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MOLCERE, PLAZER; Lettori; Tommaso

febbraio 7, 2012

Mólcere
Dal latino mulcìre ‘carezzare, lambire’ e ‘dilettare, lenire’.
Anche, rari, mùlcere, molcìre, mulcìre.
Verbo transitivo [usato nell’imperfetto indicativo (io molcévo ecc.) e congiuntivo (io molcéssi ecc.), e nelle forme in terza persona singolare mólce, mólca, in terza persona plurale mólcano, e nel gerundio molcèndo].
(poetico) Dilettare, allietare: quando più dolce / la rima molce / l’orecchio (Saba).
Placare, lenire: e poi che nullo / vivente aspetto gli molcea la cura, / qui posava l’austero (Foscolo).

Una (parola) giapponese a Roma

Plazer [pla’zer]
Sostantivo maschile invariabile.
Componimento poetico originario della poesia provenzale, ma diffuso anche in quella italiana dei primi secoli, in cui l’autore enumera le cose piacevoli che desidererebbe; in italiano è per lo più in forma di sonetto.

I lettori ci scrivono

Ci ha scritto Luciano Guareschi che, forse, sta inaugurando una nuova rubrica della Parolata riguardante gli errori dei grandi scrittori. Ma lasciamo a lui la parola.

— Qualche errore sintattico ne "I Promessi Sposi", edizione 1840. Ma si tratta poi di errori? Qualcuno è in grado di giustificare queste forme diverse nei tempi del verbo? Qui di seguito un primo esempio.

[…]Renzo entrò nel cortile, e sentì un misto e continuo ronzìo che veniva da una stanza di sopra. S’immaginò che sarebbero amiche e comari, venute a far corteggio a Lucia. —

La Parolata per il momento non risponde, e rilancia il dubbio ai suoi dotti lettori.

Tommaso Feleri! Chi era costui?

Secondo indizio
Poi c’è lui, famosissimo, che gestisce le cose. E quando dico gestisce intendo in senso stretto, senza lasciare grandi possibilità di variazioni o interpretazioni.