Posts Tagged ‘lettori’

R- Echinato, Noch; Paesi; Lettori; Appunto; La sai!

luglio 12, 2018

Echinàto
Dal latino echinatu(m) ‘spinoso’.
Aggettivo.
(botanica) Coperto di sottili e acute sporgenze simili a spine, per esempio l’involucro della castagna.

Una (parola) giapponese a Roma

Noch [nOx]
Voce tedesca; propriamente ‘ancóra’.
Sostantivo maschile invariabile.
Contratto di borsa a premio che attribuisce al contraente il diritto di vendere o comprare una certa quantità di titoli a fermo, e la facoltà di consegnare o ritirare alla scadenza un quantitativo multiplo di quello pattuito.

Nomi di paesi, la parola

Marco Marcon 113
Berilio Luzcech 78
Piero Fabbri 33
Simona Brugnoni 27
Giuseppe Sisto 18
Mauro Cociglio 8
Enrico Grosso 6
Isidorus Hispalensis 5
Giovanni Fracasso 4
Francesca Ortenzio 3
Martina Ferro 2

Amiche, amici,
anche il concorso dei paesi è terminato. Ringraziando tutti per la partecipazione e per il contributo fornito per la pagina
relativa che verrà pubblicata al più presto sul sito, siamo lieti di annunciare ufficialmente il vincitore.
MARCO MARCON, dopo gli uomini, stravince anche i paesi, nonostante un Berilio scatenato.
Al più presto verranno annunciati i vincitori delle altre categorie, dopodiché procederemo con le premiazioni.
Grazie ancora.

I lettori ci scrivono

Carmelo Vadalà, che ringraziamo per l’intervento, completa il discorso sui nomi dei giorni della settimana.

Sàbato
Anche, dialettale, sàbbato.
In latino era dies saturni ‘giorno di Saturno’, l’origine della parola italiana è invece ebraica: sabbath ‘giorno di riposo’.

Doménica
In latino era dies solis ‘giorno del sole’. Le lingue di origine latina hanno sostituito, sotto l’influenza della chiesa, il sole (dio pagano) con il Signore: domenica e dimanche (francese) derivano da dominica (die) ‘(giorno del) Signore’.

Inoltre dice che sarebbe più preciso indicare i giorni come dies lunae, dies martis, eccetera, e non lunae dies,
martis dies. In realtà i dizionari Zanichelli, Garzanti e il Castiglione Mariotti riportano come indicato dalla Parolata.

L’appunto

Le nazioni devono essere scritte con l’articolo, tranne: Israele, Haiti, Cuba, San Marino, Monaco, Andorra.

La sai l’ultima!

Chi ha inventato il fucile?
Il carabiniere Caputo, quando il maresciallo gli ha detto: "Caputo, mi allunghi quella pistola."

La redazione si dà un gran daffare.

Vale anche per il pallone da rugby:
Chi ha inventato il rugby?
Il carabiniere Caputo, giocando a calcio, quando un tifoso ha urlato: "Caputo, tira ‘sta palla!"

Questa è di Berilio Luzcech.

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Baiocco, Snekar; Paesi; Lettori: Attingere; Rovinata

giugno 13, 2018

Nomi di paesi, la parola

Baiòcco
Etimo incerto, forse dalla moneta merovingica con la scritta Baiocas (civitas), la città oggi nota come Bayeux.
Sostantivo maschile.
1. Nome di una moneta d’argento coniata nelle zecche dell’Italia meridionali nel secolo XV. Nel regno di Napoli ebbero lo stesso nome alcune monete di rame coniate nel secolo XVIII.
2. (regionale o scherzoso) Soldo, denaro in genere: non avere un baiocco in tasca.
Non vale un baiocco:, non vale un soldo, non ha nessun valore.

Una (parola) giapponese a Roma

Snekar [‘snekar]
Dal nordico antico snákr, svedese snok, danese snog.
Sostantivo maschi einvariabile.
(marina, storia) Tipo di nave a vela e a remi, lunga da 20 a 30 m, analoga al drakar, impiegata dai Vichinghi, prima dell’anno 1000, nelle loro spedizioni oceaniche.

I lettori ci scrivono

Attìngere
Latino attingere, composto di ad- e tangere ‘toccare’.
Anche, antico e popolare toscano, attìgnere.
Verbo transitivo (io attìngo, tu attìngi ecc.; passato remoto attìnsi, attingésti ecc.; participio passato attinto).
1. (letterario) Toccare, raggiungere: come di Troia Attinsero le rive (Monti).
(figurato) Ottenere, conseguire: attingere la gloria.
Arrivare a comprendere: l’intelletto può attingere le relazioni, e non la sostanza delle cose (De Sanctis).
Con il significato di raggiungere, arrivare a, si ha talora anche un uso intr.: attingere alla verità.
2. Levare, tirar su acqua da un pozzo, da una fonte e simili, con un secchio o altro recipiente: attingere acqua dalla cisterna.
(figurato) Ricavare, trarre: attingere notizie dai giornali; attingere esempi da testi antichi; attingere forza dagli incitamenti di un amico.
3. (riflessivo) In veterinaria, si dice che un cavallo o un bovino si attinge quando, per difetto di andatura, i due piedi (anteriori o posteriori) si percuotono alla parte interna sino a prodursi contusioni, ferite e piaghe.

Ci scrive Roberto Vittorioso chiedendoci:

— perché, per esempio dopo una sparatoria, "attingere" ha sostituito "colpire"? —

Il vostro redattore non aveva mai sentito questo uso, allora ha fatto qualche ricerca su internet e ha trovato le seguenti frasi:
"[…] aveva esploso due colpi a bruciapelo, a distanza ravvicinata. [La pallottola ha colpito la vittima] fuoriuscendo su un fianco senza per fortuna attingere arterie importanti." (dal sito corrieredelveneto.corriere.it).
"[…] sparatoria con un rischio di coinvolgimento elevatissimo che avrebbe potuto attingere anche dei passanti, c’è stato un intervento immediato […]." (dal sito ilcrotonese.it).
Purtroppo però non ha trovato nulla riguardo al motivo di tale uso fantasioso della parola.

Roberto ci ha scritto successivamente dicendoci:
— Su Rai uno il professore Francesco Sabatini dell’Accademia della Crusca ha detto che è sbagliato usare attingere come sinonimo di colpire! —

Se qualche lettrice o qualche lettore volesse aggiungere qualcosa sull’argomento lo pubblicheremo volentieri.

La parola rovinata

LUTERHANNO
Organo dell’apparato genitale delle donne di religione protestante.

Di Stefano Bossa.

Affanno, Sten; Uomini; Paesi; Lettori; Rovinata

maggio 25, 2018

Affànno
Dal provenzale afan.
Sostantivo maschile.
1. Difficoltà di respiro, che si fa affrettato e faticoso per qualche grave sforzo o per malattia, corrispondente al termine medico dispnea: la corsa mi dà l’affanno; essere oppresso dall’affanno.
(popolare) Asma.
2. (figurato) Pena, afflizione, dolore: essere in continui affanni; dare, recare affanno; levare, uscire d’affanno; prendersi affanno per qualcuno o per qualche cosa; l’antica natura onnipossente, Che mi fece all’affanno (Leopardi).

Affannóso
Derivato di affanno.
Aggettivo.
Gravato dall’affanno, ansante: respiro afannoso; Sparsa le trecce morbide Sall’affannoso petto (Manzoni).
Che provoca affanno: una passeggiata affannosa su per la salita.
(figurato) Ansioso, angoscioso: dopo affannose ricerche il bambino è stato trovato; vita affannosa piena di dolori.

Una (parola) giapponese a Roma

Sten [sten]
Voce inglese, propriamente sigla composta dalle iniziali dei cognomi dei due progettisti, Shepherd e Turpin, e dalle prime due lettere del nome dell’arsenale britannico di Enfield, presso Londra.
Sostantivo maschile invariabile.
Mitra inglese, calibro 9 mm, costruito a partire dal 1941, molto semplice ed economico, dotato di un caricatore orizzontale di 32 colpi.

Uomini e parole e Nomi di paesi, la parola

Sten deriva da persone (2) e da luogo, ma sembra non essere un marchio registrato, o almeno non siamo riusciti a dimostrarlo. Peccato.

I lettori ci scrivono

Alex Merseburger ci scrive, parlando di come gli statunitensi si definiscono in inglese.

— Ho scordato d’aggiungere che il termine United States citizen, molto burocratico, viene spesso abbreviato e ammorbidito
in US citizen.
E ho viepiù approfondito la questione.
La ragione per cui si definiscono "americans" è che USA, significando United States of America, lo rende automatico (oltre alla presunzione connaturata).
I centro e sudamericani sono "latino americani – latinos americans" (o spesso solo "latinos") per cui gli statunitensi potrebbero chiamarsi "nord americani – north americans"; ma come la mettiamo con i canadesi?

La parola rovinata

LUTERANO
Persona dedita a pratiche sessuali varie e sfrenate.

Di Stefano Bossa.

Intimidazione, Preprint; Lettori; Rovinata

maggio 16, 2018

Intimidatòrio
Tratto da intimidazione.
Aggettivo.
Che tende a intimorire, a far desistere con minacce da un’azione, da un comportamento: parole, espressioni, frasi intimidatorie; fare una politica intimidatoria; sparare in aria a scopo intimidatorio.

Intimidazióne
Dal francese intimidation, derivato di intimider ‘intimorire’, da timide ‘timido’.
Sostantivo femminile.
Atto o parole di minaccia, che hanno lo scopo di incutere timore e costringere ad agire o a desistere da un’azione con lo stimolo della paura; il timore stesso che in tal modo s’incute in altri: cedere a intimidazioni; costringere, ottenere con l’intimidazione.
In marina, sparo di colpi di cannone o lancio di bombe antisommergibili verso la zona in cui si suppone la presenza del nemico, allo scopo di distoglierlo dall’azione.

Una (parola) giapponese a Roma

Preprint [pre’print]
Voce inglese, propriamente ‘pre-stampa’.
Sostantivo maschile invariabile.
Estratto anticipato di un articolo di una rivista, di un periodico, degli atti di un convegno, o anche capitolo di un volume, stampato prima della pubblicazione dell’opera complessiva.

I lettori ci scrivono

Relativamente agli americani "americans", ci scrive Alex Merseburger:

— in modo informale lo statunitense è lo yankee. Oppure lo United States citizen. —

Certo, il primo termine è molto informale, e il secondo molto burocratico, ma tant’è.

La parola rovinata

DENIGRARE
Imbiancare.

Di Pietro Scalzo.

Manifesto, Pilotis; Lettori; Rovinata

aprile 17, 2018

Manifèsto
Dal latino manifestus, manufestus, voce di formazione oscura, forse un composto di manus ‘mano’.
Aggettivo.
1. Palese, chiaro, evidente, offerto apertamente alla vista o all’intelletto altrui: esultanza manifesta; Altro schermo non trovo che mi scampi Dal manifesto accorger de le genti (Petrarca, cioè dal fatto che la gente se ne accorga come di cosa evidente); [la vecchiezza] vero e manifesto male, anzi cumulo di mali(Leopardi); alcuni morirono, dopo poco tempo, di manifesto contagio (Manzoni).
Scusa non richiesta è accusa manifesta, traduzione del proverbio latino medievale excusatio non petita, accusatio manifesta.
In funzione di predicato con valore neutro, è manifesto: è evidente, appare evidente.
In funzione di complemento predicativo dell’oggetto, fare, rendere manifesto: manifestare, far conoscere: Tutta tua visïon fa manifesta (Dante).
2. (medicina) Nella psicanalisi, detto di fenomeno della coscienza, in quanto presupponga fenomeni inconsci e latenti: contenuto manifesto del sogno, il sogno così come viene raccontato da chi lo ha sognato, in contrapposizione a un contenuto latente, che può essere individuato solo attraverso un’analisi interpretativa.
3. In funzione di avverbio: distinto e manifesto intese Come l’insidie al pio Buglion sian tese (Tasso).

Manifèsto
Uso sostantivato dell’aggettivo precedente.
Sostantivo maschile.
1. Foglio di carta, più o meno ampio, che si affigge sui muri delle strade, o su sostegni fissi appositamente collocati, per rendere noto a tutti ciò che vi è stampato (avvisi, ordinanze, programmi politici, slogan ecc.): vicino alla biglietteria un grande manifesto dai colori sgargianti annunciava lo spettacolo della serata (Tabucchi.
Avviso o annuncio pubblicitario su foglio, o cartellone, molto ampio, spesso con disegni a colori vivaci atti a richiamare l’attenzione del pubblico, che si espone anch’esso sui muri delle città, all’interno di locali aperti al pubblico, o, entro riquadri a ciò predisposti, lungo alcune vie di comunicazione: affiggere i manifesti.
2. Programma politico o culturale lanciato da partiti, da gruppi o da correnti: il Manifesto del partito comunista» di Marx e Engels.
3. Nel linguaggio commerciale, denominazione di alcuni documenti.
Manifesto del carico, manifesto di partenza: documenti doganali dei quali devono essere munite le navi e gli aeromobili rispettivamente in arrivo e in partenza dal e per l’estero, contenenti la descrizione di tutte le merci che costituiscono il carico.
Manifesto di emissione: nel mercato finanziario il programma che una società emittente di un prestito obbligazionario deve compilare e rendere pubblico, e nel quale occorre enunciare gli estremi della costituzione della società.

Una (parola) giapponese a Roma

Pilotis [pilo’ti]
Voce francese, propriamente ‘palafitta’, derivato di pilot ‘palo’, che a sua volta è un derivato di pile ‘pilastro’.
Sostantivo maschile invariabile.
(specialmente al plurale) In alcune soluzioni di architettura moderna, nome dei pilastri, per lo più di cemento armato, che sorreggono un edificio, isolandolo dal terreno, inizialmente usati dall’architetto svizzero Le Corbusier (1887-1965) al fine di creare uno spazio coperto, libero da pareti e in diretta relazione con l’esterno.
Piano pilotis, o pilotis: (estensione) il piano realizzato con tale sistema, a volte utilizzato per posti macchina.

I lettori ci scrivono

Ci scrive Alex Merseburger

— La teoria di Cristina sulle biglie triestine mi pare molto fondata.
Anche il trentino fino al 4.11.1918 era asburgico. C’è una parola dialettale d’uso comune che mi piace molto: faulenza. Deriva da faul, cioè pigro in tedesco.
Al femminile viene utilizzata per definire uno stato: "mi è venuta addosso una faulenza…".
Al maschile per descrivere la persona poco attiva, il pigrone: "dai, non fare il faulenza".
P.S. E chissà quante ce ne sono nelle regioni che furono dominate dai francesi o dagli spagnoli. —

La parola rovinata

TERGA OMNES
A scapito di tutti.

Di Pietro Scalzo.