Archive for novembre, 2014

Neup- Cute anserina; Didire; Luoghi; Frasi; Conchiglie

novembre 28, 2014

Non è una passeggiata, a cura di PassoBarbasso

Cute anserina, ovvero piloerezione, ovvero pelle d’oca.
Fenomeno consistente nell’erezione dei peli dell’epidermide dovuta dalla contrazione dei muscoli erettori dei peli in conseguenza di stimoli nervosi.
Questo tipo di riflesso si verifica quando una persona accusa freddo intenso o sperimenta emozioni forti come la paura. La cute anserina ha per effetto diminuire la conducibilità termica della pelle e quindi limitare la quantità di calore dispersa dall’organismo. Il fenomeno è anche presente in molti animali come reazione alle condizioni di stress o riflesso attacco-fuga. A titolo di esempio l’istrice allorché si sente minacciato drizza la criniera e gli aculei del dorso. Analogamente, la piloerezione caratterizza il gatto, il cane o la lontra marina: in presenza di un predatore o di un avversario, questo fenomeno fa apparire l’animale più grande di quanto non sia in realtà.
Perché si dica "pelle d’oca" lo si capisce osservando l’aspetto della cute di un’oca spennata.
Esposti agli elementi, agli escursionisti capita a volte di sperimentare la cute anserina a seguito di freddo intenso. Anche la vista di un cinghiale può indurre, per motivi diversi, lo stesso fenomeno.

Passeggiate di dire

In veneto l’escursionista stremato dalla fatica dirà "son copà". I non veneti tradurranno con "sono morto".

Luoghi (comuni) del mondo

Pelle d’oca
In spagnolo, portoghese e rumeno, l’animale preso a riferimento è la più comune gallina anziché l’oca. Si dirà quindi ‘pelle di gallina’.

Frasi, non futilità

Il camminare presuppone che a ogni passo il mondo cambi in qualche suo aspetto e pure che qualcosa cambi in noi.
Italo Calvino

Per un pugno di conchiglie

Sesto libro, quinto indizio

Quarta e ultima parte del libro, usciamo dalla visione malata dei componenti della famiglia e vediamo le cose dal di fuori, in modo più sano, distaccato e realistico. In famiglia capitano comunque altre disgrazie, ad esempio la nipote che fugge di casa rubando i soldi allo zio, che a sua volta li aveva rubati a lei, e per non sbagliare rubando anche i soldi che lo zio aveva risparmiato. E poi il libro finisce, e noi sappiamo che anche la famiglia finisce, lo sappiamo dalla quinta parte, estemporanea, ma già lo avevamo capito per conto nostro.

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Dotto, Vidalita; Paesidapersone; Conchiglie

novembre 27, 2014

Parole a confronto

Dótto
Dal latino ductus -us, derivato di ducĕre ‘condurre’.
Anche, antico, dùtto.
Sostantivo maschile.
1. In biologia, canale a pareti proprie che in genere dà passaggio a un liquido organico (linfa, sangue, prodotto di secrezione, ecc.).
dotto stomatico: (botanica) lo spazio frapposto alle due cellule dello stoma, che a guisa di canale permette la comunicazione tra gli spazî intercellulari e l’ambiente esterno e assicura gli scambî gassosi nei due sensi.
Dotto cistico: (anatomia) il canale che collega la vescicola biliare o cistifellea al dotto epatico, cioè al canale, collocato all’ilo del fegato, che raccoglie la bile dai due dotti biliari.
Dotto eiaculatore: (anatomia) canale che nell’apparato genitale maschile serve a convogliare verso l’esterno il liquido seminale.
Dotto pneumatico: (anatomia) canale che fa comunicare, in un gruppo di pesci ossei, la vescica natatoria con l’intestino anteriore o faringeo.
Dotto toracico: il maggiore collettore della circolazione linfatica, che ha origine da un’ampia dilatazione ampollare posta tra i pilastri del diaframma, dal tronco linfatico intestinale e dai tronchi linfatici lombari, che sono considerati sue radici e che gli portano la linfa dell’intestino e della metà inferiore del corpo; percorre tutto il mediastino posteriore accompagnando l’aorta e giunto nel collo si apre nella vena anonima sinistra.

Dòtto
Dal latino doctus, participio passato di docere ‘istruire’, usato come aggettivo.
Aggettivo.
1. Di persona, istruito, informato: Facesti come quei che va di notte, Che porta il lume dietro e sé non giova, Ma dopo sé fa le persone dotte (Dante).
(comunemente) Che ha acquisito molta dottrina, in senso assoluto o in determinati campi del sapere: è un uomo dotto; dotto in latino, in archeologia, in storia antica.
Come sostantivo maschile: congresso dei dotti; libro per i dotti.
Fare il dotto: darsi arie di sapere molte cose.
Bologna la dotta: così detta per la sua antica tradizione di scuole e di cultura.
2. Di cose, pieno di dottrina: un dotto trattato; commento corredato di dottissime citazioni; o che ha attinenza con la dottrina: dotti studî; con fatiche dotte (Foscolo), fatiche durate per creare opere di erudizione.
In contrapposizione a popolare, per indicare appartenenza alle classi colte o al mondo della cultura: poesia popolare e poesia dotta.
Lingue dotte: le lingue greca e latina o le lingue antiche in genere, anche orientali, in quanto sono soprattutto lingue di alta cultura.
Parole dotte: di solito le parole che vengono alla lingua attraverso la cultura e non per via popolare.
Armi dotte: l’artiglieria, il genio e lo stato maggiore, in quanto richiedono cognizioni scientifiche in chi ne fa parte.

Una (parola) giapponese a Roma

Vidalita [vida’lita]
Voce spagnola, propriamente ‘vita mia’.
Sostantivo femminile invariabile.
(musica) Canzone popolare argentina di tempo lento e carattere malinconico, cantata specialmente con accompagnamento di chitarra.

Paesi da persone

Le isole Falkland, territorio oltremare del Regno Unito, si chiamano così in onore dell’ufficiale di bordo che attraversò lo stretto tra le due isole nel 1690, Anthony Cary, V Visconte Falkland. Falkland, della contea di Falkland, è un paese scozzese.
Il nome delle stesse isole per gli argentini, che le reclamano per la loro nazione, è Malvinas, e deriva da Malouin, che è il nome degli abitanti di Saint-Malo, cittadina marinara della Bretagna, perché avevano colonizzato le isole intorno al 1760. Poiché la città francese prende il nome da san Maclovio, cioè Saint-Malo, arriviamo ad avere due persone per due nomi delle stesse isole.

Grazie a Marco Marcon (ma lui si era fermato al nome Falkland).

Per un pugno di conchiglie

Sesto libro, quarto indizio

E siamo giunti alla terza parte. Cambia il punto di vista di nuovo, ma questa volta si capisce un po’ di più cosa succede: il punto di vista non è di un ritardato mentale, nè di un pazzo squilibrato delirante, ma di un uomo lucido nel suo essere cinico e malvagio. E’ qui che si parla della famiglia che, come diceva quello là, non assomigliava alle altre.

Stento, Stentare, Gigot, Gigotto; Paesi; Conchiglie

novembre 26, 2014

Stènto
Derivato di stentare.
Sostantivo maschile.
1. Difficoltà, fatica: le piantine, anche se con qualche stento, stanno crescendo; que’ quattro, che quel poverino aveva messi da parte, con tanto stento e con tanto risparmio (Manzoni).
Nella locuzione avverbiale a steto: a fatica, a malapena.
Credere a stento: di cosa che non sembra credibile.
2. (specialmente plurale) Sofferenza, privazione dovuta a gravi ristrettezze economiche o mancanza di beni necessari: crescere tra gli stenti; una vita di stenti, D’una gente che gema in duri stenti (Giusti).
3. (antico) Sofferenza in genere (anche per rabbia o gelosia): quanti amanti passan per la via Tutti gli guardi per maggior mio istento (Poliziano).

Stentàre
Latino extentāre ‘provare’, composto di ĕx-, con valore intensivo, e temptāre ‘tastare, tentare’.
Verbo transitivo (io stènto ecc., ausiliare avere).
1. Fare fatica, incontrare difficoltà nel fare qualcosa: stentare a imparare, a scrivere; un paesaggio così poco urbanizzato che si stenta a crederlo; stentare a pagare, avere difficoltà a farlo, oppure farlo di malavoglia.
2. Vivere male, in particolare in ristrettezze economiche: una famiglia che stenta non poco.

Verbo transitivo.
Far fatica a ottenere, a procurarsi: stentare il pane.
Stentare la vita, stentare a vivere, vivere tra gli stenti.

Una (parola) giapponese a Roma

Gigot [dZi’go]
Voce francese, derivato di gigue ‘strumento musicale, giga’.
Anche, antico, gigotto.
Sostantivo maschile invariabile.
(gastronomia) Cosciotto di capretto o di agnello.

Gìga
Dal provenzale giga, dall’antico alto tedesco giga.
Sostantivo femminile.
Nome generico di alcuni strumenti medievali a corde e archetto, con cassa a forma di pera: come giga e arpa, in tempra tesa / di molte corde, fa dolce tintinno (Dante).

Paesi da persone

Le isole Seychelles, che costituiscono lo stato della Repubblica di Seychelles, e che in italiano sarebbe Seicelle (è così, non ridete), prendono il nome da Jean Moreau de Séchelles, ministro delle finanze del re Luigi XV di Francia dal 1754 al 1756.

Marco Marcon propone.

Per un pugno di conchiglie

Sesto libro, terzo indizio

Un’altra parte verte sulla verginità e la purezza femminile, che può diventare un’ossessione, specialmente in ambienti chiusi o legati alle tradizioni. E se da una parte la mancanza di questa purezza può portare all’abbandono e alla disgrazia, con una figlia a carico, dall’altra c’è chi si può suicidare per la vergogna della non purezza altrui, magari di una familiare. Ma stiamo parlando di un altro tempo, rispetto ad ora, e anche rispetto alla prima parte del libro.

Prlt- Esclusivo, Interval training; Paesidapersone; Conchiglie

novembre 25, 2014

<div style=”background-color: rgb(255, 204, 204);”>
<p>Esclus&igrave;vo<br>
Dal latino medievale exclusivu(m), derivato di exclūsus, participio passato di excludĕre &lsquo;escludere&rsquo;.<br>
Aggettivo.<br>
1. Riservato a un singolo o a un gruppo ristretto: diritto, beneficio esclusivo.<br>
A uso esclusivo di qualcuno: destinato solo a lui.<br>
Si dice di ambiente la cui frequenza &egrave; limitata a una determinata cerchia di persone, per lo pi&ugrave; appartenenti a un ceto elevato: un locale, un circolo esclusivo.<br>
2. Di cui non esistono altri uguali: abito, modello esclusivo, confezionato esclusivamente per un negozio o per una catena di vendita.<br>
3. Che mira o vale a escludere: contratto esclusivo; clausola esclusiva.<br>
4. (non comune) Intransigente, incompatibile con altri; esclusivista: carattere, atteggiamento esclusivo; amore esclusivo, geloso, possessivo<br>
5. Nella logica, proposizione esclusiva: la proposizione velatamente composta (equivalente cio&egrave; a due proposizioni) che attribuisce il predicato a un soggetto e a quello solo: per esempio &laquo;non c&rsquo;&egrave; che un Dio&raquo;; frase che equivale a due proposizioni: &laquo;c&rsquo;&egrave; un Dio&raquo; e &laquo;non ce ne sono altri&raquo;. </p>
<p><b>Una (parola) giapponese a Roma</b></p>
<p>Interval training [‘interval ‘trainin]<br>
Locuzione inglese, composto di interval ‘intervallo’ e training ‘allenamento’.<br>
Locuzione sostantivale maschile invariabile.<br>
(sport) Tipo di allenamento che alterna ritmi intensi e meno intensi al fine di migliorare la soglia aerobica e anaerobica.</p>
<p><b><a href=”http://www.parolata.it/Utili/Etimologie/PaesiDaPersone.htm”>Paesi da persone</a></b></p>
<p>Lo stato dello Swaziland, in Africa del sud, deve il proprio nome a Mswati II, re dello Swaziland tra il 1840 e il 1868. Tra l’altro, in italiano il nome sarebbe Suazilandia, ma nessuno lo sua.</p>
<p>Grazie a Marco Marcon per l’informazione.</p>
<p><b><a href=”http://www.parolata.it/Letterarie/Giochi/Conchiglie/Conchiglie.htm”>Per un pugno di conchiglie </a></b></p>
<p><em>Sesto libro, secondo indizio </em></p>
<p>Una parte &egrave; diversa dalle altre: pi&ugrave; immaginifica, pi&ugrave; spirituale, anche pi&ugrave; incomprensibile. Non parla proprio degli eventi, anche se questi ci sono, ma, diciamo, ci ricama su, offre una visione superiore della gretta realt&agrave;.</p></div>

Svezzare, Divezzare, Camion; Yokopoko; Conchiglie

novembre 24, 2014

Svezzàre
Derivato di vezzo, col prefisso s- sottrattivo.
Verbo transitivo (io svézzo, ecc.).
1. (non comune) Far perdere un vezzo, un difetto o una cattiva abitudine: in caserma lo svezzeranno dalla pigrizia, svezzare dall’uso dell’alcol.
Anche riflessivo, svezzarsi: non riesce a svezzarsi dal mangiarsi le unghie; non ero veramente io che volevo svezzarmi dal fumo (Svevo).
2. Forma comunemente usata in luogo del termine più corretto divezzare: il bambino ha sei mesi, è ora di svezzarlo.

Divezzàre
Derivato di vezzo, col prefisso di-.
Verbo transitivo (io divézzo, ecc.).
Disavvezzare, far perdere un’abitudine: divezzare dal gioco; anche di abitudini che creano assuefazione: divezzare dall’uso degli stupefacenti.
In particolare, divezzare. un lattante, un bambino, slattarlo, cessare di allattare.
Nel riflessivo, smettere qualche abitudine o vizio: divezzarsi dal fumo, dall’alcol, dalla droga.

Una (parola) giapponese a Roma

Camion [‘kamion]
voce francese di origine piccarda, connesso con l’antico chamion ‘carretta’, di origine sconosciuta.
Sostantivo maschile invariabile.
1. Autoveicolo di grandi dimensioni adibito al trasporto delle merci, autocarro.
2. (antico) Piccolo veicolo da trasporto a due ruote, carretto.

Yokopoko Mayoko

Il professor Nicolò Merendino tiene corsi di scienza dell’alimentazione e di dietetica all’Università della Tuscia.

Grazie a Teresa Fusco che l’ha scovato.

Per un pugno di conchiglie

Si chiude i quinto libro ed è il momento di fare qualche cambiamento alla classifica del concorso. Poiché quest’anno sembra l’impegno agonistico dei concorrenti sembra essere molto alto, la direzione decide di abbassare gli handicap assegnati ad alcuni concorrenti, e nello stesso tempo ad allungare la durata del concorso.

Il risultato di ciò è che gli handicap saranno: Vizi Coloniali: -70 punti, Marco Marcon e Massimo Chiappone: -20. Nessun handicap per gli altri giocatori, a meno che non lo richiedano loro per motivi di prestigio. Inoltre il concorso terminerà quando il primo o la prima concorrente raggiungerà i 150 punti.

Passiamo ora ai risultati del quinto libro. Indovinano addirittura al primo indizio, umiliando l’autore degli indizi, Cinzia Agostinetto (5+5) e M.Fisk (5+4) e prendono rispettivamente 10 e 9 punti; al secondo indizio Vizi Coloniali per 7 punti (4+3); al terzo Marco Marcon per 5 punti (3+2), Cristina Marsi per 4 punti (3+1) e PP che prende 3 punti. Due risposte sbagliate.

Al solito, classifica, soluzione e indizi sono sulla pagina del sito.

Sesto libro, primo indizio

Si tratta di quattro libri, o di quattro parti di un libro solo? Secondo me è un libro diviso in quattro porzioni che narrano ciò che è accaduto, o ciò che potrebbe essere accaduto, vista da punti di vista differenti, e quindi magari non proprio coerenti.