CIFRA, CIFRARE, DOLABRA; Lettori

aprile 15, 2013

Cìfra
Dal latino medievale cifra(m), che è dall’arabo sifr ‘il vuoto; nulla, zero’, calco del sanscrito sunya usato dai matematici indiani per ‘zero’.
Anche, antico, cìfera, zìfera, zìfra.
Sostantivo femminile.
1. Ciascuno dei segni con cui si rappresentano i numeri dallo zero al nove: un numero di sei cifre.
(estensione) Numero, anche di più cifre.
Far cifra tonda: arrotondare, per eccesso o per difetto, al numero più vicino in unità o decine o centinaia ecc.
Cifra astronomica: numero elevatissimo.
Cifra di merito: in varie tecnologie, indice numerico della qualità delle caratteristiche di funzionamento di uno strumento, un apparecchio o simili.
Cifra elettorale: quoziente elettorale.
2. Somma di denaro: pagare una bella cifra.
Cifra d’affari: (commerciale) valore complessivo della merce fatturata.
Cifra di castelletto: limite oltre il quale una banca non può concedere credito alla stessa persona.
Una cifra: (gergale) un sacco, molto: mi piace una cifra.
3. Abbreviazione di un nome, formata per lo più dalla lettera iniziale: ricamare le cifre sul fazzoletto. Sinonimo: monogramma.
4. Scrittura segreta usata nei dispacci militari o diplomatici; codice: messaggio in cifra.
Parlare in cifra: (figurato) oscuramente.
5. (letterario) Tratto stilistico peculiare che caratterizza l’opera di uno scrittore o di un artista.
6. (antico) Zero.

Cifràre
Verbo transitivo.
1. Rappresentare nomi o altre parole con una sigla, con cifre (di solito, le lettere iniziali).
Ricamare con un monogramma: cifrare un fazzoletto.
2. Trascrivere un messaggio secondo un codice; codificare.
3. (antico) Apporre la propria sigla a un’opera.

Una (parola) giapponese a Roma

Dolàbra
Latino dolabra(m), derivato di dolare ‘sgrossare con l’ascia, piallare’.
Sostantivo femminile.
Nell’antichità romana, sorta di coltellaccio o ascia a due lame, di taglio e di punta, usata come attrezzo da lavoro o per sgozzare e squartare le vittime sacrificali.

I lettori ci scrivono

Ci scrive Stefano Bossa.

— A proposito di gregge, ricordo con piacere ed un pizzico di nostalgia, la tesi del mio compianto professore di latino e greco del liceo il quale sosteneva che, in realtà, dare dell’"egregio" a qualcuno equivalesse a dargli del "cornuto".
Infatti, secondo la sua teoria, chi si distingue dal gregge (da cui l’etimologia di "egregio") è il montone, la cui peculiare caratteristica distintiva rispetto alla pecora sta, appunto, nelle presenza di corna piuttosto importanti. —

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