CROCO, CROCEO, DESHABILLE; Accento; Poesia; Eufemismo

novembre 26, 2013

Cròco
Voce dotta, latino crŏcu(m), che è dal greco krókos, di etimologia incerta.
Sostantivo maschile (plurale crochi).
1. (botanica) Genere di piante erbacee con fiori a forma di imbuto violacei, bianchi o gialli e foglie diritte e sottili, cui appartiene lo zafferano.
2. (letterario) Zafferano,
(letterario) Colore giallo aranciato caratteristico dei pistilli dello zafferano: son le ciglia sue d’oro e di croco (Marino).

Cròceo
Voce dotta, dal latino crocĕu(m) ‘color del croco’, derivato di crŏcus ‘croco’.
Aggettivo.
(letterario) Che ha il colore dello zafferano, tra il giallo e l’arancio: velluto croceo.

Una (parola) giapponese a Roma

Déshabillé [dezabi’je]
Voce francese, propriamente participio passato di déshabiller ‘svestirsi’.
Sostantivo maschile invariabile.
Elegante vestaglia femminile."

In déshabillé
Locuzione aggettivale invariabile.
Non completamente vestito.
(eufemismo) Seminudo, discinto.

L’accento, questo sconosciuto

Si dice cròceo, e non crocèo.

Poesia

Tutto torna
ma non è mai lo stesso.
I tiepidi raggi di sole indorano
i postumi di un paesaggio d’inverno.
Osservo tutto dalla mia stanza:
vento gelido fra i campi assorti
Una lumaca luccicante muore.

Claudio Spinosa.

L’eufemismo

Per dire che qualcuno (o qualcuna) è nudo si può dire "come mamma l’ha fatto", oppure "in déshabillé".

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