Marmitta, Czarda; Rovinata; Conchiglie

novembre 3, 2015

Marmìtta
Dal francese marmite, di etimo incerto, forse derivato del francese antico marmite ‘ipocrita’, con allusione al fatto che la marmitta, profonda e dotata di coperchio, nasconde il suo contenuto, diversamente da altri recipienti più bassi.
Sostantivo femminile.
1. Recipiente usato in cucina, simile a una pentola ma più grande, di rame stagnato, o di ferro, o anche di terracotta: una grossa marmitta di minestra.
In particolare, recipiente che serve per la preparazione del rancio dei soldati; marmitta da campo: a forma di secchiello, stagnata all’interno e generalmente usata con un apposito fornello a sei posti.
2. Dispositivo, detto anche silenziatore, applicato alla parte terminale del tubo di scappamento di un motore a combustione interna, allo scopo di attenuare il rumore che accompagna lo scarico dei gas combusti: per lo più in lamiera d’acciaio o in lega leggera, porta internamente una serie di tramezzi i quali costringono la corrente gassosa a compiere un cammino tortuoso, attraverso il quale essa si fraziona perdendo velocità e pressione.
Marmitta catalitica: speciale marmitta costituita di allumina, riportata su un supporto ceramico poroso, e contenente, allo stato disperso, metalli nobili con funzione catalitica.
3. Marmitte eoliche: (geografia) affossamenti o caverne che, nelle regioni desertiche o sabbiose, si formano per l’erosione esercitata dalla sabbia violentemente smossa e sbattuta dal vento contro gli ostacoli.
Marmitte dei giganti: (geografia) cavità poco profonde, grossolanamente cilindriche ad asse quasi verticale, con le pareti più o meno levigate e talvolta striate, che si generano nelle rocce per il moto vorticoso e prolungato di acque torrentizie, fluviali o marine trasportanti materiale solido o per l’azione abrasiva di una grossa pietra mantenuta in movimento rotatorio dalle acque stesse.
Marmitte dei pigmei: (geografia) piccole nicchie che si trovano sul soffitto o nelle pareti delle caverne costiere, dovute in parte all’azione dell’ondazione, in parte all’erosione eolica e a molluschi.

Una (parola) giapponese a Roma

Czarda [‘tSarda]
Adattamento dell’ungherese csárdás, propriamente ‘danza che si esegue in un’osteria (csárda)’.
Anche ciàrda.
Sostantivo femminile.
Danza popolare ungherese, nella quale una lenta e patetica introduzione prelude a un ritmo allegro e vivace, di carattere rude e violento.
Musica che accompagna tale danza.

La parola rovinata

PRIMAVERRA
In futuro, sarà la prima stagione.

Di Pietro Scalzo.

Per un pugno di conchiglie

Quarantatreesimo libro, secondo indizio

Voi sapete di me perché io ve l’ho raccontato, a mano a mano che le cose accadevano. Perché a me, in effetti di cose ne sono accadute, non so per quale motivo, ma le cose mi accadute più che ad altri. Come quella storia delle mie sorelle e delle fotografie dei conoscenti. Cosa c’entravo io in quella storia? Ma niente, è ovvio, fatto sta che mi è capitata.

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