Posts Tagged ‘lettori’

Percossa, Squeeze; Lettori; Frasi

novembre 24, 2017

Percòssa
Derivato di percuotere, dal latino percutere, composto di per- e quatere ‘scuotere’, formato sul participio passato percosso
Sostantivo femminile.
1. Colpo più o meno violento inferto da una persona a un’altra con le mani, con un bastone o con altro corpo contundente: era ferito per le percosse ricevute; oltre al furto ebbe anche le percosse.
Delitto di percossa: reato contro l’incolumità personale che si verifica quando qualcuno colpisce fisicamente un’altra persona senza causarle però ferite o malattie nel corpo o nella mente.
(non comune) Ferita, contusione o altro segno lasciati da una percossa: e non trovatoglisi piaga né percossa alcuna, … fu creduto lui di dolore esser morto (Boccaccio).
(non comune) Più genericamente, urto violento tra due corpi: sbatté con la fronte contro la parete e ancora porta il segno della percossa.
Anche con uso figurato: Né mai saggio nocchier guardò da scoglio Nave di merci preciose carca Quant’io sempre la debile mia barca Da le percosse del suo duro orgoglio (Petrarca).
Sostegno di percossa: nelle antiche artiglierie d’assedio, robusto parallelepipedo di legno rinforzato con bande di acciaio, su cui urtava la parte inferiore dell’affusto durante lo sparo dell’arma.
2. (meccanica) Forza, detta anche forza impulsiva, forza di percossa o percussione, che si desta nell’urto di due corpi, caratterizzata dal fatto di agire per il tempo brevissimo dell’urto, che può arrivare a un ordine di grandezza del decimillesimo di secondo, ma con alta intensità tale che l’impulso totale corrispondente, dato dal prodotto dell’intensità della forza per il tempo di applicazione della stessa, si mantenga di valore elevato.

Una (parola) giapponese a Roma

Squeeze [skwiz]
Voce inglese, propriamente ‘compressione’, derivato di (to) squeeze ‘comprimere’.
Sostantivo maschile invariabile.
1. (elettronica) In un apparato elettronico complesso, effetto che deforma l’immagine provocandone lo schiacciamento o la dilatazione.
2. (giochi) Nel gioco del bridge, situazione che costringe un giocatore a rinunciare a una carta il cui possesso avrebbe impedito una o più prese all’avversario: mettere, essere in squeeze.

I lettori ci scrivono

Ci scrive Maurizio Codogno.

— Servente è stato anche (raramente) usato come resa italiana di server, esattamente come cliente per client. L’ho ancora sentito usare nei primissimi anni ’90 del secolo scorso. —

Frasi, non futilità

La vita porta via troppo tempo agli uomini.
Stanislaw Lec

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Cicoria, Aspic; Lettori; Canzone

novembre 6, 2017

Speciale cucina

Cicòria
Dal latino cichoria, neutro plurale di cichorium, gr. κιχόριον].
Sostantivo femminile.
Erba bienne delle composite liguliflore che cresce nei campi e luoghi erbosi dell’Europa, Asia temperata e Africa boreale; ha fusto ramoso, alto fino a 1 metro, con molti capolini di fiori azzurri, e viene coltivata per le foglie che danno ottima insalata, e per le radici che, oltre a essere consumate cotte come alimento, possono essere torrefatte per dare un surrogato del caffè. Varietà coltivate per ortaggio, dette più spesso radicchio, sono la cicoria dolce della Catalogna, più comunemente detta catalogna o anche cicoria asparagio o cicorione, che fornisce oltre alle foglie i giovani getti croccanti, dette puntarelle a Roma, il radicchio a foglie rosse o variegate, comunemente noto come radicchio di Treviso, e la barba di cappuccino, che si ottiene dalla cicoria con trattamento speciale.

Una (parola) giapponese a Roma

Aspic [asp’ik]
Voce francese, di etimo incerto.
Sostantivo maschile invariabile.
(gastronomia) Modo di preparare e presentare piatti freddi, composti di fette o filetti o pezzi di carne, cacciagione, pesci, crostacei, o anche legumi, legati con salse varie, maionese, insalata russa e simili, e disposti secondo un disegno variato e spesso artisticamente variopinto in uno stampo di gelatina (detta essa stessa aspic oppure gelatina o gelée d’aspic: un aspic di aragosta.

I lettori ci scrivono

Era il 2014 quando Cristina Marsi ci scriveva un contributo dopo che la Parolata aveva pubblicato la definizione di quatto.

— Non so se l’etimologia sia quella, ma segnalo che a Trieste il guatto (o meglio, il guato, dato che nel dialetto triestino non esistono le doppie) è un pesce, il ghiozzo. Sua caratteristica è di starsene quatto quatto rannicchiato sul fondale… beh, insomma, fermo sul fondale. So che mi divertivo a pescarli girando con maschera e pinne e, una volta individuati, calandogli la lenza con l’esca proprio davanti al muso :) —

La Canzone Settimanale Enigmistica

Se non ci sono errori dovremmo essere alla cinquantunesima e ultima canzone del concorso. Potete rispondere fino a mercoledì 8 novembre.

Pianura sconfinata (9 1 7)

Pentola, Sac a poche; Lettori

ottobre 25, 2017

Speciale cucina

Péntola
Derivato di un latino popolare pinta, participio passato femminile di pingere, per il classico picta; propriamente ‘(vaso) dipinto, verniciato’.
Sostantivo femminile.
1. Recipiente da cucina, di forma cilindrica e con due manici, in genere di altezza maggiore del diametro, solitamente di materiale metallico (acciaio inossidabile, alluminio, ferro smaltato, rame), anticamente di terracotta, usato per lessare carni e verdure varie, per cuocere minestre e simili: mettere la pentola sul fuoco.
Pentola a pressione: tipo di pentola che consente una più rapida cottura dei cibi in quanto questi vengono cotti a temperatura maggiore di quella normale di ebollizione dell’acqua: è costituita da un recipiente cilindrico, generalmente di acciaio inossidabile, al quale è applicato un coperchio a tenuta di vapore, dotato di due valvole che mantengono entro limiti stabiliti la pressione del vapore nel recipiente.
2. Per metonimia, ciò che è contenuto dentro la pentola: la pentola bolle; e con riferimento alla quantità di cibo che si cuoce in una pentola: s’è mangiato una pentola di zuppa.
3. (estensione) Recipiente di forma simile ma destinato ad altri usi.
Pentola di fuoco: (antico) anche assoluto, pentola, pignatta piena di materie incendiarie, ricoperta di cartapecora o pelle di montone e munita di miccia, che s’adoperava in battaglia come arma di offesa.
Pentola di Papin: dal nome del suo inventore, il medico francese D. Papin, che ne dette la descrizione nel 1680, robusto recipiente metallico, ermeticamente chiuso, munito di valvole di sicurezza, nel quale si può ottenere l’ebollizione dell’acqua a temperatura superiore a 100 °C.

Una (parola) giapponese a Roma

Sac à poche [sak a ‘poS]
Locuzione francese, propriamente ‘borsa a tasca’.
Anche poche.
Locuzione sostantivale femminile invariabile.
(gastronomia) Recipiente di tela a forma di imbuto usato per decorare dolci con crema, panna montata o altro. Sinonimo: tasca.

I lettori ci scrivono

Ci scrive Franco Palazzi.

— La parola galette mi ha fatto venire in mente che (di seguito copio ed incollo da Wikipedia)
il Bal au moulin de la Galette (Ballo al moulin de la Galette) è un dipinto del pittore francese Pierre-Auguste Renoir, realizzato nel 1876 e conservato al museo d’Orsay di Parigi.
Il Moulin de la Galette era un locale molto amato dalla gioventù parigina, ottenuto dalla ristrutturazione di due mulini a vento abbandonati, e ubicato sulla sommità della collina di Montmartre. Il nome del locale, in particolare, si riferisce alle frittelle rustiche offerte come consumazione e comprese nel prezzo d’ingresso, che all’epoca era pari a venticinque centesimi di franco.
Giusto per curiosità… —

Dispaccio, Iwan; Concorso; Lettori

ottobre 11, 2017

Dispàccio
Dallo spagnolo despacho ‘(lettera di) disbrigo’.
Sostantivo maschile.
1. (antico) Spaccio.
Disimpaccio, eliminazione di un impedimento.
2. Comunicazione fatta pervenire a mezzo di corriere o di staffetta.
Termine usato un tempo per indicare il documento attraverso il quale si svolgeva la corrispondenza fra il ministero degli Affari Esteri di uno stato e le sue rappresentanze diplomatiche all’estero; oggi indica il documento in forma epistolare inviato da tale dicastero agli uffici diplomatici e consolari all’estero, per far giungere loro istruzioni (dispacci dispositivi) o per tenerli opportunamente ragguagliati (dispacci informativi).
(generico) Nella pubblica amministrazione statale, documento epistolare redatto da un organo centrale e diretto a ente di livello gerarchico inferiore.
(estensione, antico) Lettera fra privati, specialmente quando si spediva con corriere o staffetta.
(comune) Dispaccio telegrafico, telegramma.
Dispacci reali: le disposizioni emanate durante il governo spagnolo o borbonico nell’Italia meridionale dal re o viceré, generalmente con lo scopo di dirimere questioni particolari di diritto.

Una (parola) giapponese a Roma

Iwan [‘iwan]
Voce araba, propriamente ‘curva’.
Anche liwan [‘liwan]
Sostantivo maschile invariabile.
Nell’architettura islamica, atrio con volta a sesto acuto; nello schema classico della scuola (madrasa) e della moschea sepolcrale sono presenti quattro iwan intorno a un cortile centrale, uno dei quali può essere più grande degli altri, che talvolta si riducono a semplici nicchie.

No, non è un concorso

La traduzione della frase "Firm doctors telephone poles" può essere indifferentemente una delle seguenti due:

Una compagnia ripara i pali del telefono,
oppure
Dottori risoluti telefonano ai polacchi.

La cosa curiosa è che le parole assumono significati e funzioni grammaticali diverse.
Firm è la compagnia, o azienda, (sostantivo), oppure risoluto, fermo (aggettivo).
Doctors può significare riparare (verbo) oppure dottori (sostantivo).
Telephone è il telefono (sostantivo) o il telefonare (verbo).
Poles sono i pali o i polacchi.

La frase è di David Foster Wallace, e la traduzione di Martina Testa. Quando la Parolata ha l’occasione di sbeffeggiare la lingua inglese non si tira certo indietro.

I lettori ci scrivono

M.Fisk ci scrive risvegliato dalla tanka, la pittura tibetana.

— In lingua sarda Tanca (o Tanka) è un pascolo recintato. Da cui il nome di un famoso villaggio vacanze e centro congressi, costruito nell’isola dal noto palazzinaro (sempre isolano, ma siciliano) Ligresti. —

Circonfuso, Livery and maintenance; Lettori; Canzone

ottobre 5, 2017

Circonfluìre
Dal latino circumfluere, composto di circum ‘intorno’ e fluere ‘scorrere’.
Verbo transitivo (io circonfluìsco, tu circonfluìsci ecc.).
(letterario) Scorrere intorno lambendo, detto dell’acqua o dell’aria che si estende intorno o che descrive una curva intorno a qualcosa.

Circonfóndere
Dal latino circumfundere, composto di circum ‘intorno’ e fundere ‘versare’.
Verbo transitivo (coniugato come fondere).
(letterario) Avvolgere tutt’intorno, circondare, riferito all’aria, all’acqua, e più spesso alla luce: Una isoletta è questa, che dal mare … è circonfusa (Ariosto).
Anche illuminare, irradiare, investire riversandosi profusamente all’intorno: nel sole, Che mare e terra e cielo sfolgorante circonfondeva (Carducci).

Circonfùso
Participio passato di circonfondere, dal lat. circumfusus.
Aggettivo.
1. (letterario) Sparso intorno: l’aria circonfusa; la luce circonfusa nell’atmosfera.
2. (letterario) Avvolto, circondato, di luce o simili: aveva il capo circonfuso di un’aureola luminosa; anche figurato: a me si offerse L’angelica tua forma, inchino il fianco Sovra nitide pelli, e circonfusa D’arcana voluttà (Leopardi).

Una (parola) giapponese a Roma

Livery and maintenance [‘liveri en ‘meintenans]
Locuzione inglese, propriamente ‘donazione e protezione,.
Locuzione sostantivale femminile invariabile.
(storia) Nel secolo XV, rapporto di clientela, sancito da giuramento e contratto, per il quale nelle guerre civili la piccola nobiltà inglese s’impegnava a servire un grande feudatario che a sua volta si impegnava a difenderla dai nemici, usando il suo stemma e seguendo la sua bandiera. Il sistema si era così diffuso che la maggior parte degli affittuari e dei baroni minori erano seguaci giurati di un piccolo numero di grandi signori con continuo pericolo per la corona e grave danno per l’amministrazione della giustizia. Enrico VII eliminò il sistema, istituendo nel 1487 una corte privilegiata (denominata Star Chamber) che poteva giudicare offese all’ordine pubblico senza ricorrere a un giurì.

I lettori ci scrivono

Ogni tanto facciamo, o cerchiamo di fare, pulizia tra la posta ricevuta, e spesso ritroviamo contributi dei lettori che erano andati dimenticati. Pubblichiamo oggi quello del nostro prezioso amico Mario Cacciari, che ci scriveva a proposito della locuzione Ad nutum, che riproponiamo per l’occasione.

Ad nutum [ad’nutum]
Locuzione latina, propriamente ‘al (ad) cenno (nutu(m), da uno scomparso verbo nuere, di origine indeuropea), come manifestazione di volontà e comando’, quindi, propriamente, ‘secondo volontà, a volontà’.
Locuzione aggettivale e avverbiale.
Al cenno, all’ordine di qualcuno.
Nel linguaggio giuridico, formula che qualifica l’atto con cui un soggetto pone termine a un rapporto giuridico per sua libera determinazione, senza che l’altra parte possa opporsi.
Formula con cui viene conferito un ufficio ecclesiastico il cui titolare può essere rimosso dal concedente senza una causa tassativamente stabilita.
Licenziamento ad nutum: (diritto) senza l’obbligo di motivazione.

— Mi riferisco a quel verbo NUERE che viene definito "scomparso" dalla nostra pregiatissima redazione.
In effetti, in una mezz’oretta passata sul web e sui vocabolari (Georges et al.), non ne ho trovato traccia nella nostra lingua, neppure nel mio antico Zingarelli (8a o 9a edizione. 1935?), ormai sbrindellato e mancante delle primissime e delle ultime 2 o 3 pagine.
Secondo me, però, è "scomparso" solamente perché non è mai stato della lingua italiana, per lo meno negli ultimi 4/5 secoli. Si tratta di un verbo latino di coniugazione incompleta (nuo, nuis, _, _, nuere) affine, secondo Georges-Calonghi, al greco νεὑω. Il verbo NUO ha lasciato solo qualche traccia nella nostra lingua. Credo che il lemma per noi più vicino come derivazione sia ANNUIRE, inteso come "affermare il sì con un cenno della testa". —

La Canzone Settimanale Enigmistica

Termina anche la quarantasettesima canzone.

Desiderio di studente svogliato (5 6 2 3)

L’indizio portava a Tanta voglia di sei, quindi alla canzone Tanta voglia di lei, dei Pooh.