R- Credenza, Cadeau; Marchi: Stellite; Grandi dubbi

luglio 30, 2020

Newsletter originale del 20/6/2005

Ritorna la Parolata dopo qualche contrattempo, agilmente superato grazie alla prontezza di spirito e al sangue freddo del vostro ottimo curatore.

Parole a confronto

Credènza
Latino medievale credentia(m), derivato di credere.
Sostantivo femminile.
1. Il credere; fede: credenza in Dio; credenze religiose.
2. Opinione, convinzione: credenza popolare.
3. (non comune) Fiducia, attendibilità: trovare, meritare credenza.
Lettere di credenza: credenziali.
Comprare, vendere a credenza: (popolare) a credito.
4. (antico) Assaggio delle vivande destinate a un principe o a un potente per provargli che non sono avvelenate: far (la) credenza.
5. (antico) Segretezza.
Consiglio di credenza: nel comune medievale, consiglio che assisteva i consoli nelle questioni più gravi e delicate.

Credènza
Da credenza, nel significato di assaggio del cibo.
Sostantivo femminile.
1. Armadio da cucina o da sala da pranzo in cui si ripongono le stoviglie e gli altri utensili della tavola, talora i cibi che non necessitano di refrigerazione.
2. (antico) L’insieme delle vivande servite a mensa.

Una (parola) giapponese a Roma

Cadeau [ka’do]
Voce francese; dall’antico provenzale capdel ‘(lettera) capitale’, quindi ‘ornamento, cosa che abbellisce’.
Sostantivo maschile invariabile.
(antiquato) Regalo, dono.

Marchi, non parole

Stellìte
Sostantivo femminile.
(metallurgia) Marchio registrato, lega non ferrosa a base di cobalto, tungsteno, cromo e carbonio, caratterizzata da elevata resistenza al taglio e all’azione di acidi e soluzioni saline.

Marco Marcon riapre le danze.

I grandi dubbi

Vi ricordate il grande dubbio delle donne nude per vendere mutande femminili? Ebbene, l’ottimo Piero Fabbri ci ha inviato un contributo che pubblichiamo con piacere.

— Uno dei più grandi misteri della biologia e dell’etologia (ci sono un paio di libri di Richard Dawkins che illustrano bene la questione) è che sembra essere sempre valido il seguente teorema: poichè nelle forme di vita sessuate c’è un sesso che spende molte energie per portare avanti la fabbricazione del nuovo essere mentre l’altro sesso fa in genere assai meno fatica (cinque minuti contro nove mesi nel nostro caso, senza parlare delle cure parentali), in tutte le specie il sesso che fa meno fatica fa di tutto per mettersi in mostra.
Palchi di corna che sono scomodissimi quando si tratta di scappare nei boschi, code di pavone che sono una manna per i predatori, insomma, un sacco di orpelli che mettono a repentaglio la sopravvivenza pur di convincere le femminucce di essere strafighi e meritevoli. Le femmine, giudici supreme che già pagano lo scotto della gravidanza, col cavolo che si mettono quelle robe scomode per apparire più belle.
Questo vale per tutte le specie, tranne per quella umana, in cui sono in genere le femmine che, nonostante paghino con lunga gravidanza e cure parentali quasi infinite, sono particolarmente attente agli orpelli seduttivi. I biologi non sanno rispondere, parlano di probabili interferenze culturali rispetto alla programmazione genetica.
Forse per la stessa ragione, la pubblicità delle mutande funziona col rimbalzo ("Guarda questo cretino di mio marito che faccia da pesce lesso fa di fronte alla fotografia di quella maiala in mutande… quasi quasi me le compro pure io, voglio vedere se poi mette su l’espressione da triglia ammandrillata anche con me…"). —

Volete partecipare alla discussione? Inviateci le vostre idee sull’argomento.

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