Parole a confronto
Sìllaba
Dal latino syllaba(m), che è dal greco syllabé, derivato di syllambánein ‘raccogliere insieme’, composto di syn ‘con, insieme’ e lambánein ‘prendere’.
Sostantivo femminile.
(linguistica) Unità fonetica fondamentale costituita da uno o più suoni che si pronunciano con la stessa emissione di voce; può essere formata da una vocale o da un dittongo, soli o accompagnati da una o più consonanti.
Sillaba aperta: quando la vocale è alla fine della sillaba (per esempio ca- di casa).
Sillaba chiusa: quando il confine sillabico coincide con una consonante (per esempio car- di carne).
Parola di una sillaba, monosillabo; parola di due, tre, quattro sillabe, bisillabo, trisillabo, quadrisillabo.
Sillaba breve, lunga: nella prosodia classica, sillaba che contiene una vocale breve o lunga.
Non dire, non proferire sillaba: (figurato) rimanere in silenzio.
Non capire una (sola) sillaba: (figurato) non capire nulla.
Non cambiare una sillaba: (figurato) non cambiare una parola di ciò che è stato detto o scritto da altri.
Sìllabo
Dal latino tardo syllabu(m) ‘collezione’, derivato del greco syllambánein ‘raccogliere’.
Sostantivo maschile.
1. (non comune) Catalogo, indice.
Sillabo universitario: ruolo dei professori universitari e dei corsi che essi trattano.
2. Elenco, pubblicato nel 1864, di ottanta proposizioni estratte da documenti del papa Pio IX, con cui questi condannava le tesi filosofiche, ideologiche e politiche di ispirazione liberale considerate come errori all’epoca.
3. Programma di insegnamento delle lingue, specialmente straniere.
Una (parola) giapponese a Roma
Midinette [midi'nEt]
Voce francese; composto di mi(di) ‘mezzogiorno’ e dinette ‘piccolo pasto’; propriamente ‘che fa un piccolo pasto a mezzogiorno’, per la frugalità delle abitudini.
Sostantivo femminile invariabile.
(gergale, scherzoso) Lavorante di sartoria parigina.
Animali di dire
Non c’è trippa per gatti
Significa che non c’è alcuna possibilità di ottenere ciò che si chiede. La spiegazione del detto è così riportata da Wikipedia.
— Un aneddoto ormai famoso narra che, neoeletto sindaco [di Roma], a [Ernesto] Nathan venne sottoposto il bilancio del comune per la firma. Nathan lo esaminò attentamente e, quando lesse la voce "frattaglie per gatti", chiese spiegazioni al funzionario che gli aveva portato il documento. Egli rispose che si trattava di fondi per il mantenimento di una nutrita colonia felina che serviva a difendere dai topi i documenti custoditi negli uffici e negli archivi capitolini.
Nathan prese la penna e cancellò la voce dal bilancio, spiegando al suo esterrefatto interlocutore che d’allora in avanti i gatti del Campidoglio avrebbero dovuto sfamarsi con i roditori che avevano lo scopo di catturare e, che nel caso di topi non dovessero trovarne, sarebbe venuto a cessare anche lo scopo della loro presenza. Da questo episodio deriverebbe il detto romanesco Nun c’è trippa pe’ gatti. —
Dizionario gastronomico italiano-regionale
Massimiliano Rosso ci segnala che la trippa a Milano, e anche un po’ in giro per il nord Italia, si chiama busecca.
Tommaso Feleri! Chi era costui?
Il dodicesimo libro monoindizio era Il visconte dimezzato, di Italo Calvino.
Tredicesimo libro monoindizio
Dakota, due ore dopo mezzanotte.