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LAPIDE, DARK, DARK LADY; Lettori; Accento; Luoghi; Tom

febbraio 21, 2012

Lapìdeo
Dal lat. lapideu(m), derivato di lapis -pidis ‘pietra’.
Aggettivo.
1. (letterario) Di pietra, fatto di pietra: l’antica arca lapidea (Pascoli).
2. (estensione) Che ha la durezza o l’aspetto della pietra.
3. Relativo alla lavorazione della pietra.

Sostantivo maschile (femminile lapidea).
Operaio addetto alla lavorazione della pietra.

Una (parola) giapponese a Roma

Dark [dark]
Voce inglese; propriamente ‘buio, scuro’.
Aggettivo invariabile.
1. Che appartiene o si riferisce a un movimento giovanile sorto nella prima metà degli anni Ottanta, che esprime attraverso l’abbigliamento di colore nero la propria vocazione alla tristezza, alla malinconia.
2. Musica dark, genere di musica pop i cui testi esprimono una visione triste, cupa della vita.

Dark lady [dark'lEdi]
Locuzione inglese; propriamente ‘signora (lady) tenebrosa (dark)’.
Locuzione sostantivale femminile invariabile.
Signora fatale e spregiudicata che non si fa scrupolo di usare il suo fascino per indurre chi ne resta soggiogato al delitto.

I lettori ci scrivono

Entriamo nel pieno della disputa sui tempi verbali usati da Manzoni. Ci scrive a proposito Mario Cacciari.

— A me la frase riportata pare corretta:
"[...]Il sospetto che la sua risoluzione fosse attribuita alla paura, l’afflisse un momento; ma si consolò subito, col pensiero che anche quell’ingiusto giudizio sarebbe un gastigo per lui, e un mezzo d’espiazione."

La si sarebbe potuta infatti scrivere in questa maniera:
"[...]Il sospetto che la sua risoluzione fosse attribuita alla paura, l’afflisse un momento, ma si consolò subito. Pensò che per lui sarebbe un gastigo, e un mezzo d’espiazione, anche quell’ingiusto giudizio."

L’uso del condizionale è assolutamente legittimo!
O forse l’"errore" denunciato sta nel tempo del condizionale?
E chi critica ritiene che si sarebbe dovuto scrivere "per lui sarebbe stato un gastigo"?
Be’ io – forse sbagliando – credo che un Autore (e penso che Sandrino si meriti l’A majuscola) abbia tutti i diritti di scegliere quale tempo usare, in casi come questo. Se preferire un tempo riferito al momento, presente, in cui il personaggio pensa, o piuttosto al momento in cui il lettore viene coinvolto nelle sue riflessioni.

Ma poi… son passati 172 anni dalla ripulitura fiorentina del linguaggio dell’edizione precedente! Perché allora non andare a correggere anche quel "gastigo" che nessun vocabolario registra più, dopo il mio Zingarelli dell’inizio del secolo scorso?

E dai! siamo mica qua a contare le zampe ai mussini!
Come un altro amico ha fatto rilevare (forse V.C.? non ricordo bene, ma non ho voglia di andare a controllare) l’uso dei tempi e dei modi, come l’ortografia, in 172 anni hanno subito parecchie mutazioni e dobbiamo re-imparare a leggere (come si faceva ai miei tempi del liceo) con l’orecchio di chi ha scritto.
Poi, eventualmente, per l’incolto, si può sempre ricorrere alla traduzione moderna, come già fu fatto, ahiahiahi!, per Il Principe. —

L’accento, questo sconosciuto

Si dice lapìdeo, e non lapidèo.

Luoghi di dire

Stefano scrive alla Parolata per segnalare il detto: "Ce n’è un altro a Lucca", che si usa per indicare una cosa impossibile. E ci chiede anche se ne conosciamo la genesi. La Parolata non lo sa, e gira la questione ai suoi lettori, riponendo particolari speranze nel folto gruppo toscano.

Tommaso Feleri! Chi era costui?

Secondo indizio
Dovete indovinare un libro di battaglie, di conquiste, di morti.

EUTANASIA, DISTANASIA, MOT JUSTE; Accento; Abita; Battuta; Tommaso

gennaio 11, 2012

Parole a confronto

Eutanasìa
Dal latino euthanasia(m), dal greco euthanasía, composto di êu ‘bene’ e thánatos ‘morte’.
Sostantivo femminile.
1. (medicina) Morte indolore provocata per porre fine alle sofferenze di un malato inguaribile.
Eutanasia attiva: per somministrazione di determinate sostanze.
Eutanasia passiva: per sospensione del trattamento medico.
2. (disusato) Morte tranquilla e naturale.

Distanasìa
Tratto da eutanasia, per sostituzione del prefisso eu- con dis- peggiorativo, vedi anche il greco dysthánatos ‘che produce una dura morte’.
Sostantivo femminile.
Morte dolorosa a seguito di tecniche terapeutiche che mirano a prolungare la vita del paziente quanto più possibile, senza tenere conto della sofferenza del moribondo.

Una (parola) giapponese a Roma

Mot juste [mo 'Zyst]
Locuzione francese, composto di mot ‘parola’ e juste ‘giusta, adatta’.
Locuzione sostantivale maschile invariabile.
Espressione appropriata per esprimere un’idea o uno stato d’animo.

L’accento, questo sconosciuto

Si dice eutanasìa, e non eutanàsia.

Si dice distanasìa, e non distanàsia.

Abita come mangi

Alex Merseburger ci dice che i veronesi sono anche detti scaligeri, prendendo il nome dalla famiglia Della Scala che governò la città dal 1262 al 1387.

Battuta obbligatoria

— Durante tutta la durata del gioco [della tombola], poi, non mancherà chi tra i vostri amici chiamerà l’ambo o il terno anche quando si sarà in attesa della tombola, o chi chiederà se è uscito il numero 92. Per fortuna le feste sono quasi finite. —

Era sempre Alessia Donatelli e purtroppo, invece, il suo contributo è finito. La ringraziamo per le sofferenze che si è autoinflitta per potere produrre questo importante contributo.

Tommaso Feleri! Chi era costui?

Terzo indizio
Lui uccide per denaro, due volte.

CUPIDIGIA, YEOMAN; Accento; Schiele; Eufemismo; Battuta; Tommaso

gennaio 10, 2012

Cùpido
Dal latino cupidu(m), derivato di cupere ‘desiderare’.
Aggettivo.
(letterario) Assai desideroso, bramoso: cupido di ricchezze, di onori, di gloria; veloci cupidi inseguimenti (D’Annunzio).
Concupiscente, libidinoso: occhio, sguardo cupido.

Cupidìgia
Latino volgare cupiditia(m), derivato di cupidus ‘cupido’.
Sostantivo femminile.
(letterario) Desiderio sfrenato, bramosia, avidità: cupidigia di ricchezze.

Una (parola) giapponese a Roma

Yeoman ['jeomen]
Voce inglese, forse da young man ‘giovane uomo’.
Sostantivo maschile invariabile.
(storia) Uomo libero ma non nobile, proprietario di terreni, specialmente nei secoli XVI e XVII.
Uomo chiamato a ricoprire qualche ufficio pubblico.
Membro della guardia incaricata di proteggere la Torre di Londra.

L’accento, questo sconosciuto

Si dice cùpido, l’aggettivo, e non cupìdo.

Come si dice Schiele?

Il dio romano dell’erotismo e della bellezza si dice Cupìdo.

L’eufemismo

Ci scrive Marco Marcon.

— Mi è venuto in mente un bell’eufemismo classico per morire: "cadere"!
Vale sopratutto per i soldati che in battaglia non muoiono ma cadono,
ma è usato anche per altre morti per incidente: sul lavoro talvolta e
per poliziotti/carabinieri/pompieri…
Ti segnalo anche che per gli alpini (specie se in congedo) si dice
anche che "vanno avanti", ma questo uso è molto gergale tra i soli
alpini, appunto. —

Battuta obbligatoria

Continua il contributo di Alessia Donatelli sulle battute obbligatorie del gioco della tombola.

— Quando sarà estratto il numero 69, lo sventurato detentore del tombolone dovrà dire "sessantanove… ah, no, scusate, era al contrario, è il sessantanove". —

Tommaso Feleri! Chi era costui?

Secondo indizio
Lei è poverissima e deve prostituirsi per mantenere i famigliari. Lui dona alla famiglia di lei dei soldi in un momento di particolare difficoltà.

Animali: LOMBRICALE, TRABUCO; Accento; Abita; Tommaso

dicembre 14, 2011

Animali di parole

Lombrìco
Latino lumbricu(m).
Sostantivo maschile [plurale lombrichi].
Nome comune di varie specie di vermi ermafroditi dal corpo cilindrico diviso in anelli, vive nei terreni umidi nutrendosi di sostanze contenute nel terriccio, che espelle sotto forma di piccoli cumuli, è molto utile all’agricoltura; è detto anche verme di terra.

Lombricàio
Sostantivo maschile.
1. Terreno umido pieno di lombrichi.
2. (estensione, disusato) Luogo sporco e umido.
(figurato, disusato) Luogo abitato da gente sudicia o disonesta: un lombricaio di teppisti e prostitute.

Lombricàle
Derivato di lombrico, per la forma.
Aggettivo.
Che ha forma di lombrico.
(anatomia) Si dice di ognuno dei muscoli sottili e allungati delle mani e dei piedi e che determinano il movimento delle dita.

Una (parola) giapponese a Roma

Trabuco [tra'buko]
Voce spagnola, propriamente ‘trombone, arma da fuoco ad avancarica’.
sostantivo maschile invariabile.
Grosso sigaro avana.

L’accento, questo sconosciuto

Si dice lombrìco, e non lómbrico.

Abita come mangi

Gli abitanti di Livorno si chiamano livornesi ma anche labronici, prendendo il nome dal porto che Cicerone aveva indicato in una lettera al fratello col nome di Labronis e che fu successivamente identificato con Livorno.

Tommaso Feleri! Chi era costui?

Terzo indizio
Il nostro eroe è profondamente impegnato a contribuire alle importanti vicende politiche del periodo: diventa militare ed è incaricato di partecipare a una missione nel sud Italia dove muore suo padre, poi ottiene un ruolo amministrativo importante. Ah, di sfuggita scopre anche che la donna che aveva fatto ingelosire la sua amata, in realtà, era sua sorella.

PERVERSO, FIMBULVETR; Persone; Accento; Tommaso

dicembre 2, 2011

Pervertìre
Dal latino pervertere ‘sconvolgere, sovvertire, corrompere’, composto di per, che indica deviazione, e vertere ‘volgere’.
Verbo transitivo [io pervèrto ecc.].
1. (antico) Cambiare, alterare.
2. Far degenerare, corrompere: pervertire gli animi.

Pervertìrsi
Verbo intransitivo pronominale.
Degenerare, corrompersi: gusti, costumi che si vanno pervertendo.

Pervèrso
Dal latino perversu(m), propriamente participio passato di pervertere.
Aggettivo.
1. Che ama fare il male, che è volto al male: un uomo, un animo perverso; una vita perversa.
2. Degenerato, non naturale: gusti perversi.
3. (figurato, non comune) Avverso, dannoso (detto di cosa).
Aberrante, negativo: un meccanismo perverso; le conseguenze perverse del pentitismo.

Pervertìto
Participio passato di pervertire e aggettivo nei significati del verbo.
Sostantivo maschile [femminile pervertita].
Chi è affetto da perversione sessuale.

Una (parola) giapponese a Roma

Fimbulvetr ['fimbulvetr]
Voce del nordico antico, composto di fimbul ‘rigido’ e vetr ‘inverno’.
Sostantivo maschile invariabile.
(mitologia) Grande freddo della durata di tre anni che, secondo i miti escatologici nordici, dovrà precedere il giorno dell’ultima battaglia tra gli dei e le potenze del caos e la fine del regno di Odino.

Persone da persone

Ci scrive Vizi Coloniali.
— Mi chiedevo… se due cugini scrivono dei gialli che hanno come protagonista un certo Ellery Queen e scelgono come pseudonimo Ellery Queen, è il personaggio che prende nome dall’autore (rectius dallo pseudonimo dell’autore) o viceversa? —

Non lo so, ma nel dubbio infiliamo tutti e tre nella nostra rubrica.
I due cugini sono gli statunitensi Frederic Dannay e Manfred Bennington Lee, di origine ebraica e con vari problemi all’anagrafe (il primo si chiamava Daniel Nathan ma fu registrato all’anagrafe come David, il secondo era nato Manford Lepofsky ma fu registrato all’anagrafe come Emmanuel).
Firmavano i propri libri con lo pseudonimo di Ellery Queen che, appunto, era anche il nome del loro personaggio, scrittore di gialli e investigatore dilettante.

L’accento, questo sconosciuto

Si dice pantomìma, e non pantòmima.

Tommaso Feleri! Chi era costui?

Quinto indizio
Il ragazzino poi, asfissiato dalla presenza costante della madre/amante, riuscì a fuggire, grazie a un’altra donna adulta, e addirittura a sposarsi con una ragazza che non conosceva nulla del suo passato, ricominciando una nuova vita lontano dall’insegnate.
Il ragazzino, qualche anno dopo, chiese dei soldi alla madre che glieli diede, in cambio dell’informazione di chi aiutò il ragazzino a fuggire rovinandole la vita. Seguì poco dopo l’omicidio da parte dell’insegnate dell’altra donna, il suo arresto e la scrittura in carcere del libro-confessione. 

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