FENOMENO, EPIFENOMENO, EPI-, FAZENDA; Appunto

luglio 16, 2013

Parole a confronto

Fenòmeno
Dal latino tardo phaenomeno(n), che è dal greco phainómenon ‘fenomeno, apparenza’, participio presente sostantivato di pháinesthai ‘apparire, sembrare’.
Sostantivo maschile.
1. Tutto ciò che si manifesta all’esperienza esterna o all’esperienza interna dell’uomo con caratteri specifici e individuabili: fenomeno fisico, naturale, psicologico, affettivo.
In filosofia, ciò che si manifesta all’osservazione empirica, il dato immediato della conoscenza sensibile.
Nella terminologia scientifica, tutto ciò che può essere osservato e studiato sperimentalmente: fenomeno elettrico, magnetico, linguistico, sociale.
2. Fatto, evento, manifestazione che richiama su di sé una particolare attenzione: fenomeno storico, artistico; il fenomeno dell’emigrazione, dell’urbanesimo.
3. (familiare) Persona, animale o cosa dotata di qualità o caratteristiche fuori del comune, che perciò suscita meraviglia: sei un vero fenomeno!
Fenomeno da baraccone: persona mostruosa che si esibisce al pubblico nei baracconi delle fiere.

Aggettivo invariabile.
(posposto al sostantivo, familiare) Stupefacente, sorprendente, straordinario: un ragazzo fenomeno, ha fatto una carriera fenomeno.

Epifenòmeno
Composto di epi- e fenomeno.
Sostantivo maschile.
1. (filosofia) Fenomeno accessorio che si aggiunge ai fenomeni corporei, intesi come fondamentali, senza cambiarne i caratteri fondamentali o modificarne lo sviluppo.
2. (medicina) Sintomo collaterale che si aggiunge in un tempo successivo a quelli di una malattia.

Epi-
Primo elemento di parole composte di origine greca o di formazione moderna, dal greco epí ‘sopra, su, in, dopo, di nuovo’ (epicarpo, epigrafe, epilogo).

Una (parola) giapponese a Roma

Fazenda [fa’zenda]
Voce portoghese, dal latino facienda ‘cose da fare’.
Sostantifo femminile invariabile.
Grande azienda agricola brasiliana.

L’appunto

Ci scrive Ezia, con una domanda.

— Volevo sapere se è corretto dire "il più giusto" e, ancora, quando il rafforzativo "più" non deve essere utilizzato. —

Più è il comparativo irregolare di molto, ed è usato per formare il comparativo di maggioranza: più bello, più facile, più giusto;
e il superlativo relativo: il più bello, il più facile, il più giusto.
Non deve essere usato il comparativo "più molto". Non deve neanche essere usato "più meglio", mentre sono corrette le forme rafforzative "assai meglio", "molto meglio".

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