frase: "Hai bisogno del Gerovital", assolutamente incomprensibile alle nuove generazioni. Per la trattazione completa, e interessante, dell’antico rimedio antiinvecchiamento rimandiamo alla pagina di Wikipedia, qui diciamo solo che dal 1982 la sostanza è considerata, negli Stati Uniti, alla stregua di una droga, e non più venduta.

Grazie ad Alex Merseburger che ha fatto una ricerca sul campo per certificare la frase.

La parola rovinata

APPROFITTEROL
Dolce di cui abusare.

Di Pietro Scalzo.

Corneo, Munazara; Fuoritempo; Antonomasia; Rovinata

febbraio 6, 2019

Còrneo
Dal latino corneus, derivato di cornu ‘corno’.
Aggettivo.
1. Di corno; che ha natura, aspetto o qualità di corno: occhi di color corneo (Vasari).
Strato corneo: (anatomia) lo strato più superficiale dell’epidermide, costituito da cellule pavimentose stratificate, profondamente modificate nella loro struttura per la perdita del nucleo e l’accumulo nel protoplasma di cheratina; ha funzioni protettive di fronte agli agenti esterni.
(botanica) L’albume dei semi quando è duro e ha l’aspetto di sostanza cornea, come, per esempio, nel dattero, il cui nòcciolo risulta formato quasi soltanto dall’albume, costituito prevalentemente di emicellulosa; contrapposto a cartilagineo e ad amilaceo.
2. (non comune) Del corno, inteso come strumento musicale, o che ha suono simile a quello del corno: voce cornea (Pirandello).

Una (parola) giapponese a Roma

Munazara [mu’naddzara]
Voce araba, propriamente ‘discussione, disputa’.
Sostantivo femminile invariabile.
(letteratura) Nella letteratura musulmana del Medioevo, contrasto tra due personaggi od oggetti personificati.

Parole fuori tempo massimo

Ci scrive Stefano Bossa, relativamente al modo di dire "devo ancora carburare" e simili.

— Accedendo a varie pagine sul web relative al carburatore, mi sembra di percepire il fatto che detto elemento, pur non essendo più in uso su larga scala per alcuni tipi di motore, tuttavia è ancora usato normalmente su diversi mezzi di trasporto. Quindi non mi sembrerebbe opportuno abbandonare l’uso delle parole ad esso in vario modo collegate. —

Per il momento la Parolata rimane della sua idea, poiché si tratta non di eliminare la parola "carburare" dal dizionario, ma di considerare desueto un insieme di modi di dire che usano una parola molto tecnica, che era diventata di uso comune solo grazie alle modelità di funzionamento dei motori a scoppio di un po’ di tempo fa, e che ora non ha più un utilizzo così comune.

L’antonomasia e il soprannome

La Rosa, per antonomasia, è la Gazzetta dello Sport, per il colore delle pagine. Essendo il giornale organizzatore del Giro d’Italia di ciclismo, la Maglia rosa, per antonomasia, è il primo in classifica o il vincitore della corsa.

Grazie ad Alex Merseburger.

La parola rovinata

Speciale filosofia

BLAISE PASCIAL
Il sultano della filosofia cristiana francese.

Di Pietro Scalzo.

Carburazione, Creeping title; Fuori tempo; Rovinata

febbraio 4, 2019

Carburazióne
Derivato di carburare, carburo.
Sostantivo femminile.
1. In siderurgia, operazione, detta più spesso cementazione carburante o, semplicemente, cementazione, con la quale, utilizzando l’ossido di carbonio, si provoca la formazione di carburo di ferro (cementite) nello strato superficiale di un pezzo in acciaio dolce, per aumentarne la durezza.
2. Preparazione di una miscela, in opportuno rapporto, di aria e di un combustibile, generalmente benzina, per alimentare i motori a combustione interna.
3. Processo di arricchimento di gas combustibili con vapori di idrocarburi liquidi (per esempio, facendo vaporizzare nafta in un gassogeno) per aumentarne il potere calorifico.
4. (figurato) Nel linguaggio comune, addestramento, rendimento, efficienza mentale o fisica: la nostra squadra dimostra ancora una insufficiente carburazione.

Carburàre
Derivato di carburo.
Verbo transitivo.
Provocare un processo di carburazione, in particolare nel significato 2.

Verbo intransitivo (ausiliare avere).
Nell’uso comune, secondo che l’alimentazione della miscela nel motore d’un veicolo avvenga regolarmente o in modo difettoso, si dice che il motore carbura bene o male, o poco, o che non carbura affatto.
(figurato) Espressioni adoperate anche con riferimento alla maggiore o minore efficienza fisica o mentale di una persona (oggi carburo poco), o al rendimento di un atleta, di una squadra sportiva, o di altro complesso.

Carburante
Participio presente di carburare.
Sostantivo maschile e aggettivo.
Che provoca la formazione di carburo, che arricchisce in carbonio, per esempio nell’espressione cementazione carburante, sinonimo di carburazione o carbocementazione.

Carburàto
Participio passato di carburare.
Aggettivo.
Gas d’acqua carburato: gas combustibile preparato miscelando gas d’acqua con gas d’olio.

Carbùro
Dal francese carbure, derivato del latino carbo -onis ‘carbone’, col suffisso -ure ‘-uro, composto binario fra un metallo e un non metallo’.
Sostantivo maschile.
Nome di composti del carbonio con un metallo (calcio, ferro, tungsteno ecc.) o un non metallo (silicio, boro); sono sostanze cristalline, difficilmente fusibili, di elevata durezza, che vengono usate come refrattari (carburo di silicio, o carborundum), come abrasivi (carburo di silicio, di boro ecc.), per la produzione di idrocarburi (acetilene dal carburo di calcio, detto anche semplicemente carburo).
Carburi cementati: carburi fragili che per molte applicazioni vengono inglobati in una matrice di metallo (cobalto, nichel).

Una (parola) giapponese a Roma

Creeping title [‘kripin ‘tajtl]
Locuzione inglese, composto di creeping ‘scorrimento’ e title ‘titolo’.
Locuzione sostantivale maschile invariabile.
Scritta che scorre nella parte alta del teleschermo, usata specialmente come didascalia nei servizi giornalistici.

Parole fuori tempo massimo

Poichè l’uso figurato della parola carburare derivava dall’alimentazione a carburazione dei motori a scoppio, oramai non più utilizzata, considereremo quest’uso della parola fuori tempo massimo e presto non più comprensibile alle nuove generazioni. La proposta è di Francesco Torrisi.
Chi ritiene di dovere accendere una polemica contro questa decisione della Parolata lo faccia ora o mai più.

La parola rovinata

SCROTALO
Erettile dei Paesi Bassi.

Di Franco Palazzi.

Clamore, Marron glace; Animali: Ornitomanzia; Fuoritempo

gennaio 24, 2017

Clamóre
Dal latino clamor -oris, derivato di clamare ‘gridare’.
Sostantivo maschile.
1. Il gridare di più persone insieme, rumore confuso di voci: Il clamor delle turbe vittrici Copre i lai del tapino che mor (Manzoni).
(estensione) Schiamazzo di animali: il clamore delle oche salvò il Campidoglio.
(estensione, raro) Rumore di cose, come acque ecc.
Chiasso, rumore, in frasi quali suscitar clamore, sollevar clamore, di fatto che desti largo interesse.
2. Lagnanza, rimostranza, grido collettivo di protesta: suscitare i clamori della folla; rinnovandosi, con clamori grandi di quel popolo, la ignominia delle artiglierie (Guicciardini).
3. (antico) Preghiera, implorazione: li figliuoli nostri hanno fatto clamori e fervori a Dio, iubili e canti (Savonarola).

Clamoróso
Dal latino tardo clamorosus.
Aggettivo.
1. Che è fatto con clamore, rumoroso, chiassoso: applausi clamorosi; lo scompiglio di quella notte era stato tanto clamoroso (Manzoni).
2. Che solleva clamore, che fa molto parlar di sé, soprattutto nel linguaggio giornalistico: uno scandalo clamoroso; l’episodio ha avuto sviluppi clamorosi; Per estensione, una clamorosa sconfitta, grave, netta, schiacciante.
Che suscita discordanti e vivacissime reazioni o registra consensi al di là di ogni previsione.

Una (parola) giapponese da Perilli

Marron glacé [ma’ron gla’se]
Locuzione francese, propriamente ‘marrone glassato’.
Locuzione sostantivale maschile invariabile.
(gastronomia) Marrone candito.

Animali di parole

Ornitomanzìa
Dal greco ornithomanteia, composto di ornis -ithos ‘uccello’ e manteia ‘divinazione’.
Sostantivo femminile.
Arte divinatoria fondata sull’osservazione del volo, o raramente anche del canto, degli uccelli, che ebbe importanza fondamentale nel culto pubblico dell’antica Roma.

Parole fuori tempo massimo

L’ultima parola fuori tempo massimo pubblicata è stata Gerovital, e ci ha scritto Fabrizio Bianucci per aggiungere qualche notizia a riguardo.

— A proposito del Gerovital io, ormai verso i 63 anni, ricordo bene la pubblicità in TV e su alcuni quotidiani della rumena inventrice dottoressa Ana Aslan, che morì poi a 90anni, senza diventare neanche tanto una arzilla vecchietta tipo "Cocoon" nonostante l’uso del suo para-rimedio, poi fuori legge. Certo che fece la fortuna per un certo tempo del governo dittatoriale rumeno, attirando clienti da tutta Europa e avviando lucrose cliniche per il dimagrimento con l’imprimatur di Ceasescu.
Ma già che ci sono, mi piace anche ricordarvi la nostra avvenente partenopea dottoressa Alma Tirone (deceduta relativamente ancor giovane in circostanze misteriose e mai chiarite), che spopolò sulle prime tv commerciali (e anche Rai) con i suoi preparati "miracolosi" per i "grassottelli" (affermava testualmente) seguendo l’indirizzo tracciato dal Gerovital-Aslan. Finì anche lei plurindagata, una Wanda Marchi ante litteram, e forse la fecero sparire anche per questo motivo. Un cold case! —

Discolo, Defaillance; Tempomassimo: Gerovital

gennaio 18, 2017

Dìscolo
Dal latino dyscŏlus, greco dyskolos ‘fastidioso, scontento, intrattabile’.
Aggettivo e sostantivo maschile (raro il femminile dìscola).
1. Impertinente, insofferente della disciplina familiare, propriamente difficile a correggersi, quindi incline a comportarsi male, scavezzacollo: per lo più usato con senso attenuato a proposito di ragazzi e bambini con significato affine a birichino, sbarazzino e simili: figli discoli; una compagnia di discoli.
(antico) Riottoso, scapestrato.
2. (antico) Di difficile contentatura, di carattere scontroso.
(antico) Illetterato, incolto: io Franco Sacchetti fiorentino, come uomo discolo e grosso, mi proposi di scrivere la presente opera (Sacchetti).

Una (parola) giapponese a Roma

Défaillance [defai’@ns]
Voce francese, derivato del verbo défaillir, composto di dé- (latino dis-) e faillir ‘venire meno, mancare’.
Sostantivo femminile invariabile.
1. Breve svenimento, perdita momentanea delle forze fisiche: avere una défaillance.
(sport) Stato di prostrazione fisica e psichica in cui cade un atleta dopo una gara per lo sforzo intenso e prolungato.
2. Improvviso indebolimento nell’uso di una facoltà; in particolare temporaneo offuscamento della memoria.
Momento di debolezza, di crisi, di cedimento morale.

Parole fuori tempo massimo

Alex Merseburger ci segnala la frase "Hai bisogno di un Gerovital" da dire a chi presenta un invecchiamento precoce o ha una defaillance. Si trattava di un prodotto commerciale, che la Parolata ha già inserito nel suo elenco di parole derivate da marchi, e che prometteva di contrastare la vecchiaia.
Ha avuto un periodo di grande notorietà negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, pur essendo contrastato dalla medicina ufficiale. Poiché non è stato dimostrato scientificamente che producesse alcun giovamento, anzi, nel 1982 è stato bandito dalla Food and Drug Administration statunitense, il Gerovital ancora esiste e viene venduto (www.gerovitalia.it), ma oramai è conosciuto solo da chi ha vissuto il momento d’oro del prodotto e ancora lo ricorda.