BIFFA, BIFFARE, JUKEBOX; Mottiebuoi

dicembre 18, 2013

Parole a confronto

Bìffa
Dal longobardo wīffa ‘fastello di paglia’ assunto come segno di confine.
Sostantivo femminile.
1. Asta con in cima un segno ben visibile da lontano e un foro di traguardo, usata per operazioni topografiche e per allineamenti, nella sua forma più semplice si tratta di una canna diritta spaccata in cima, nella quale s’infila un cartoncino bianco.
2. Segnale a forma di X, di materiale rigido e fragile (come gesso o vetro), posto sulle crepe dei muri per controllare se si allargano nel tempo.

Biffàre
Derivato di biffa.
Verbo transitivo.
1. Segnare con biffe punti determinati in un rilevamento topografico.
2. Munire un muro di biffe.

Biffàre
Dal francese biffer, forse derivato del francese antico biffe, ‘stoffa a righe’.
Verbo transitivo.
1. Cancellare con trattini incrociati o con un segno a X parte di uno scritto o stampato; guastare, con due profondi graffi a X, la lastra di un’incisione (o di una litografia, ecc.), per impedire che ne vengano tratte altre copie in più del numero fissato dall’artista.
(estensione) Cancellare, depennare (per es., un capitolo di un bilancio preventivo, o altro).
2. (figurato, non comune) Runare con abilità e destrezza, trafugare.

Almeno in Piemonte, e forse neanche tutto, biffa significa anche brutta faccia, da delinquente, ma tale voce non è riportata sui dizionari.

Una (parola) giapponese a Roma

Jukebox [dZu’boks]
Locuzione angloamericana, composto di juke (house), propriamente ‘casa di malaffare’ , nome con cui erano indicate le bettole e i luoghi di ballo frequentati dai neri degli Stati Uniti meridionali, e di box ‘scatola’, quindi ‘scatola (musicale) per sala da ballo’.
Anche juke-box.
Sostantivo maschile invariabile.
Tipo di fonografo elettrico automatico, diffuso specialmente in passato soprattutto nei bar, caffè, stabilimenti balneari, sale da ballo e altri luoghi di trattenimento: è formato da un mobile contenente un amplificatore elettroacustico, con giradischi e numerosi dischi o compact-disc, che si scelgono e si fanno suonare introducendo una moneta o un gettone e premendo determinati tasti.

Motti e buoi dei paesi tuoi

Roberto Vittorioso e un bue dei paesi suoi (in senso stretto).

— A metà anni ‘60 iniziò a Roma la vendita degli hamburger: si chiamavano "bistecche alla svizzera" ma in Svizzera si sono sempre chiamati hamburger. —

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