Impetrare, Jiva; Rovinata

marzo 12, 2019

Impetràre
Derivato del latino petra ‘pietra’.
Verbo intransitivo (io impètro ecc.; ausiliare essere).
(antico o letterario) Diventare di pietra, per lo più in senso figurato, cioè divenire quasi insensibile per grave dolore o rimanere attonito per lo stupore: Io non piangea, sì dentro impetrai (Dante); Ei ch’al cimiero ed al dipinto scudo Non badó prima, or lei veggendo impetra (Tasso).
Anche con la particella pronominale: E perché pria, tacendo, non m’impetro? (Petrarca).

Impetràre
Dal latino impetrare, composto di in- e patrare, propriamente ‘compiere un atto in qualità di padre (pater)’, passato poi al significato di ‘eseguire, concludere’.
Verbo transitivo (io impètro ecc.).
1. (letterario) Ottenere con preghiere, con suppliche, o in genere conseguire una cosa vivamente desiderata: impetrare una grazia, un favore; se di vecchiezza La detestata soglia Evitar non impetro (Leopardi); e certo impetra Che delle Dee l’amabile consiglio Da lei s’adempia (Foscolo).
Impetrare una cosa a qualcuno: ottenergliela, far che gli sia concessa: io son presto di farlo, dove voi una grazia m’impetriate (Boccaccio); Tu l’adito m’impetra al capitano (Tasso).
2. (letterario) Con altro uso sconsigliato perché improprio e soprattutto per l’ambiguità del significato, chiedere supplicando: impetriamo il tuo perdono; amici potenti hanno impetrato per lui la grazia.

Una (parola) giapponese a Roma

Jiva [‘dZiva]
Voce hindi, dal sanscrito jivah, propriamente ‘vivente’.
Sostantivo maschile invariabile.
(religione) Anima individuale, energia vitale.

La parola rovinata

MARTIN LOTARIO
Colui che venne scomunicato da Papa Leone Marino X.

Di Pietro Scalzo.

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Cerbottana; Universali; Rovinata

marzo 11, 2019

Cerbottàna
Dall’arabo volgare zarbatana, attraverso zabatana, di origine persiana o malese.
Sosstantivo femminile.
1. Arma costituita da un lungo tubo di legno o di bambù, col quale si possono lanciare, soffiando, pallottole d’argilla o piccole frecce, usata come strumento di caccia dai popoli primitivi.
Arnese simile di piccole dimensioni e di materiale vario, usato dai ragazzi per lanciare proiettili di carta.
2. (antico) Arma da fuoco costituita da un lungo tubo di metallo, adoperata nel secolo XV come archibusone o spingarda; era detta cerbottana ambulante se montata su un carrello a 4 ruote.
3. (estensione) Cannuccia adoperata nei secoli passati per parlare sottovoce all’orecchio di qualcuno.
Sapere una cosa per cerbottana: (locuzione figurata) sapere qualcosa indirettamente e segretamente, come se fosse stata sussurrata attraverso la cerbottana.

Parole universali

Marco Marcon ci propone un contributo che ha trafugato dal nostro amico Maurizio Codogno. La Parolata se ne impossessa ma, non sapendo ritrovarlo per segnalare la fonte reale, ricorda genericamente il blog di Maurizio, xmau.com, solo uno dei mille posti dove scrive.

— Il prefisso eso- ha due significati opposti. Quello più comune, che deriva dal greco έξω, fuori, significa "esterno": quindi un esoscheletro è uno scheletro esterno. Ma può anche derivare dal greco έσω, dentro, e quindi significare esattamente l’opposto. Cito dal De Mauro:

èso-
Prefisso.
Esterno, in fuori, da o verso l’esterno, sporgenza, uscita, in un ristretto numero di parole di origine greca: esotico, e, usato produttivamente davanti a confissi, aggettivi, sostantivi in termini tecnico-specialistici: esocrino, esogamia, esogenesi, esoscheletro.

èso-
Prefisso.
Dentro, interno, in pochissime parole di origine greca: esoterico, e usato produttivamente davanti a confissi nella formazione di termini tecnico-specialistici: esoderma.

In italiano avevo solo presente la differenza tra esoterico (l’insegnamento per gli iniziati) ed essoterico (quello pubblico), dove come potete vedere i filosofi italiani avevano reso la csi come una doppia s. (Per gli anglofoni è semplice, hanno rispettivamente exo- ed eso-). Ma sempre spulciando il De Mauro ho scoperto questo:

Esocèntrico
Aggettivo.
(linguistica) Di sintagma o parola composta riferita a entità coincidenti con quelle denominate dai singoli componenti, come nei composti endocentrici quali teletrasmissione, cartamoneta e nei composti determinativi

Esocèntrico
Aggettivo.
(linguistica) Di sintagma o composto, riferito a entità non coincidenti con quelle denominate dai singoli componenti, come pellerossa, rompiscatole.

Insomma, è vero che ci sono parole comuni, come "ospite", che possono avere due significati opposti; ma che un termine tecnico possa farlo mi pare un po’ esagerato… —

La parola rovinata

MARTINGALA
Concilio Protestante.

Di Pietro Scalzo.


Polizza, Gusli; Schiele

marzo 8, 2019

Pòlizza
Dal greco bizantino apodeiksa, classico apodeiksis ‘dimostrazione, prova’ e quindi anche ‘ricevuta, quietanza’, derivato di apodeiknymi ‘mostrare, rilevare’, poi latino tardo apodīxis.
Sostantivo femminile.
1. Foglietto contenente indicazioni di vario genere, in parte stampate e in parte manoscritte, che serve di ricevuta, di contrassegno, o attesta un’obbligazione da parte dello scrivente e simili.
Polizza del Monte di Pietà, o polizza di pegno: documento che legittima il possessore a ottenere, contro l’estinzione del mutuo, la restituzione degli oggetti dati in pegno.
Nel linguaggio bancario e mercantile, titolo rappresentativo di un credito; documento avente valore di contratto.
Polizza di abbonamento: documento che prova la locazione per un dato periodo di tempo di una cassetta di sicurezza presso una banca.
Polizza di assicurazione (anche assoluto): documento di prova del contratto di assicurazione, che riproduce le condizioni generali e particolari che lo regolano, predisposte dall’assicuratore e accettate dall’assicurato.
Polizza di carico: documento che, oltre alla funzione di ricevuta rilasciata dal comandante della nave (o dal vettore) al caricatore, attestante l’avvenuto carico della merce a bordo, ha la funzione di titolo di credito rappresentativo della merce viaggiante per mare e quella di titolo di consegna della merce stessa.
2. (antico) Ogni specie di ricevuta (per tasse pagate, versamenti eseguiti ecc.); mandato di pagamento o di riscossione; conto, fattura: il villano sartor, che … Oso sia ancor con polizza infinita A te chieder mercede (Parini); intimazione a contribuenti morosi; mandato di cattura; titolo di debito pubblico; cambiale (polizza di cambio); atto notarile; lasciapassare, salvacondotto.
Con significato ancor più generico, sinonimo di biglietto (biglietto da visita, biglietto d’ingresso a sale di pubblico spettacolo, biglietto d’avviso, d’invito, di partecipazione ecc.): trovo sul tavolino … una polizza di visita del censore Brambilla (Tommaseo).
Sinonimo di scheda, specialmente quelle adoperate per votazioni, estrazioni a sorte ecc.: mette la mano sul martello, e ce la tien sospesa, come in un’urna, prima di tirar su la polizza (Manzoni).
3. In tipografia, elenco del quantitativo di lettere e segni di un corpo di un dato carattere (redatto per consuetudine dalle fonderie secondo criteri statistici di frequenza del loro impiego nella lingua d’uso) di cui ci si serve come base per le ordinazioni.

Una (parola) giapponese a Roma

Gusli [‘guzli]
Voce russa.
Sostantivo maschile invariabile.
(musica) Strumento popolare russo simile alla cetra, di forma trapezoidale e con un numero variabile di corde.

Come si dice Schiele?

Bedřich Smetana, compositore ceco dell’Ottocento, si pronuncia più o meno [be’tritS ‘smetana].


Spesso, Muntaz; Marchi: Auditel

marzo 7, 2019

Spésso
Latino spissus.
Aggettivo.
1. Che si presenta denso e fitto: su tutta la zona c’era un fumo spesso e nerastro.
(antico o regionale) Con riferimento alla densità di un liquido, di un fluido: una minestra troppo spessa; Bollia là giuso una pegola spessa (Dante); o con il significato di folto: foresta spessa; un albero dai rami spessi.
Che ha notevole spessore (in contrapposizione a sottile): stoffa piuttosto spessa; la tavola di legno deve essere spessa almeno cinque centimetri.
2. Numeroso, frequente: di che nascano le spesse ribellioni (Machiavelli); l’anatomia nacque con la spessa osservazione degli aruspici sull’entragne delle vittime (Vico); percote a spessi tocchi Antico un plettro il tempo (Foscolo), il tempo percuote con tocchi frequenti un’antica lira. Nell’uso moderno soltanto nella locuzione avverbiale spesse volte, frequentemente.

Spésso
Uso avverbiale dell’aggettivo spesso, sviluppatosi già alle origini della nostra lingua.
Avverbio.
Frequentemente, ripetutamente, molte volte: Quanto in femmina foco d’amor dura, Se l’occhio o ’l tatto spesso non l’accende (Dante); E spesso tremo e spesso impallidisco (Petrarca); ci vediamo molto spesso; al cinema ci vado ormai sempre meno spesso.
Rafforzato con l’iterazione: si trova spesso spesso nei guai; o con l’aggiunta di volentieri, per lo più ironico: spesso e volentieri arriva tardi agli appuntamenti.

Una (parola) giapponese a Roma

Muntaz [mun’tats]
Adattamento dell’amarico e tigrino munṭāz, dall’arabo mumtāz ‘scelto, distinto’.
Sostantivo maschile invariabile.
(storia) Graduato di truppa, il primo dei gradi militari dei gregari delle truppe di colore nelle ex colonie italiane.

Marchi, non parole

Àuditel
Marchio registrato della società omonima che effettua questo rilevamento in Italia, composto dell’inglese audi(ence) e tel(ematica).
Sostantivo maschile invariabile.
Indice di ascolto delle trasmissioni televisive, rilevato con metodi statistici su un campione di telespettatori

Grazie a Marco Marcon.


Scisma, Mana; Rovinata

marzo 6, 2019

Scìsma
Dal latino tardo schisma, che è il greco skhisma, derivato di skhizo ‘dividere’.
Anche, antico, scìsmate.
Sostantivo maschile (plurale scismi).
1. Separazione di un gruppo di fedeli dal corpo della Chiesa cattolica, per ribellione alla disciplina e alla gerarchia della Chiesa stessa o alla sua dottrina (in quest’ultimo caso si parla più propriamente di eresia).
Scisma d’Oriente: detto anche greco o bizantino, la separazione verificatasi fra la Chiesa romana di lingua e rito latino e il Patriarcato di Costantinopoli, dopo il 1054, per contrasti fra il patriarca e il papa Leone IX.
Scisma d’Occidente: detto anche grande scisma, quello provocato nel 1378 dalla elezione di papa Urbano VI, cui fu contrapposto da parte dei cardinali francesi l’antipapa Clemente VII, e conclusosi formalmente, dopo il concilio di Costanza del 1414, con l’elezione di Martino V Colonna (1417), che riportò la sede papale a Roma.
2. (estensione) Separazione analoga che si determina o si è determinata in comunità religiose diverse dalla Chiesa cattolica.
Scissione che si produce all’interno di un gruppo organizzato, di un partito, di un movimento artistico o letterario e simili: le correnti più rigide del partito minacciavano uno scisma.

Una (parola) giapponese a Roma

Mana [‘mana]
Voce di origine melanesiana, traducibile in ‘forza vitale’.
Sostantivo maschile invariabile.
(etnologia) In Melanesia e Polinesia, forza impersonale che si ritiene posseduta, in modo temporaneo o permanente, da persone, animali o cose, e che si manifesta in effetti insoliti e straordinari.
Secondo alcune teorie, forma elementare e primitiva di sacralità.

La parola rovinata

BIBLIOCIECA
Edificio con servizio di prestito di libri in braille.

Di Franco Palazzi.