Posts Tagged ‘lettori’

Cimitero, Creek; Lettori; Rovinata

maggio 26, 2020

Cimitèro
Dal latino tardo coemeterium, greco koimeterion ‘dormitorio, cimitero’, derivato di koimao ‘mettere a giacere’.
Anche, antico e poetico, cimitèrio, cemetèro, cemetètio.
Sostantivo maschile.
1. Luogo destinato alla sepoltura dei morti sia per inumazione sia per tumulazione, quando indica i cimiteri dei cristiani viene anche chiamato camposanto.
Cimitero monumentale: con sepolture costituite in genere da cappelle e monumenti.
Cimitero di guerra: in cui sono riunite le salme dei soldati caduti in guerra o in determinate zone di combattimento.
(estensione) Luogo dove si sotterrano o si ammassano resti di animali morti: cimitero degli elefanti; o quello dove si raccolgono e abbandonano oggetti fuori d’uso: cimitero delle automobili.
Essere sulla soglia del cimitero: (figurato) essere vicino a morire.
Fare un cimitero : (figurato) fare una strage.
2. (figurato) Luogo silenzioso, abbandonato: durante lo sfollamento la città era un cimitero.

Una (parola) giapponese a Roma

Creek [krik]
Voce inglese.
Sostantivo maschile invariabile.
Nome che nell’America Settentrionale fu dato nei primi periodi della colonizzazione inglese a molti fiumi, in genere di secondaria entità e non navigabili o che scorrevano in zone in origine acquitrinosa e resi navigabili con opere umane.
In Australia il termine è usato quasi unicamente per indicare corsi d’acqua temporanei.

I lettori ci scrivono

Ci scrive Franco Palazzi per dirci:

— C’è un’altra occasione in cui si usa semenza, o semente, in Lombardo:
la sumenza de curius: il seme dei curiosi, detto a chi rivolge domande importune;
in piemontese:
smens ëd curios: semente di curiosi, si risponde così a chi chiede di che si tratta per pura curiosità.
Mio padre, marchigiano di Fano, in queste occasioni utilizzava con noi figli la pregnante espressione "la semente dei ficcanaso". —

La parola rovinata

BALDRACCHINO
Drappo sostenuto da un telaio, ai cui lati ricade in frange o tendaggi, a protezione di persone sottostanti esercitanti il meretricio.

Di Franco Palazzi.

Falsa porta, Serekht; Lettori

maggio 8, 2020

Speciale museo Egizio (visto che non ci posso andare)

Falsa porta
Locuzione sostantivale femminile.
(storia) Elemento architettonico caratteristico dell’antico Egitto in pietra o legno raffigurante una simbolica porta che con la sua magica funzione consentiva al Ka (parte dell’anima) del defunto di transitare, attraverso la via dell’Aldilà, dal regno dei morti a quello dei vivi e viceversa. L’ingresso raffigurato era quello monumentale del palazzo reale che veniva riprodotto, in maniera ridotta, sulla cinta muraria del tempio funebre per consentire al sovrano defunto di ritornare nel suo palazzo attraverso la falsa porta. Questa Falsa porta era all’inizio semplicemente dipinta e situata vicino ad un’apertura nel muro che consentiva di deporre le offerte votive ma successivamente questi due elementi si fusero dando origine alla Falsa porta propriamente detta. Se le offerte indispensabili alla vita del defunto non venivano effettuate, questi poteva utilizzare la lista degli alimenti incisa sulla porta insieme alle varie formule. A partire dalla fine dell’Antico Regno comparve la stele detta a falsa porta e durante il periodo ramesside, dinastie XIX e XX, la stele con la raffigurazione del defunto fu collocata all’esterno della tomba e la falsa porta non fu più rappresentata.

Una (parola) giapponese al Cairo

Serekht [‘serekt]
Voce egizia.
Sostantivo maschile invariabile.
(storia) Il serekht è una cornice rettangolare nella quale è inserito un simbolo usato nell’Egitto del periodo Protodinastico per indicare il sovrano; si compone di una rappresentazione che viene di norma interpretata come una fortezza sottostante i simboli geroglifici che formano il nome ufficiale del re, mentre al di sopra di norma si trova il falco che rappresenta Horo, simbolo della reincarnazione del sovrano. Il nome scritto nel serekht è anche detto nome Horo, il più antico della titolatura reale. Il serekht rimase in uso fino al termine della civiltà egizia, ma a partire dalla III dinastia perse la caratteristica di identificare il sovrano quando questa funzione fu assunta dai nomi scritti nel cartiglio, che veniva usato come segno di protezione.

I lettori ci scrivono

Ci scrive Mauro Rattazzi.

— A proposito di parrucca, un ricordo di quando pescavo a lenza: il termine "parrucca" viene comunemente usato per definire il garbuglio
che forma il filo di nylon fuoriuscendo dalla bobina del mulinello da pesca e creando un inestricabile nodo gordiano. Nel tagliarlo si pronunciano parole di circostanza, non riferibili. —

Sistro, Merkhet; Schiele; Lettori; Perle

aprile 22, 2020

Speciale museo Egizio (visto che non ci posso andare)

Sìstro
Dal latino sistrum, greco seistron.
Sostantivo maschile.
Oggetto rituale di bronzo o di più nobile metallo, caratteristico del culto egiziano della dea Iside, che ne era considerata l’inventrice e che lo aveva perciò come attributo, così come i suoi sacerdoti, sacerdotesse o fedeli. Nella forma tipica (ne esistono numerose varianti), consisteva in una lamina a ferro di cavallo, con fori per il passaggio di tre o quattro asticciole mobili trasversali, ripiegate all’estremità, e con manico diritto assicurato alla base, agitando il quale le asticciole, urtando contro la lamina, producevano un suono caratteristico.

Una (parola) giapponese a Roma

Merkhet [mer’ket]
Voce egizia.
Sostantivo maschile invariabile.
(storia, astronomia) Antico strumento astronomico egizio, formato da una foglia di palma avente un intaglio sulla sommità e una squadra col filo a piombo. Veniva usato da due osservatori posti a una distanza nota, traguardando le stelle e utilizzando l’informazione dell’ora, per determinare l’orientamento dei templi o delle piramidi, per osservare il transito al meridiano delle stelle e per misurare l’estensione dei campi coltivati.

Come si dice Schiele? e I lettori ci scrivono

La newsletter della Parolata il 12 novembre 2012 scrisse:

— In italiano si può dire sia Tanzanìa che Tanzània, ma la prima pronuncia è più corretta perché rispetta l’accentazione swahili e inglese. —

Poco dopo ci aveva scritto Alex Merseburger per correggerci, ma pubblichiamo il suo contributo solo ora, speriamo che possa perdonare il colpevole ritardo.
Confermiamo, come dice Alex, che in italiano si possa dire sia Tanzanìa che Tanzània, dove però la prima pronuncia è quella swahili e la seconda è quella inglese (in realtà in inglese si direbbe [tan’tzenia]).
Alex aggiunge anche: "Forse non tutti i lettori sanno che è una Repubblica fondata nel 1964 e il nome, creato ex novo, deriva dalla fusione di Tanganica (provveditorato inglese) con Zanzibar".
Infine aggiungiamo noi che è un toponimo femminile, la Tanzania, ed è sbagliato usarla al maschile.

Perle di notizie

"Ecco gli ospiti di Giovanni Floris, nell’omonima trasmissione ‘Di Martedì’."
Enrico Mentana a fine tg La7. Proposta da Pietro Scalzo.

Loculo, Rabbit stick; Lettori

aprile 20, 2020

Speciale museo Egizio (visto che non ci posso andare)

Lòculo
Dal latino loculus, propriamente ‘posticino’, diminutivo di locus ‘luogo’.
Sostantivo maschile.
1. Vano murario destinato alla sepoltura dei resti mortali di una persona (il cadavere, le ossa, le ceneri); un tempo era posto anche sotto il pavimento o nelle pareti delle chiese, mentre nei cimiteri moderni viene ricavato entro terra o nell’interno di tombe, cappelle funerarie o altri appositi locali fuori terra, e in questi casi i loculi sono disposti su più ordini sovrapposti lungo le pareti, separati mediante muri divisorî verticali e leggeri solai orizzontali.
Anticamente il termine, che in origine indicava piccole nicchie nei colombari ove erano deposte le olle o le urne cinerarie, passò poi a indicare, nelle catacombe, cavità allungate, orizzontali, sovrapposte, scavate nelle gallerie per ricevere il corpo di uno o più defunti.
Nell’antico Egitto era caratteristico delle catacombe alessandrine del periodo ellenistico-romano.
2. (letterario) Piccolo vano, ricavato nello spessore del muro, o anche ambiente ristretto, celletta e simili.
3. (botanica) Cavità di un organo, in generale quella di uno sporangio o di un frutto contenente rispettivamente spore o semi (ne sono esempio anche i sacchi pollinici di un’antera); a seconda del numero di cavità, l’organo, per esempio una capsula, viene definito uniloculare o pluriloculare.

Una (parola) giapponese a Roma

Rabbit stick [ra’bit stik]
Locuzione inglese, propriamente ‘bastone da conigli’.
Locuzione sostantivale ,aschile.
Arma da lancio a forma di paletta di legno ricurva, simile al boomerang, usata dagli antichi raccoglitori amerindî della California, e di altre zone aride dell’America Settentrionale, per la caccia alla piccola selvaggina.

I lettori ci scrivono

Ci scrive Alex Merseburger per informarci ulteriormente sui "cartigli"..

— Cartiglio è il termine usato dalla Perugina stessa per indicare i foglietti con le frasi che caratterizzano i Baci.
Guardate quante serie sono… —

R- Anomia, Tenno; Marchi: Telepass; Lettori; Verbo; Perle

marzo 17, 2020

Newsletter originale del 24/5/2005

Anomìa
Voce dotta, greco anomía, da ánomos ‘senza legge’, composto da a- e nomos ‘legge’.
Sostantivo femminile.
1. (sociologia) Insieme di situazioni derivanti da una carenza di norme sociali.
2. (medicina) Incapacità di assegnare i nomi a oggetti che tuttavia vengono correttamente riconosciuti.

Una (parola) giapponese a Roma

Tènno
Voce giapponese, propriamente ‘celeste sovrano’.
Sostantivo maschile.
Titolo dell’imperatore del Giappone.

Marchi, non parole

Telepàss
Composto di tele- e dell’inglese pass ‘passaggio’.
Sostantivo maschile invariabile.
Marchio registrato, sistema elettronico che consente il pagamento del pedaggio autostradale senza sosta al casello. Viene realizzato tramite una ricetrasmittente che identifica l’autoveicolo e addebita l’importo direttamente sul conto corrente associato.

Sempre Marco Marcon.

I lettori ci scrivono

Relativamente al termine Risiko da poco accettato tra i marchi, l’ottimo Roberto Giai Meniet ci informa che "Risiko è vocabolo tedesco che significa rischio".
Grazie a lui per il compendio.

Strano ma verbo

La prima coniugazione.
È la coniugazione con il maggior numero di verbi e con il minor numero di verbi irregolari.
I verbi in "-ciare", "-giare" e "-sciare" perdono al "i" finale della radice davanti alle desinenze che iniziano per "e" e per "i". Tale tendenza vale anche per verbi come "pronunciare" o "annunciare" in cui la "i" aveva, in origine, valore sillabico, si scrive quindi "annuncerò". Mantengono invece la "i" i verbi "associare" (associerò) e "effigiare" (effigierò).

Perle dai porci

"L’organizzazione del documento si sviluppa con la requisitazione dei seguenti punti principali: …"
Martina Ferro ci propone questa bella frase da un documento tecnico.