TROFEO, ICE-STREAM; Personedapaesi; Lettori; Tommaso

febbraio 28, 2012

Trofèo
Dal latino trophaeu(m), che è dal greco trópaion ‘monumento per la sconfitta’, affine a tropé nel significato di ‘sconfitta (del nemico)’.
Sostantivo maschile.
1. Le armi e le spoglie del nemico vinto che il vincitore ammucchiava sul luogo della battaglia o riportava con sé in patria a testimonianza della vittoria: i trofei di guerra.
(estensione) La rappresentazione artistica, di solito scultorea, di un trofeo; qualsiasi segno o monumento posto a ricordo di una vittoria: erigere un trofeo.
2. (estensione) Oggetto o composizione di oggetti (armi, scudi, bandiere, fiori, frutta ecc.) che simboleggiano vittorie o successi conseguiti in campi specifici o anche usati per ornamento di pareti, come decorazione architettonica ecc.: trofeo di caccia, sportivo.
A trofei: detto di decorazione usata spesso nella maiolica rinascimentale italiana, composta di simboli guerrieri e musicali.
3. (estensione) Nello sport, premio attribuito al vincitore di una gara.
(estensione) La gara stessa.
4. Distintivo di metallo sul berretto o sull’elmetto dei soldati.
5. Le corna che ornano la testa di cervi, daini e altri animali ungulati, in quanto oggetto di caccia.
6. (figurato) Segno, ricordo (anche scherzoso): quelle lettere sono i suoi trofei amorosi.
7. (figurato, letterario) Vittoria: Ilio raso due volte e due risorto / splendidamente su le mute vie / per far più bello l’ultimo trofeo / ai fatati Pelidi (Foscolo).

Una (parola) giapponese a Roma

Ice-stream [ais’trim]
Voce inglese, composto di ice ‘ghiaccio’ e stream ‘corrente’.
Sostantivo maschile invariabile.
(geografia) Nelle regioni scandinave, lingua di ghiaccio che si stacca dai ghiacciai e discende più rapidamente fino al mare.

Persone da paesi

Francesco Bussone fu un condottiero piemontese del XV secolo, anche noto come Il Carmagnola o conte di Carmagnola, essendo nato appunto a Carmagnola. Fu conte di Castelnuovo Scrivia e poi di Chiari, ma non di Carmagnola.

I lettori ci scrivono

Continua la discussione sui tempi verbali usati da Manzoni nei Promessi sposi. Ecco il contributo di Luciano Guareschi.

— Per Mario Cacciari: non credo che a nessuno venga in mente di "correggere" uno scritto di Alessandro Manzoni. La mia era una semplice domanda rivolta alla vasta e, mi pare, appassionata platea della Parolata: "Perché Manzoni ha scritto così e non così? Forse perché allora si scriveva in quel modo? O per dare più forza ad un certo discorso, come nel caso degli anacoluti?"
Finora le giustificazioni date nelle varie risposte mi sembrano piuttosto fiacche. Il dubbio non è per il modo verbale usato dal Manzoni, ma nel tempo del modo verbale: sarebbe o sarebbe stato?
Tagliamo la testa al toro, semplifichiamo la domanda. Qual è il tempo verbale corretto, fra i due utilizzati, nella frase seguente (già indicata in precedenza)? C’è qualcuno che ha il coraggio di dirmi che son validi entrambi?

[…]Appena compita la cerimonia della vestizione, il guardiano gl’intimò che sarebbe andato a fare il suo noviziato a ***, sessanta miglia lontano, e che partirebbe all’indomani. —

Tommaso Feleri! Chi era costui?

Secondo indizio
Allora iniziano le indagini del commissario, che individua in particolare due sospetti. Il commissario è affascinante, colto, meridionale.

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