Posts Tagged ‘lettori’

Novero, Churrasco; Persone; Lettori; Eufemismo; Canzone

giugno 22, 2017

Nòvero
Latino numerus ‘numero’.
Sostantivo maschile.
(raro, antico) Numero, enumerazione, computo, calcolo.
(raro) Quantità numericamente definita o anche indeterminata: accanto a ogni nome erano segnati i beni e i luoghi e il novero delle bestie (Pirandello); un anno ancora si aggiunge al novero degli anni che si accumulano nell’infinito a formare l’eternità (Beltramelli).
Gruppo, complesso di cose o persone, in espressioni come mettere, porre nel novero di …, essere, entrare, rientrare nel novero, escludere dal novero e simili.

Una (parola) giapponese da Perilli

Churrasco [tSur’rasko]
Voce portoghese.
Sostantivo maschile invariabile.
(gastronomia) Grigliata di carni miste tipica della cucina brasiliana.

Churrascaria [tSurraska’ria]
Voce portoghese.
Anche churrascheria.
Sostantivo femminile invariabile.
(gastronomia) Locale in cui viene servito il churrasco e altri piatti tipici della cucina brasiliana.

Persone da persone

Umberto Saba non si chiamava alla nascita Umberto Saba, ma Umberto Poli. Scelse il nuovo cognome, forse, dalla propria balia Gioseffa Gabrovich Schobar, detta Peppa Sabaz. Inoltre, saba in ebraico significa "pane", essendo lui di origini ebree.

I lettori ci scrivono

Ci scrive l’attento Maurizio Codogno per dirci che:

— il De Mauro lo dà con l’accento acuto: cioféca. —

Sì, anche gli altri dizionari concordano, sembra proprio che la Parolata abbia sbagliato accento.

L’eufemismo

Marco Marcon ci aveva proposto alcuni eufemismi per non dire "prostituta": bella di notte, buona donna, cortigiana, donna di facili costumi.

La Canzone Settimanale Enigmistica

Terminata la quarantaduesima canzone, era:

In smoking e papillon (1 8 1 2 8)

L’elegante e la farfalla, che diventa la canzone L’elefante e la farfalla, di Michele Zarrillo.

Convulso, Niblick; Lettori; Rovinata

giugno 14, 2017

Convùlso
Dal latino convulsus, participio passato di convellere ‘strappare, scoonvolgere’.
Aggettivo.
Che si manifesta con brusche contrazioni dei muscoli, con rapide e violente scosse: tremito convulso; gesti convulsi.
Tosse convulsa: la pertosse.
Riso, pianto convulso: irrefrenabile, nervoso.
(non comune) Di persona che si scuote nelle convulsioni o ha i muscoli contratti e irrigiditi per convulsione: dopo alcuni strani avvolgimenti, cascò morta convulsa (Redi); un giovane, che … vidi convulso dibattersi in fondo ad una delle barche (Abba).
Di parte del corpo, scosso da tremito, agitato, contratto: su le convulse labbra Del trepido, rapito amante (Leopardi).
(figurato) Disordinato, nervoso, affollato, che procede a scatti, detto del modo di parlare o di esprimersi: frasi convulse.
(figurato) Frenetico e febbrile: un ritmo di lavoro convulso ed estenuante.

Sostantivo maschile.
2. Agitazione nervosa: avere il convulso; far venire il convulso.
Avere il convulso: di persona irrequieta, che non riesce a stare ferma.
Manifestazione violenta, accesso, moto convulso: essere preso (o scosso) da convulsi di pianto.

Una (parola) giapponese a Roma

Niblick [‘niblik]
Voce inglese, di origine sconosciuta.
Sostantivo maschile invariabile.
(sport) Nel golf, il bastone con spatola in metallo più pesante, usato per alzare molto la traiettoria della palla.

I lettori ci scrivono

Tempo fa la Parolata scrisse: "Si dice acclimarsi e non acclimatarsi". Mario Cacciari ha qualcosa da ridire a riguardo.

— Direi piuttosto che si dice anche acclimarsi oltre che acclimatarsi.
La quale seconda, nella maggior parte dei vocabolari consultati, serve in genere come riferimento semantico alla spiegazione del significato della prima.
La quale, se non altro, e tralasciando di citarne il più gradevole ritmo, è usata dalla (stra)grande maggioranza degli italiani: io nei *8 anni della mia vita, per la prima volta sento citata la prola acclimarsi.
La quale, per di più, è entrata nell’uso della nostra lingua nel 1828, ben 16 anni più tardi dell’altra (1812).
La quale viene citata come francesismo.
Ma che, ce l’abbiamo coi francesismi? :@) —

No, non ce l’abbiamo coi francesismi. Commento accettato.

La parola rovinata

GRANDE ISLAM
La maggiore ambizione dei tennisti arabi.

Pietro Scalzo è tornato più in forma che mai!

Maneggiare, Maneggione, Qapudan; Lettori; Canzone

giugno 12, 2017

Maneggiàre
Derivato di mano.
Verbo transitivo (io manéggio ecc.).
1. Lavorare, trattare con le mani, soprattutto materie cedevoli e plastiche: maneggiare la creta.
Tastare, palpeggiare parti del corpo, soprattutto di animali.
Tenere e muovere tra le mani un oggetto: sono strumenti delicati, che non vanno troppo maneggiati; un’arma da maneggiare con grande precauzione.
Con riferimento a utensìli, arnesi, strumenti, apparecchi vari, servirsene, farli funzionare facendo uso delle mani: maneggiare la frusta; imparare a maneggiare l’aspirapolvere; quindi, saper maneggiare, saper usare con abilità, con disinvoltura, e per estensione essere esperto in un’arte, in un mestiere, in un’attività: saper maneggiare la spada, il pennello.
2. Maneggiare denaro, il denaro: (figurato) averne continuamente tra le mani, e quindi esercitare un’attività proficua, soprattutto di natura commerciale o finanziaria.
(figurato, antico) Reggere, governare: quanti allora la repubblica maneggiavano … tutti sotto nome di ben pubblico la propria privata ambizione coonestavano (Alfieri).
Riferito a persona, guidarla dominandole la volontà soprattutto al fine di trarne vantaggio, di servirsene per il proprio interesse: ha un carattere debole, e ognuno può maneggiarlo come vuole.
3. In equitazione, addestrare i cavalli alle varie andature o alle arie di alta scuola.
(marina) Manovrare.

Verbo intransitivo pronominale.
Maneggiarsi: comportarsi con arrendevolezza o astuzia e con senso di opportunità: è un furbone, e sa maneggiarsi bene.

Maneggióne
Derivato di maneggiare.
Sostantivo maschile.
Persona che ha molti affari, anche loschi, per le mani; per lo più in senso spregiativo, faccendone, intrigante.

Una (parola) giapponese a Roma

Qapudan
Voce turca, dal greco bizantino kat’epano ‘supervisore, comandante’, incorciato con capitano.
Sostantivo maschile invariabile.
Capitano, comandante di una nave.
Qapudan pascià: titolo che si dava al comandante in capo delle forze marittime dell’Impero ottomano, titolo sostituito nella prima metà del secolo XIX da quello di «ministro della Marina» (baḥriyye nāzirī).

I lettori ci scrivono

Sull’impiallacciatura Mario Cacciari ha cose interessanti da dire.

L’impiallacciatura (che il buon falegnametto di famiglia, oggi pressoché sparito, chiamava impellicciatura) oggidì, e da almeno una centoventina di anni, ha questo nome solamente se il foglio di trancia applicato sopra il legno più vile, ha spessore non superiore ad 1/1,5 mm.
Spesso capita di trovare, nei mobili di epoca fino alla metà del secolo XIX circa, rivestimenti eseguiti con “lastroni” di spessore tra i 2,5 ed i 3,5 mm. Tale lavorazione, ovviamente molto pregiata, ma anche un po’ difficile da eseguire a quei tempi, a causa della scarsità di presse adatte e dell’inesistenza di collanti non a base acquosa, ed anche per la tendenza del materale ad imbarcarsi e deformarsi nel corso dell’opera, viene comunemente detta lastronatura. —

La Canzone Settimanale Enigmistica

La settimana scorsa abbiamo giocato con la quarantesima canzone, ed ecco i risultati: Fermassimo (5+5), BettyBlu (5+4), Alby (5+3), Maurizio Codogno (5+2), Giuly (5+1), Piero Fabbri, M.Fisk, Michele, Alberto Cacciari, Marco Marcon, Nando Tomassoni (5).

Quarantunesima canzone in gioco fino a mercoledì 14 giugno.

Morte di Achille (2 7 2 7)

Fumoso, Trend; Appunto; Burosauri: Nominativo

giugno 9, 2017

Fumóso
Dal latino fumosus.
Aggettivo.
1. Che sprigiona fumo bruciando o esala vapore o caligine: fiaccola fumosa, una pentola fumosa, palude fumosa.
Pieno di fumo, o annerito dal fumo: aria fumosa; osteria fumosa.
(letterario) Di vino, generoso, gagliardo, con allusione all’uso degli antichi Romani di far invecchiare i vini nella cella fumaria: il fumoso falerno.
2. (figurato) Oscuro, complicato, contorto, difficilmente intelligibile: discorso fumoso; scrittore fumoso.
(estensione) Vago, inconsistente, privo di concretezza: progetti fumosi.
Pieno di alterigia, borioso: cattedratici fumosi.

Fumosità
Dal latino fumositas -atis.
Sostantivo femminile.
1. L’essere fumoso, e l’annebbiamento stesso dell’aria prodotto da fumo o altro: non si respirava per la fumosità dell’incendio.
(figurato) Fastidiosa mancanza di chiarezza, di comprensibilità, per insufficiente approfondimento della materia o per indeterminatezza e complessità, anche intenzionale, dell’espressione: fumosità di un discorso politico.
2. (antico) L’esalazione sgradevole e dannosa prodotta dai cibi e dalle bevande che gli antichi immaginavano salire dallo stomaco alla testa generando uno stato di pesantezza o di ebrezza: digerito il vino, per le cui fumosità era loro annebbiata ed alterata la vista (Segneri).

Fumoserìa
Derivato di fumoso.
Sostantivo femminile.
Modo di parlare astruso, volutamente oscuro e fuorviante.

Una (parola) giapponese a Roma

Trend [trend]
Voce inglese di origine germanica, propriamente ‘inclinazione’.
Sostantivo maschile invariabile.
(statistica) Tendenza di fondo di un fenomeno a modificarsi o a mantenersi costante nel tempo.
(economia, estensione) La tendenza fondamentale all’aumento, alla diminuzione o anche alla stabilità che caratterizza l’attività di un settore o del complesso dell’economia di un paese o gruppi di paesi in periodi di varia durata (dell’ordine degli anni), prescindendo dalle variazioni accidentali, stagionali e ricorrenti.
(estensione) Tendenza, orientamento, indirizzo, anche con riferimento a fatti e fenomeni non strettamente economici: il trend dell’opinione pubblica in prossimità delle elezioni; un nuovo trend musicale.

L’appunto e I lettori ci scrivono

L’Accademia della Crusca ci propone un contributo assolutamente in linea con la posizione della Parolata. Grazie all’Accademia.

— L’uso della "d" eufonica, secondo le indicazioni del famoso storico della lingua Bruno Migliorini, dovrebbe essere limitato ai casi di incontro della stessa vocale, quindi nei casi in cui la congiunzione "e" e la preposizione "a" precedano parole inizianti rispettivamente per "e" e per "a" (per esempio "ed ecco", "ad andare". "ad ascoltare" ecc.). Si tratta di una proposta di semplificazione coerente con molti altri processi di semplificazione cui è sottoposta la nostra lingua, ma dobbiamo comunque tener presente che la "d" eufonica non è un elemento posticcio, ma trova la sua origine nella struttura originaria delle due parole interessate che in latino erano "et" e "ad". —

I burosauri

Nominatìvo
Dal latino nominativu(m), derivato di nominare.
Aggettivo.
1. Che contiene, riporta uno o più nomi: biglietto nominativo; elenco nominativo.
Titolo nominativo: (finanza) intestato al proprietario.
2. Caso nominativo, o, assoluto, nominativo: caso grammaticale che, in alcune lingue indoeuropee antiche e moderne, esprime il soggetto della frase e tutte le parti che concordano con esso. Anche usato come sostantivo maschile.

Sostantivo maschile.
(borocratico) Nome: un elenco con molti nominativi.
Sigla, insieme di lettere, numeri o segni che servono a individuare una nave, un aereo, un semaforo ecc., su cui in genere sono raffigurati in modo visibile.

Nominativo, col significato di "nome", è usato nel linguaggio burocratico, e da lì tenta di espandersi nel mondo reale. Non sarebbe più semplice e comprensibile dire "nome" anche nei documenti ufficiali?

Diploma, Swapping; Lettori; Canzone

giugno 5, 2017

Diplòma
Dal latino diploma -atis, greco diploma, propriamente ‘scritto piegato in due’.
Sostantivo maschile (plurale diplomi).
1. Documento ufficiale che attesta il compimento di un determinato ordine di studi o il conseguimento di un’abilitazione professionale: diploma di laurea, diploma di maturità classica ecc.
(comune) Il titolo di tudio o l’abilitazione che col diploma vengono conferiti: prendere il diploma di ragioniere.
Attestato solenne e ufficiale di un’accademia, di un’autorità o di altro organo, con cui si accorda un privilegio, un titolo (diploma di nobiltà, di onorificenza, di benemerenza ecc.).
(ironico o scherzoso) Crisma, patente, riconoscimento generale: ha ricevuto il diploma di idiota.
1. Nell’antichità romana, tipo di documento, scritto su due fogli di papiro, poi di pergamena o su tavolette di bronzo, riuniti a dittico, emanato dall’autorità pubblica per speciali salvacondotti o per congedi militari al termine del servizio.
Dal Rinascimento, nome dato a documenti solenni di sovrani o di pubbliche autorità che conferivano diritti, privilegi o titoli.

Una (parola) giapponese a Roma

Swapping [‘swoppin]
Voce inglese, derivato di (to) swap ‘scambiare’.
Sostantivo maschile invariabile.
1. Scambio di coppie.
2 (informatica) Trasferimento temporaneo di dati appartenenti a una singola attività dalla memoria centrale a una memoria ausiliaria, così da poter disporre della prima per lo svolgimento di altre attività.

I lettori ci scrivono

Lunedì scrivemmo del Liqueur d’espédition usato per la vinificazione con metodo champenoise. Ci ha scritto il nostro francesista di fiducia, Topo Gigio, che ci dice che invece si scrive Liqueur d’expédition. Innanzitutto lo ringraziamo per vegliare sui notri errori e correggerli, e poi segnaliamo che il dizionario Garzanti delle parole straniere contiene tale errore.

La Canzone Settimanale Enigmistica

Ecco i risultati della trentanovesima canzone: Fermassimo (5+5), Bettyblu (5+4), Alby (5+3), M.Fisk (5+2) e Alberto Cacciari (5+1).

Quarantesima canzone, da ora fino a mercoledì 7.

Settimana bianca nei Carpazi (7 6)