Archive for giugno, 2016

Franchigia, Cantiga; Lettori; Canzone

giugno 30, 2016

Franchìgia
Dal francese antico franchise, derivato di franc ‘esente da tributi’.
Sostantivo femminile (plurae franchigie o franchige).
1. (antico o letterario) Libertà, soprattutto politica, o più genericamente condizione di libertà, anche spirituale: Nova franchigia annunziano I cieli, e genti nove (Manzoni).
Nel diritto medievale, privilegio concesso dai sovrani o principi sia agli stati sia ai cittadini, e consistente in autonomie di vario tipo, per esempio la facoltà di formare il comune, o di esigere qualche tassa per l’utilità degli abitanti: diploma di franchigia.
Legge che garantisce la libertà civile e politica: le franchige costituzionali.
2. Esenzione da un pagamento dovuto.
Franchigia di commissione: clausola per cui l’esecuzione di operazioni bancarie ha luogo senza corresponsione di commissione.
Esenzione dal pagamento d’imposte, specialmente dazi doganali, e prezzi pubblici.
Franchigia doganale: esenzione soggettiva (a favore di diplomatici, di impiegati dello stato e simili) o oggettiva (riguardante le merci per sé stanti) dal pagamento dei dazi doganali.
Franchigia postale: esenzione dalle tasse postali.
Franchigia portuale: quella di cui godono il porto franco e i punti franchi di un porto.
Lettere, cartoline in franchigia: libere da affrancatura; analogamente franchigia postale: esenzione dal pagamento delle spese postali o dall’affrancatura di lettere e plichi.
In alcuni contratti relativi a prestazioni o servizi, esclusione dal pagamento di un numero determinato di utenze, in quanto già compreso nel canone di abbonamento o di noleggio: scatti in franchigia, nell’uso del telefono.
Nelle assicurazioni private e sociali, esclusione dei rischi minori o di un’aliquota di quelli maggiori dal risarcimento.
Nel linguaggio comune, la tolleranza di calo nel peso della merce acquistata, specialmente di merce venduta nella confezione preparata dal produttore, o inviata a distanza.
3. Nella marina, soprattutto militare, il permesso di scendere a terra per diporto, dato al personale di una nave all’ancora, e anche il tempo trascorso in franchigia.

Una (parola) giapponese a Roma

Cantiga [‘kantiga]
Voce portoghese, propriamente ‘cantica’.
Sostantivo femminile.
(letterario) Composizione lirica medievale in lingua gallego-portoghese.

I lettori ci scrivono

Alberto Cacciari.

— Ho letto il commento di Alex Merseburger al mio intervento circa la "minestra".
A mia volta confermo la "stranezza" da lui citata: è un notissimo intercalare bolognese/romagnolo quello di rispondere "Altro" al negoziante, invece che "Nient’altro". Usatissimo da quasi tutti, anche da persone di ottima scolarità. Càpita anche di sentir dire "altro così", con il significato opposto di "basta così". Non sono in grado di dire se questa abitudine sia diffusa anche nel resto dell’Emilia. —

E Vizi Coloniali ci dice che anche in molte parti della Toscana si usa rispondere "Altro".

La Canzone Settimanale Enigmistica

Termina il settimo turno del concorso. L’indizio era:

Anita Ekberg nella fontana di Trevi (6 2 8)

e la soluzione:

Datemi un martello, cantata da Rita Pavone, la prima frase era Datemi un Marcello.

La settimana prossima il concorso si interromperà, l’indizio per l’ottava canzone verrà pubblicato quindi lunedì 11 luglio.

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Collo; Lettori

giugno 29, 2016

Parole a confronto

Còllo
Dal latino. collum.
Sostantivo maschile.
1. Nell’uomo e in altri vertebrati, la parte superiore, ristretta, del tronco, su cui s’articola la testa, e che racchiude organi importantissimi ed essenziali alla vita: portava appeso al collo il crocifisso più grande che si fosse mai visto addosso a un prete (Romana Petri).
Portare, tenere in collo un bambino: appoggiato alla spalla davanti e sorretto da un braccio.
Buttarsi al collo, buttare le braccia al collo d’una persona: correre ad abbracciarla, abbracciarla con impeto.
Allungare il collo: (figurato) cercare di vedere, curiosare.
Far allungare il collo: (figurato) far aspettare molto, specialmente a tavola o in genere prima di concedere ciò che uno desidera.
Tirare il collo a una bottiglia: (figurato) sturarla.
Stare sul collo: (figurato) tenere sotto dominio tirannico, opprimere: Col novo signore rimane l’antico; L’un popolo e l’altro sul collo vi sta (Manzoni).
;ettere un piede (o i piedi) sul collo a qualcuno: (figurato) tenerlo come schiavo, opprimerlo, angariarlo.
Tenere la mannaia sul collo a qualcuno: (figurato) minacciarlo, opprimerlo.
Essere indebitato fino al collo: (figuraot) essere pieno di debiti.
Andare, venire, correre a rotta di collo (meno comune a fiaccacollo, a scavezzacollo): con furia precipitosa.
2. (estensione) Parte assottigliata e ristretta d’un membro o organo del corpo.
Collo del piede: la regione dei malleoli.
Collo della vescica, dell’utero: la porzione inferiore di tali organi.
In particolare, nella descrizione del femore e dell’omero, il collo anatomico è la porzione ristretta che sorregge la testa dell’osso; il collo chirurgico, è il tratto che unisce l’intera estremità superiore al corpo dell’osso, al livello del quale si può praticare l’amputazione.
Parte assottigliata e ristretta di alcuni recipienti: il collo del fiasco, della bottiglia.
In botanica, parte ristretta di un organo e particolarmente quella dell’archegonio.
Collo della spiga: la parte inferiore, unita al gambo.
In geografia fisica, la parte iniziale dell’estuario, dove termina il letto del fiume vero e proprio.
3. Parte della camicia, del vestito o di altri indumenti, che cinge il collo.
4. Sommità tondeggiante di un monte, soprattutto in quanto sia valicabile; in questa accezione, è oggi più comune la variante colle e la forma tronca còl.
Con il significato di cima, o di colle in genere, e in quello di sommo d’un argine, per cui può essere considerato anche un metaplasmo di colle, è stato usato da Dante: ed è natura Ch’al sommo pinge noi di collo in collo (Paradiso); giù dal collo de la ripa dura (Inferno).
5. In architettura, la parte inferiore del capitello.
6. In marina, ciascun giro completo di un cavo attorno a un oggetto: prendere uno, due … colli, avvolgere una, due … volte.
Nella manovra navale, una vela è a collo (o accollo) quando riceve il vento sulla faccia prodiera, in modo da frenare la nave.
7. Collo d’oca: Nelle costruzioni meccaniche, ansa di un albero sulla quale è articolata una biella; cinematicamente equivale a due manovelle riunite per il bottone e con i perni coassiali.
Arco a collo d’oca: in architettura, lo stesso che arco rampante.
8. Collo di cigno: organo di appoggio dei panconcelli di legno (aghi) di una diga mobile alla traversa superiore.
A collo di cigno: detto di oggetti a forma lunga e ricurva come il collo del cigno; è caratteristica, per esempio, dei dorsali di mobili nello stile napoleonico (1800-1820).
Bilanciere a collo di cigno: pressa usata in legatoria per imprimere in oro, o a colori, in incavo, sulla copertina o sulla costola dei libri, quando aveva, anticamente, lunghe leve orizzontali.

Còllo
Da collo ‘parte del corpo’, per metonimia; propriamente ‘ciò che si porta sul collo’.
Sostantivo maschile.
Qualunque oggetto grosso (involto, balla, cesta, cassa, mobile) che si trasporti: trenta colli di mercanzia.
Collo pesante o ingombrante: nei viaggi marittimi o aerei, quello che per il peso o la dimensione superiore a un determinato limite, commisurato a normali difficoltà di maneggio e di stivaggio, impone l’applicazione di soprannoli progressivamente crescenti.

I lettori ci scrivono

È il nostro amico Alex Merseburger che ci scrive. Si parlava di "minestra" intesa come primo piatto.

— Concordo con ogni parola del contributo di Cacciari.
Nel 1978, giovane matricola universitaria bolognese, con gran sorpresa mi si diceva in mensa o in trattoria: "Di minestra abbiamo tagliatelle al ragù ecc…"
Aggiungo un’ulteriore "stranezza" locale.
Quando serviti dal panettiere o dal pizzicagnolo, il commesso chiedeva: "Altro?".
Se il cliente era soddisfatto, per terminare la sua spesa rispondeva "Altro".
Probabilmente una contrazione di "nient’altro", ma a noi forestieri faceva sorridere. —

Ossequio, Rigveda; Burosauro; Dizionario

giugno 28, 2016

Ossèquio
Dal latino obsequium, derivato di obsequi ‘secondare, obbedire, accondiscendere’.
Sostantivo maschile.
Sentimento di profondo rispetto e di riverenza verso persona di alto grado o di alti meriti: ho sempre avuto molto ossequio per lui.
Più spesso indica la manifestazione esteriore di tale sentimento (sincera o anche solo convenzionale): fare, rendere, mostrare, prestare ossequio a qualcuno; dimostrazioni, atti, parole di ossequio.
Anche al plurale, generalmente quando si riferisce soprattutto alle parole: gradisca i miei rispettosi (o umili, profondi, doverosi) ossequi.
(disusato) Riverente saluto, a voce o nella chiusa delle lettere: i miei ossequi; presenti i miei ossequi alla signora.
In (o per) ossequio a qualcuno: per tener fede al rispetto dovutogli: lo faccio solo in ossequio a tuo padre.
In ossequio al vero: (figurato) per il rispetto dovuto alla verità.

Una (parola) giapponese a Roma

Rigveda [rig’veda]
Voce sanscrita, propriamente ‘veda degli inni’.
Sostantivo maschile invariabile.
(religione, storia) Uno dei quattro veda, consistente in una raccolta di 1028 inni composti in epoche diverse e riflettenti la credenza degli antichi popoli ariani in un politeismo naturalistico.

I burosauri

In ossequio alla legge, alle disposizioni e simili: (burocratico) in obbedienza, in conformità a esse.

Dizionario gastronomico regionale-italiano

Nientemeno che Alberto Cacciari ci scrive un contributo gastronomico.

— Contrariamente a quanto avviene nel resto del Paese, in Romagna, ma anche nel Bolognese, il termine "minestra" viene usato per indicare anche la pasta asciutta, cioè qualunque "primo", non necessariamente brodoso. All’occorrenza, infatti, si distingue tra minestra asciutta e minestra in brodo.
A difesa di questa abitudine citerò nientemeno che il grande Artusi, che, nel suo "La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene", dedica appunto un capitolo alle Minestre in brodo ed uno alle Minestra asciutte e di magro. Va detto che l’Artusi era di Forlimpopoli, in piena Romagna, ma non dimentichiamoci che in giovane età si trasferì a Firenze, proprio là dove scorre un certo Arno in cui, in passato, si era soliti sciacquare i propri panni…
Il De Mauro ammette questo significato onnicomprensivo in frasi come: "Io non mangio la minestra, prendo solo il secondo".
L’altrettanto autorevole Battaglia, invece, dà ragione in pieno ai Romagnoli/Bolognesi, precisando esplicitamente che si deve distinguere tra minestra asciutta e minestra in brodo.
Resta il fatto che un forestiero, di passaggio in questi luoghi, resta sempre stupefatto quando gli si chiede se la minestra la preferisce al ragù o al pomodoro! —

Imbarazzo; Giuoco: Pressing; Canzone

giugno 27, 2016

Imbaràzzo
Dallo spagnolo embarazo.
Sostantivo maschile.
1. Ostacolo, molestia, impaccio provocato da persone o cose che impediscono il libero movimento o il normale svolgersi di un’operazione: essere d’imbarazzo; tutta questa gente intorno mi è più d’imbarazzo che d’aiuto.
Imbarazzo di stomaco o gastrico: (comune) sofferenza non ben definita dello stomaco provocato da una cattiva digestione.
2. Stato di perplessità in cui viene a trovarsi una persona che non sappia risolversi tra contrastanti soluzioni, o che non veda via d’uscita da una situazione difficile, o che non sappia come rispondere a quanto le è chiesto. Anche, stato di disagio provocato da un sentimento di timore, di soggezione, di pudore ecc.: essere, trovarsi in imbarazzo; mettere in imbarazzo.
Non avere che l’imbarazzo della scelta: avere la più ampia scelta possibile.

Frasi per giuoco

Pressing [‘pressing]
Voce inglese, derivato di (to) press ‘premere’.
Sostantivo maschile invariabile.
1. (sport) Azione incalzante e insistente con cui si contrasta l’avversario per ostacolarne l’azione, per esempio nel pugilato, oppure in alcuni giochi a squadre con la palla, come la pallacanestro o il calcio, per togliergli la palla e impedirgli l’impostazione di azioni di attacco.
2. (estensione) Forte e continua pressione esercitata su qualcuno o qualcosa: l’opinione pubblica esercita un pressing sul governo; subire il pressing della stampa.

La Canzone Settimanale Enigmistica

Risultati della sesta canzone enigmistica: M.Fisk (5+5), Vizi Coloniali (5+4), Pietro Scalzo (5+3), Liana Sassoli (5+2), Alberto Cacciari (5+1), Simona Gavagni, Alby, Fermassimo, Paola Zucchi, Piero Fabbri, Cinzia Agostinetto, Bettyblu, Maurizio Codogno, Nando Tomassoni, Giuly, Marco Marcon e Michele, tutti con 5 punti.
La classifica si sta spezzando in due, con gli insonni ai primi posti, ma ricordatevi sempre: il premio verrà assegnato tramite sorteggio, quindi l’importante è accumulare tutti i punti possibili, non arrivare al primo posto.

Possiamo perciò procedere con la settima canzone: dovrete rispondere entro mercoledìì 29 giugno.

Anita Ekberg nella fontana di Trevi (6 2 8)

Neup- Hodos, Sinodo, Esodo, Odometro

giugno 24, 2016

Non è una passeggiata, a cura di PassoBarbasso

Dal Dizionario greco antico-italiano:

Hodós
In caratteri greci ὁδός.
Sostantivo femminile.
1. Strada, via, sentiero.
2. L’andare, cammino, andata, gita, viaggio, marcia.
3. Mezzo, modo, maniera d’effettuare.

Sìnodo
Dal latino tardo synodus, dal greco synodos ‘adunanza, convegno’, e in astronomia ‘congiunzione di astri’, composto di syn ‘con, insieme’ e hodós ‘via, cammino’.
Sostantivo maschile, se letterario o antico anche femminile.
1. Nell’antica Grecia, adunanza, assemblea.
(particolare) L’assemblea della lega achea.
2. (ecclesiastico, antico) Sinonimo di concilio: fu anco decretato di scriver lettere per nome della santa sinodo generale a’ padri rimasti in Trento (Sarpi).
Assemblea dei preti e di altri fedeli di una diocesi, indetta dal vescovo (sinodo diocesano), con il compito di prendere in esame ciò che concerne la cura pastorale e in genere la vita della Chiesa.
Sinodo dei vescovi: organismo collegiale di circa 200 vescovi, rappresentativo di tutto l’episcopato cattolico, istituito dal papa Paolo VI nel 1965, con la funzione di coadiuvare il pontefice nel governo pastorale di tutta la Chiesa.
3. (religione) Nella Chiesa valdese, assemblea legislativa annuale di tutti i pastori e di altrettanti membri laici eletti dalle varie chiese.
4. Santo Sinodo: (religione) Nella Chiesa russa, organo amministrativo corrispondente a una specie di ministero per gli affari del culto, istituito da Pietro il Grande nel 1721 per assicurare la dipendenza della Chiesa dallo stato e soppresso nel 1917 dopo la caduta dello zarismo.

Èṡodo
Dal latino tardo exodus, greco eksodos, composto di ekso ‘fuori’ e hodós ‘via, cammino’.
Sostantivo maschile.
1. Uscita da un luogo; emigrazione volontaria di una comunità motivata da ragioni morali, religiose o politiche.
(particolare) L’uscita degli Ebrei dall’Egitto sotto la guida di Mosè, e titolo del secondo libro della Bibbia e del Pentateuco che ne contiene la narrazione.
2. (estensione) Partenza in gran numero di persone: l’esodo della popolazione per il ferragosto.
Esodo rurale: il fenomeno dell’abbandono della campagna da parte di contadini che si trasferiscono stabilmente in città.
(figurato) Trasferimento di cose in quantità notevole: esodo di capitali, di opere d’arte.
3. Nella tragedia greca, l’ultimo canto del coro, alla sua uscita dall’orchestra.
Secondo Aristotele, tutta la parte finale della tragedia dopo l’ultimo stasimo, cioè l’ultimo episodio e i pochi versi finali del coro.

Odòmetro
Dal greco hodómetron, composto di hodós ‘strada’ e métron ‘misura’.
Sostantivo maschile.
Strumento inventato dal matmatico e fisico Erone di Alessandria nel secolo I a.C. atto a misurare la lunghezza di un percorso terrestre, consistente in una ruota di circonferenza nota che si fa rotolare sul terreno e collegata a un contagiri.