Archive for the 'Newsletter' Category

Delitto, Patronage; Rovinata

luglio 14, 2020

Delìtto
Dal latino delictum, derivato di delinquere ‘sottrarsi al dovere’, participio passato delictus.
Sostantivo maschile.
1. (diritto) Atto illecito, doloso o colposo, che determina danno ad altri e obbliga chi lo commette a risarcire il danno e sottostare alla pena; si distingue dalla contravvenzione sia per caratteri suoi particolari sia per la natura della pena, in quanto punibile con la reclusione o la multa mentre la contravvenzione è punita con l’ammenda o l’arresto: delitto contro la persona, contro la famiglia, contro il patrimonio ecc.
Delitto comune: quello che offende un interesse privato o della società civile o dell’organizzazione amministrativa dello stato.
Delitto politico: quello che offende un interesse politico dello stato ovvero un diritto politico del cittadino, o quello in sé comune ma determinato, in tutto o in parte, da motivi politici.
2. (comune) Grave reato contro l’integrità e l’incolumità di una o più persone, spesso sinonimo di omicidio, assassinio: commettere un delitto; un orribile delitto.
Delitto d’onore: commesso per vendicare l’onorabilità del proprio nome o della propria famiglia, ritenuta offesa.
Delitto passionale: che ha per movente una violenta passione, soprattutto amorosa.
Delitto perfetto: omicidio compiuto in modo da non lasciare nessun indizio che possa guidare l’autorità inquirente all’identificazione dell’autore.
(generico) Colpa grave: è un delitto contro la società, contro l’umanità. Per iperbole o ironia: non sarà un delitto se arrivo con qualche minuto di ritardo!
3. Quasi delitto: espressione (derivata dal latino [obligatio] quasi ex delicto «[obbligazione] come se nascesse da un delitto») che nel codice civile non più in vigore indicava sia l’illecito colposo, sia il danno causato ad altri non direttamente ma da persona sottoposta alla propria vigilanza o dipendenza o da proprî animali.

Una (parola) giapponese a Roma

Patronage [patro’nadZ]
Voce francese, derivato di patron, propriamente ‘patrono, derivato dal latino patronus ‘protettore’.
Sostantivo maschile invariabile.
Lettera di patronage: nel linguaggio bancario, dichiarazione con la quale il socio di maggioranza assume l’obbligo di fare tutto il possibile perché la società di cui è socio, e che è stata finanziata da una banca, adempia a scadenza l’obbligazione assunta. Si tratta non di una fideiussione mascherata, ma di un obbligo risarcitorio per inadempimento negoziale.

La parola rovinata

BAUBAULETTO
Pratico accessorio motociclistico che consente di scarrozzare in scooter cani di piccola taglia.

Di Franco Palazzi.

Ardire, Patolli; Yokopoko

luglio 13, 2020

Ardìre
Dal francone hardjan ‘indurare’.
Verbo transitivo (io ardisco, tu ardisci ecc.).
Osare, avere il coraggio di fare una cosa: ardì affrontare apertamente l’avversario; non ardisco di confessare il mio desiderio; ardisco di credere; non ardisco neppure di immaginare; era timido, e non ardì; indarno prieghi Perché la bella impresa io non ardisca (Chiabrera).
(antico) Usato con la preposiizione a: non ardivano a aiutarlo (Boccaccio); s’io son teco, ardisco ad ogn’impresa (Ariosto).
Con la preposizone a e l’infinito è anche normale l’uso letterario e poetico dell’intransitivo pronominale: Nobil natura è quella Che a sollevar s’ardisce Gli occhi mortali incontra Al comun fato (Leopardi).

Ardìre
Uso sostantivato del verbo ardire.
Sostantivo maschile (raro il plurale).
Sicurezza di sé, coraggio e prontezza nell’azione e specialmente nel tentare imprese rischiose: avere ardire; infondere ardire; la coscienza del pericolo gli accrebbe l’ardire; Perché ardire e franchezza non hai …? (Dante).
Prendere ardire: acquistare coraggio, diventare ardito.
Prendersi, avere l’ardire (di fare o dire una cosa): avere un eccesso di confidenza: come hai avuto l’ardire di comparirmi dinanzi?; così in frasi di rispetto: scusi se mi prendo l’ardire di presentarmi a lei; mi son preso l’ardire di venire, in queste tristi circostanze, a incomodarla (Manzoni).

Una (parola) giapponese a Roma

Patolli [pa’toLi]
Voce spagnola, da una voce nahuatl.
Sostantico maschile invariabile.
Gioco azteco consistente nel gettare su una tavola fagioli come dati.

Yokopoko Mayoko

Maurizio Arrivabene è stato direttore della scuderia Ferrari dal 2014 al 2019 e, diciamolo, non è che la Ferrari sia poi arrivata così bene.
Vera Arrivabene è stata fidanzata dell’erede della Fiat, Edoardo Agnelli, e almeno dal punto di vista economico non abbiamo nulla da eccepire.

Cinzia Sanniti è una collezionista di Yokopoki, e condividerà con noi alcune sue scoperte.

R- Radioestesia, -estesia, Bylina; Marchi: Cif; La sai!

luglio 10, 2020

Newsletter originale del 31/5/2005

Radioestesìa
Composto di radio- ed -estesia.
Anche radiestesia.
Sostantivo femminile.
Sensibilità alle radiazioni emesse da oggetti, anche distanti; tale facoltà sarebbe posseduta da alcuni individui e da essi utilizzata per scoprire, con l’ausilio di un pendolo o di una bacchetta, acque o minerali sotterranei, persone od oggetti scomparsi o nascosti, come pure per diagnosticare malattie.

-estesìa
Secondo elemento di parole composte della terminologia per lo più medica, derivate dal greco o più spesso formate modernamente, dal greco áisthìsis ‘sensibilità, sensazione, percezione’ (anestesia, iperestesia, sinestesia).

Una (parola) giapponese a Roma

Bylina [bi’lina]
Voce russa, dal passato del verbo byt ‘essere’; propriamente ‘canto di cose passate’.
Sostantivo femminile invariabile.
Canto epico-popolare russo in versi non rimati e disuguali, eseguito da cantori girovaghi e diffuso nell’area slava nei secoli XI-XVI.

Marchi, non parole

Cif
Marchio registrato.
Sostantivo maschile invariabile.
Detersivo casalingo liquido per superfici.

Gloria Trevisan ha trovato un giacimento di parole e marchi?

La sai l’ultima!

Tre cacciatori bianchi vanno in Africa e ogni sera si incontrano per raccontarsi delle proprie imprese.
– Oggi ho preso due leopardi e un’antilope.
– Io un leone e un airone.
– Robetta da nulla: io ho preso sette nosbara.
Il giorno dopo:
– Ottima giornata: ho ucciso un elefante.
– Io quattro antilopi.
– Oggi per me invece ben nove nosbara.
Il terzo giorno:
– Due leoni e una iena.
– Tre antilopi e un ghepardo.
– Per me sei nosbara.
Insospettito il primo cacciatore chiede:
– Scusa, ma che animali sono questi nosbara? Non li ho mai sentiti nominare.
– Esattamente non lo so, però a volte, quando punto il fucile verso un cespuglio, saltano fuori degli animali scuri con le zampe alzate gridando "Nosbara! Nosbara bwana!"

Spalto, Sludge

luglio 9, 2020

Spàlto
Dal longobardo spald, spalt, che significava probilmnte in origine ‘fessura, apertura in un muro’, da cui si sono sviluppati successivamente gli altri significati.
Anche, antico o letterario, spàldo.
Sostantivo maschile.
1. Nelle fortificazioni, terreno in lieve pendio verso l’esterno che circondava la strada coperta o il cammino di ronda o la controscarpa delle opere fortificate per proteggere i difensori che stavano su di esse o per coprire, dal tiro avversario, la rampa del ramparo o quella del fosso: Passammo tra i martìri e li alti spaldi (Dante); Già levata ne gli spaldi De’ castelli subalpini, … Come bella, o argentea Croce, Splendi a gli occhi e arridi a’ cuori (Carducci).
2. (estensione, plurale) Nel linguaggio delle cronache sportive, le gradinate di uno stadio, e per metonimia l’insieme degli spettatori che vi sono radunati: gli spalti incitavano a gran voce i giocatori.

Una (parola) giapponese a Roma

Sludge [sladZ]
Voce inglese, propriamente ‘fanghiglia, melma’.
Sostantivo maschile invariabile.
(medicina) Aggregazione endovasale dei globuli rossi che provoca difficoltà al deflusso del sangue, frequente negli stati di shock.

Vaio, Viet-cong; Abita

luglio 8, 2020

Parole a confronto

Vàio
Da vaio ‘tendente al nero’, con riferimento al colore.
Sostantivo maschile.
1. Pelliccia, più comunemente nota col nome francese di petit-gris, che si ricava dal mantello invernale degli scoiattoli russi e siberiani della specie Sciurus vulgaris, già usata e pregiata in età medievale come capo di abbigliamento distintivo di magistrati, dignitari, dottori, ordini cavallereschi: tornò tutto coperto di pelli di vai (Boccaccio); mantello foderato di vaio; pennelli di vaio.
2. (araldica) Pelliccia composta di quattro file di pezze d’argento a foggia di campanelle rovesciate su un campo d’azzurro che così delimitato appare a sua volta formato da altrettante campanelle dritte; le campanelle dei due smalti sono alternate sia orizzontalmente sia verticalmente. Si distinguono, in rapporto al numero delle file, alla disposizione delle campanelle e ai tipi di smalti.

Vàio
Voce regionale, dal latino valleus, derivato di vallis ‘valle’.
Sostantivo maschile.
(disusato) In alcune località del Veneto e del Trentino, nome dato a vallette difficilmente percorribili, incassate fra pareti ripide, e ai torrenti che vi scorrono, per i torrenti è localmente più comune la denominazione di progno.

Una (parola) giapponese a Roma

Viet-cong [vi’et kong]
Voce vietnamita, accorciamento di Viet-nam cong San ‘comunisti del Vietnam’.
Sostantivo maschile e femminile invariabile.
Che, chi appartiene al gruppo dei comunisti del Vietnam meridionale, attivi dal 1957 all’interno del Fronte di liberazione nazionale nella lunga lotta contro il governo sudvietnamita e le forze esterne, soprattutto statunitensi, che lo appoggiavano: l’apporto del viet-cong alla guerra di liberazione; un o una viet-cong; l’organizzazione dei viet-cong.

Aggettivo.
Relativo al Fronte di liberazione nazionale vietnamita: i guerriglieri viet-cong.

Abita come mangi

Gli abitanti di Trinitapoli, in provincia di Barletta-Andria-Trani, si possono chiamare casalini oppure trinitapolesi. Questo perché il paese ebbe origine da una chiesa dedicata alla Trinità, vicino alla quale sorse il Casale della Trinità, intorno al tredicesimo secolo. L’abitato divenne quindi Casal Trinità, e con l’aumentare della popolazione si decise, nel 1863, di cambiare il nome in Trinitapoli.