Collo; Lettori

giugno 29, 2016

Parole a confronto

Còllo
Dal latino. collum.
Sostantivo maschile.
1. Nell’uomo e in altri vertebrati, la parte superiore, ristretta, del tronco, su cui s’articola la testa, e che racchiude organi importantissimi ed essenziali alla vita: portava appeso al collo il crocifisso più grande che si fosse mai visto addosso a un prete (Romana Petri).
Portare, tenere in collo un bambino: appoggiato alla spalla davanti e sorretto da un braccio.
Buttarsi al collo, buttare le braccia al collo d’una persona: correre ad abbracciarla, abbracciarla con impeto.
Allungare il collo: (figurato) cercare di vedere, curiosare.
Far allungare il collo: (figurato) far aspettare molto, specialmente a tavola o in genere prima di concedere ciò che uno desidera.
Tirare il collo a una bottiglia: (figurato) sturarla.
Stare sul collo: (figurato) tenere sotto dominio tirannico, opprimere: Col novo signore rimane l’antico; L’un popolo e l’altro sul collo vi sta (Manzoni).
;ettere un piede (o i piedi) sul collo a qualcuno: (figurato) tenerlo come schiavo, opprimerlo, angariarlo.
Tenere la mannaia sul collo a qualcuno: (figurato) minacciarlo, opprimerlo.
Essere indebitato fino al collo: (figuraot) essere pieno di debiti.
Andare, venire, correre a rotta di collo (meno comune a fiaccacollo, a scavezzacollo): con furia precipitosa.
2. (estensione) Parte assottigliata e ristretta d’un membro o organo del corpo.
Collo del piede: la regione dei malleoli.
Collo della vescica, dell’utero: la porzione inferiore di tali organi.
In particolare, nella descrizione del femore e dell’omero, il collo anatomico è la porzione ristretta che sorregge la testa dell’osso; il collo chirurgico, è il tratto che unisce l’intera estremità superiore al corpo dell’osso, al livello del quale si può praticare l’amputazione.
Parte assottigliata e ristretta di alcuni recipienti: il collo del fiasco, della bottiglia.
In botanica, parte ristretta di un organo e particolarmente quella dell’archegonio.
Collo della spiga: la parte inferiore, unita al gambo.
In geografia fisica, la parte iniziale dell’estuario, dove termina il letto del fiume vero e proprio.
3. Parte della camicia, del vestito o di altri indumenti, che cinge il collo.
4. Sommità tondeggiante di un monte, soprattutto in quanto sia valicabile; in questa accezione, è oggi più comune la variante colle e la forma tronca còl.
Con il significato di cima, o di colle in genere, e in quello di sommo d’un argine, per cui può essere considerato anche un metaplasmo di colle, è stato usato da Dante: ed è natura Ch’al sommo pinge noi di collo in collo (Paradiso); giù dal collo de la ripa dura (Inferno).
5. In architettura, la parte inferiore del capitello.
6. In marina, ciascun giro completo di un cavo attorno a un oggetto: prendere uno, due … colli, avvolgere una, due … volte.
Nella manovra navale, una vela è a collo (o accollo) quando riceve il vento sulla faccia prodiera, in modo da frenare la nave.
7. Collo d’oca: Nelle costruzioni meccaniche, ansa di un albero sulla quale è articolata una biella; cinematicamente equivale a due manovelle riunite per il bottone e con i perni coassiali.
Arco a collo d’oca: in architettura, lo stesso che arco rampante.
8. Collo di cigno: organo di appoggio dei panconcelli di legno (aghi) di una diga mobile alla traversa superiore.
A collo di cigno: detto di oggetti a forma lunga e ricurva come il collo del cigno; è caratteristica, per esempio, dei dorsali di mobili nello stile napoleonico (1800-1820).
Bilanciere a collo di cigno: pressa usata in legatoria per imprimere in oro, o a colori, in incavo, sulla copertina o sulla costola dei libri, quando aveva, anticamente, lunghe leve orizzontali.

Còllo
Da collo ‘parte del corpo’, per metonimia; propriamente ‘ciò che si porta sul collo’.
Sostantivo maschile.
Qualunque oggetto grosso (involto, balla, cesta, cassa, mobile) che si trasporti: trenta colli di mercanzia.
Collo pesante o ingombrante: nei viaggi marittimi o aerei, quello che per il peso o la dimensione superiore a un determinato limite, commisurato a normali difficoltà di maneggio e di stivaggio, impone l’applicazione di soprannoli progressivamente crescenti.

I lettori ci scrivono

È il nostro amico Alex Merseburger che ci scrive. Si parlava di "minestra" intesa come primo piatto.

— Concordo con ogni parola del contributo di Cacciari.
Nel 1978, giovane matricola universitaria bolognese, con gran sorpresa mi si diceva in mensa o in trattoria: "Di minestra abbiamo tagliatelle al ragù ecc…"
Aggiungo un’ulteriore "stranezza" locale.
Quando serviti dal panettiere o dal pizzicagnolo, il commesso chiedeva: "Altro?".
Se il cliente era soddisfatto, per terminare la sua spesa rispondeva "Altro".
Probabilmente una contrazione di "nient’altro", ma a noi forestieri faceva sorridere. —

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