R- Cenotafio; Marchi: Rapidograph; Nomididire; Ribollite

gennaio 16, 2020

Newsletter originale del 29/3/2005

Cenotàfio
Dal greco kenotáphion, composto di kenós ‘vuoto’ e táphos ‘tomba’.
Sostantivo maschile.
Tomba vuota e, più comunemente, monumento sepolcrale, innalzato in onore di qualche illustre defunto, senza che il suo cadavere vi sia effettivamente sepolto: il cenotafio di Dante nella chiesa di S. Croce in Firenze.

Marchi, non parole

Rapidograph [ra’pidograf]
Nome commerciale di penna prodotta dalla Rotring.
Sostantivo femminile invariabile.
Penna a inchiostro per disegnatori tecnici funzionante a cartucce, dalla caratteristica punta che permette di tracciare linee dalla larghezza costante.

Piero Fabbri piazza la rapidograph come se nulla fosse.

Nomi di dire

Fare il miracolo di Maometto
Significa andare a trovare qualcuno che è lontano o non si fa mai vedere.
Deriva da un miracolo attribuito a Maometto, quando il profeta, in una sola notte, viaggiò da La Mecca a Gerusalemme e di qui salì al settimo cielo per conoscere la potenza di Dio.

Storie ribollite

Nuove idee fluiscono nelle menti dei nostri migliori scrittori: chinalski propone una nuova ribollita sulla pagina del sito e qui sotto.

Sedicesima storia ribollita

Si sa che il mondo dei bambini è cattivo, spietato, però i grandi lo ricordano sempre come un periodo spensierato e farebbero carte false per tornare ad assaporare le sensazioni che ricordano pure e ingenue dei primi contatti con la vita.
Il povero Giacomo però non se lo immaginava così falso, così disonesto. Era anziano, un po’ annoiato dalla vita, non cercava nuove esperienze e avrebbe volentieri passato gli ultimi tempi della propria vita seduto su una poltrona a guardare le montagne dalla finestra. Ma così non aveva previsto il destino: il giorno che un giovane uomo d’affari entrò nell’albergo della figlia di Giacomo, dove lui aiutava come poteva, la vita del vecchio si trasformò. Sì, perché l’uomo, che si faceva chiamare semplicemente "signore", era un tipo taciturno, specialmente quando non beveva, e non beveva mai, però aveva un sacco di amici strani e poco raccomandabili. Quando Giacomo capì chi era veramente il signore, quando scoprì che si chiamava Guglielmo, era oramai troppo tardi per evitare la catastrofe: prima quel suo collega dai modi gentili, che preferiva anche lui usare un soprannome, con cui il signore ebbe un garbato scambio di convenevoli, seguito dalla morte improvvisa del figlio di Giacomo, poi, probabilmente avvertito dal collega, quel tipo con la vista acutissima, Giacomo ne ebbe una prova sbalorditiva, che ricevette uno strano sigillo, bianco, dal signore. Tutto successe in così breve tempo, Giacomo non aveva assolutamente il controllo della situazione, era sballottato dagli eventi e dalle persone: si ritrovò scagliato fuori dalla locanda, in difficoltà, senza capire chi erano gli amici e chi i nemici, sempre in pericolo e, cosa inaspettata, si ritrovò improvvisamente proiettato nel mondo infantile.
Non staremo qui a ripercorrere tutti gli accadimenti del povero Giacomo, del giovane dottore che si dimostrò poi un delinquente, o dell’incontro con quel ragazzetto, il monco, burbero e scontroso, sempre con un criceto sulla spalla, che infine si dimostrò persona altruista e leale, e i viaggi per le montagne, i buoni compagni di avventure, e poi la ricerca e infine il ritrovamento, grazie anche a quell’amicone di Beniamino, di oggetti di valore nullo, importanti solo sentimentalmente, per i quali tutti i bambini sembravano smaniare, che erano il motivo di tutto l’agitarsi cui Giacomo fu sottoposto e che, ovviamente, non cambiarono la vita ad alcuno dei protagonisti della storia

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