Mangia, Qutb; Lettori

maggio 12, 2016

Màngia
Forse da Mangiaguadagni, abbreviato in Mangia, soprannome di un tale Giovanni Ducci, uno dei primi campanari addetti a suonare le ore sulla torre del palazzo comunale di Siena, soprannome passato poi a designare l’automa che funzionò fino al 1780 e infine a indicare la torre del palazzo, detta ora torre del Mangia.
Sostantivo maschile invariabile.
(toscano) Persona che incute o vorrebbe incutere paura, uomo egoista e tracotante: fare il mangia, fare il gradasso, il prepotente.

Una (parola) giapponese a Roma

Qutb [kutb]
Voce araba, propriamente ‘asse, polo’.
Sostantivo maschile invariabile.
(religione) Nel linguaggio mistico musulmano, santo occulto che sta al vertice della gerarchia sufica dei santi responsabili del governo del mondo.

I lettori ci scrivono

Tempo fa pubblicammo un contributo di Ottar Sande sull’etimologia di "vanvera", e che riportiamo nuovamente.

— In Scandinavia c’è una parola antica, con radici germaniche, che somiglia molto ad "a vanvera". Il significato non è lo stesso, ma si avvicina molto. Si dice "i vanvare" o "av vanvare" [vànvare], e significa "con trascuratezza" ma le connotazioni non sono sempre così negative come in italiano: descrive delle cose evitabili e che succedono per caso.
"I vanvare" esiste anche nelle lingue danese e norvegese, gli svedesi dicono "av vanvara", ma la parola è caduta più o meno in disuso. Anche i tedeschi hanno lo stesso prefisso negativo "Wahn" e il verbo "wahren", ma la parola composta non c’è nella loro lingua moderna. —

Aggiungiamo oggi lo studio realizzato dal sito www.etimoitaliano.it a riguardo.

— L’etimologia della parola vanvera è di origine incerta: alcuni riconducono l’etimologia di vanvera all’antico lemma onomatopeico fanfera dal suono fan-fan (da cui fanfarone = chiacchierone, spaccone, sbruffone, millantatore); altro etimo, dallo spagnolo bambàra dall’omonimo gioco di carte, a sua volta da bambarria che nel gioco del biliardo indica un tiro sbagliato ma casualmente vincente. Per cui, chi parla a vanvera è colui che parla a casaccio, diremmo con una perifrasi moderna, chi utilizza le labbra senza connetterle col cervello…
Una meno diffusa ma non meno interessante etimologia del termine vanvera riconduce l’etimo ad uno strumento in uso nel Seicento presso i Veneziani che era chiamato appunto vanvera: si trattava di un contenitore per i gas intestinali utilizzato da chi soffrisse di meteorismi incontrollabili, che permetteva di scaricare, anche in pubblico, ed immagazzinare momentaneamente tali miasmi un un sacchetto di pelle, e di scaricarli successivamente, una volta non in presenza di altre persone! —

Infine, a domanda precisa, Vittorio Daniele, cogestore del sito, aggiunge:

— Da qualche ricerca effettuata parrebbe non vi sia una diretta correlazione tra la parola vanvera della lingua italiana e la parola vanvare di origini germaniche pur avendo entrambe una somiglianza fonetica ed una certa sovrapponibilità di significati. Probabilmente si tratta di, pur strane, coincidenze. —

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