Archive for the 'Newsletter' Category

R- Logotipo, Logo, Logos; Ribollite

aprile 19, 2019

Parole a confronto

Logotìpo
Dall’inglese logotype, composto di logo- ‘logo-‘ e type ‘lettera’.
Sostantivo maschile.
1. (tipografia) Gruppo di due o più lettere unite in un unico carattere.
2. Breve testo (nome, titolo, frase) in una data forma grafica, che identifica un prodotto, un’azienda, un ente (per esempio il titolo di un giornale come appare sulla testata).

Lògo
Sostantivo maschile [plurale loghi].
Abbreviazione di logotipo, nel secondo significato.

Logo-
Dal greco lógos ‘discorso’, derivato di léghein ‘dire’.
Primo e secondo elemento di parole composte derivate dal greco o di formazione moderna; forma, come secondo elemento, nomi di persone che trattano una data disciplina (archeologo, glottologo); come primo o secondo elemento, aggettivi o sostantivi nei quali vale ‘parola, discorso, linguaggio’ (logopatia, analogo, catalogo).

-logia
Dal greco -loghía.
Secondo elemento di parole composte di origine greca o di formazione moderna; significa ‘studio, trattazione’ (psicologia, teologia) o ‘modo di parlare, espressione’ (analogia, brachilogia).

Una (parola) giapponese a Roma

Lògos
Trascrizione del greco lógos ‘discorso, ragione’.
Anche, antiquato, logo.
Sostantivo maschile.
1. (filosofia) La manifestazione del pensiero razionale dell’uomo attraverso il discorso.
Il principio metafisico costituente l’ordine razionale del mondo.
2. (teologia) La seconda persona della Trinità, il Verbo.

Storie ribollite

Piero Fabbri e Marco Marcon indovinano la terza storia proposta da Mauro Cociglio. Qui potete leggere la soluzione.
Ecco i punteggi.
Piero Fabbri 5
Mauro Cociglio 5
chinalski 3
Giovanni Fracasso 2
Marco Marcon 2

La quarta storia è di nuovo scritta da Piero Fabbri, la potete leggere al seguente link e qui sotto.

Quarta storia ribollita

Il Principio di Relatività galileiano rivoluzionò l’approccio assolutistico aristotelico (nonché quello del senso comune) alla cinematica: il pisano raccontava di cabine di navi riempite di volatili, di botti gocciolanti, di uomini fermi o in moto all’interno di esse, e sosteneva l’idea rivoluzionaria che nessuno degli enti osservabili all’interno della nave fosse in grado di rivelare lo stato di quiete o di moto (uniforme) della medesima.
Tre secoli dopo, la Relatività einsteniana (in duplice rappresentazione, speciale e generale) scuoteva di nuovo le fondamenta dell’umano sapere. Non solo le leggi della cinematica, ma lo spazio e il tempo stessi sono affetti da relativismo: e lo stravolgimento del senso comune era completato dall’introduzione di enti mostruosi e immaginifici quali il cronotopo, l’insuperabilità della luce da parte di qualsivoglia Achille Piè Veloce, per giungere infine alla sconvolgente affermazione che anche la materia più ignobile, sterco di maiale compreso, contiene congelata al suo interno la devastante energia che alimenta il fuoco supremo delle stelle.
In mezzo a queste due rivoluzioni, almeno dal punto di vista cronologico, si situa il saggio di un irriverente autore inglese, che applica spietatamente il metodo relativistico nell’impervio sentiero che conduce alla disamina della natura umana. Anticipando (anzi, demolendo) quello che alla fine del ventesimo secolo sarà chiamato “principio antropico”, l’Autore graffia i luoghi comuni più beceri, che vedono l’Uomo come baricentro esatto tra Infinito e Infinitesimo: travestendolo da eroe da romanzo (ma è travestimento scherzoso, che non intende certo celare la natura squisitamente ermeneutica e metafisica dell’opera), l’inglese dilata e riduce, restringe ed espande l’Uomo stesso, ponendolo in costante confronto dialettico con sé stesso.
A far da controparte al protagonista restano i suoi simili, relativisticamente posati di volta su cronotopi solo dimensionalmente diversi, affinché il lettore possa essere illuminato dall’inesistenza dell’Assoluto Umano. Si esce dalla lettura dello pseudoromanzo con la sensazione che sia necessaria una revisione completa anche sul fronte linguistico: crescere, innalzarsi, elevarsi risultano tutti verbi ormai svuotati dai significati che non siano quelli meramente letterali, né fine migliore è riservata a termini qualiapprofondire, dettagliare, particoleggiare. L’Uomo resta contenitore solo di sé stesso e dei suoi difetti, svincolato dalle dimensioni più mistiche: da ogni confronto con i suoi alter ego ridimensionati esce sconfitto, senza che i suoi alter ego risultino vincitori. E dall’ultimo confronto, l’unico che il protagonista non sostiene con altri Sè Stesso, ritorna annichilito e distrutto. Un galoppo lontano e l’impalpabile bellezza d’una criniera sollevata dal vento d’una velocità metafisica (molto superiore a quella dei fotoni stessi) sanciscono definitivamente la vittoria della Bellezza, e la sua totale irraggiungibilità da parte degli uomini.

Annunci

R- Sofia, Boche; Paesi; Accento

aprile 18, 2019

Sofìa
Dal greco sophía ‘sapienza, saggezza’ da sophós ‘colui che sa’, di etimologia sconosciuta.
Sostantivo femminile.
(letterario) Sapienza, scienza: un sillogismo di mistica sofia (Carducci).

Una (parola) giapponese a Roma

Boche [boS]
Voce francese, da (Al)boche, alterazione gergale di Allemand ‘tedesco’, attraverso Allemoche.
Sostantivo maschile invariabile.
(spregiativo) Tedesco, per i francesi.

Nomi di paesi, la parola

Dìttamo
Voce dotta, latino dictamnu(m), dal greco díktamnos, di etimologia discussa: forse da Dikte, nome di una montagna cretese.
Sostantivo maschile.
Pianta erbacea delle Rutacee sempreverde e aromatica con fiori bianchi, grandi, in recemi allungati. Sinonimo: frassinella.

L’accento, questo sconosciuto

Si dice sofìa, il sostantivo; Sofìa il nome di persona e Sòfia il nome della capitale bulgara. Da ciò si deduce cha la piazza di Torino è piazza Sòfia, nonostante sia comunemente chiamata piazza Sofìa.

R- Loglio, Uniate; Perle

aprile 17, 2019

Lòglio
Latino loliu(m), di etimo incerto.
Sostantivo maschile.
Genere di piante erbacee con foglie lineari e infiorescenze verdi a spiga (famiglia Graminacee); comprende specie da foraggio e altre infestanti (come la zizzania) o addirittura tossiche.
Separare il grano dal loglio: (figurato) separare il buono dal cattivo.

Una (parola) giapponese a Roma

Uniàte
Dal russo unijat, derivato di unija ‘unione’.
Aggettivo e sostantivo maschile e femminile invariabile.
Nome dato ai Cristiani d’Oriente che sono in comunione con la Chiesa cattolica di Roma, pur conservando il proprio rituale originario.
Più particolarmente si dicono uniati i cristiani che dalla separazione conseguente allo scisma d’Oriente sono ritornati all’unione con Roma: uniati armeni, ruteni, etiopici. Il termine conserva una sfumatura peggiorativa perché fu introdotto dagli ortodossi con intenzione polemica.

Perle dai porci

"Ma perché sei qui? Per uscire dall’anonimità?"
Detta da Sophia Loren alla tele e sentita da Roberto Giai Meniet.

R- Loggia, Loggiato, Loggione; Frasi

aprile 16, 2019

Parole a confronto

Lòggia
Dal francese loge, che è dal latino tardo laubia(m), e questo dal francone laubja ‘pergola, chiosco’.
Sostantivo femminile [plurale logge].
1. (architettura) Edificio o parte di edificio aperti su uno o più lati, con copertura sorretta da pilastri o colonne.
Nel medioevo, tale edificio come luogo di riunione di persone che esercitavano la stessa arte: la loggia dei mercanti. Diminutivo: loggetta.
2. (regionale) Balcone, terrazza.
3. Luogo di riunione dei massoni; per estensione, gruppo, sezione dell’organizzazione massonica, e anche l’assemblea di tale gruppo.
4. (anatomia) Cavità in cui è contenuto un organo: loggia renale.
5. (botanica) Cavità di un frutto o dell’ovario di un fiore.

Loggiàto
Sostantivo maschile.
(architettura) Loggia o, più propriamente, serie di logge.

Loggióne
Propriamente accrescitivo di loggia.
Sostantivo maschile.
La parte più alta del teatro, sopra gli ordini dei palchi, dove sono i posti di minor prezzo.
Gli spettatori che lo occupano: gli applausi, i fischi del loggione.

Frasi, non futilità

"È meglio essere ottimisti e sbagliare che essere pessimisti e avere ragione."
Albert Einstein

R- Botolo, Tagiko; Retorica: Interpretamento; Nomididire

aprile 15, 2019

Bòtolo
Etimo incerto.
Sostantivo maschile.
1. Piccolo cane di forma tozza e muso rincagnato, che abbaia e ringhia facilmente, anche in funzione di aggettivo: con le grida e con i romori, faranno uno grande assalto sanza appressartisi altrimenti, a guisa di cani botoli intorno a uno mastino (Machiavelli).
2. (figurato) Uomo iroso, stizzoso, ma impotente a nuocere: "… Botoli, trova poi venendo guiso, ringhiosi più che chiede lor non possa…" (Dante, parlando degli aretini).
3. Nome dato sulla costa adriatica, dal Veneto alle Marche, al pesce cefalo (o muggine) calamita.

Proposta da Leone Aretino.

Una (parola) giapponese a Roma

Tagìko
Dalla voce osmanli tagik ‘arabo, persiano, maomettano’, dall’arabo Tay, nome di popolazione.
Meno comune tagìcco o tagìco.
Aggettivo [femminile tagika; plurale maschile tagiki].
Che appartiene a una popolazione del Tagikistan russo.

Sostantivo maschile.
1. Abitante, nativo dei distretti più occidentali del Pamir, nel Tagikistan.
2. Lingua iranica indeuropea parlata in quella regione.

La retorica per tutti

Interpretaménto
Voce dotta, dal latino tardo interpretamentu(m), da interpretari ‘interpretare’.
Anche, toscano e letterario, interpetraménto.
Sostantivo maschile.
(linguistica) Figura retorica che consiste nel ridire con altre parole una cosa già detta: Qual felice destin, qual dextro fato (Boiardo).

Nomi di dire

Parente per parte di Adamo.
Un parente molto lontano.