PLACITO, BENEPLACITO, NANNY; Uomini; Paesipersone; Lettori

luglio 12, 2013

Plàcito
Dal latino placitu(m), neutro sostantivale di placitus, participio passato di placìre ‘piacere’, poi diventato ‘parere, massima, precetto’.
Sostantivo maschile.
1. Nei regni romano-barbarici, assemblea generale del popolo convocata periodicamente dal sovrano con funzioni consultive e giurisdizionali.
(estensione) Pubblico giudizio concluso con una sentenza.
(estensione) Corte giudicante.
(estensione) Documento contenente il verbale del giudizio e il testo della sentenza.
2. Sentenza di un’autorità giudiziaria medievale: placiti cassinesi, che contengono i più antichi documenti del volgare italiano.
(estensione) Sentenza, opinione espressa da persona autorevole, specialmente in materia di filosofia.

Beneplàcito
Dal latino beneplacitu(m), composto di bene ‘bene’ e il participio passato di placìre ‘piacere, essere gradito, acconsentire’.
Sostantivo maschile.
1. Approvazione, consenso, permesso: avere il beneplacito dalle autorità.
2. (raro) Volontà, arbitrio, potestà: agirà a suo beneplacito.

Una (parola) giapponese a Roma e Uomini e parole

Nanny [‘nanni]
Voce inglese, propriamente alterazione infantile del nome proprio Anne ‘Anna’.
Sostantivo femminile invariabile.
Bambinaia.

Paesi da persone

Riese Pio X, in provincia di Treviso, era chiamato soltanto Riese fino al 1952, quando venne aggiunto il suffisso per ricordare l’omonimo papa, originario di lì.

È il nostro nuovo amico Eros Andreoli che ce lo segnala.

I lettori ci scrivono

Igal Gigliotti ci propone un interessante contributo sul romano della stadera.

— Mi permetto di segnalare che prim’ancora che arabo, il termine "rumman" deriva dall’ebraico "rimon" che vuol dire, per l’appunto melagrana. Già in Sicilia il lemma "rimùna" indicava, nel gergo dell’antica Giudecca di Siracusa (e credo pure di altre città siciliane) il peso usato nella stadera. Va aggiunto che la lingua ebraica esiste da oltre cinquemila anni; l’arabo, così come lo conosciamo noi, s’è formato attorno al Mille.
Infine una nota: gli spadai siciliani "riciclavano" i "rimuna" o romani che dir si voglia, a mo’ di pomi, applicandoli alla sommità dell’impugnatura delle spade, a guisa di contrappeso della lama, già assai pesante. —

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