Deroga, Soigne; Lettori; Perversi

ottobre 14, 2019

Derogàre
Dal latino derogare, con il significato giuridico, composto di de- privativo e rogare ‘proporre una legge’.
Verbo intransitivo (io dèrogo, tu dèroghi ecc.; ausiliare avere).
1. (giuridico) In senso proprio, abrogare parzialmente una legge anteriore relativamente a determinate ipotesi; in questa accezione, il verbo ha come soggetto la nuova legge, o più raramente il legislatore, colui che emana la nuova norma.
(comune) Non osservare, legittimamente o illegittimamente, quanto è stabilito da un accordo, da una disposizione, da una consuetudine e simili: derogare a un contratto, a una norma; derogare all’etichetta di corte; per estensione, derogare alle prescrizioni del medico, non seguirle, allontanarsene in un determinato caso; derogare ai propri principi (frequente, ma impropria, la costruzione con la preposizione da: derogare dai propri principi). Il verbo è usato talora anche transitivamente, soprattutto nella forma passiva: le norme contenute in una legge imperativa non possono essere derogate.
2. (antico) Detrarre, togliere in parte, usata soltanto in alcune locuzioni: derogare all’onore, al merito, alla dignità di qualcuno.
Privare temporaneamente della nobiltà: professioni deroganti.

Dèroga
Derivato di derogare.
Sostantivo femminile.
L’atto, il fatto di derogare: derogare a un contratto, a una consuetudine; fecero chiamare il dirigente e il responsabile, protestarono e discussero e infine pregarono: ma il Regolamento non ammetteva deroghe (Sereni).
Si usa soprattutto nel linguaggio giuridico, amministrativo e burocratico, nella locuzione in deroga, derogando, facendo un’eccezione a quanto è stabilito: in deroga alle disposizioni vigenti.
Premio in deroga: quello attribuito ai dipendenti dello stato in casi eccezionali e in relazione a particolari esigenze di servizio.

Derogazióne
Dal latino derogatio -onis.
Sostantivo femminile.
1. Il derogare e l’effetto, oggi più comunemente deroga.
2. (antico) Perdita temporanea della qualifica di nobile in conseguenza dell’esercizio di una professione non confacente a un nobile (arti manuali, uffici pubblici minori ecc.), in base a un principio affermatosi soprattutto nei secoli XVII e XVIII.

Una (parola) giapponese a Roma

Soigné [sua’ne]
Voce francese, participio passato di soigner ‘curare, prendersi cura’.
Agettivo invariabile.
Di persona, curato, elegante, ricercato nei modi e nell’abbigliamento.
Di lavoro, minuzioso, rifinito con estrema accuratezza,

I lettori ci scrivono

Ci scrive Alex Merseburger, purtroppo citando marchi che non sono diventati sostantivi comuni.

— La VIBRAM (derivata da VItale BRAMani) mi ha fatto venire in mente ADIDAS derivato dal nome Adolf, soprannome ADI, e le iniziali del cognome DASsler.
Ancora meglio il signore veneto Caberlotto, fondatore della fabbrica di scarponi CABER. Quando lo sci andò in crisi, si rivolse allo sport estivo, inizialmente il tennis, fondando la LOTTO utilizzando la seconda parte del cognome. —

Versi perversi

Torna una rubrica quanto mai saltuaria: quella degli errori contenuti in poesie, canzoni o simili.
In Monna LIsa, di Ivan Graziani, un verso recita: "e io sto torturando la tela col rasoio e con le unghie". Purtroppo però la Monna Lisa di Leonardo non è una tela: è dipinta su una tavola di legno.

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