Sublime, Sumlimare, Ripeur; Propone; Conchiglie

giugno 3, 2015

Sublìme
Dal latino sublimis, con la variante sublimus, composto di sub ‘sotto’ e limen ‘soglia’: propriamente ‘che giunge fin sotto la soglia più alta’.
Anche, antico, sublìmo.
Sostantivo maschile.
1. (letterario) Molto alto, molto elevato: un ampio, antico, augusto Di più di cento colonnati estrutto In cima a la città sublime albergo (Caro); le Grazie amano l’ombra Del sublime cipresso (Foscolo).
2. (figurato) Eccelso, supremo, nobilissimo: intelligenza sublime; un esempio sublime di virtù; il genio sublime di Michelangelo; come nella Grecia non provenne poeta maggior d’Omero, così nell’Italia non nacque poeta più sublime di Dante (Vico).
Stile sublime: secondo le norme della retorica antica, quello che conviene agli argomenti più elevati.
3. Il sentimento che nasce alla vista di qualsiasi spettacolo grandioso: la natura ci ispira il sublime.
4. (filosofia) Concetto dell’estetica antica, ripreso successivamente soprattutto in età romantica, che identifica la perfezione dell’opera d’arte con il vigore della passione e dello stile; il sentimento che suscita la contemplazione di una tale opera: innalzarsi al sublime; ricercare il sublime nella musica.
5. Calcolo sublime: (matematica) espressione usata fino alla metà del secolo XIX per indicare il calcolo differenziale e integrale, ora scomparsa dall’uso scientifico. Analogamente si chiamò fisica sublime l’insegnamento della fisica fatto con largo ricorso al calcolo sublime.

Sublimàre
Dal latino tardo sublimāre, derivato del classico sublīmis ‘sublime’; il significato scientifico dal latino medievale degli alchimisti.
Anche, antico, soblimàre.
Verbo intransitivo.
1. Rendere sublime; elevare moralmente: quel gesto sublima il suo comportamento.
(non comune) Elevare a un’alta carica, a un’alta condizione; esaltare: sublimare al pontificato, alla gloria.
(antico, letterario) Far alzare, sollevare: Come la fronda che flette la cima / nel transito del vento, e poi si leva / per la propria virtù che la soblima (Dante).
2. (psicoanalisi) Orientare gli istinti, suprattutto sessuali, attraverso il processo della sublimazione, rivolgendoli a fini più elevati.
3. (chimica, fisica) Far passare una sostanza direttamente dallo stato solido a quello aeriforme.

Verbo intransitivo.
(chimica, fisica) Detto di sostanza, passare direttamente dallo stato solido a quello aeriforme.

Una (parola) giapponese a Roma

Ripeur [ri’p2r]
Voce francese, derivato di riper ‘fare scivolare’.
Sostantivo maschile invariabile.
(tecnologia) Nei laminatoi, dispositivo per trasferire il laminato da una gabbia a un’altra.

La Parolata propone

Ci scrive Cristina sulla proposta parolatesca di "noi scrissimo".

— Mah, sbaglierò, ma mi pare che più di una semplificazione di verbi inutilmente irregolari, si tratti di una imposizione di ulteriori forme irregolari al posto dei quelle regolari che riescono a sopravvivere…

Il verbo è scrivere, al passato remoto: Io scrissi (irregolare), tu scrivesti (regolare), egli scrisse (irregolare), noi scrivemmo (regolare), voi scriveste (regolare), essi scrissero (irregolare).
Per cui la semplificazione dovrebbe essere: io scrivei, tu scrivesti, egli scrivé (o scrivette?), noi scrivemmo, voi scriveste, essi scrivettero.
Ciò non toglie che la forma scrissimo mi piace tanto anche se mi ricorda un po’ il gergo di uno (quale?) dei sottoposti del commissario Montalbano :) —

Dopo il contributo di Cristina potrebbe cambiare l’obiettivo della proposta di variazione: diventerebbe perché "noi scrissimo" è più bello (che era un po’ anche la motivazione iniziale di Mario).

Per un pugno di conchiglie

Rispondono correttamente al trentatreesimo libro monoindizio, nell’ordine: Vizi Coloniali (5+1), Mario Cacciari (4+1), Cristina (3+1).
Quattro le risposte errate.
Era La giornata d’uno scrutatore, di Italo Calvino.

Trentaquattresimo libro monoindizio

Sarebbe mia intenzione riferirmi a te utilizzando una denominazione affettuosa specifica, ma non sono sicuro che ciò sia di tuo gradimento.

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