Parrucca, Nemes

maggio 4, 2020

Speciale museo Egizio (visto che non ci posso andare)

Parrùcca
Etimo incerto; il secondo significato si è formato in Francia, ma la voce francese corrispondente, perruque, è a sua volta un prestito dall’italiano.
Anche, antico o regionale, perrùcca.
Sostantivo femminile.
1. Zazzera, folta capigliatura. Questo significato originario è ormai scomparso e sopravvive solo in usi scherzosi, sentiti però come un’estensione del significato seguente, per indicare capelli troppo lunghi, o spioventi sul collo, o disordinati: perché non vai a farti tagliare quella parrucca?; venne il barbiere, e protestò ch’ei non intendeva d’impacciarsi per nulla con la mia perrucca (Foscolo); in quanto al suo proprio podere, non se n’occupava punto, dicendo ch’era una parrucca troppo arruffata, e che ci voleva altro che due braccia a ravviarla (Manzoni).
Servire qualcuno di barba e parrucca: modo proverbiale equivalente al più comune servire qualcuno di barba e capelli, cioè servirlo a dovere, dargli quello che si merita, conciarlo male: i signori Savi capirono l’avvertimento e si disposero umilmente a servire il generale di barba e di perrucca, come si dice a Venezia (Nievo).
2. Capigliatura posticcia, fatta di capelli naturali o artificiali, usata per fini estetici (specialmente nell’antichità, e poi soprattutto nei secoli XVII e XVIII, ma anche, talvolta, attualmente per acconciature femminili), per mascherarsi o truccarsi, per nascondere la calvizie ecc.
Anche come simbolo di tempi passati, di idee e costumi superati e simili: non è più il tempo delle parrucche.
(estensione) Persona, per lo più anziana, legata al passato, di mentalità arretrata, più comunemente parruccone: quante parrucche alla riunione di ieri.
3. (zoologia) Particolare malformazione delle corna del capriolo, che si presentano con molte escrescenze laterali.
4. (figurato, regionale o antico) Sgridata, solenne ramanzina: il tutore gli fece una parrucca che non finiva più (Arrighi).
Sbornia (romanesco: perùcca).

Una (parola) giapponese a Roma

Nemes [‘nemes]
Voce egizia.
Sostantivo maschile invariabile.
(storia) Copricapo indossato dai sovrani egizi nell’antichità, consistente in una cuffia di stoffa, spesso lino, che avvolgeva il capo aprendosi lateralmente ad esso in due ampie ali per poi ricadere sul petto e sulle spalle. Il nemes simboleggiava la natura divina del faraone, figlio del dio sole Ra, venuto in terra a proteggere il suo popolo e la sua terra. Spesso al centro del nemes si trovava l’ureo, l’immagine del serpente, posta a protezione del sovrano. Sinonimo: klaft.

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